Le Ragazze dell’Argentario…

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Tramonto dalla casa sul mare….

Mi è capitato di portare molte persone a camminare, ma sul Monte Argentario è stata la prima volta che accompagnavo solo un piccolo gruppo di donne amiche tra loro già da tempo.

Già dalla prenotazione c’era un’aria diversa: parlavi/scrivevi/comunicavi con una e lo facevi con tutte. Una sorta di fiducia nella decisione di una sola per tutte quante.

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L’Isola Rossa in un passaggio di cammino.

Loro “Le ragazze dell’Argentario” sono  così venute insieme (Alessandra con un abbigliamento di chi è stata ‘rapita’ all’uscita dal lavoro :), sono venute allegre, interessate, curiose e fiduciose in quel che una di loro aveva raccontato della piccola esperienza avuta con me sui monti della Laga, lo scorso anno, mentre aiutavo nell’accompagnamento del numeroso gruppo di LibroTrekking.

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Verso Capo d’Omo

La socialità insita nella scelta di alloggiare in una casa come vecchi amici ha avuto il merito di legare gli animi oltre la semplice condivisione del cammino.

Ognuna tolti i panni della città si è messa a disposizione, ognuna interessata di quel che Paola andava preparando, ognuna partecipe con la propria esperienza in fatto di cucina come del vivere, ognuna per sè e per tutti.

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Bellezza e Meraviglia.

Scrivo questo per dare un’idea di quel che è stato il camminare, il mangiare all’aperto, lo stare davanti al fuoco con le parole semplici delle letture e delle storie che ognuna raccontava, discuteva, il condividere scenari di incredibile bellezza: di mare orizzonti tramonti…

Il libro scelto: Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio ha sollevato delicatamente alcune questioni personali che ognuna ha avuto il coraggio tranquillo di non celare ma di rivelare a Paola, a me sconosciuti.

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Luce e Calore dopo il tramonto…

Così ognuno si è mostrato per quel che è davvero (o nella sua parte più vera), ognuno con le proprie debolezze, con la propria bellezza, ognuno capace di far sentire l’altro uguale e accolto. Donne che oltre l’apparenza di un cappotto elegante o di un sorriso di circostanza hanno un coraggio di vivere che da solo basta a farle splendere apprezzandole, da solo basta per volergli bene, da solo basta per sentirsi vicino a loro e sostenerle come si può.

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Pranzo all’aperto prima di andare via…

Eppure, la cosa che ho amato di più in loro è stato il gioco, la serenità e la leggerezza di ridere e sorridere senza timore delle loro immagini: le fotografie riviste la sera tra di loro, ascoltandole dal di fuori avresti potuto dire che dietro la finestra c’erano delle ragazzine dopo la prima uscita senza i genitori… la loro voce ilare era un suono cristallino che non aveva età.

Queste le ragazze dell’ Argentario.

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A loro il mio grazie.

 

 

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3 Febbraio 2019 – Di giardino in giardino, di storia in storia…

Comincia con un dono la nostra giornata:

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Le ultime due ciambelline al vino dentro il barattolo di vetro…

Ciambelline al vino in due sacchetti separati, per le due case e le persone che ospitano: per la colazione a casa mia e per il pranzo in casa di Paola a fine cammino. Questo il primo pensiero di chi non sapeva neanche se avrebbe partecipato ché il meteo… ché forse è stata annullata l’iniziativa… ma che faccio suono al citofono, sveglierò qualcuno?

Già la colazione davanti alle finestre della veranda doveva far capire come sarebbe trascorsa la giornata. Seppur appena conosciute le persone convenute non si alzavano più dalla sedia, ché si stava davvero bene a mangiare e chiacchierare!

