29 e 30 Dicembre 2107 Due giorni, due storie: Monte Gennaro, Monte Pellecchia.

Andando sul terrazza del Gianicolo, a Roma, un giorno di dicembre, avevo guardato la città sotto ai miei occhi, appariva enorme, eppure piccola al cospetto delle montagne che la contornavano.

La voglia di finire l’anno come era cominciato, camminando, restava. Anche se il brutto tempo e la disponibilità degli amici assai limitata aveva minato la possibilità di un cammino itinerante.

Così guardando i monti di fronte mi son detto vado lì….

Due giorni uno accanto all’altro. Montagne, neve, silenzio, passi, cime, croci…. Tutto apparentemente uguale, vicino eppure tutto così diverso.

Uno aveva il Sole che faceva scintillare la natura, la dimensione di apertura si respirava…

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Il secondo il soffitto basso di nuvole ti attaccava alla Terra…

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In uno camminavi tra faggi poderosi, abitanti secolari di quei luoghi. Camminavi ‘dentro’ per boschi, prati, pratoni…

 

Nell’altro si arrivava presto alla vista del paesaggio, poi cima, croce, cresta, altra cima, altra croce…

 

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Sul Gennaro un cavallino da aiutare ad alzarsi da una brutta caduta… sul Pizzuto i resti di un aereo che mai prenderanno il volo…

Eravamo in pochi a camminarci ‘dentro e fuori’ quei monti. Riconoscevamo l’uno nell’altro lo stesso stupore, lo stesso piacere di essere lì in quel momento, Sole o nuvole che sia. La meraviglia non cambiava nei visi di chi già conosceva quei posti e chi invece era la prima volta che li scopriva.

Due anelli, quasi due fedi nunziali dei monti Lucretili.

Devono essere posti incantati in tutte le stagioni….

L’anno nuovo è cominciato, ci torneremo.

Tracce GPS Monte Gennaro

Tracce GPS Monte Pellecchia.

 

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Piedi sulla Terra 2017

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Campostoso, Argentario, Isola del Giglio, Rifugio Sebastiani (AQ), Berlino/Copenhagen, Celleno, Calabria/Aspromonte, Sabina/Cottanello-Fara Sabina, Marsia, Rifugio Cesa Volpe, Terminillo, Genova, Molise/Piedimonte Matese-Altilia, Capua, Liguria/Sestri Levante, Prato Sopra La Croce, Ventarola, Barbagelata, Monte Antola, Varzi, Catillo, Lazio/Subiaco-Collepardo, Francigena/Vetralla – San Polo dei Cavalieri/Gennaro, Pellecchia, Castell’Azzara, Palestrina-Roiate-Bellegra-Subiaco, Foreste Casentinesi, etc. etc. …

Ho capito perché durante l’anno mi sono spesso ritrovato a fotografare i piedi e la Terra su cui camminavo.

Terra. Coltivata, ghiacciata,  ricoperta d’acqua o di neve o di sassi, oppure di foglie, di ghiande, di morbido prato, lastricata di sanpietrini, polverosa da annerirti i piedi nei calzari…

Terra per me significa persone, significa storie.

Terra significa percorso, cammino. Significa vita.

La vita in questo 2017 è stata generosa con me. Ho potuto viaggiare. Imparare. Conoscere molte nuove persone. Imparato a chiudere porte e aprirene altre.

Grato di tutta questa ricchezza mi preparo a vivere il nuovo anno, giusto che domani comincia, ma non prima… non prima di aver ringraziato tutte le persone che per un attimo o più mi hanno dato la possibilità di sorridere, comprendere, crescere.

Grazie.

Buon anno a voi.

🙂

p.s. Facile che sono caduto nel ‘lacrimevole’ o nel ‘banale’…. abbiate pazienza e siate benevoli chè auguri pubblici a più persone non mi era mai capitato di fare. Avevo solo piacere di condividere un pensiero con tutte le persone che hanno partecipato al mio Tempo.

Anche questo, forse, vuol dire crescere…

 

 

 

17 Dicembre 2017 Un giorno strano, ricco di cose.

Doveva essere… Una casa, un bazar!

