Programma Iniziative

Esperienze in città, su richiesta

Ospitalità a Roma

Economia del Dono

Livelli di possibilità

Tom said:

The mountains are happy places!

…………

Ci sono due ragioni per cui non amo le escursioni giornaliere del fine settimana…

La prima è che quasi sempre chi partecipa non ha Tempo, né Possibilità, né (forse) Voglia di mettersi in gioco. Si prende l’escursione per una ‘visita guidata’ in natura: ‘vieni, vedi, torni’, e ognuno tende a rimanere nei propri ‘recinti’.

La seconda ragione è legata al desiderio di avere un contatto più ‘intimo’, di ‘respirare’ un po’ di più la tranquillità della Natura. Il fine settimana invece vede spesso molte persone camminare stravolgendo la possibilità di quel desiderio.

Tuttavia,

prendendo spunto dalla frase di Tom

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Lui è Tom.

” Le montagne sono luoghi felici!”

detta sulle montagne liguri…

in un giorno infrasettimanale…

in cui si camminava con amici dell’Alaska…

Mi è sembrato possibile fare,

proporre uscite di un solo giorno.

Da questa esperienza e dalle riflessioni nasce l’idea di una nuova storia di PanePassiParole, dal titolo che è già avventura:

 

Una Montagna*. Cinque Persone*. Una Macchina*.

 

Ingredienti base, modificati alla bisogna, per un giorno infrasettimanale di cammino in Natura.

Una settimana per l’altra, con la discontinuità che mi contraddistingue 😉 cercherò di proporre un’iniziativa che permetta di godersi la Natura, il Camminare, il Condividere.

La Vita è troppo corta per non concedersi un attimo di bellezza, così l’invito è di prendersi una giornata per sé stessi, (di ferie magari oppure di permesso: chi ha detto che non si può!!!) dalla colazione alla cena, fino al letto quasi fosse un sogno…

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Lui è Ben.

L’invito è a lasciarsi portare dove forse non andreste, dove forse non tornereste, lasciarsi andare e sorridere.

 

Il costo è fisso 20 euro, più la condivisione delle spese di viaggio.

 

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Bellezza per chi vuole…

Note degli asterischi:

* La montagna è un’indicazione, i cammini avranno tutte le destinazioni: Mare, Fiumi, Collina, etc.

* Cinque persone è il numero massimo, due (di cui uno sono io 🙂 il minimo.

* La Macchina, solo se non si trovano mezzi pubblici utili per percorso e orario.

 

I dettagli tecnici li racconto di volta in volta a chi si unisce all’avventura…

questo perchè è mia opinione che si sceglie l’idea, non i numeri che ha 😉

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Marzo 2019 – Corso Ospitaleri Volontari – Acquapendente (VT)

Accogliere.

E’ il verbo più spesso usato nei tre giorni del corso per Ospitalieri Volontari.

E’ una parola semplice eppure enorme.

Rivoluzionaria in questi tempi.

Ed è un po’ di tempo che mi gira attorno.

La leggo spesso nei post su fb, perché amici impegnati nel sociale ne fanno un uso che qualcuno vorrebbe considerare illegale.

L’ho trovata anche nell’ultima (2018) madonnella affissa su di un palazzo di Roma.

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Madonna dell’Accoglienza – Corso Vittorio Emanuele, Roma.

Avete notato il colore della madonna e del bambinello? Rivoluzionario, appunto!

Sono approdato al corso accogliendo (torna il verbo accogliere… 😉 le storie che amici conosciuti in cammino mi hanno raccontato su questa esperienza. Mi sembrava una buona scelta impegnarsi un po’ sulle vie dei cammini, con le persone che si mettono in cammino, come ho fatto io. Impegnarsi nella forma che preferisco quella donativa; qui la parola assume un significato pieno: doni il tuo tempo, doni le tue energie, sostieni i tuoi bisogni di cibo. In cambio ricevi le persone.

Durante il corso molti ricordi del cammino, il mio risale al 2011, sono tornati alla mente. Rivivere l’esperienza con i propri pensieri uniti a quelli degli altri ti apre una bella dimensione di condivisione con chi poco prima era un perfetto sconosciuto.

