Programma Iniziative

La Casa Imperfetta – Hospitality To Rome

Livelli di possibilità

4 agosto 2020 – La Bellezza della gioventù.

E’ tutta bella la gioventù?

Non so, non credo basti essere giovani per essere belli.
Anche se loro, i giovani, hanno quel che ognuno di noi, in quel passaggio di età ha avuto: la possibilità di intraprendere tutto, chè le limitazioni arrivano con il tempo.

Certo è che alcuni rispetto ad altri, ai miei occhi perlomeno, hanno calcato forte l’accento su di una parola: bellezza.
Non perchè sono belli esteticamente (anche se poi appaiono anche così) ma perchè lasciano intravedere possibilità di cambiamento, lasciano pensare che qualcosa di nuovo accadrà, mostrano un attenzione alle cose e una voglia di fare, di essere partecipi che ti ricorda il vento perchè ti scuote con la leggerezza dell’aria.

In questi giorni mi è capitato di ‘intercettarne’ alcuni.

La riflessione però è nata solo ieri sera: un gruppo di scout ha chiesto di poter mettere le tende alla Malga. Li abbiamo incontrati che venivano su allegri per un sentiero, che percorrevamo anche noi nel senso inverso, nel tardo pomeriggio. Ognuno con la sua tenda (protezione covit), una chitarra nella custodia, zaini.
Non apparivano scout perchè non avevano la divisa, sembravano giovani che andavano in montagna (non tanto diversa l’età dei nostri partigiani…). Angelo ha chiesto se gli offrivamo un piatto di pasta, raccontandoci una piccola storia della sua gioventù in cui in cammino come loro avevano i soldi solo per un piatto di pasta ma la fame gli fece mangiare il pane più volte richiesto e tutto il parmigiano che era sul tavolo, altro non c’era.

Così li abbiamo avuti a cena, accanto a noi.

Il sacerdote che era con loro, quasi irriconoscibile essendo molto giovane anche lui, aveva celebrato la messa sulla terrazza. Il quotidiano L’avvenire, che svolazzava sui tavoli con articoli molto più taglienti e incisivi su quel che accade di molti altri quotidiani, anche di sinistra, rispecchiava un modo di vedere il mondo.
La chitarra accompagnava il rito. Tutti erano attenti. Stavano insieme, erano un unico corpo.

Li ho guardati bene mentre apparecchiavo la tavola, mentre gli portavo la pasta: tre ragazze, sette ragazzi e il sacerdote. Erano attenti, tranquilli, composti (che parole che viene in mente), erano giovani: ed erano belli, di una bellezza che cantava la vita. Avevano una luce che lasciava immaginare un buon futuro.

Ammiro sempre quando un giovane si mette di impegno a fare qualcosa che va oltre lui, quando mostra di volere qualcosa di diverso, con la sola forza tranquilla di essere presente.

Ammiro chi si impegna, quando questo impegno non fa conto su comodità, su convenienze, su violenze.

Mi sono venute in mente anche due ragazze, ospiti in casa mia in questi giorni. Giovani anche loro. Anche loro tranquille eppur determinate a essere quel che volevano: ‘fidanzate’ (la parola è loro) e volevano vivere un tempo tutto loro senza disturbare nessuno ma senza voler essere disturbate per la loro… diversità.

Una bella gioventù che impegna anche chi giovane non è, perchè quel tipo di Bellezza non ha una connessione con l’età, ma con lo spirito che anima le persone, indipendentemente.

E’ una gioventù che stimola tutti a essere migliori.

