Programma Iniziative

Esperienze di cammino e altro in città

La Casa Imperfetta – Hospitality To Rome

Livelli di possibilità

Qui comincia L’avventura…

 

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Qui comincia l’avventura… era la frase che dava inizio al fumetto di Bonaventura, fumetto di antica data, che finiva sempre, ineluttabilmente, con un assegno di un milione che Bonaventura riceveva, buon per lui.

La mia avventura in confronto è molto più modesta e non prevede assegni da un milione alla fine ma spero lo stesso sorriso che Bonaventura aveva con in mano l’assegno!

Sto parlando della mia partecipazione come Guida AIGAE, all’associazione LE VIE DEI CANTI, con idee di cammino che trovate nel programma iniziative e sviluppate con la loro collaborazione.

Incontrati sul mio cammino quasi accidentalmente, ci siamo un po’ ‘annusati’ come fanno gli animali e ha questo sentire abbiamo dato fiducia. Non ci sono stati esami da sostenere, nè prove di abilità, nessuno ha chiesto saperi… Una richiesta pubblica di proporre un cammino che arrivasse a Tarquinia e un ‘giocare’ a inventare qualcosa che non c’era: una traccia di una Bellezza di cammino che non era conosciuta fino a Tarquinia…

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La perseveranza  di portare a conclusione l’idea ha dato i suoi frutti e ci è stato chiesto   (all’impresa partecipava con me Fernanda Di Mastropaolo) di proporgli qualcosa per  il loro nuovo catalogo (puoi richiederlo qui sia in forma cartacea che in versione PDF) Così mi sono ‘documentato’, va da sé che i miei cammini, il mio fare risuonano un po’ ortodossi ai canoni tradizionali del ‘commercio’ del camminare… ma in loro ho trovato alcune cose, piccoli dettagli davvero che mostrano un senso diverso su cosa si intende per camminare, più vicino al mio. Per esempio non sono previste camere singole, sembra una stupidaggine ma conosco molte guide che impaziscono alla ricerca di soddisfare sistemazioni personalizzate! Certo non è il mio spartano tetto/pavimento, (che esclude, lo so, quasi tutti!) ma un’idea che dice: non è una vacanza, è qualcosa di più e diverso.

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Oppure quali scarponi consigliare? C’è chi ti risponde: i migliori sono questi e costano quasi 300 euro! Ma i pellegrini non camminavano a piedi scalzi o con i sandali ? (e non ditelo alle assicurazioni!) LE VIE DEI CANTI più semplicemente ti scrivono che una buona calzatura da trekking costa 120 euro, queste sono le caratteristiche, per il resto fai tu. E qui non c’è solo una differenza di prezzo o marca, c’è un ‘tutti possono camminare’ anche se hai piedi non hai scarpe da 300 euro, c’è il lasciare a chi cammina anche la libertà di orientarsi, scegliere e assumersi la responsabilità del proprio fare: cosa mettersi ai piedi 🙂

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Oppure dare seguito ad un esperienza proposta con 6 partecipanti, addirittura con 3,4,5 chiedendo se si è disposti ad un piccolo contributo extra, che l’importante è camminare, avventurarsi, fare.

Piccoli segni appunto che però danno una impronta diversa. Questo mi è piaciuto.

Né loro, né io siamo santi, c’è di mezzo del lavoro e quindi del denaro, qualcosa che non va si troverà ma un’avventura non è tale se non ci sono incognite, se non ha rischi, l’importante è che suoni le tue note, il resto si vedrà.

Le mie le ha suonate!

In più occupandosi loro della divulgazione delle imprese, mi hanno tolto dal rischio dell’ossessione dei social, dall’appiattimento della comunicazione, all’essere solo per gli altri e ridato la possibilità di occuparmi di ciò che mi piace: camminare, leggere (e scrivere) e fare il pane.

Semplice.

Credetemi non è poca cosa!

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Nel catalogo potete trovare anche tante altre cose che sanno di buono, a cui potete aggiungere le mie iniziative personali da condividere, insomma il mondo si allarga ma noi restiamo sempre noi e ci piace così, a voi la scelta e…

Buona Avventura!

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Nota:

i cammini scelti hanno caratteristiche differenti: sono impegnativi o leggeri, stanziali o tradizionali. Così che tutti possano trovare il loro e da parte mia avere la fortuna di poter condividere e conoscere molte e diverse persone 😉

 

8/9/10 ottobre 2019

Colori d’Autunno su sfondo bleu:

Cammini e Compagnia sul Monte Argentario.

