8/9/10 ottobre 2019

Colori d’Autunno su sfondo bleu:

Cammini e Compagnia sul Monte Argentario.

 

Il Mare tutt’attorno: macchie di colore che cambiano forma e intensità, nel baluginare del Sole, fino all’Orizzonte incerto, velato da nebbie.

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Il Colore profumato dei fiori. Erica. Rosmarino. Corbezzolo.

Frutti rossi delle delicate forme, dalle diverse dimensioni.

Il Suono del Vento, l’intermezzo della Pioggia, del Silenzio che li accoglie.

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La bontà del Pane appena cotto, l’odore del caffè che riempie la moka e le narici, la tisana calda color caramello, la minestra di ceci (mi scivo la ricetta…), la differenza tra una ciotola e una tazza, le parole a contorno, il fare di ognuno con le mani: per lavoro, per fantasia, per piacere.

Il riposo quieto nel pomeriggio, la discesa in paese per il cibo. I confronti sulle storie del mondo: l’incredulità, lo spaesamento, il filo di rabbia per le violenze ad una libreria, come l’offesa ad una donna sopravvissuta all’olocausto. La determinazione a fare qualcosa di più, a sentir dentro la parola ‘impegno’ risuonare…

Nulla è mancato in questo fine settimana: né la realtà né il sogno, qui sull’Argentario.

C’era ieri, il qui e ora, c’era il domani.

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Gli ingredienti si sono mescolati a caso, (con azzardo direbbero i francesi ) formando scenari fantastici ad ogni secondo, sempre diversi, sempre intensi pur nella quiete di questo Tempo apparentemente a parte.

Cristina, Paola ed io. Ultima Brunella. Umani che si muovevano in questo piccolo Teatro di Bellezza.

Contenti di aver colto le possibilità che venivano offerte al mercato della vita.

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Può sembrare poco o nulla ché non c’erano folle, non c’era avventura, non c’era nulla di social, eppure… eppure… eppure…

Che Meraviglia!

 

21/25 ottobre 2019 – Cammino da Est, verso Feltre, con i Rolling Claps

In Cammino da Oriente verso… : questa è stata la prima suggestione che ha portato a scegliere questa avventura. Altri anelli si sono aggiunti alla catena immaginaria della scelta, altri elementi…

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Le condizioni spartane: sacco a pelo e materassino per comodi pavimenti, da mettere nello zaino che hanno inteso dire accoglienza, disponibilità, generosità di chi aveva accettato di darci un tetto.

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I costi contenuti, che vuole essere attenzione alla propria condizione del vivere con meno e, al contempo, lasciare un contributo ad un fare sociale i guadagni altrimenti privati, così che senti di partecipare, contribuire, aiutare chi vive le realtà locali, non sempre facili, dei territori in cui stai camminando.

Non ultimo, chi proponeva l’esperienza, non la ‘commerciale’ Compagnia dei Cammini, a cui comunque vanno tanti meriti, ma l’associazione The Rolling Claps suo satellite autonomo per l’occasione, quindi libero da tanti vincoli, che fa del camminare un evento sociale a tuttotondo, nonchè Alberto Torchio, guida e conoscenza di un’altra esperienza nel lontano Aspromonte.

Ecco ciò che mi hanno portato a mettere su lo zaino ed andare. Il resto è venuto da sé, direi quasi ineluttabilmente…

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Già prima di camminare insieme, i compagni di cammino, si sono manifestati in sintonia. Le mail scambiate con Gianfranco, poi i suoi racconti in auto avvicinandoci a Vittorio Veneto facevano un bel quadro di una persona che alla soglia degli ottanta anni aveva tanta leggerezza e ancora voglia di avventura.

I primi volti incontrati al Fenderl e gli altri che con piccoli ritardi si aggiungevano, tanto da farci riprendere dalla signora della trattoria de La giraffa perchè eravamo più del numero prenotato. P91020-223509

Poi la cena nella sala tutta per noi ci ha dato il tempo di accordarci, come una banda musicale che prova gli strumenti prima, per essere a posto nell’esecuzione. Così anche l’ostessa borbottante alla fine, sentendo della nostra impresa e vedendo che non si replicava ai suoi sussulti rimbrottanti, ci ha fatto bere il SUO vino e mangiare le SUE cose con un sorriso di accompagno.

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Il resto è stato cammino con tutto quel che questa parola significa:

la pacata gentilezza di Bernardino che ha cucinato un risotto per tutti resistendo col sorriso a tutte le invettive, indicazioni, suggerimenti del pubblico vociante e affamato. Bernardino che con quel ‘preferisco trovare l’equilibrio da solo‘ dettomi quando offrivo aiuto, si autodefiniva con serenità.