3 agosto 2020 – Una pausa alla Malga (Zanoni)

Apro un quaderno e trovo questo passaggio:

“Riprendere il filo, è anche ricordare, seguendolo a ritroso, fino al nodo che hai fatto magari…. Quel che è stato, chi sei e perché ti trovi lì.
Riprendere il filo, è un gesto di attenzione alla tua vita, fermarla un attimo, dargli tempo e respiro e alla fine dargli direzione. ”

Continuo a leggere e ritrovo passaggi non lontani che mi appartengono, che come vuole il ‘caso’ non sono differenti dal  momento presente.
Che buffa la Vita ché ti fa trovare le tracce che cerchi quando meno te lo aspetti, quando stavi quasi per arrenderti e lasciar stare…

Il Tempo alla Malga, vissuto solo nel presente, nei contatti giornalieri, condizionato dal meteo (Sole/gente-Pioggia/assenza), è un Tempo in cui ‘riprendere il filo’ viene quasi naturale.

Questo anno è davvero particolare, ci sta mostrando in modo inequivocabile la nostra umana fragilità: ci ha tolto sicurezze, lasciato scoperto nervi che vibrano alle parole solitudine, paura, ansia, assenza.

Eppure è proprio questo che fa di questo anno un Tempo speciale perchè ti fa render conto dell’attimo che vivi, nel tempo stesso in cui vedi il film completo del tuo esistere, fini lì…

Ti da ragione anche delle scelte che hai fatto più per istinto, perché le sentivi giuste ma senza averle spiegate… Così è accettare l’idea di stare senza cellulare, cogliere un incidente che lo ha reso inutile e decidere di farne senza, almento per un po’. Capire quanto sia profonda e sempre più irreversibile la dipendenza e il condizionamento, fino in fondo.

Oggi alla Malga piove, il cielo tuona e la pioggia scroscia nel paesaggio mutevole, le montagne risunano dell’acqua che scorre a valle, i loro profili appaiono e scompaiono all’occhio, nulla intorno dura più di un attimo, niente a cui fissare una certezza. Ma la Malga è lì, nell’occhio del ciclone, isola nella burrasca e questo silenzio dentro le mura ti avvolge e protegge. Ti aiuta.

Sorridi per la tua fortuna.
Sorridi dei pochi affetti intorno.
Guardi l’affresco che nelle finestre cambia continuamente e te ne senti parte.

Hai bisogno di fermarti un po’, lo sai e sei lì per questo.

 

22 giugno 2020 – Il primo passo di Bru.

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Bru è una mia amica, una donna molto più giovane di me.
Le tre lettere sono l’inizio del suo nome, che per intero è:  Brunella.
Quando l’ho conosciuta mi disse che era un nome che nessuno aveva mai sentito… gli risposi che invece io conoscevo una persona con lo stesso nome solo che era grande come me.
Cosi ho due amiche che si chiamano Brunella ma la più giovane, per me, è solo Bru.
Bru è una ragazza ostinata, pur avendo un corpo sempre troppo esile si è messa sulle spalle il peso delle sue scelte, non facili spesso contrarie al quieto vivere.
Mentre il mondo era fermo, chiuso dalla pandemia nelle case, lei era in movimento, chè il fare sta a lei come la panna al cioccolato.
Lavorava, sistemava, ripulita la sua nuova casa e tutt’attorno.
Una caduta, batte la testa violentemente, si rompe…
Finisce in fin di vita all’ospedale.
Il papà comunica che i medici non le danno speranze.
Fine.

Fine?
Ho già scritto che Bru è ostinata, caparbia e attaccata alla vita tanto quanto sempre ad andare contro…
Cosi contro il parere dei medici: reagisce reagisce reagisce reagisce reagisce reagisce… anche se la prima evidenza di questa sua forza, di questa sua decisione è solo una mano che si muove dopo un tempo lunghissimo di sonno e immobilità.

Bru c’è!

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Mi dirà che poi ha dovuto reimparare tutto: usare le dita, tenere le cose in mano, stare in piedi, muovere dei passi come fa un bambino ma la coscienza  di un adulto .

Un giorno mi ha chiamato: vorrei camminare, mi sento pronta, vai da qualche parte?
I medici dopo le dimissioni gli avevano dato un mese di convalescenza, non era passato.

Quando l’ho rivista non aveva i suoi lunghissimi capelli al loro posto un cappello.