Sconosciuti per poco, appunto, perché ognuno a modo suo, ma ugualmente tutti sentivamo di condividere qualcosa di veramente semplice, veramente bello. Tutti disposti a mettersi in gioco, anche se ci veniva ripetuto spesso che il lavoro sarà duro! duro! duro! Tutte belle persone che dopo i primi istanti riconoscevi, partecipavi, vivevi.

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Colpisce la moltitudine…

Liberando la memoria sono stato portato a valutare il tempo trascorso da allora…

Mi sono cosi ritrovato consapevole di una leggerezza che finora avevo solo intuito, fatta di alcuni passaggi:

Completare il percorso con mia madre… Che non smette mai di unirmi alle persone che sentono questo amore come cosa grande.

Prepararmi per viaggiare/camminare, un po’ all’avventura, scoprire la natura e condividere le esperienze, sentirmi umano e basta.

Aprire la porta di casa per fare della mia realtà abitativa un sostegno economico importante per la mia vita e accogliere persone dal mondo: sconosciute, di passaggio, curiose di una Casa Imperfetta, bisognose di un posto che costasse il giusto, sorprese proprio dell’accoglienza e dello scambio reciproco, imprevisto normalmente.

Chi mi legge, chi mi conosce mi può immaginare contento.

Accogliere.

Parola che inizia con la A, come il primo gesto che ha fatto Giovanni al mio ingresso alla Casa di Lazzaro di Acquapendente, sorprendendomi: un Abbraccio, che tra pellegrini ci si abbraccia.

Altra rivoluzione.

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Grazie.

 

 

 

 

 

Ospitalità… mia madre avrebbe sorriso.

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Julia, Dortje, Paola e Fernanda.

Ecco qui la prima cena con i miei ospiti, nella Casa Imperfetta: cena inaugurale!

Julia e Dortje sono due ragazze tedesche che girano l’Italia per musei e arte, hanno trovato su AirBnB il mio annuncio e sono venute a stare qualche giorno nella mia casa.

Mi è sembrato naturale invitarle a cenare insieme in una delle loro serate… L’inglese non era perfetto, chiedere di portare del vino a chi non beve non è stato brillante,  ma la serata aveva il calore di amici che con piacere si trovano a condividere un po’ di Tempo. Il cibo vegetariano, il vino buonissimo e anche il dolce inventato: pane, ricotta e marmallata di pere sono stati perfeti per accompagnare la conversazione e la curiosità.

In questi giorni di ‘preparazione’ al ricevimento dei primi ospiti, camminando per la città mi scoprivo contento che presto qualcuna di quelle persone straniere che incontravo per la via sarebbero passate per casa.

La sera sentendo le risate sonore e contaggiose di Julia mi è venuta in mente mia madre, sarebbe stata contenta di esserci anche lei, ne sono sicuro, anche se per ironia della sorte, le prime ragazze che sono venute, che hanno dormito nella stanza in cui è nata sono state tedesche, e lei i tedeschi diceva di non sopportarli per un lontano passato vissuto… Ma il cuore delle persone è più grande dei pregiudizi e mia madre avrebbe accolto con un sorriso quelle due ragazze sconosciute eppure coraggiose, solari, belle e gli avrebbe detto di tornare che la porta di casa sua è sempre aperta.

Andrò nel fine settimana a fare un corso per diventare Hospitalero sulla Via Francigena, poi magari sul Cammino di Santiago chissà… racconterò questa esperienza e il sorriso che l’ha accompagnata.

Domani arriva un’altra persona, arriverà a notte tarda, la sto aspettando per aprirgli la porta…

…e mentre scrivevo questa piccola storia una nuova prenotazione ha fatto vibrare con un sms il mio cellulare, il mondo è in movimento e passa di qui.

 

P.s. Ringraziamenti vanno a Paola e Fernanda per il contributo alla preparazione della cena e per l’inglese 😉

 

 

 

Livelli di Possibilità !!! ;)

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Camminare, ovunque, è cosa possibile… 😉

Volevo descrivere i Livelli di Difficoltà dei miei cammini.

Mi sono fermato subito alla parola DIFFICOLTA’!

