Programma Iniziative

Esperienze in città, su richiesta

Ospitalità a Roma

Economia del Dono

Livelli di possibilità

 

MARZO 2019 – Corso Ospitaleri Volontari – Acquapendente (VT)

 

Accogliere.

E’ il verbo più spesso usato nei tre giorni del corso per Ospitalieri Volontari.

E’ una parola semplice eppure enorme.

Rivoluzionaria in questi tempi.

Ed è un po’ di tempo che mi gira attorno.

La leggo spesso nei post su fb, perché amici impegnati nel sociale ne fanno un uso che qualcuno vorrebbe considerare illegale.

L’ho trovata anche nell’ultima (2018) madonnella affissa su di un palazzo di Roma.

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Madonna dell’Accoglienza – Corso Vittorio Emanuele, Roma.

Avete notato il colore della madonna e del bambinello? Rivoluzionario, appunto!

Sono approdato al corso accogliendo (torna il verbo accogliere… 😉 le storie che amici conosciuti in cammino mi hanno raccontato su questa esperienza. Mi sembrava una buona scelta impegnarsi un po’ sulle vie dei cammini, con le persone che si mettono in cammino, come ho fatto io. Impegnarsi nella forma che preferisco quella donativa; qui la parola assume un significato pieno: doni il tuo tempo, doni le tue energie, sostieni i tuoi bisogni di cibo. In cambio ricevi le persone.

Durante il corso molti ricordi del cammino, il mio risale al 2011, sono tornati alla mente. Rivivere l’esperienza con i propri pensieri uniti a quelli degli altri ti apre una bella dimensione di condivisione con chi poco prima era un perfetto sconosciuto.

Sconosciuti per poco, appunto, perché ognuno a modo suo, ma ugualmente tutti sentivamo di condividere qualcosa di veramente semplice, veramente bello. Tutti disposti a mettersi in gioco, anche se ci veniva ripetuto spesso che il lavoro sarà duro! duro! duro! Tutte belle persone che dopo i primi istanti riconoscevi, partecipavi, vivevi.

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Colpisce la moltitudine…

Liberando la memoria sono stato portato a valutare il tempo trascorso da allora…

Mi sono cosi ritrovato consapevole di una leggerezza che finora avevo solo intuito, fatta di alcuni passaggi:

Completare il percorso con mia madre… Che non smette mai di unirmi alle persone che sentono questo amore come cosa grande.

Prepararmi per viaggiare/camminare, un po’ all’avventura, scoprire la natura e condividere le esperienze, sentirmi umano e basta.

Aprire la porta di casa per fare della mia realtà abitativa un sostegno economico importante per la mia vita e accogliere persone dal mondo: sconosciute, di passaggio, curiose di una Casa Imperfetta, bisognose di un posto che costasse il giusto, sorprese proprio dell’accoglienza e dello scambio reciproco, imprevisto normalmente.

Chi mi legge, chi mi conosce mi può immaginare contento.

Accogliere.

Parola che inizia con la A, come il primo gesto che ha fatto Giovanni al mio ingresso alla Casa di Lazzaro di Acquapendente, sorprendendomi: un Abbraccio, che tra pellegrini ci si abbraccia.

Altra rivoluzione.

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Grazie.

 

 

 

 

 

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Ospitalità… mia madre avrebbe sorriso.

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Julia, Dortje, Paola e Fernanda.

Ecco qui la prima cena con i miei ospiti, nella Casa Imperfetta: cena inaugurale!

Julia e Dortje sono due ragazze tedesche che girano l’Italia per musei e arte, hanno trovato su AirBnB il mio annuncio e sono venute a stare qualche giorno nella mia casa.

Mi è sembrato naturale invitarle a cenare insieme in una delle loro serate… L’inglese non era perfetto, chiedere di portare del vino a chi non beve non è stato brillante,  ma la serata aveva il calore di amici che con piacere si trovano a condividere un po’ di Tempo. Il cibo vegetariano, il vino buonissimo e anche il dolce inventato: pane, ricotta e marmallata di pere sono stati perfeti per accompagnare la conversazione e la curiosità.