 

Il Mare tutt’attorno: macchie di colore che cambiano forma e intensità, nel baluginare del Sole, fino all’Orizzonte incerto, velato da nebbie.

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Il Colore profumato dei fiori. Erica. Rosmarino. Corbezzolo.

Frutti rossi delle delicate forme, dalle diverse dimensioni.

Il Suono del Vento, l’intermezzo della Pioggia, del Silenzio che li accoglie.

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La bontà del Pane appena cotto, l’odore del caffè che riempie la moka e le narici, la tisana calda color caramello, la minestra di ceci (mi scivo la ricetta…), la differenza tra una ciotola e una tazza, le parole a contorno, il fare di ognuno con le mani: per lavoro, per fantasia, per piacere.

Il riposo quieto nel pomeriggio, la discesa in paese per il cibo. I confronti sulle storie del mondo: l’incredulità, lo spaesamento, il filo di rabbia per le violenze ad una libreria, come l’offesa ad una donna sopravvissuta all’olocausto. La determinazione a fare qualcosa di più, a sentir dentro la parola ‘impegno’ risuonare…

Nulla è mancato in questo fine settimana: né la realtà né il sogno, qui sull’Argentario.

C’era ieri, il qui e ora, c’era il domani.

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Gli ingredienti si sono mescolati a caso, (con azzardo direbbero i francesi ) formando scenari fantastici ad ogni secondo, sempre diversi, sempre intensi pur nella quiete di questo Tempo apparentemente a parte.

Cristina, Paola ed io. Ultima Brunella. Umani che si muovevano in questo piccolo Teatro di Bellezza.

Contenti di aver colto le possibilità che venivano offerte al mercato della vita.

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Può sembrare poco o nulla ché non c’erano folle, non c’era avventura, non c’era nulla di social, eppure… eppure… eppure…

Che Meraviglia!

 

21/25 ottobre 2019 – Cammino da Est, verso Feltre, con i Rolling Claps

In Cammino da Oriente verso… : questa è stata la prima suggestione che ha portato a scegliere questa avventura. Altri anelli si sono aggiunti alla catena immaginaria della scelta, altri elementi…

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Le condizioni spartane: sacco a pelo e materassino per comodi pavimenti, da mettere nello zaino che hanno inteso dire accoglienza, disponibilità, generosità di chi aveva accettato di darci un tetto.

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I costi contenuti, che vuole essere attenzione alla propria condizione del vivere con meno e, al contempo, lasciare un contributo ad un fare sociale i guadagni altrimenti privati, così che senti di partecipare, contribuire, aiutare chi vive le realtà locali, non sempre facili, dei territori in cui stai camminando.

Non ultimo, chi proponeva l’esperienza, non la ‘commerciale’ Compagnia dei Cammini, a cui comunque vanno tanti meriti, ma l’associazione The Rolling Claps suo satellite autonomo per l’occasione, quindi libero da tanti vincoli, che fa del camminare un evento sociale a tuttotondo, nonchè Alberto Torchio, guida e conoscenza di un’altra esperienza nel lontano Aspromonte.

Ecco ciò che mi hanno portato a mettere su lo zaino ed andare. Il resto è venuto da sé, direi quasi ineluttabilmente…

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Già prima di camminare insieme, i compagni di cammino, si sono manifestati in sintonia. Le mail scambiate con Gianfranco, poi i suoi racconti in auto avvicinandoci a Vittorio Veneto facevano un bel quadro di una persona che alla soglia degli ottanta anni aveva tanta leggerezza e ancora voglia di avventura.

I primi volti incontrati al Fenderl e gli altri che con piccoli ritardi si aggiungevano, tanto da farci riprendere dalla signora della trattoria de La giraffa perchè eravamo più del numero prenotato. P91020-223509

Poi la cena nella sala tutta per noi ci ha dato il tempo di accordarci, come una banda musicale che prova gli strumenti prima, per essere a posto nell’esecuzione. Così anche l’ostessa borbottante alla fine, sentendo della nostra impresa e vedendo che non si replicava ai suoi sussulti rimbrottanti, ci ha fatto bere il SUO vino e mangiare le SUE cose con un sorriso di accompagno.

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Il resto è stato cammino con tutto quel che questa parola significa:

la pacata gentilezza di Bernardino che ha cucinato un risotto per tutti resistendo col sorriso a tutte le invettive, indicazioni, suggerimenti del pubblico vociante e affamato. Bernardino che con quel ‘preferisco trovare l’equilibrio da solo‘ dettomi quando offrivo aiuto, si autodefiniva con serenità.