Perplesso, perché non mi piaceva che ogni passo fosse legato a questo termine. Anche il più semplice.
Da l’idea che camminare è comunque cosa DIFFICILE!
Perchè deve essere così?
Mi è venuto di aiuto un libro, come sempre: Come un romanzo, di Daniel Pennac.
Nelle ultime pagine l’autore declama ‘I 10 diritti del lettore‘ scrivendo che vuole così sovvertire i divieti dei comandamenti e rivoltarli in diritti, perchè LEGGERE E’ UN DIRITTO! Allora anche CAMMINARE E’ UN DIRITTO, per me UNA POSSIBILITA’!
Così è nata la mia catalogazione colorata, bella, possibile 😉

PanePassiParole ha scelto la parola possibilità per definire i gradi dei livelli delle esperienze proposte:

1 – FACILE per tutti.

2 – INTERMEDIO per chi ha voglia di cominciare, di allenarsi, di provare a fare del camminare una buona pratica.

3 – PRATICANTE per persone che fanno trekking saltuariamente.

4 – IMPEGNATIVO per escursionisti che praticano con buona continuità, in buona condizione fisica.

5 – DIFFICILE per escursionisti esperti e allenati.

In base al livello indicato nella proposta di cammino potete orientarvi nelle vostre scelte, buona norma è autovalutarsi con serenità, considerare che prima di tutto viene il piacere di camminare e stare bene con gli altri, se avete dubbi potete chiedere senza problemi o imbarazzi. Ci sarà ascolto, attenzione e consiglio.

3 Febbraio 2019 – Di giardino in giardino, di storia in storia…

Comincia con un dono la nostra giornata:

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Le ultime due ciambelline al vino dentro il barattolo di vetro…

Ciambelline al vino in due sacchetti separati, per le due case e le persone che ospitano: per la colazione a casa mia e per il pranzo in casa di Paola a fine cammino. Questo il primo pensiero di chi non sapeva neanche se avrebbe partecipato ché il meteo… ché forse è stata annullata l’iniziativa… ma che faccio suono al citofono, sveglierò qualcuno?

Già la colazione davanti alle finestre della veranda doveva far capire come sarebbe trascorsa la giornata. Seppur appena conosciute le persone convenute non si alzavano più dalla sedia, ché si stava davvero bene a mangiare e chiacchierare!

Il giorno poi una volta usciti è stato senza orologio né cellulare (Ops! dimenticato 😉 dove le poche persone si accompagnavano con passi di stupore: ma questo giardino è… quello ‘ritrovato’ all’interno di Palazzo Venezia, con le parole delle letture, testi brevi due volte ripetuti ad alta voce per farli scivolare dentro dopo che avevano accarezzato la curiosità della superficie, delle conversazioni su Roma, sul coraggio di uscire, di mettersi in gioco, sulla fiducia che ti porta a raccontare i sogni difficili che ti accompagnano la notte, sul prendere un caffè e un dolce siciliano in un momento in cui la pioggia si faceva sentire: Non conoscevi questo posto? 🙂

Sul secondo dono che è stato il portare un brano da leggere agli altri convenuti, sconosciuti… scritto a mano su di un foglio…

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L’argomento era l’amore nella sua accezione più ampia, dai molti risvolti. Così siamo stati giudati di giardino in giardino dalle storie di questo libro:

Nove storie sull'amore

E dal piacere di stare insieme.

Il tempo è scorso come sabbia nella clessidra, senza rumore… così siamo arrivati tardi al pranzo da Paola 🙂 saltando anche alcuni stop di lettura/giardino previsti. Così vanno le cose con i miei programmi cambiano col cambiare della giornata, delle persone.

Ma non se ne aveva abbastanza di quella leggerezza che anche il pranzo si è allungato nel cibo e nelle conversazioni neanche fossimo ad un matrimonio. Solo alle 17:30 altri impegni ci portavano da alzarci e salutarci rompendo le righe con un arrivederci!

 

p.s. mi interrogo spesso, nei momenti di dubbio e di difficoltà, se portare avanti iniziative con poche persone, ché in fondo c’è un’idea di lavoro, di guadagno, poi alla fine mi accorgo sempre che un numero piccolo ha in sé una ricchezza, un plus-valore che mi meraviglia ogni volta, lasciandomi ricco oltre la sempre viva generosità che le persone mostrano.

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!