Il sorriso più scavato ma anche più luminoso.

Insieme all’amica Marinella siamo andati a camminare accanto al torrente Riofreddo, fino alla sua cascata, fin sù al paese.
Insieme abbiamo fatto i primi passi in natura, sulla terra, al suono dell’acqua, al canto degli uccelli, immersi nel verde e nell’ombra della gola.
Con Marinella ci siamo sentiti grati di essere lì. Vedere camminare Bru, vederla fare attenzione al sasso, alla radice, alla piccola discesa o salita, lentamente al passo del suo corpo ritrovato. Porgerle un bracco di aiuto mentre affrontava tutto come piccole prove da superare.
Vederla fermarsi, incantata.
Siamo andati avanti senza fretta, arrivata al paese si è fermata ad aspettarci perché tornassimo indietro a prendere la macchina.
Perché lei sa quando è il momento, è ostinata certo ma non stupida.

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Il primo passo di Bru non è stato il camminare ma la sua decisione di continuare a vivere, di non arrendersi.
Il primo passo Bru era nel seme messo a dimora in una vita precedente, custodito e accudito con cura, innaffiato con tutte le lacrime che l’essere se stessa ha procurato.

I capelli di Bru ricresceranno più lunghi, più forti se vorrà.
Cosi il suo nome riprenderà le sue lettere e la sua forza, perché lo canterà di consapevolezza, di identità,  di vita.
Per tutti sarà Brunella, solo per me resterà… Bru.

Grazie Bru, di te.

Grazie a Marinella di aver condiviso quei passi.

Riofreddo 1


Qui trovate la traccia del percorso che abbiamo fatto…

Vai alla Traccia del percorso basta cliccarci su e potete consultarla.

E’ un bel cammino da fare, potete anche aggiungerci delle varianti interessanti, basta guardare la carta e troverete altre possibilità!

Lo riproporrò, aggiornato alla fine del prossimo maggio, sempre che me ne ricordi 😉 perchè è il mese migliore per percorrerlo: acqua rigogliosa, ginestre da storidire e quelle creature incredibili che sono le orchidee.

Buon Cammino.

Note dal margine – 19 aprile 2020

Ieri mi è successa una cosa davvero meravigliosa camminando per la città, osservando quel che mi accadeva intorno ho notato un lieve movimento silenzioso e quieto di esseri umani, camminavano tranquilli, soli o in compagnia di qualche familiare: giovani, famiglie, vecchi, insomma di tutti un po’… pochi ancora, molto pochi ma impercettibilmente aumentati.
Non solo esseri umani ma tutto il contorno aveva qualcosa di luminoso… le strade pulite, i colori dell’impianto e dei fiori, i palazzi, il cielo, gli orizzonti liberi nelle vie sgombre di auto, il canto degli uccelli e mille mille e mille volte mille particolari a cui si faceva attenzione: il suono di un sorriso che si apriva, la linea verde di piantine tra i sampietrini, le espressioni delle statute, il velo d’acqua delle fontane…
Cosi stupito e senza pensieri e mi è nata in testa una parola bellissima:

Risveglio.

Sì, risveglio. Per difetto ho subito ‘visualizzato’ una storia, dopo ho compreso il perché…
La condivido con voi aggiungendo solo una piccola premessa alla sua lettura: immaginate che la Terra, con tutto ciò che contiene, sia nostra madre, immaginate poi il giorno in ci mette al mondo, immaginate…

Buona lettura, buona giornata a noi.

Nuovo nato

Tratto dal libro, che trovate nelle biblioteche di Roma:

Nove storie sull'amore

P.s. quel che mi è accaduto ieri succederà a tutti prima o poi alla fine di questa storia , è ineluttabile, sarà bellissimo o terribile chissà, ma prima, prima di dare qualsiasi giudizio, prima della vostra prima cosa pensata, sognata, desiderata fatevi un regalo, annusate l’aria, concedetevi qualche passo spensierato, guardatevi attorno…
Buono sia il vostro risveglio.
Auguri.