Tipo una casa (la mia) che diventa per un giorno un crocevia, un possibile caravanserraglio per tutte le persone che a vario titolo conosco e amici artisti del fare, nel suo senso più esteso, che avrebbero proposto il risultato delle loro arti, portando qualche oggetto per gli occhi e per una improbabile vedita, diventando così un bazar.

Come tutte le idee è nata pura, poi nel contatto con il reale, si è via via modificata diventando Uno strano giorno, ricco di cose.

Certo si poteva lasciar perdere ché artisti e carrovanieri erano impegnati sulle più disparate rotte ed io in incolpevole ritardo sull’organizzazione. Rimaneva solo la voglia pura di un Tempo diverso più leggero, più intimo da lasciar trascorrere senza attenzione apparente, condividendolo con piacere con chi ne avesse voglia. Un tempo strano, appunto.

La testardaggine mi ha fatto mettere su un nuovo programma sulla base delle disponibilità, presto detto:

  • Mattina, mostra della fantasia con la falegnameria sociale KALMA* e le colorate opere Spigarelli**.
  • Pranzo comune.
  • Primo movimento pomeridiano: Sessione di movimento consapevole di Manuela.
  • Secondo movimento pomeridiano: Passeggiata e ascolto coro natalizio di Brunella.
  • Cena in Trastevere, su invito ‘allargato’ fatto a me da Daniela.

Ecco, doveva essere così. Doveva….

Perchè è facile comprendere il senso delle parole ricco di cose nel titolo ma lo strano giorno? Questo è più difficile ché è legato una percezione che chiamo plus-valore ovvero l’effetto incredibile e inimmaginabile che ha tutto quel che si fa insieme senza che appaia mai nel programma…

Plus-valore sono state le letture che Angela ci ha donato, venute su col profumo del pane in cottura, pezzetti della sua storia: storie di pane e forno (appunto) popolare in Sicilia, storie di un viaggio precedente nella terra dei bergamotti, dove ci siamo conosciuti.

Plus-valore è stata l’allegria della tavola, attorno al vino rosso di Libera Terra, donato come le parole. La non scontata intimità tra quattro persone diverse per età e storie, quasi sconosciute tra di loro fino a un momento prima…

Plus-valore è stata l’intensità della lezione Manuela sul pavimento di casa, a noi increduli e improbabili allievi.

Plus-valore è stato trovare altri imprevisti amici che confluivano al concerto di natale di Brunella, l’ascolto di una passione e il calore della voce che accomunava i coristi dalle tante età.

Plus-valore è stato ritrovarsi in dieci, ad una cena pervista per pochi. L’invito a giocare ad addobbare la casa scegliendo una pallina natalizia e appenderla dove volevi. Il ballare il siltaki attorno ad un tavolo dove non c’è spazio né per sedersi né per stare in piedi. L’empatia tra persone appena incontrate che solo la teoria dei sei gradi di separazione potrebbe spiegare.

Ecco, questo è successo. Questo!

Se ripenso al primo pensiero di questo giorno e rivedo oggi quel che invece è stato non smetto di stupirmi della bellezza, nella semplicità e nella leggerezza, che si crea quando lasci che siano le cose a guidarti e non frapponi ostacolo ma lasci sia, accettando di giocare con loro.

Insomma….

Le idee pure sono bellissime, quelle che umanamente realizziamo anche.

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quaderni rilegatura giapponeseGattini portamonete e portachiavi

8-10 Dicembre 2017 Cammino d’Inverno, sulla strada per Cassino.

Cammino di Benedetto, Norcia – Cassino. Siamo al terzo appuntamento.

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Verso l’Arco di Trevi…

Dopo aver percorso Norcia-Rieti, da qui a Mandela, questa volta partiamo da Subiaco per arrivare a Collepardo, avvicinandoci alla conclusione: Cassino, la prossima ultima tappa.