Il giorno poi una volta usciti è stato senza orologio né cellulare (Ops! dimenticato 😉 dove le poche persone si accompagnavano con passi di stupore: ma questo giardino è… quello ‘ritrovato’ all’interno di Palazzo Venezia, con le parole delle letture, testi brevi due volte ripetuti ad alta voce per farli scivolare dentro dopo che avevano accarezzato la curiosità della superficie, delle conversazioni su Roma, sul coraggio di uscire, di mettersi in gioco, sulla fiducia che ti porta a raccontare i sogni difficili che ti accompagnano la notte, sul prendere un caffè e un dolce siciliano in un momento in cui la pioggia si faceva sentire: Non conoscevi questo posto? 🙂

Sul secondo dono che è stato il portare un brano da leggere agli altri convenuti, sconosciuti… scritto a mano su di un foglio…

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L’argomento era l’amore nella sua accezione più ampia, dai molti risvolti. Così siamo stati giudati di giardino in giardino dalle storie di questo libro:

Nove storie sull'amore

E dal piacere di stare insieme.

Il tempo è scorso come sabbia nella clessidra, senza rumore… così siamo arrivati tardi al pranzo da Paola 🙂 saltando anche alcuni stop di lettura/giardino previsti. Così vanno le cose con i miei programmi cambiano col cambiare della giornata, delle persone.

Ma non se ne aveva abbastanza di quella leggerezza che anche il pranzo si è allungato nel cibo e nelle conversazioni neanche fossimo ad un matrimonio. Solo alle 17:30 altri impegni ci portavano da alzarci e salutarci rompendo le righe con un arrivederci!

 

p.s. mi interrogo spesso, nei momenti di dubbio e di difficoltà, se portare avanti iniziative con poche persone, ché in fondo c’è un’idea di lavoro, di guadagno, poi alla fine mi accorgo sempre che un numero piccolo ha in sé una ricchezza, un plus-valore che mi meraviglia ogni volta, lasciandomi ricco oltre la sempre viva generosità che le persone mostrano.

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!

15-16 Dicembre . Il piacere di stare insieme.

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La grande quercia, custode di Monte Maria.

Ester, Irene, Viviana, Claudia, Lorenzo e poi Paola e Pietro, Tiziana e Peppe ma anche Andrea e Luigi e altre persone si sono incontrate a Monte Maria ovvero al Casale Gatta Morena che vi è sopra.

Strade diverse ci hanno portati a condividere ‘il piacere di stare insieme’, a vario titolo: Chi insegnava, chi imparava, chi cucinava, chi leggeva, chi aspettava, chi ascoltava, tutti mangiavano ma diverso e anche uguale, chi aveva un papà da ‘nuovo cinema paradiso’, a chi invece ne aveva uno che ha ‘lanciato’ Terence Hill, che ora si alza alle cinque per preparare il caffè e scaldare la casa per tutti. Chi sorelle, chi con la compagna che non è venuta, chi con tanti episodi su un parco sul mare da raccontare. Chi bionda, chi castana, chi coi capelli lunghi e chi corti, chi con pochi e un gran sorriso semplice. Chi dalla Sicilia, chi da Roma e vicino Roma un po’ a nord, un po’ a sud, chi invece vive a San Giovanni, fermata metro A 🙂

Tutti, davvero tutti, hanno messo l’ingrediente giusto e della giusta quantità per far riuscire l’alchimia del titolo: il piacere di stare insieme.

Certo, abbiamo camminato dai formaggi dei Fratelli Pira, all’Antica Castro: un anello di storie sull’amicizia, di passi e sorprese, di etruschi e meraviglia, di cacciatori e di cerbiatti, di ricotta e pane, tagliato e spalmato prima del pranzo… delle TRE!

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La ricotta è durata poco, davvero!

Certo, abbiamo lavorato con attenzione sui quaderni che andavamo a rilegare sotto la guida attenta, fatta di parole e gesti, di Paola, c’era un così bel calore nella stanza che il vento di fuori, il freddo erano lontani e dimenticati. Che colori e che geometrie nei fili tra i fogli! Che piacere vedere che anche chi aveva annunciato di non avere una vena creativa: io con le mani… si era messo di buona lena con risultati davvero interessanti 🙂

Certo, c’è stata una cena collettiva in cui due bottiglie di prosecco e tante altre cose liquide e solide si sono trasformate in energia 🙂 e qualcuno continuava a chiedersi dove mai finivano le energie che mangiavo io… 😉 Una tavola di tredici persone, di cui molte fino al momento prima neanche si conoscevano!