 

Avviso: queste note sono state inviate su Whatsapp ai numeri che ho in rubrica, se ti interessasse riceverle vai alla voce contatti e inviami un messaggio 😉

29 Febbraio 2020 – Gente Nuova

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Nell’ultimo giorno di un febbraio bisestile, siamo andati a camminare da Barbarano Romano a Blera, la terza tappa della ‘mia’ Antica Via Clodia.

Eravamo quattro, con me cinque.

Già questa è una bella novità: avere un piccolo gruppo da seguire, con cui parlare, confrontarsi, condividere.

Ma c’è stata una novità ancora più bella: gente nuova!

Delle quattro persone, due non avevano mai camminato con me e uno dei due addirittura era sconosciuto.

A molti questo può sembrare una cosa normale ma chi mi conosce sa che non è facile che alle mie camminate partecipi gente nuova.

Di solito le persone le conosco prima, in case di amici, in situazioni conviviali, in altri cammini, insomma si entra un po’ in confidenza e magari capita che vengano a camminare con me qualche volta.

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Con Maria, per esempio, è andata quasi così. C’eravano conosciuti al Casale Gatta Morena almeno un anno fa. Le strade si sono rincrociate per l’offerta di un caffè condiviso più recentemente e sapendo della mia proposta di cammino è venuta con noi.

Francesco invece è stato proprio inaspettato, ‘figlio’ dei miei timidi passi sui social. Infatti ha scritto sul banner di Google: data, regione, la parola escursioni! La terza proposta della lista era la mia. La zona gli piaceva. Sabato andava bene che domenica era prevista pioggia. Mi ha scritto un messaggio: c’è ancora posto? Ancora? Ho pensato io! Ha anche bypassato le condizioni limite, tipo la sveglia prestissimo, il viaggio in pullman, e la mia telefonata: cani? Meglio no. Pranzo? Collettivo. Etc.

Cosi siamo andati. Alla fine…

Maria era contenta della sua prova superata, il cammino era dopo un lungo tempo di sosta.

Francesco ci ha detto che era la terza volta che faceva una frittata, di zucchine, morbidissima e soprattutto, divisibile con tutti! A che prove ti mette di fronte la vita!!!

Le altre due amiche, Silvia e Stefania, come sempre hanno dato il registro della giornata, perché chi è di casa detta le regole: il passo, le parole… il pane invece l’ho portato io, perché questa è la regola!

Chissà cosa accadrà in seguito… 🙂

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Le parole sono importanti

Andar per funghi può essere meno interessante che andare a cercare parole, e non è detto che questa seconda attività non si possa fare all’aria aperta, di certo non si mangia quel che trovi! Anche se ho letto di maestri che per fare imparare parole importanti ai bambini le scrivevano con il miele sulla lavagna e invitavano i bambini a leccarle, così le parole entravano dentro…

Anche una mestra in pensione, in un racconto, spiega ad un suo amico che cercare le parole in un vocabolario è l’inizio di un viaggio lungo e sempre interessante!

Andare per biblioteche significa unire una camminata/viaggio con i libri/viaggio 🙂

Una delle ultime mie visite nelle biblioteche mi ha fatto incontare questo libro:

Bjfqw

Viaggiando, leggendo ho trovato che la prima parola era: DIVERTIRE.

L’autore ci dice che…

DIVERTIRE significa ALLONTANARSI, VOLGERSI ALTROVE.

E poi che…

È sempre un verbo in movimento, perché bisogna avere il coraggio di abbandonare la propria posizione per dirigersi in un altro luogo.

e continua accostando al…

DIVERTIMENTO = DISTRAZIONE che nella sua accezione più negativa indica allontanamento da ciò che è importante… l’alunno distratto non è un buon alunno, ma nella sua versione attiva significa saper staccare la spina, volgersi altrove, attingere da un altro mondo… la fantasia.

e segue scrivendo che…

DISTRARSI/DIVERTIRSI condividono uno stato di leggerezza e di positività che ci ricordano quanto sia importante cambiare punto di osservazione.