La traccia ufficiale del cammino l’ho usata, come sempre, come indicazione, come canovaccio del percorso su cui ho costruito, studiando mappe e facendo sopralluoghi, questo cammino d’inverno più rispondente ai miei desideri di natura, tranquillità e bellezza. In questo caso mi è stato di aiuto il cammino delle abbazie che il CAI ha tracciato da tempo, che collega Subiaco a Cassino su sentieri e strade bianche. Dai due, aggiungendo altre tracce ‘scoperte’ sul luogo, è venuta fuora fuori la via seguita in questi giorni.

Superando i condizionamenti del meteo, che prometteva tempaccio, non ascoltando il richiamo a comodità e sicurezze che come sirene hanno provato a trattenerci siamo riusciti ad uscire di casa perché altri amici si sono aggiunti.

Tutto è differente e differentemente bello a seconda delle stagioni in cui ci si mette in cammino. Dopo le tonalità di verde della Primavera, dopo le calde sfumature d’Autunno, oggi, in questo cammino d’inverno, sono i toni di grigio a contornare il nostro viaggio.

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Sulla strada per Guarcino

Ora c’è freddo. Gli abbeveratoi hanno lastre ghiacciate in superficie, immobili al vento. Il ghiaccio stride e si frantuma sotto i nostri piedi ché non v’è pozza che non ne sia ricolma. Ora l’acqua dei ruscelli riempie i letti già scavati, scorre sotto il ghiaccio, forma ghiaccioli sotto le piante e nei dirupi dove passa e goccia, disegnando il paesaggio con temporanee sculture.

Ora c’è il vento che fa danzare la neve nei mulinelli. Pioggia e grandine in piccoli chicchi che martellano campi e alberi nudi.

Ora c’è il silenzio triste dei paesi, dove le case hanno lo stesso colore del cielo. Si rimanda il parlare ad altre stagioni, il cammino d’inverno vuole che si guardi a terra, testa china per proteggersi dal cielo che cade.

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Tormenta di neve sui nostri passi

Dai primi passi ci accorgiamo che questa stagione permette un altro modo di accostarsi alla Terra, sentirla e così riconoscere la propria fragilità. Subito siamo entrati nei secoli delle monasteri millenari e la temperatura di quei luoghi antichi apriva pori di attenzione, generando stupore: dipinti, colori, espressioni, scritte e poi l’amico Santino, natio di quelle terre che con naturalezza te le rende familiari nei racconti, nelle storie. Ci si perde nei tanti strati del Sacro Speco in cui si va a ritroso nel tempo, scendendo di livello come di secoli, trovando risposte semplici alle complicazioni umane.

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Sacro Speco, il sacro e il profano

Non abbiamo percezione di perdita di continuità nella bellezza, il linguaggio del chiuso delle chiese è lo stesso che ha la natura al di fuori. Si crea un’empatia profonda con chi ti cammina accanto, tra noi e il mondo intorno ché l’ascolto si fa più attento sia alle parole che ai silenzi.

Di qui tutto è un lieve stupirsi.

Di qui è tutta una sequenza di fotogammi.

Una suora di novanta primavere che dopo aver girato il mondo è tornata a due passi da casa per chiudere un’esistenza di servizio,  che ti sorride di un sorriso bambino quando ci racconta che tra i tanti ospiti del cammino c’é stato un asinello che le ha ricordato la ‘sua’ asina Agostinella di prima della guerra.

Un ragazzo di nome Pietro che si è fermato a salutarci per la strada: pellegrini…? Anche io…, due parole e lo ritrovi intorno al tavolo della cena, che è passato a salutarti, con un sorriso e un’energia che non possono non sorprenderci per il suo vivere su di una sedia a rotelle senza limiti se non quelle che si da.

Laura, amica del cammino, che crede questo possa essere una nuova primavera per il suo paese, la sua vita, e si impegna a mettere su rete e presenza e ospitalità per chi arriva in qualsiasi stagione a Trevi nel Lazio. Di suo fratello più giovane che ha investito il futuro nell’acquisto di tre mucche da latte austriache per fare formaggi.

Un guardia parco che con la stessa normalità ti dice del suo liquore di vino rosso e foglie di visciolo e della rabbia nel vedere molestata la sua terra da incompetenti e profittatori; ti racconta dei tesori che ci circondano, del lavoro per conservarli, curarli garantendogli un domani. Della sua compagna che ti offre la sua cucina, ispirata al senso dell’ospitalità, alla tradizione di luoghi e al gusto per le buone cose.