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Il tavolo di lavoro e della convivialità.

Certo, la buona notte è stata un ‘apparecchiere la tavola per colazione’ ma solo dopo, dopo il viaggio nella notte fino alla vasca termale, fino al bagno caldo 41°, fino al rilassamento totale ma col cappello in testa e il costume addosso ! Felici di cercare una stella cometa che non si vedeva e di trovare delle stelle cadenti che tranciavano il cielo per un tempo quasi infinito…

Certo, c’è stata la colazione proprio sul tavolo apparecchiato la sera, e poi il cammino tranquillo, lieve, con una meta particolare: andare a trovare un orso buono di nome Andrea, nella sua casa/tana/laboratorio di monili e fantasie, che ci aspettava con vino, ricotta, pane e olio dei suoi ulivi, quello di Canino, quello che pizzica sulle labbra, per intendersi!

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In cammino per andare a trovare un amico…

Certo, ancora un pranzo c’è stato, sempre alle TRE! 😉 con il cibo di ieri e quello di oggi, c’è stato il secondo laboratorio e alla fine abbracci di saluto, quel trattenersi ancora un attimo per cercare di allontanare il ritorno.

C’è stato tutto questo, ma davvero non sarebbe stato nulla se ognuno non avesse accettato di giocare il gioco non sempre facile dello ‘stare insieme’, spogliandosi delle proprie rigidità, accettando umori, abitudini, pensieri e opinioni d’altri, donando una parte di sé, così come gesto naturale…

Tutto qui, come detto quasi l’achimia della pietra filosofale o giù di lì 🙂

Ho già detto che è l’inizio di una stagione? Non ricordo, fa lo stesso. Abbiamo motivo di credere che sarà bella.

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Da Monte Maria, si prende il volo per ogni dove, hai lo sguardo che spazia di trecentosessanta gradi attorno a te, ti senti libero di andare, ovunque.

Monte Maria, dove il sorriso è comune.

 

p.s. Questa è stata la prima iniziativa che ha visto insieme Monte Maria ovvero il Casale Gatta Morena ovvero Peppe e Tiziana, i Laboratori creativi di Rilegatura Giapponese di Paola Spigarelli e le mie proposte di cammini erranti con letture ad alta voce. Abbiamo ritrovato e seguito le tracce che un amico comune di nome Giancarlo aveva lasciato…

p.p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS:

Monte Maria- Casa di Andrea Canino

Anello Fratelli Pira-Antica Castro-Fratelli Pira

 

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.

 

 

 

 

 

 

 

…tornando da un’isola senza Tempo.

Può dare questa immagine un’idea del rapporto tra l’isola e noi, tra il nostro esistere e il suo:

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Cala Monella.
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Settembre 2018 – Scendendo verso la spiaggia delle Cannelle.

Abbiamo camminato sull’Isola del Giglio per tre giorni, senza fretta, senza una meta precisa: il quando e il dove poteva essere cambiato sempre, a seconda delle circostanze e dei bisogni personali. Questo per entrare in contatto con quel luogo dove il Tempo si è fermato, e c’è bisogno di non avere vincoli per aggirarsi leggeri a ritrovare in quel Tempo il tuo.

 

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Scorcio dai faraglioni.

Ci siamo tuffati nel Mare ogni volta che avevamo voglia (anche se una mamma anziana ci aveva consigliato di non farlo… :), ogni volta che, scendendo ripide scalinate o sentieri arrivavamo a sentire il colore splendido dell’acqua sui piedi. Era così intenso e leggero che ci si stupiva di non avere le estremità trasparenti, in-colorate dei tanti colori del Mare.

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Settembre 2018 – Vicino al faro…

Un abitante del posto ha detto: vivo qui tutto l’anno e non ho il cappotto!

Uno di noi invece asseriva che bisogna ritirarsi su di un’isola quando si va in pensione…

Noi, non viviamo al Giglio né siamo pensionati ma abbiamo goduto del clima senza limiti di piacere, siamo stati nel breve periodo di tre giorni un po’ in pensione. La compagnia amplificava il sentire comune.

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Settembre 2018 – La bellezza di una delle antiche terrazze, riportata a splendere sotto il sole.