Il…

DIVERTIMENTO è un gesto carico di prospettive, di solidarietà, di ironia, di curiosità.

“Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando ?” diceva Joseph Conrad…

E’ a questo punto che le sinapsi si sono elettrizzate e mi hanno ricordato una poesia che avevo letto da poco, su di un altro libro…

DECOLLO

Ma certo che vi
ascolto, davvero
mi interessa molto, ma
quando
guardo la finestra
non posso stare fermo
tiro il freno, sento
vibrare gli alettoni
e un rumore qui
sotto lo sterno
il rombo di un reattore
messo in moto, la torre di controllo
dà il suo segnale, io corro al suolo e rullo
sfondo l'aria ecco mi stacco
e di colpo ho solo
il vuoto 
intorno.
Dicono che non sto attento
invece ci vuole
concentrazione a sfidare il vento.

di Chiara Carminati in “Viaggia Verso” Poesie nelle tasche dei jeans.

I libri li ho presi emtrambe in biblioteca, entrambe sono alla portata di tutti, basta mettersi in viaggio e arrivare alla più vicina 🙂

Buona lettura, buoni viaggi…

 


p.s. Nella scelta di questo libro c’è un paio di piccole curiosità che mi riguardano, che toccano sensi non ancora scoperti, ragioni che non ci sono, all’apparenza, e legami con incontri che ‘Dio solo sa’, o chi per lui, come e perché avvengono.

Sono le magie della vita a cui noi ci lasciamo andare come naufraghi nella corrente…

Quando ci si vede ve le racconto!

Un invito è un seme messo a dimora…

Il seme aspetta per aprirsi alla vita la stagione giusta, l’invito aspetta che gli eventi di allineano nelle giuste posizioni a indicare il Tempo maturo…

Non sai quando il tuo invito verrà colto così devi mantenere presente nella tua realtà quotidiana questa possibilità, per essere pronto ad accoglierlo quando busserà alla porta.

Quando mi sono iscritto su fb ho voluto dargli la mia impronta, ben sapendo che se non sottostai alle regole non avrai pubblico…, così piuttosto che chiedere l’amicizia o darla, piuttosto che mettere dei ‘mi piace’ ho preferito e preferisco fare un invito, semplicemente offrire la possibilità di prendersi un caffè insieme. Uscire così dalla realtà digitale e entrare in quella in cui si vive davvero.

Credo che ci voglia coraggio a fare di questi inviti, mettersi a disposizione di una promessa, di una possibilità, ma di più, molto di più ce ne vuole per accettarlo e lavorare per andare verso un incontro con uno sconosciuto. Di questi tempi poi…

Sono poche le persone che si ‘impegnano’, ma per fortuna ce ne sono ancora.

Una di queste è Maria che ieri sera ha divertito la sua vita, volgendosi altrove, dando seguito a un invito che gli avevo rivolto più di un anno fa.

<<Pronto sono Maria. E’ sempre valido l’invito per quel caffè?>>

Non c’è un tempo giusto per ricevere una telefonata così, ero alle prese con diverse cose e mi sono trovato quasi a dover rimandare, quindi a disattendere almeno temporaneamente, l’offerta fatta. Invece ho voluto divertirmi anche io!

<<Certo, sarò a casa tra un’ora, mi troverai in cucina, ché ho ospiti a cena. Ti aspetto lì, sai l’indirizzo?>>

La bellezza di quando ti apri all’universo è che non sai mai quello che avverrà ma ha sempre le qualità del piacere, della meraviglia, dello stupore, della generosità!

Così il caffè si è trasformato in un bicchiere di vino e un attimo di incontro in una cena assieme a Paola e i miei ospiti airbnb Carsten e Jennifer da Berlino. A tavola, con tre persone quasi sconosciute, si è parlato inglese e italiano.