In questi giorni di ‘preparazione’ al ricevimento dei primi ospiti, camminando per la città mi scoprivo contento che presto qualcuna di quelle persone straniere che incontravo per la via sarebbero passate per casa.

La sera sentendo le risate sonore e contaggiose di Julia mi è venuta in mente mia madre, sarebbe stata contenta di esserci anche lei, ne sono sicuro, anche se per ironia della sorte, le prime ragazze che sono venute, che hanno dormito nella stanza in cui è nata sono state tedesche, e lei i tedeschi diceva di non sopportarli per un lontano passato vissuto… Ma il cuore delle persone è più grande dei pregiudizi e mia madre avrebbe accolto con un sorriso quelle due ragazze sconosciute eppure coraggiose, solari, belle e gli avrebbe detto di tornare che la porta di casa sua è sempre aperta.

Andrò nel fine settimana a fare un corso per diventare Hospitalero sulla Via Francigena, poi magari sul Cammino di Santiago chissà… racconterò questa esperienza e il sorriso che l’ha accompagnata.

Domani arriva un’altra persona, arriverà a notte tarda, la sto aspettando per aprirgli la porta…

…e mentre scrivevo questa piccola storia una nuova prenotazione ha fatto vibrare con un sms il mio cellulare, il mondo è in movimento e passa di qui.

 

P.s. Ringraziamenti vanno a Paola e Fernanda per il contributo alla preparazione della cena e per l’inglese 😉

 

 

 

Livelli di Possibilità !!! ;)

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Camminare, ovunque, è cosa possibile… 😉

Volevo descrivere i Livelli di Difficoltà dei miei cammini.

Mi sono fermato subito alla parola DIFFICOLTA’!

Perplesso, perché non mi piaceva che ogni passo fosse legato a questo termine. Anche il più semplice.
Da l’idea che camminare è comunque cosa DIFFICILE!
Perchè deve essere così?
Mi è venuto di aiuto un libro, come sempre: Come un romanzo, di Daniel Pennac.
Nelle ultime pagine l’autore declama ‘I 10 diritti del lettore‘ scrivendo che vuole così sovvertire i divieti dei comandamenti e rivoltarli in diritti, perchè LEGGERE E’ UN DIRITTO! Allora anche CAMMINARE E’ UN DIRITTO, per me UNA POSSIBILITA’!
Così è nata la mia catalogazione colorata, bella, possibile 😉

PanePassiParole ha scelto la parola possibilità per definire i gradi dei livelli delle esperienze proposte:

1 – FACILE per tutti.

2 – INTERMEDIO per chi ha voglia di cominciare, di allenarsi, di provare a fare del camminare una buona pratica.

3 – PRATICANTE per persone che fanno trekking saltuariamente.

4 – IMPEGNATIVO per escursionisti che praticano con buona continuità, in buona condizione fisica.

5 – DIFFICILE per escursionisti esperti e allenati.

In base al livello indicato nella proposta di cammino potete orientarvi nelle vostre scelte, buona norma è autovalutarsi con serenità, considerare che prima di tutto viene il piacere di camminare e stare bene con gli altri, se avete dubbi potete chiedere senza problemi o imbarazzi. Ci sarà ascolto, attenzione e consiglio.

3 Febbraio 2019 – Di giardino in giardino, di storia in storia…

Comincia con un dono la nostra giornata:

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Le ultime due ciambelline al vino dentro il barattolo di vetro…

Ciambelline al vino in due sacchetti separati, per le due case e le persone che ospitano: per la colazione a casa mia e per il pranzo in casa di Paola a fine cammino. Questo il primo pensiero di chi non sapeva neanche se avrebbe partecipato ché il meteo… ché forse è stata annullata l’iniziativa… ma che faccio suono al citofono, sveglierò qualcuno?