Un signore che ci oltrepassa con l’auto sotto la pioggia, poi si ferma ci aspetta…: ma dove andate con questo tempo? Se volete vi porto al bivio qui sotto…

Dei bar dove ci si mescola alle tante persone che giocano a carte da ieri, da sempre dove ti scaldi con qualcosa da bere e dolcetti tradizionali da dividere con tutti.

Ci scaldiamo nel condividere i pasti, i rari raggi di sole, il caffè della moka che esce silenzioso, delle parole che ci si scambia, della stanza comune dove tutti si dorme, si sogna, si russa… Ci scaldiamo nel riconoscere l’orgoglioso sorriso di chi vive in questi borghi, ti vede passare, ti riconosce.

Tutto questo rimane con te.

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Moka da uno

 

Avevo avuto modo già nei sopralluoghi  di sorprendermi della bellezza di questa Terra, di questi paesi antichi e silenziosi, di queste acque la cui linea è via, il suono sottofondo ai passi, le cadute verticali fascino per gli occhi… il cammino comune ne amplifica l’intensità.

Per tutto questo il cammino d’inverno è forse il più caldo di tutte le stagioni.

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A un passo da Trisulti

Tornanto dal cammino ho dovuto mettermi subito in viaggio verso nord. La pioggia e il vento erano padroni dell’aria e nell’abitacolo dell’auto mi sentivo al sicuro, estraneo spettatore degli elementi. Protetto, al caldo, asciutto nei vestiti guardavo oltre i vetri. Un pensiero si fa strada…. eppure preferirei camminarci dentro, come ieri, viverli addosso, fiducioso nel mio andare.

 

p.s. Un grazie a Milly e Angelo attenti ascoltatori di storie.

Nota: volendo seguire le briciole lasciate…

Tracce GPS Subiaco-Trevi nel Lazio

Tracce GPS Trevi nel Lazio-Guarcino

Tracce GPS Guarcino-Trisulti-Collepardo

 

 

21/26 novembre 2017 Compagni di cammino: viaggio in Aspromonte.

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22 Novembre 2017  …tornando a Bova.

Aspromonte… un nome legato dalla televisione ai criminali, alla durezza e ostilità delle persone che lo abitano, alla loro inaccessibilità.

Ho buttato da tempo il televisore e sono andato a camminare, questa volta proprio lì, in Aspromonte.

L’invito era della Compagnia dei cammini , alla quarta o quinta edizione di quella bella iniziativa chiamata Compagni di cammino . Avevo camminato con loro in Salento, nel 2015, ora per diverse ragioni e con qualche ruga in più mi sono rimesso in cammino, accettando l’invito.

Il viaggio da Roma è stato lungo, in auto il tempo e il paesaggio scorrono veloci senza lasciar traccia. Siamo arrivati a Bova che stava imbrunendo, non si capiva bene dove si era…. terra lontana… mare… buio. Così mi sono affidato senza timore, mi sono ritrovato a scendere le scale del paese, che nello scuro della notte sembrava un labirinto, con Danilo, che veniva da Lodi, e Giuseppe, che invece è di Caccamo, io tra di loro, geograficamente e umanamente. Un’Italia che si ritrova e si riconosce in altra Italia, ancora da scoprire.

La serata è stata un susseguirsi di emozioni senza fine: visi nuovi sorridenti, volti conosciuti e riconosciuti, musica che coinvolge, vino che scalda il ridere e l’allegria, parole dal palco che fanno riflettere, cibo che profuma l’aria e soddisfa gli appetiti e poi ancora musica di strumenti vecchi suonati da giovani che ti invitano a ballare, l’ambiente avvolge tutti in un abbraccio pieno di calore.

Aspro… Monte? Davvero???

Un vortice di emozioni che ti deposita sul letto senza che hai compreso nulla, comprendendo tutto.