Ognuno a modo suo ha voluto mettersi in gioco, ognuno ha voluto allontanarsi dai binari consueti e DIVERTIRSI… nel senso più bello e profondo che questa parola significa.

Che bellezza.

 

 

p.s. Divertire è una parola trovata e spiegata nel libro LE PAROLE SONO IMPORTANTI di Marco Balzano dalla pagina 4 alla pagina 10. Lo potete trovare nella biblioteca Europea 😉

 

8 Febbraio 2020 Camminare: andare, vedere, cambiare, sentire… tornare!

Vejano – Barbarano Romano, terza tappa della ‘mia’ Antica Via Clodia.

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Eravamo in quattro,

il cammino era la seconda tappa del ‘mio’ tracciato sull’Antica Via Clodia: Vejano – Barbarano Romano. L’otto di febbraio, un sabato.

La scelta del sabato viene dalla necessità di volere/potere utilizzare i mezzi pubblici, ché la domenica non esistono. Ma la scelta del sabato ha anche due altri motivi: il camminare è più tranquillo ché si incontrano meno persone, quelle che si incroci sono del luogo e lavorano e vivono e forse amano i posti dove muoviamo i nostri passi… e questi da soli basterebbero per scegliere il sabato per camminare. C’è ancora un altro motivo nella scelta del giorno di cammino, ed è che resta la domenica da dedicarsi completamente a stare in pace, a fare piccole cose, a godersi il tempo lento di un giorno senza lavoro, senza impegni obbligatori, senza stress di dovere andare sempre da qualche parte.

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Ecco, questo sabato di cammino eravamo in quattro: amici venuti per rinsaldare legami, per condividere una parte della regione in cui si vive, spesso sconosciuta, venuti per respirare e muoversi, per godersi aria e spazi, conversazioni e conoscenze. Amici diversi che si sono incrociati nella possibilità loro offerta di farlo, si sono conosciuti, confrontati, vissuti.

Il paesaggio registrava il nostro andare, come noi registravamo le differenze dalla mia ultima visita. Ci si sorprende a osservare un panorama senza case, strade, infrastrutture, senza segni umani moderni. Ci si sorprende della breve distanza da Roma, della tanta bellezza di piccoli borghi appena appena sentiti nominare da qualche parte. Luoghi dove neanche il Cotral passa, in cui per arrivarci in auto devi perderti un po’.

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La giornata è stata meravigliosa, gli ‘acciacchi’ che ognuno si porta anagraficamente con sé raccontavano di una vita che scorre da un po’, della comunione di questa condizione che diventa un po’ più leggera così. E’ il bello di essere pochi… nulla si perde per caso, per distrazione, per disinteresse, per fastidio; si sta insieme, si condivide, ci si confronta, si impara… si cammina.

Il tavolo che ha accolto il nostro pranzo, in mezzo alla natura, era un bel luogo aperto, luminoso. Accogliente anche per gli auguri di buon appetito fatti da un signore che passava di lì per i suoi gli animali. Il pranzo condiviso, una tovaglia improvvisata, il pane, il formaggio, qualche mela avevano il gusto del buon vivere che è semplicità.

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Barbarano Romano, una nave posata come un arca in alto, su roccia di tufo, con la prua panoramica verso nord, verso Blera, divisa tra i due fiumi che scorrono alle sue pendici, ma che si ricongiungono proprio sotto la ferma prua… era bellissima, anche con i suoi cartelli vendesi e il suo silenzio.

Ci torneremo per ripartire per la terza tappa, verso Blera.

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Ci torneremo per andare a curiosare nelle meravigliose necropoli etrusche dei suoi dintorni.