Il contrasto in Gianluca, allegro e spumeggiante come un vino mosso ad ogni sosta, ad ogni tavola imbandita, capace di riportare le cose serie alla dimensione di un gioco mostrandole disincantate e offrendo il lato divertente senza sminuirle, ma comunque silenzioso, ultimo della fila che raramente sentivi quando si camminava, più attento a un sé interiore, al contesto, agli incontri occasionali a cui dedicava Tempo.

Lo sguardo un po’ smarrito e timido di Andrea, che sembrava cercare il suo cosa farò da grande sapendo forse che grandi non si è mai abbastanza: quando scegli di guardar lontano, quando non vuoi sottostare al lavoro in cambio della vita, quando ti piace il vento sul viso andando in bici e non vuoi smettere di andarci, così che negli ultimi giorni ti ha donato il suo miglior sorriso luminoso e potente e convinto di chi non sente più il peso dello zaino ma solo la bellezza di portarlo e di star con te.

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La serenità di saper d’essere arrivati ad un equilibrio di vita che Giuseppe mostrava parlando di caccia, di saper levare la pelle a un animale, che ama i suoi gatti e li vizia, che conosce le piante, i funghi, la natura senza smettere di frequentare numeri per lavoro. Giuseppe che parlava solo quando si era in due, previleggiando ascolto e parole attente. delicate e dedicate.

Poi Il lato femminile del cammino, i suoi mondi incantati e spirituali che con Marcella e la sua Sardegna nell’anima, col suo desiderio di cantare, con suo codino colorato che faceva capolino dai ricci, con il suo tranquillo e pulito vizio del fumare, del caffé venivano a galla lievi come una bolla d’aria nell’acqua.

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I legame con i colori, con le forme che Tiziana mostrava nei suoi cappelli e negli abiti che sapevano di  ciclamino e come il piccolo fiore predilige l’ombra lei era presente e ti raccontava di vita e di emozioni senza che  nuvola apparisse nel suo cielo, anche quando gli argomenti toccavano gli affetti, le prove, le cadute.

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L’andar velocemente piano, che La Nadia incarnava… La Nadia, con l’articolo al femminile, come il fiume: La Piave, e come il fiume scorre veloce, fluente sempre, di piede e parola, ma nelle anse delle conversazioni torna quieta, attenta, partecipe ad ascoltare e sviluppare pensieri senza perdere il carattere dinamico.

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Gli strati delle cose che danno spessore, che sono sedimentazione del tuo star bene, che proteggono mentre cammini e rifletti e sei silente, così Paola li faceva apparire quando il caldo eccessivo la portava a levarsene qualcuno di dosso, a togliersi gli occhiali grandi, a lasciar nudi gli occhi profondi quanto l’anima, a farti vedere con dolcezza che la vita la si può anche lasciar scorrere.

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La realtà e la fantasia di Elisa che nel breve tempo concessogli dalla salute ci ha accompagnato, sopreso quando ci ha detto di intendersi con i volumi a proposito della misura delle piogge, calcolata per litro in un metro quadro, ma che poi andando via mi ha scritto di una ritrovata voglia di riprendere a leggere ad alta voce (per un lettore pubblico come me, il più bel regalo).

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Il perdersi nella nebbia, col sorriso di Lara che ricordava il film Amarcord, del vecchio che non trovava più la casa: se la morte fosse così….

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La compagnia attenta e curiosa di Luca, che ti accompagnava con la voce, ti seguiva con lo sguardo, ti aspettava senza fretta, chiedeva: tutto bene….

L’abbandono di Marco, che non ha dato il tempo neanche di salutare, di comprendere, di accettare, forse doveva portare con sé lo strumento musicale ritrovato da grande, forse non era pronto, non sappiamo…

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Le cadute della guida (a cui non ho assitito…), che mostravano un aspetto della responsabilità, al di là della relazione piacevole, interessante, attenta e professionale che Alberto ha donato a tutti.

La discreta presenza di Alberto e Anila, la cui compagnia era tangibile senza essere manifesta, una profondità percepita e appena intesa nel sapere del contributo dato       all’ Associazione Lunghi Cammini.

Ecco, così è stato.

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Il camminare ha molte altre declinazioni, ogni cammino ne mostra tante e diverse, ad ogni cammino puoi sempre accomunare, senza paura di sbagliare, senza esitazioni una parola:

BELLEZZA.