Il giorno dopo e quello dopo ancora e quello che seguirà, fino all’ultimo avremo da quella terra e dai suoi abitanti leggerezza e luce, calore e accoglienza, sorrisi e storie…

Quei giorni li ho voluti vivere dalle loro albe, alzandomi presto per passi solitari e silenziosi che mi rimettevano agli altri, tutti insieme per la colazione e poi via! a vivere quel tempo scandito senza programma apparente, senza orologio da guardare, senza bisogni da soddisfare, senza pensieri…

Si cammina, si sta insieme, si ascolta, si mangia, si racconta, ci si meraviglia, si ride, ci si emoziona, si piange, ci si stupisce, si accoglie e si viene accolti…. si vive il cammino.

La sera è sempre tempo di calore e festa, musica cibo amici… colori dalle molteplici sfumature.

Così non ci si accorge che è Tempo anche quello, Tempo che scivola via….

E ci si ritrova, l’ultimo giorno, a far colazione prima della partenza nella cucina dell’ Ostello di Pentedattilo , offeso dalla stupidità, a mettere su il caffè, far bollire l’acqua, condividere il pane di ieri. Qualcuno è gia andato via, la cucina però è piena e tutti abbiamo voglia di starci, di abbracciarci ancora e ancora…

E’ l’ultimo brandello di cammino, è l’ultima condivisione di questo viaggio, tutti sappiamo di dover tornare, tutti sappiamo che torneremo.

Il ritorno in auto è lungo a volte solitario, ti permette però di andare a ritroso sul pensiero, sovrapponi le immagini di quella Terra con i volti di chi hai conosciuto: Rosetta, Andrea, Nanni, Cristina, Giovanna, Roberta, Tina, Gabriella, Turiana, Danilo, Elide, Giuseppe, Marco, Giampiero, Ugo, Stefania, Katia, Sabina, Marina… altri nomi che non ricordi, i ragazzi che ci hanno accompagnato, le persone che abbiamo incontrato… Ti accorgi che tutti hanno le stesse rughe lievi e dure che ha la Terra di Aspromonte. Tutte hanno una dolcezza e un’intimità negli occhi che l’Aspromonte ti dona quando vedi il Sole sorgere e tramontare su di lui. Tutti hanno la stessa umanità con cui l’Aspromonte ti accoglie.

Arrivederci.

Se vuoi seguire le briciole:

Tracce GPS del primo giorno… del secondo giorno… del terzo… del quarto.

Contatti in Aspromonte, area Grecanica: Naturaliter e Andrea Laurenzano

 

11Novembre2017 Sopralluogo sul Costone del rifugio Sebastiani (AQ)

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Sulla cresta del Costone, verso il Rifugio Sebastiani

Un sabato di sopralluogo con l’associazione A.P.E. Roma vuol dire farsi un regalo.

Togliersi i panni della ‘guida’, del ‘responsabile’ ogni tanto fa bene, sono panni che hai indosso quasi sempre per carattere e ruolo ma capita a volte di avere l’occasione di accodarsi a qualcuno, di lasciare ad altri questo compito e allora il tuo andare ritorna un po’ a quella leggerezza che avevi un tempo. E’ una condizione davvero piacevole abbassare il livello di guardia al minimo e lasciarsi andare a tutte le sensazioni che quei passi affidati ti portano ai sensi attenti solo a bellezza e meraviglia.

Respiri a fondo un’aria sempre più fresca, ti ritrovi a mettere insieme ricordi di altri tempi in cui la neve era compagna di giochi o di altre avventure, sorridi anzi ti scopri a sorridere…

Ti accorgi che intorno c’è molto di più del solito, ti sei donato la possibilità di ampliare l’orizzonte della curiosità, perchè hai tempo di darle retta, così ti accorgi di piccole cose su cui fantastichi….

Orme…

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Fili di neve e d’erba…

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Nel silenzio dei passi segui la fila, sei l’ultimo, avevi dimenticato com’è vedere tutto dal fondo.

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Lanci uno sguardo dentro l’orrido…

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Ti perdi nelle nuvole, ti viene la voglia di fermarti lì, chiudere gli occhi e respirare piano.