Già la colazione davanti alle finestre della veranda doveva far capire come sarebbe trascorsa la giornata. Seppur appena conosciute le persone convenute non si alzavano più dalla sedia, ché si stava davvero bene a mangiare e chiacchierare!

Il giorno poi una volta usciti è stato senza orologio né cellulare (Ops! dimenticato 😉 dove le poche persone si accompagnavano con passi di stupore: ma questo giardino è… quello ‘ritrovato’ all’interno di Palazzo Venezia, con le parole delle letture, testi brevi due volte ripetuti ad alta voce per farli scivolare dentro dopo che avevano accarezzato la curiosità della superficie, delle conversazioni su Roma, sul coraggio di uscire, di mettersi in gioco, sulla fiducia che ti porta a raccontare i sogni difficili che ti accompagnano la notte, sul prendere un caffè e un dolce siciliano in un momento in cui la pioggia si faceva sentire: Non conoscevi questo posto? 🙂

Sul secondo dono che è stato il portare un brano da leggere agli altri convenuti, sconosciuti… scritto a mano su di un foglio…

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L’argomento era l’amore nella sua accezione più ampia, dai molti risvolti. Così siamo stati giudati di giardino in giardino dalle storie di questo libro:

Nove storie sull'amore

E dal piacere di stare insieme.

Il tempo è scorso come sabbia nella clessidra, senza rumore… così siamo arrivati tardi al pranzo da Paola 🙂 saltando anche alcuni stop di lettura/giardino previsti. Così vanno le cose con i miei programmi cambiano col cambiare della giornata, delle persone.

Ma non se ne aveva abbastanza di quella leggerezza che anche il pranzo si è allungato nel cibo e nelle conversazioni neanche fossimo ad un matrimonio. Solo alle 17:30 altri impegni ci portavano da alzarci e salutarci rompendo le righe con un arrivederci!

 

p.s. mi interrogo spesso, nei momenti di dubbio e di difficoltà, se portare avanti iniziative con poche persone, ché in fondo c’è un’idea di lavoro, di guadagno, poi alla fine mi accorgo sempre che un numero piccolo ha in sé una ricchezza, un plus-valore che mi meraviglia ogni volta, lasciandomi ricco oltre la sempre viva generosità che le persone mostrano.

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!

15-16 Dicembre . Il piacere di stare insieme.

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La grande quercia, custode di Monte Maria.

Ester, Irene, Viviana, Claudia, Lorenzo e poi Paola e Pietro, Tiziana e Peppe ma anche Andrea e Luigi e altre persone si sono incontrate a Monte Maria ovvero al Casale Gatta Morena che vi è sopra.

Strade diverse ci hanno portati a condividere ‘il piacere di stare insieme’, a vario titolo: Chi insegnava, chi imparava, chi cucinava, chi leggeva, chi aspettava, chi ascoltava, tutti mangiavano ma diverso e anche uguale, chi aveva un papà da ‘nuovo cinema paradiso’, a chi invece ne aveva uno che ha ‘lanciato’ Terence Hill, che ora si alza alle cinque per preparare il caffè e scaldare la casa per tutti. Chi sorelle, chi con la compagna che non è venuta, chi con tanti episodi su un parco sul mare da raccontare. Chi bionda, chi castana, chi coi capelli lunghi e chi corti, chi con pochi e un gran sorriso semplice. Chi dalla Sicilia, chi da Roma e vicino Roma un po’ a nord, un po’ a sud, chi invece vive a San Giovanni, fermata metro A 🙂

Tutti, davvero tutti, hanno messo l’ingrediente giusto e della giusta quantità per far riuscire l’alchimia del titolo: il piacere di stare insieme.

Certo, abbiamo camminato dai formaggi dei Fratelli Pira, all’Antica Castro: un anello di storie sull’amicizia, di passi e sorprese, di etruschi e meraviglia, di cacciatori e di cerbiatti, di ricotta e pane, tagliato e spalmato prima del pranzo… delle TRE!

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La ricotta è durata poco, davvero!

