19 novembre 2017 Passi di Poesia

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Murales in via Maria Adelaide

“Eravamo quattro amici al bar…” cantava Gino Paoli, anche noi in quattro: Paola, Fernando, Tiziana ed io, pochi invero ma non ci si è persi d’animo.

L’appuntamento era sotto la porta di Piazza del Popolo, alle otto. Fernando è riuscito a colgiere l’invito di un caffè offerto in casa prima di avviarsi, con l’occasione ci ha detto di aver portato un libro di poesie della Szymborska, che ne aveva scelte quattro sulle stagioni della vita… Aveva così urgenza di condividerle che il caffè si è freddato e si è arrivati qualche minuto in ritardo all’appuntamento con Tiziana.

La passeggiata tra le strade, i vicoli, le piazzette e la poesia si è dipanata senza fretta, abbiamo lasciato che il tempo e la storia di poeti e la poesia ci facessero compagnia al suono dei nostri passi sui sampietrini; le soste di lettura ad alta voce del libro di poesia del bambino che ne impara la bellezza sono seguite come piccole oasi in continuità d’attenzione e di emozione. Erano piazzette e viuzze dove ancora riposava tranquillo il silenzio in attesa che il mondo si svegliasse.

Come in un bel viaggio ci siamo lasciati stupire dalla città, deserta e silenziosa, luminosa del primo mattino di una giornata tersa, così abbiamo visto scorci sconosciuti ché l’angolatura era diversa, strade incredibilmente larghe ché non c’erano auto a rimpicciolirle, abbiamo trovato tracce nuove di poesia che i nostri occhi in sopralluogo non avevano colto…

Ci hanno fatto compagnia tutti gli avventori del Caffè Greco: Leopardi, James Joyce, Trilussa, e poi Keats. Abbiamo letto sul muro poesie di Checco Durante e versi su di un albero di fico in Via margutta. Abbiamo incontrato Amelia Rosselli e una donna che passando di lì ci ha detto: si è uccisa, si è buttata dalla finestra… Ci siamo ricordati di Luigi Magni e il suo Pasquino nel film ‘L’anno del Signore’, per finire in una via con un nasone secco e triste a leggere le ultime pagine del libro proposto: Amo quel cane, di Sharon Creeck, tradotto da Andrea Molesini.

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Vicolo de Cupis, Roma – Un momento di lettura ad alta voce.

Emozionati e contenti siamo scivolati nel bar Emporio della pace, il cui nome si addatta alla realtà che vi alloggia, a sorseggiare un cappuccino e le altre poesie tratte dai libri che ognuno di noi aveva con sé nella borsa.

Si può non amare una giornata così?

 

 

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