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Proprio in virtù della libertà personale di gestire il proprio tempo non tutti hanno visto questa scala…. qualcuno ha preferito rilassarsi un po’ al mare. Ma chi ha camminato fino a Giglio Castello si è ritrovato dal nulla su questa scalinata, fondo che ricorda i basolati romani, costuita dalla fatica e dalle braccia e che oggi ci da un’emozione profonda e un senso di rispetto.

Le strade antiche che collegano i vari siti sono tante e ognuna respira senza Tempo. Non portano al mare per il piacere di un bagno, non sono state costruite per questo portano ai luoghi di lavoro, di commercio, di bisogno. Camminadoci nel più assoluto silenzio abbiamo visto, incontrato molte edicole per la raccolta del mosto, sono datate XI-XII secolo e ce ne sono a decine, sparse, perse, incastonate sulle terrazze ormai inaccessibili. Solo alcune terrazze mantengono ancora delle coltivazioni di uva, per l’Ansonico: il vino dell’Isola, oppure degli ulivi incastonati tra gli Erranti Sassi, custodi del Tempo. Abbiamo visto su delle pietre, tra le viti un piccone e una zappa arruginite, consumate e testimoni del lavoro e del tempo. Le terrazze a volte hanno scale così piccole, ma così piccole che una di noi ha detto: mi sa non ci passo con lo zaino! Poi si è sorpresa che pur piccole permettevano il passaggio.

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Settembre 2018 – Pietre di muri a secco che raccontano…

Chiudo questa storia con questo muro a secco.

Costruzioni umane che costeggiano mulattiere, disegnando varchi e confini, terrazzano tutta l’isola, formano edicole. Con questa pietra è costruito il paese (bellissimo!) di Giglio Castello e questo è il colore della terra dell’isola: lo abbiamo trovato sminuzzato in polvere sulle spiagge, lo abbiamo accarezzato sulle grandi pietre, lo abbiamo trovato nei volti dei suoi abitanti.

Tornare da qui non è facile, serve un salto temporale…. lungo quanto il tempo del traghettamento sul continente.

 

L’anno prossimo ci torneremo, con chi vorrà.

Sarà questa volta la giusta conclusione di un cammino lungo, che partirà da Manziana, vicino Roma, e sulla traccia di grandi vie del passato arriverà fin sulla costa del Monte Argentario, passando per:

Blera, Tuscania, Monte Maria, Pitigliano, Saturnia, Manciano, Capalbio, Ansedonia, Porto Santo Stefano…

per attraversare il mare e fermarsi un po’ sull’Isola senza Tempo.

 

 

 

1-2-3-Giugno Grecìa salentina…

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Muretti a secco, olivi dai tronchi contorti e bellissimi, Terra accogliente e ospitale… il Salento che ho incontrato camminano con gli amici di Repubblica Nomade aveva questi  ingredienti. Il plus-valore, la differenza l’hanno fatta proprio i camminanti della Repubblica, anche loro avevano un matrimonio da celebrare alla fine del loro cammino greco, un matrimonio nomade tra Ilaria e Claudio che si son conosciuti ballando una milonga clandestina 🙂

Era la prima volta che mi univo a loro, ne avevo sentito molto parlare ed ero curioso della non-organizzazione che funziona davvero. Dalla colazione random per Melpignano alle 6 di mattina finita per conoscere Tommaso un padre che aiutava, sostituiva il figlio la mattina presto, ai passi liberi che accoglievano l’indicazione del lavoro svolto da Luciana che ci giudava nella sua terra, alle tante informazioni raccolte: notizie, storie, cultura… alle relazioni che si creavano camminando, alla conoscenza di Dina, pugliese, che ama le rose profumate e che ci ha ospitato sulla sua terrazza per una cena davvero bellissima, dopo averci raccontato sulla via la sua storia e quella delle tabacchine salentine… un’amicizia nata così, in cammino e condivisa con Marilena ché insieme abbiamo colto il piacere di quel Tempo.