Certo, abbiamo lavorato con attenzione sui quaderni che andavamo a rilegare sotto la guida attenta, fatta di parole e gesti, di Paola, c’era un così bel calore nella stanza che il vento di fuori, il freddo erano lontani e dimenticati. Che colori e che geometrie nei fili tra i fogli! Che piacere vedere che anche chi aveva annunciato di non avere una vena creativa: io con le mani… si era messo di buona lena con risultati davvero interessanti 🙂

Certo, c’è stata una cena collettiva in cui due bottiglie di prosecco e tante altre cose liquide e solide si sono trasformate in energia 🙂 e qualcuno continuava a chiedersi dove mai finivano le energie che mangiavo io… 😉 Una tavola di tredici persone, di cui molte fino al momento prima neanche si conoscevano!

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Il tavolo di lavoro e della convivialità.

Certo, la buona notte è stata un ‘apparecchiere la tavola per colazione’ ma solo dopo, dopo il viaggio nella notte fino alla vasca termale, fino al bagno caldo 41°, fino al rilassamento totale ma col cappello in testa e il costume addosso ! Felici di cercare una stella cometa che non si vedeva e di trovare delle stelle cadenti che tranciavano il cielo per un tempo quasi infinito…

Certo, c’è stata la colazione proprio sul tavolo apparecchiato la sera, e poi il cammino tranquillo, lieve, con una meta particolare: andare a trovare un orso buono di nome Andrea, nella sua casa/tana/laboratorio di monili e fantasie, che ci aspettava con vino, ricotta, pane e olio dei suoi ulivi, quello di Canino, quello che pizzica sulle labbra, per intendersi!

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In cammino per andare a trovare un amico…

Certo, ancora un pranzo c’è stato, sempre alle TRE! 😉 con il cibo di ieri e quello di oggi, c’è stato il secondo laboratorio e alla fine abbracci di saluto, quel trattenersi ancora un attimo per cercare di allontanare il ritorno.

C’è stato tutto questo, ma davvero non sarebbe stato nulla se ognuno non avesse accettato di giocare il gioco non sempre facile dello ‘stare insieme’, spogliandosi delle proprie rigidità, accettando umori, abitudini, pensieri e opinioni d’altri, donando una parte di sé, così come gesto naturale…

Tutto qui, come detto quasi l’achimia della pietra filosofale o giù di lì 🙂

Ho già detto che è l’inizio di una stagione? Non ricordo, fa lo stesso. Abbiamo motivo di credere che sarà bella.

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Da Monte Maria, si prende il volo per ogni dove, hai lo sguardo che spazia di trecentosessanta gradi attorno a te, ti senti libero di andare, ovunque.

Monte Maria, dove il sorriso è comune.

 

p.s. Questa è stata la prima iniziativa che ha visto insieme Monte Maria ovvero il Casale Gatta Morena ovvero Peppe e Tiziana, i Laboratori creativi di Rilegatura Giapponese di Paola Spigarelli e le mie proposte di cammini erranti con letture ad alta voce. Abbiamo ritrovato e seguito le tracce che un amico comune di nome Giancarlo aveva lasciato…

p.p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS:

Monte Maria- Casa di Andrea Canino

Anello Fratelli Pira-Antica Castro-Fratelli Pira

 

…e alla fine, dall’alto, vediamo l’Abbazia di Monte Cassino!

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Il puntino bianco sulle verdi creste…

Ogni cammino, corto o lungo che sia, porta con sé le sue storie.

La storia di questo cammino si chiama Benedetta: una cana (a mia madre la parola cagna non è mai piaciuta e la cambiava così).

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Benedetta, ci precede e si ferma…

Saliti da Arpino alla Torre di Cicerone, ci siamo fermati per gustare il piacere di una vista unica e di qualcosa di quasi mistico che è l’arco a sesto acuto unico in Italia, porta di 2800 anni sulle mura ciclopiche del sito archeologico.