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Arrivi a vedere le ombre delle montagne sulle montagne, che non hai mai guardato l’orologio per tutto il giorno.

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Sul ritorno lanci un ultimo sguardo indietro, saluti il giorno che ti lasci alle spalle e ringrazi.

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E’ stata una bella giornata, mi rendo conto della fortuna di aver ricevuto una giornata così in dono.

P.s. non ho potuto fare a meno di tracciare il percorso, e di seguire Rete Radio Montana due ‘attenzioni’ che non si possono abbandonare, di qui le tracce…

Tracce GPS

23Ottobre2017 Guarcino-Collepardo

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23 Ottobre 2017 – Vico nel Lazio, sentiero delle Abbazie.

Il sopralluogo di oggi ha i suoni del vento e dell’acqua e delle campane… non altri che loro mi hanno fatto compagnia, erano potenti e signori nel restante silenzio di quei luoghi. Ti chiamavano avvertendoti della loro presenza, della loro natura con cui ti saresti incontrato e confrontato.

I suoni che incontri hanno ‘disposizione’: il primo, il vento, mi è comparso davanti dopo la prima curva, sulla cresta del monte, tra la forcella in cui sono giunto; il secondo, l’acqua, per converso si è manifestata nei declivi, nelle forre, nel sottobosco più quieto; le campane invece ti raccontano sul cammino il Tempo trascorso, la vicinanza di luoghi in cui puoi toccare la pace, ti indicano presenze, quella di Trisulti l’arrivo, la meta.

Oggi è stato un viaggio dalle prime alle ultime luci del giorno, passato su stradine, sterrati e sentieri che altri prima hanno percorso e segnato per noi.

E’ stato un viaggio tra i resti di roghi estivi, 45 giorni di impegno mi ha detto Maurizio della Protezione Civile, lui e con la moglie mi hanno dato un passaggio di cortesia e amicizia (vienimi a trovare…) su di un tratto che prevedeva solo asfalto.

E’ stato un viaggio di pane e uovo sodo e castagne bollite e cioccolato fondente condite con un ‘buon appetito’ di un tedesco giunto in auto all’abazia.

E’ stato un viaggio di “…da quella parte del paese non ci sono mai stato, anche se è 10 anni che abito qui…” così in curiosità sono andato dentro i vicoli del paese, dentro un tempo antico. C’era un a cartello che diceva: ‘Riscorpiamo Guarcino’.

Riscopriamolo, appunto…

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Guarcino. Ottobre 2017.

1 Novembre 2017 I doni della Francigena

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La via Francigena Vetralla-Surti

Eravamo andati a cogliere i doni che la via Francigena fa a chi la percorre, a chi la va a trovare nelle varie stagioni.

Abbiamo colto dalla Terra qualche castagna, i meli quest’anno si sono riposati ma nocciole e noci e cachi e uva fragola e… insomma tutto quel che una volta veniva chiamato ‘ogni ben di Dio’, l’abbiamo raccolto così quasi per gioco.

Abbiamo fatto due passi, scambiato qualche parola, tra una noce raccolta e una foto da impremere su di una nuova memoria.

Così la Francigena ha messo insieme persone che non si conoscevano, universi altrimenti celati.

Ci eravamo seduti per il pranzo scegliendo un luogo ‘giusto’, tra i noccioli, sul prato.

Tra una parola e l’altra sul piacere e l’arte del cucinare avevamo consumato il cibo abbondante che ci eravamo portati per noi, per tutti.

Alla fine ci siamo stesi, abbiamo ascoltato letture che qualcuno aveva portato con sé: poesie che emozionavano chi le leggeva trasmettendo il sentimento a chi le ascoltava, venivano dal lontano Uruguay, suonavano note sulle stesse corde di noi umani qui, lontano dalla loro origine. Abbiamo accompagnato Mario Rigoni Stern nel suo ritorno al Lager I/B, dove I sta per italiano, del suo diritto di cogliere una mela selvatica, del suo viaggio in soffitta durato sette giorni.