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L’immagine puo sembrare poco attraente ma è quel che non si vede che è importante: intorno alla tavola, a cena, tre persone sconosciute hanno sugellato una amicizia, un affetto, un legame che fino allora non esisteva… questa è la meraviglia del camminare, ti mostri libero, inoffensivo, viandante o pellegrino e vieni curato, protetto… da esseri umani come te che ti e si riconoscono, che restano con te…

Il Salento ha donato la sua storia e le sue bellezze, anche con la notte in ascolto al Festival dell’Inutile, o una pizzica ballata per la strada mentre vai verso la musica…

Il Salento connesso con le energie della terra con i suoi dolmen, i suoi menhir ti faceva sentire in relazione con il pianeta intero e tutti i suoi abitanti…

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E’ stato difficile lasciare questi amici che si dirigevano in Grecia, destinazione Atene mentre i miei mi portavano verso un’altra ‘grecia’, quella dell’Aspromonte Grecanico e poi la Magna Grecia… Chiudere un cammino comune, anche breve, lasciare la porta socchiusa per ritornare quando sarà è sempre un passaggio intenso e emozionante. Ti guardi indietro mentre sai che devi proseguire, lasci qualcosa di te e vai oltre cambiato, migliore.

Continua…

 

 

 

 

 

Premessa di un viaggio lungo 18 giorni…

Roma – Grecìa salentina  – Aspromonte – Sicilia, Magna Via Francigena, Marina di Ragusa – Roma

La prima scintilla di un viaggio si forma nella testa, qualcosa scatta senza che coscientemente sai… ma già sei partito.

Per trasformarsi dall’immaginario ad una concreta realtà c’è bisogno di una scintilla, qualcosa che accenda il fuoco del possibile, tipo:

Zio, vieni al mio matrimonio?” Chiara

Ti sposi, brava! E dove?” Io

In Sicilia, a Marina di Ragusa, il 15 giugno” Chiara

…mmmm, va bene, penso che ci verrò a piedi!” Io

S c i n t i l l a !!!

Perchè questo viaggio personale era nato due anni fa, alla morte di mia madre mi ero ripromesso di mettermi in cammino per ricominciare una nuova fase della vita, ma non sono andato oltre, ché ogni cosa avviene quando è maturo il Tempo. Gli anni però non sono passati invano, ogni tanto nell’andare coglievo e trattenevo un incontro, un paesaggio, una storia, un briciolo di bellezza così oggi so che inconsapevolmente stavo ‘costruendo’ il mio desiderio.

Dopo la telefonata/invito di mia nipote ho messo insieme tante cose, come pollicino con le briciole, le sono andato a raccogliere una per una, rinnovando affetti, rinverdendo colori, scoprendone di nuovi… e sono partito!

1-2-3 Giugno – Con Repubblica Nomade nella Grecìa Salentina… passaggio a Brindisi dall’amico Cosimo.

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4 Giugno Passaggio da Angela a Bova, Aspromonte. Una pausa accogliente, rigenerante, serena e affettuosa…

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5 Giugno Palermo, Giovanna prima del cammino solitario, un ultimo sorriso da portare con me…

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6-14 Giugno Palermo-Agrigento sulla Magna Via Francigena. Sperso di pensieri nella bellezza dell’interno della Sicilia.

15-17 Giugno Chiara si Sposa, parenti romani in Sicilia…

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18 Giugno Rientro a Roma…

 

Continua…

Tra gli alberi in città…

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Così è cominciato il cammino dedicato ai ‘Signori Alberi’, incontrando questo pino a ridosso delle mura gianicolensi.

Guardandolo ora, nel confronto con l’altro tronco dritto e perfetto, mi fa venire in mente il libro ‘Ci sono bambini a zig-zag’ di David Grossman, meraviglioso come quest’albero che ha voglia di vita da vendere a chiunque passa di !

Il cammino lo abbiamo cominciato il 6 maggio e si potrebbe pensare che tra alberi di tutte le meraviglie, racconti di scorribande bambine a Villa Sciarra, pasticcerie francesi da gustare con gli occhi (le calorie denunciate sarebbero letali per chiunque ;), letture e racconti in piazze e vie, poi il pranzo gustato sotto il Ginko Biloba del Pincio di Roma sia finito sorridendo quel giorno….