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Passato l’arco, lasciato il Cammino di Benedetto al suo asfalto, ci siamo incamminati per il sentiero della Grotta delle Fate e già accanto a noi trotterellava Benedetta.

Da lì in poi, per tutti e tre i giorni di cammino, non ci ha mai lasciato. La sera la lasciavamo fuori e la mattina era lì che ci aspettava per andare di nuovo.

Con noi ha preso il sole, il cibo, la pioggia, il vento, le parole scambiate e i silenzi, la poesia Gratitudine, ascoltata con un amplificatore su di una cresta di passaggio o il fango che a tratti ci ricopriva.

 

Perchè sono stati tre giorni intensi, per tanti motivi, anche al di là di Benedetta.

Il gruppo era formato da quasi tutte le persone che avevano cominciato da Norcia questo cammino a tappe, ormai tre anni fa. Quelle che mancavano all’appello le abbiamo raggiunte con wapp, inviando qualche immagine di quegli ultimi passi.

Il primo giorno è stato impegnativo arrivare ad Arpino per camminare, coi pullman Cotral non si è mai tanto sicuri 😉 ma alla fine abbiamo avuto una splendida giornata, una sosta pranzo sulle scale di un casale abbandonato, che il caffè della moka sul fornello rendeva ancora profumato dell’umano vivere.

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Il sentiero poi declinava la giornata verso Casalvieri, dove la signora Linda e il suo ristorante/albergo ci aspettavano. L’accoglienza, la Pasta e fagioli, le camere calde, la birra (No Moretti!, qui solo Peroni ci hanno spiegato) e le tisane, la macelleria di soli prodotti locali (gli assaggi offerti andavano finiti altrimenti si pagavano!) hanno reso il primo giorno davvero piacevole.

Il secondo è cominciato con la pioggia. Le previsioni del tempo allungavano l’orario di fine precipitazioni e solo a pranzo abbiamo avuto la compagnia delle nuvole senza acqua. Ma anche così col freddo e l’umidità quel passaggio sui monti è stato davvero qualcosa di speciale. Per le mulattiere antiche abbiamo raggiunti i piccoli paesi si Casalattico e Montattico, di lì in poi solo natura, animali e monti.

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Passaggi e paesaggi di rara bellezza in cui solo i nostri colori accesi stonavano 🙂

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Anche qui un vecchio casale e il caffè, anche qui abbiamo portato la poesia, anche qui abbiamo sentito qualcosa di immenso e vivo ché lo spazio intorno a noi si amplificava come la voce della poetessa verso i monti di fronte, di lato, di dietro, in alto con le nuvole frettolose, in basso con i paesi a valle lontanissimi e piccolissimi.

La notte che scendeva ci vedeva arrivare con le lucine sulla fronte all’agriturismo di Colle San Magno.

Con Benedetta a fianco abbiamo continuato il nostro cammino il terzo e ultimo giorno. Un giorno di Cammino vista mare! C’era un po’ di attesa nella salita che portava a vedere l’abbazia annunciata, sopra Monte Cassino. Il cielo sempre nuvoloso concedeva al Sole solo rare colonne di luce che illuminavano la piana. Nella sosta pranzo attorno ad un rudere abbiamo condiviso il cibo e delle letture che alcuni di noi avevano portato. L’emozione della voce rotta di Giuseppe che ci donava una lettera del sindaco di Riace è stata così viva per tutti da unirci in un abbraccio che solo chi cammina e condivide tempo cibo e spirito può conoscere.

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Alla fine Monte Cassino era di fronte, piano piano l’arrivo annunciato avveniva al tramonto, quasi all’ora di chiusura…

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Fine del cammino.

Restavano due cose importanti da fare…

La prima riportare Benedetta dove l’avevamo trovata, così nella tristezza di tutti è tornata alla rocca di Arpino, non potevamo fare di più. Speriamo che abbia ritrovato la sua casa o un altro gruppo di pellegrini da accompagnare, tanto lei la strada la conosce.