Ci torneremo perché ogni luogo che vicino al nostro vivere offre un ritorno…

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27 gennaio 2020 – Giorno della MEMORIA

L’ALTRA MATTINA SUGLI SCI CON PRIMO LEVI

“Quando il bel tempo corrisponde alla mia disponibilità d’animo, allora amo andare con i miei ricordi per sentieri e strade forestali; osservo, anche, o ascolto, i segnali che la natura mi comunica con l’evolversi delle stagioni e degli anni. Ma è quando mi accompagno con gli amici o con i personaggi della mia terra che il camminare è più assorto o riflessivo. Questi compagni di cammino non sono più fisicamente presenti, il loro corpo è rimasto in luoghi lontani: su montagne, o nella steppa, insepolto; o in cimiteri di paese con una semplice croce, o di città con lapidi e fiori. E’ con loro che mi accompagno e ragiono, ricordando. Qualcuno che non crede, o che crede, può guardare con benevola indulgenza a questo mio modo di esistere. Non me ne importa: ho anche io molti dubbi ma mi piace, a volte ignorarli.

Bobbio in De senectute scrive: <<Nel ripercorrere luoghi della memoria, ti si affollano attorno i morti, la cui schiera diventa ogni anno più numerosa. La maggior parte di coloro con i quali ti sei accompagnato ti hanno abbandonato. Ma tu non puoi cancellarli come se non fossere mai esistiti. Nel momento in cui li richiami alla mente li fai rivivere, almeno per un attimo, e non sono morti del tutto, non sono scomparsi completamente nel nulla…>> In questi luminosi giorni di fine inverno vado quasi ogni mattina per una strada tra la foresta con i miei leggeri sci ai piedi ; ed è con Primo Levi che mi accompagno. (…)

 

da Sentieri sotto la neve di Mario Rigono Stern

Gennaio 2020 – Iniziare da ieri, l’oggi… Primo articolo dell’anno.

Cristina, ci diceva l’anno scorso:

“Sai a volte mi capita di accettare l’invito a cena da un amico che non vedo da tanto tempo, così, per questo motivo, gli propongo di poter restare dormire, un invito da parte mia a continuare il nostro raro e prezioso tempo insieme anche nella sveglia, nella colazione, ché si sa, la colazione è molto meno formale, della meno formale delle cene, ché la mattina siamo davvero quel che siamo.”

Così…

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Prima della colazione, il caffé!

Questo il seme di una conversazione tra amici colto sull’Argentario, a casa di Cristina.

Almeno un seme per me. La bellezza di questa idea mi si è rivelata subito, l’energia di questa piccola rivoluzione delle abitudini mi è subito entrata in circolo.

L’ho fatto alla prima occasione.

Era tanto che non vedevo degli amici di cammino, l’estate ci aveva separati e ognuno aveva viaggiato per proprie rotte.

C’era un invito per una cena tutti assieme, ancora nell’eco dei desideri…

C’era una terrazza che aspettava la nostra visita collettiva, Rita che avrebbe avuto piacere di vederci a casa sua, come promesso…

Così quando siamo riusciti a fissare una data per questo evento ho chiesto a Rita: “Possiamo rimanere a dormire da te, così si fa colazione insieme il giorno dopo e ci godiamo un po’ a vicenda?”

Non ero mai stato a casa di Rita, la cosa poteva anche essere davvero anomala, imbarazzante, magari non aveva spazio o un letto o voglia di avere ‘ospiti’ altre l’orario previsto…

“Ci  portiamo i materassini e i sacchi a pelo. Stiamo per terra, senza problemi!” Ho anche aggiunto. Bel rompiscatole che sono! E questo è venuto pensato anche a me!

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Aprire e chiudere i sacchi a pelo, Paola all’opera!

Invece… che bellezza!

Allungare il tempo del piacere, della compagnia, restare al caldo dopo la cena, aiutare a sistemare, ripensare agli amici, alla serata, a quel tempo che è ancora nell’aria, attrezzare lo spazio per il materassino, stendersi con accanto chi ami e ‘gustarsi’ tutto questo mentre ti lasci andare contento al sonno…

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Il ‘Calendario dell’Avvento’ di Rita

La sveglia e la colazione avevano il sapore della felicità.