Solo con gli zaini colmi come gli animi di quella bella giornata qualcuno si è accorto del dono più grande che ci aveva fatto la Francigena, con uno sguardo più intenso alle spalle vagando su quel che lasciava, è venuto alla luce un pensiero di quel che avevamo goduto inconsapevolmente: vivere un giorno di Pace.

19 novembre 2017 Passi di Poesia

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Murales in via Maria Adelaide

“Eravamo quattro amici al bar…” cantava Gino Paoli, anche noi in quattro: Paola, Fernando, Tiziana ed io, pochi invero ma non ci si è persi d’animo.

L’appuntamento era sotto la porta di Piazza del Popolo, alle otto. Fernando è riuscito a cogliere l’invito di un caffè offerto in casa prima di avviarsi, con l’occasione ci ha detto di aver portato un libro di poesie della Szymborska, ne aveva scelte quattro sulle stagioni della vita… Aveva così urgenza di condividerle che ce le ha lette là per là, il caffè si è freddato e si è arrivati qualche minuto in ritardo all’appuntamento con Tiziana.

La passeggiata tra le strade, i vicoli, le piazzette e la poesia si è dipanata senza fretta, abbiamo lasciato che il tempo, la storia di poeti e la poesia ci facessero compagnia al suono dei nostri passi sui sampietrini; le soste di lettura ad alta voce del libro di poesia del bambino che ne impara la bellezza sono seguite come piccole oasi in continuità d’attenzione e di emozione. Erano piazzette e viuzze dove ancora riposava tranquillo il silenzio in attesa che il mondo si svegliasse.

Come in un bel viaggio ci siamo lasciati stupire dalla città, deserta e silenziosa, luminosa del primo mattino di una giornata tersa, così abbiamo visto scorci sconosciuti ché l’angolatura era diversa, strade incredibilmente larghe ché non c’erano auto a rimpicciolirle, abbiamo trovato tracce nuove di poesia che i nostri occhi in sopralluogo non avevano colto…

Ci hanno fatto compagnia tutti gli avventori del Caffè Greco: Leopardi, James Joyce, Trilussa, e poi Keats. Abbiamo letto sul muro poesie di Checco Durante e versi su di un albero di fico in Via margutta. Abbiamo incontrato Amelia Rosselli e una donna che passando di lì ci ha detto: si è uccisa, si è buttata dalla finestra… Ci siamo ricordati di Luigi Magni e il suo Pasquino nel film ‘L’anno del Signore’, per finire in una via con un nasone secco e triste a leggere le ultime pagine del libro proposto: Amo quel cane, di Sharon Creeck, tradotto da Andrea Molesini.

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Vicolo de Cupis, Roma – Un momento di lettura ad alta voce.

Emozionati e contenti siamo scivolati nel bar Emporio della pace, il cui nome si addatta alla realtà che vi alloggia, a sorseggiare un cappuccino e le altre poesie tratte dai libri che ognuno di noi aveva con sé nella borsa.

Si può non amare una giornata così?

 

 

…conversando in auto, così è nato questo blog.

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Dall’isola….

Si tornava dall’Isola del Giglio, avevamo camminato per le sue mulattiere, i suoi sentieri, le pinete, le terrazze abbandonate e quelle coltivate a vite; avevamo assaporato tutti i colori che il mare intorno ci aveva offerto e serenamente eravamo sulla strada del ritorno, in tre, in auto.

Riprendendo alcuni discorsi dei giorni addietro ho chiesto del senso di avere un blog, della sua forma, del possibile utilizzo, di quanto avrebbe ‘invaso’ e modificato la vita…

Le parole che ho ascoltato da chi ne sapeva più di me sono state convincenti chè venivano da persone di cui avevo fiducia e affetto, riscoprivo come sempre chè non bisogna avere paura di quel che non si conosce bisogna avvicinarsi, annusare, comprendere e renderlo per noi, espressione di quel che siamo, di come siamo liberamente…

Così qui troverete storie, parole, idee del mio fare con le mani, con la testa e con i piedi tanto per darvi un’idea su quel che potete aspettarvi da una persona come me, del senso di PanePassiParole, di alcune facce che ha questa pietra grezza, di quanto profondo sia il suo spessore…

Auguri.