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…da ammirare col naso all’insù!

 

Tracce GPS:

1° giorno Vittorio Veneto-Follina

2° giorno Follina-Zelant (Geppo)

3° giorno Zelant-Longano

4° giorno Longano-Mel-Cellarda

5° giorno Cellarda-Feltre

22/23 Giugno 2019 – Terminillo e dintorni…

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La scelta è stata giusta, l’esperienza importante.

Prendersi un fine settimana per far visita e vivere la Montagna è una buona premessa per godersi il proprio tempo e sciogliersi un po’ nel verde, nell’aria…

Ti da anche la possibilità di scegliere itinerari differenti rispetto a chi va in escursione per un giorno e preferisce le mete classiche.

Così il sabato è stato il giorno del Terminillo, della cresta Sassatelli, della Valle dell’Organo. Eravamo sotto la Montagna alle 8:30 e già sembrava tardi! Essendo solo due abbiamo potuto ‘sfidare’ un po’ le previsioni meteo che mettevano pioggia per buona parte della giornata, provato quel che si poteva provare, senza rischi certo ma con quel brivido che danno le cose in cui ti impegni nonostate che…

Abbiamo incontrato solo una famiglia che andava verso il rifugio Sebastiani, poi………… un nulla pieno di tutto!

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Il vento era a tratti forte, ti scuoteva. In altri sembrava musica e carezza.

La pioggia veniva orizzontale, a sprazzi. Più forti, più deboli, a volte però era sottile e silenziosa.

Poi c’erano il Terminillo e i suoi ‘dintorni’ a vista chiara, a vista scura, senza vista…

Infine è apparso il Sole, una luminosità viva che tutto irradia e fa risplendere. Un bel premio inconsistente per questa giornata al limite.

In tutto questo alternarsi del meteo sopra i noi ci siamo dati il tempo di goderci tutto con piccole soste, con piccoli assaggi di cibo, con piccoli momenti di solitudine in due. La montagna può essere anche questo: una solitudine condivisa, silenziosa, tranquilla che fa sorridere dentro se ci pensi un po’.

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Scendendo abbiamo incontrato un gruppo, fermo, disteso su di un pratone, molto sotto di noi. Avevano iniziato alle 11:00. Erano tanti. Il tempo difficile a quell’ora per avventurarsi. Le guide avevano preferito quella passeggiata che salire in cima. Sembravano soli. Così almeno ci ha detto Dario, un ragazzo che ho conosciuto un anno fa: Non ho parlato con nessuno… Le sue parole sottolineavano la nostra scelta di vivere la montagna così: con pochi e buoni compagni, col Tempo che permette di sentirla, di cercare la leggerezza del sorriso che è soddisfazione.

Il breve viaggio in auto fino a Terzone, la casa accogliente donata da un’amica per base: doccia e letto. La pizzeria vicino. Un piccolo giro dei paesi attorno. I carabinieri che si sorprendo del nostro fotografare un prato: Che state facendo?

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Sono alcuni dei ‘pezzi’ del tempo di intermezzo tra un giorno e l’altro. Pezzi semplici, anche divertenti (i carabinieri :), che accordano il fuori con il dentro, l’aria con il respiro, il movimento con il cuore: un giorno di Montagna con un altro.

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La Domenica eravamo al rifugio Sebastiani presto, il giro possibile era impegnativo. Alla fine conterà 9 ore, questo il Tempo. Alla fine ci vedrà stanchi, anche un po’ provati tuttavia pregni del piacere di tutto quel che è stato: Il grande Anello dei Monti Reatini: Sebastiani, sotto l’Elefante, Monte Cornacchia, verso il Monte Cambio… e scendere di quota fino alla strada e poi risalire risalire risalire fin sotto alla Cresta Sassatelli e costeggiarla che già l’ombra aveva preso il paesaggio. Abbiamo ascoltato il vento e la musica di Enaudi che avevamo portato con noi, abbiamo letto dei brani sulla felicità e sul silenzio. Abbiamo goduto delle nuvole bianche ad anello attorno alla nostra montagna che sopra splendeva l’azzurro. Abbiamo visto il Terminillo e il giorno di ieri, il Gran Sasso ancora in parte bianco. Così a parole… in realtà tutto molto di più.