La seconda di concludere il cammino in un modo speciale, così anche noi siamo tornati tutti sui nostri passi: a Casalvieri ci aspettava la signora Linda e la pasta e fagioli sublime, rossa o bianca, che sua sorella prepara. Ci siamo messi a tavola e…

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FINE

In verità ho chiuso questo lungo viaggio con un arrivederci.

Nella Primavera del prossimo anno ho intenzione di ripercorrere tutta la Via Benedicti, da Subiaco a Monte Cassino, riveduta dal mio andare. Nove giorni di avventura che  aspettano chiunque abbia voglia di arrivare a mangiare una mitica pasta e fagioli!

p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS: Arpino-Casalvieri

Casalvieri – Colle San Magno

Colle San Magno – Monte Cassino (Abbazia)

Andare in Montagna con un amico…

Il suo nome è Santino, è un mio amico.

Qualche tempo fa mi ha proposto di accompagnarlo in Montagna, su una delle sue Montagne. Non c’è stato bisogno di pensarci.

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Novembre 2018 – Verso il Crepacuore…

Siamo saliti presto sul Crepacuore, da Campo Catino, per noi palcoscenico di una giornata di conversazione in parole e silenzi sulla Vita semplice che invece troppo spesso ci complichiamo.

Camminando lentamente un passo davanti al mio mi mostrava l’amore tantrico tra una pianta e una pietra, la ricordavava lì dall’ultima volta che c’era passato.

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Novembre 2018 – Amore Tantrico

Si fermava ogni tanto a prendere dei sassi, che si rivelavano dei fossili, preistorici abitanti del mare di un passato infinitamente lontano, li spiegava, li raccontava, si emozionava.

Si metteva a guardare l’orizzone, ti indicava e nominava quello che vedevi, e poi quello che non vedevi: Laggiù in quella direzione c’è il mare, e le isole Pontine…

Camminando rendeva al mio esistere un’armonia che sembrava dimenticata, lo dimensionava nel rapporto con il Creato, col Tempo levandogli quella patina ossidante che è il prendersi troppo sul serio

Mi indicava una tana, una pianta o un frutto, mi faceva cenno di avvicinarmi e odorare il profumo di un vecchio legno di ginepro che aveva spezzato. Mi chiedeva di sistemargli nello zaino le pietre che andava raccogliendo con curiosità e interesse, per aggiungerle alla sua collezione tanto privata quanto di tutti.

La Vita si faceva leggera, come il passo che andava senza fiatone né sudore.

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Novembre 2018 – Uno sguardo su Pizzo Deta.

La cima con la sua croce sopra era solo un punto di passaggio, non di arrivo, non rilevante. C’era e faceva parte di quel luogo, tutto qui. Senza nessuna enfasi. Come il Budda che aveva deciso di riporre a vegliare in una piccola crepa del Monte Viglio, ma  poi quando lo ha portato su l’ha trovata già occupata da una madonnina che altri avevano sistemato lì. C’era Lei e andava bene anche così. Il Budda è tornato nel suo giardino e veglia tutti da lì.

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Novembre 2018 – Orizzonti….

I tratti di silenzio che si sono susseguiti al ritorno, sempre più lunghi, avevano l’intesità di una conversazione su di un altro piano, più  intimo, più intenso ché le parole avrebbero distorto.

Non siamo stati mai soli, seppur a tratti registravamo distanze nei pensieri, sul sentiero, nelle attese dell’altro che andava più piano.

Così il cammino di quel giorno.

Un filo invisibile e antico come il mondo ci legava l’uno all’altro, e noi all’ambiente attorno. In questo stato ti vedevi piccolo al confronto, lo stesso sentivi un’armonia unica in cui comprendevi di essere al tuo posto.

Il ritorno a casa in auto , la notte ha parlato solo il silenzio. Non c’era nulla più da aggiungere a quello stato di grazia.

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Novembre 2018 – Santino e le sue Montagne.

 

Tracce GPS del percorso

 

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

20OTT2018 Tramonto di un giorno di silenzio.jpg
Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.