Lo si potrebbe dir finito solo oggi ché mi ripercorrendo i passi fatti mi sono trovato un nuovo albero ‘spuntato’ nella notte 🙂 questo:

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Sembra una quercia, un leccio qualsiasi, ma posso assicurarvi che fino a ieri non c’era! Al suo posto vi era una zolla di terra, triste e orfana del precedente quercia.

Ma quel vecchio Albero prima di morire deve aver seminato una ghianda nel cuore degli uomini, così che germogliando di volontà diventasse il nuovo albero di Piazza della Quercia.

Ecco, forse ora potremmo dir finita la nostra camminata dedicata ai Signori Alberi  ma…

Non vogliamo! ché di Alberi ce n’é sempre da vedere, andare a trovare, salutare, raccontare e non ultimo… respirare.

Allora facciamo che il prossimo passo di questa camminata infinita sarà al Giardin del Lago, in Villa Borghese dove altri uomini, col cuore seminato a ghiande, stanno cercando di salvare la quercia più vecchia di Roma.

Andiamola a trovare, farà del bene a lei e a noi.

Buon Cammino.

 

 

Esplorazioni in passi di Silenzio

Sono due i fine settimana ‘impegnati’ nelle Foreste Casentinesi.

Consecutivi.

Esplorativi.

Diversi.

6 e 7 e 8 aprile. Camminare per conoscere e riconoscere.

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13 e 14 e poi… 15 aprile Camminare per vedere e scoprire.

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Gli uni sconosciti agli altri, eppure legati insieme indissolubilmente.

Nella prima settimana 75 km di tracce intorno a Camaldoli e il suo Eremo, partendo la mattina presto dall’Oasi del Divin Maestro, camminare, camminare, camminare e far ritorno a sera, in tempo per la cena. Passi veloci, occhi veloci, nel silenzio dei luoghi e degli uomini, così è quando si cammina soli. Rubi il tempo all’impegno dell’esplorare per un boccone o due parole lette ad alta voce nel suono della natura compagna. Solo alla fine stanco e sudato trovi la soddisfazione di chiudere gli anelli che volevi, includendovi possibilità, sicurezza e non ultimo un pensiero di bellezza.

Conoscere e riconoscere, erano i verbi. Mancava il terzo e il quarto, ma ancora non sapevo…

La seconda settimana è cominciata ieri. Subito qualcosa di diverso accadeva: eri solo a camminare ma presenti altre persone ‘sole’: il Silenzio collante per tutti. Ognuno nel suo. Sentivi gli altri dietro senza suoni e senza vederli. E’ li che sono apparsi gli altri due verbi, è lì che vedevo, che scoprivo quei sentieri, quegli alberi, quei colori, quei suoni, quella Terra attorno e sotto, quel cielo in cui si viaggia ‘errando tra le stelle su di una stella’. Sentivo il piede che toccava il suolo e questo che gli rispondeva, sentivo il respiro mai corto, neanche in salita, sentivo la Bellezza intorno darmi il bentornato, sembrava dire: ti avevo visto distratto la volta scorsa, mi dispiaceva ché non ti accorgevi di me.

 

GiByd

Fili d’erba, insetti, sassi, daini, acque che saltano e suonano, alberi che raccontano, disegnano, nutrono, segni da ricordare nel Silenzio di tutti (eravamo 7) che è la somma del Silenzio di ognuno. Appare più grande, più intenso.

Se dovessi dirlo in una parola, userai l’aggettivo MERAVIGLIA.

Gratitudine è il senso della felicità nel ricevere, hai bisogno di metterti in uno stato di animo particolare e semplice dove lentezza e ascolto ti sono compagni. E’ allora che ti accorgi dell’Universo e ne sei grato.

Sorrido per le ‘corse’ di conoscenza di questi luoghi che mi hanno portato a fermare e fissare attimi nel Silenzio di questi giorni.

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Domani, ancora un giorno di Pace e Silenzio qui, sulla stessa Terra che trema per uomini in guerra lontano…

Il Cammino del Primo Giorno

Il Cammino del Secondo Giorno

Il Cammino del Terzo Giorno