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Mentre scendevo stanco gli ultimi passi mi è capitato di pormi una domanda: Come impegnerò il mio tempo domani? E’ venuta su leggerà come una bolla d’aria  piccola piccola viene in superfice dal profondo… Non era una domanda ‘impegnativa’, non c’era preoccupazione, era solo il pensiero della possibilità di scegliere come vivere la mia giornata successiva, come averne soddisfazione, cosa fare per…

Sorridevo.

Camminavo e sorridevo perché dovevo finire ancora l’oggi !!! E avevo ospiti Argentini, i ragazzi che passano a casa mia, a cena, a casa!

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Domani sarà comunque a modo mio…

 

Tracce:

Grande Anello dei Monti Reatini

Anello Monte Terminillo

 

 

 

 

Tancia e Pizzuto…

Monte Tancia, Monte Pizzuto.

Rilievi contrapposti!

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La prima uscita é in solitaria per Tom said…

Il mondo andava a ‘lavoro’ in fila sulla Salaria. In senso contrario andavo al mio verso il mio lavoro, da solo sulla strada e nell’auto.

Partito di buon ora sono arrivato all’ Osteria del Tancia alle sette e trenta. Era un po’ che non ritornavo su quei passi: fatti in gruppo, in sopralluogo, in corso di formazione e infine ora… in solitaria.

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Tutti le volte precedenti mi hanno permesso di tracciare e percorrere l’anello che avevo proposto e che mi ero riproposto di fare.

La giornata non era splendente nonostante facesse caldo, c’era un velo di foschia che copriva l’orizzonte e rendeva l’andare più silenzioso, più intimo, più legato alla cadenza del suono dei passi e del respiro.

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Salire subito sul Tancia con suo carico di Storia, percorrere le creste ammirando il Pizzuto sull’altro lato, le distese di fiori viola spinosi e bellissimi, poi vento… aria… spazio! Una sequenza di emozioni che solo la lepre che ho incontrato non visto potrebbe raccontare.

Arrivare poi a Valle Gemini coi ricordi del corso AIGAE, sentirsi quasi un intruso nel silenzio della valle, cercare una via semplice, diretta al Pizzuto in alternativa alle due conosciute. Salire. Arrivare sulla cresta e poi fino alla seconda croce, quella del Pizzuto. Ricordare gli amici portati in cammino da Rieti su quella via tracciata… Ritrovare i cavalli liberi. Andare per i saliscendi, erbosi per le continue piogge, in vista alla valle del Tevere. Scendere piano piano senza sapere che il bello deve ancora venire…

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Già, perchè mi aspettavo il ruscello che scorre sotto, le piccole rapide e la pozza vicino al ponte stradale ma non avevo idea del resto… Santa ignoranza che ti fa sembrare meraviglioso le piccole cose che scopri così al passaggio, alla curiosità, al caso… Mi aspettavano da sempre una cascata e una, due, tre, quattro…. pozze d’acqua cristallina, azzurroverde che avevano profondità e bellezza.

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Chiudere con la fontana di acqua fresca, dissetante, con l’ombra su di una pieta a sedile sotto un albero, con l’inizio di un ruscello limpido e silenzioso sotto l’Osteria è stato di bel premio a questa gionata di inivio avventure!

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Il bello di andare così è che non hai vincoli e quindi ti muovi nel Tempo e nello Spazio. Ti levi tutte le voglie che ti vengono, ti muovi libero per ogni dove. Aspetti. Sosti. Riposi. Vai.

Così respiri.

Così ti meravigli ancora.

Così scopri.

Così ti perdi….

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Prossima uscita giovedì 27 giugno, aspetta il Monte Gorzano, senza folle 😉 dal versante di Amatrice. Chi viene ?

 

 

 

Tracce gps

Tom Said…

Tom said:

The mountains are happy places!

…………

Ci sono due ragioni per cui non amo le escursioni giornaliere del fine settimana…

La prima è che quasi sempre chi partecipa non ha Tempo, né Possibilità, né (forse) Voglia di mettersi in gioco. Si prende l’escursione per una ‘visita guidata’ in natura: ‘vieni, vedi, torni’, e ognuno tende a rimanere nei propri ‘recinti’.

La seconda ragione è legata al desiderio di avere un contatto più ‘intimo’, di ‘respirare’ un po’ di più la tranquillità della Natura. Il fine settimana invece vede spesso molte persone camminare stravolgendo la possibilità di quel desiderio.

Tuttavia,

prendendo spunto dalla frase di Tom

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Lui è Tom.

” Le montagne sono luoghi felici!”

detta sulle montagne liguri…

in un giorno infrasettimanale…

in cui si camminava con amici dell’Alaska…

Mi è sembrato possibile fare,

proporre uscite di un solo giorno.

Da questa esperienza e dalle riflessioni nasce l’idea di una nuova storia di PanePassiParole, dal titolo che è già avventura:

 

Una Montagna*. Cinque Persone*. Una Macchina*.

 

Ingredienti base, modificati alla bisogna, per un giorno infrasettimanale di cammino in Natura.

Una settimana per l’altra, con la discontinuità che mi contraddistingue 😉 cercherò di proporre un’iniziativa che permetta di godersi la Natura, il Camminare, il Condividere.

La Vita è troppo corta per non concedersi un attimo di bellezza, così l’invito è di prendersi una giornata per sé stessi, (di ferie magari oppure di permesso: chi ha detto che non si può!!!) dalla colazione alla cena, fino al letto quasi fosse un sogno…

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Lui è Ben.

L’invito è a lasciarsi portare dove forse non andreste, dove forse non tornereste, lasciarsi andare e sorridere.

 

Il costo è fisso 20 euro, più la condivisione delle spese di viaggio.

 

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Bellezza per chi vuole…

Note degli asterischi:

* La montagna è un’indicazione, i cammini avranno tutte le destinazioni: Mare, Fiumi, Collina, etc.

* Cinque persone è il numero massimo, due (di cui uno sono io 🙂 il minimo.

* La Macchina, solo se non si trovano mezzi pubblici utili per percorso e orario.

 

I dettagli tecnici li racconto di volta in volta a chi si unisce all’avventura…

questo perchè è mia opinione che si sceglie l’idea, non i numeri che ha 😉

Le Ragazze dell’Argentario…

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Tramonto dalla casa sul mare….

Mi è capitato di portare molte persone a camminare, ma sul Monte Argentario è stata la prima volta che accompagnavo solo un piccolo gruppo di donne amiche tra loro già da tempo.

Già dalla prenotazione c’era un’aria diversa: parlavi/scrivevi/comunicavi con una e lo facevi con tutte. Una sorta di fiducia nella decisione di una sola per tutte quante.

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L’Isola Rossa in un passaggio di cammino.

Loro “Le ragazze dell’Argentario” sono  così venute insieme (Alessandra con un abbigliamento di chi è stata ‘rapita’ all’uscita dal lavoro :), sono venute allegre, interessate, curiose e fiduciose in quel che una di loro aveva raccontato della piccola esperienza avuta con me sui monti della Laga, lo scorso anno, mentre aiutavo nell’accompagnamento del numeroso gruppo di LibroTrekking.

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Verso Capo d’Omo

La socialità insita nella scelta di alloggiare in una casa come vecchi amici ha avuto il merito di legare gli animi oltre la semplice condivisione del cammino.

Ognuna tolti i panni della città si è messa a disposizione, ognuna interessata di quel che Paola andava preparando, ognuna partecipe con la propria esperienza in fatto di cucina come del vivere, ognuna per sè e per tutti.

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Bellezza e Meraviglia.

Scrivo questo per dare un’idea di quel che è stato il camminare, il mangiare all’aperto, lo stare davanti al fuoco con le parole semplici delle letture e delle storie che ognuna raccontava, discuteva, il condividere scenari di incredibile bellezza: di mare orizzonti tramonti…

Il libro scelto: Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio ha sollevato delicatamente alcune questioni personali che ognuna ha avuto il coraggio tranquillo di non celare ma di rivelare a Paola, a me sconosciuti.

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Luce e Calore dopo il tramonto…

Così ognuno si è mostrato per quel che è davvero (o nella sua parte più vera), ognuno con le proprie debolezze, con la propria bellezza, ognuno capace di far sentire l’altro uguale e accolto. Donne che oltre l’apparenza di un cappotto elegante o di un sorriso di circostanza hanno un coraggio di vivere che da solo basta a farle splendere apprezzandole, da solo basta per volergli bene, da solo basta per sentirsi vicino a loro e sostenerle come si può.

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Pranzo all’aperto prima di andare via…

Eppure, la cosa che ho amato di più in loro è stato il gioco, la serenità e la leggerezza di ridere e sorridere senza timore delle loro immagini: le fotografie riviste la sera tra di loro, ascoltandole dal di fuori avresti potuto dire che dietro la finestra c’erano delle ragazzine dopo la prima uscita senza i genitori… la loro voce ilare era un suono cristallino che non aveva età.

Queste le ragazze dell’ Argentario.

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A loro il mio grazie.