Il contrasto in Gianluca, allegro e spumeggiante come un vino mosso ad ogni sosta, ad ogni tavola imbandita, capace di riportare le cose serie alla dimensione di un gioco mostrandole disincantate e offrendo il lato divertente senza sminuirle, ma comunque silenzioso, ultimo della fila che raramente sentivi quando si camminava, più attento a un sé interiore, al contesto, agli incontri occasionali a cui dedicava Tempo.

Lo sguardo un po’ smarrito e timido di Andrea, che sembrava cercare il suo cosa farò da grande sapendo forse che grandi non si è mai abbastanza: quando scegli di guardar lontano, quando non vuoi sottostare al lavoro in cambio della vita, quando ti piace il vento sul viso andando in bici e non vuoi smettere di andarci, così che negli ultimi giorni ti ha donato il suo miglior sorriso luminoso e potente e convinto di chi non sente più il peso dello zaino ma solo la bellezza di portarlo e di star con te.

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La serenità di saper d’essere arrivati ad un equilibrio di vita che Giuseppe mostrava parlando di caccia, di saper levare la pelle a un animale, che ama i suoi gatti e li vizia, che conosce le piante, i funghi, la natura senza smettere di frequentare numeri per lavoro. Giuseppe che parlava solo quando si era in due, previleggiando ascolto e parole attente. delicate e dedicate.

Poi Il lato femminile del cammino, i suoi mondi incantati e spirituali che con Marcella e la sua Sardegna nell’anima, col suo desiderio di cantare, con suo codino colorato che faceva capolino dai ricci, con il suo tranquillo e pulito vizio del fumare, del caffé venivano a galla lievi come una bolla d’aria nell’acqua.

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I legame con i colori, con le forme che Tiziana mostrava nei suoi cappelli e negli abiti che sapevano di  ciclamino e come il piccolo fiore predilige l’ombra lei era presente e ti raccontava di vita e di emozioni senza che  nuvola apparisse nel suo cielo, anche quando gli argomenti toccavano gli affetti, le prove, le cadute.

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L’andar velocemente piano, che La Nadia incarnava… La Nadia, con l’articolo al femminile, come il fiume: La Piave, e come il fiume scorre veloce, fluente sempre, di piede e parola, ma nelle anse delle conversazioni torna quieta, attenta, partecipe ad ascoltare e sviluppare pensieri senza perdere il carattere dinamico.

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Gli strati delle cose che danno spessore, che sono sedimentazione del tuo star bene, che proteggono mentre cammini e rifletti e sei silente, così Paola li faceva apparire quando il caldo eccessivo la portava a levarsene qualcuno di dosso, a togliersi gli occhiali grandi, a lasciar nudi gli occhi profondi quanto l’anima, a farti vedere con dolcezza che la vita la si può anche lasciar scorrere.

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La realtà e la fantasia di Elisa che nel breve tempo concessogli dalla salute ci ha accompagnato, sopreso quando ci ha detto di intendersi con i volumi a proposito della misura delle piogge, calcolata per litro in un metro quadro, ma che poi andando via mi ha scritto di una ritrovata voglia di riprendere a leggere ad alta voce (per un lettore pubblico come me, il più bel regalo).

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Il perdersi nella nebbia, col sorriso di Lara che ricordava il film Amarcord, del vecchio che non trovava più la casa: se la morte fosse così….

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La compagnia attenta e curiosa di Luca, che ti accompagnava con la voce, ti seguiva con lo sguardo, ti aspettava senza fretta, chiedeva: tutto bene….

L’abbandono di Marco, che non ha dato il tempo neanche di salutare, di comprendere, di accettare, forse doveva portare con sé lo strumento musicale ritrovato da grande, forse non era pronto, non sappiamo…

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Le cadute della guida (a cui non ho assitito…), che mostravano un aspetto della responsabilità, al di là della relazione piacevole, interessante, attenta e professionale che Alberto ha donato a tutti.

La discreta presenza di Alberto e Anila, la cui compagnia era tangibile senza essere manifesta, una profondità percepita e appena intesa nel sapere del contributo dato       all’ Associazione Lunghi Cammini.

Ecco, così è stato.

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Il camminare ha molte altre declinazioni, ogni cammino ne mostra tante e diverse, ad ogni cammino puoi sempre accomunare, senza paura di sbagliare, senza esitazioni una parola:

BELLEZZA.

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…da ammirare col naso all’insù!

 

Tracce GPS:

1° giorno Vittorio Veneto-Follina

2° giorno Follina-Zelant (Geppo)

3° giorno Zelant-Longano

4° giorno Longano-Mel-Cellarda

5° giorno Cellarda-Feltre

Le Ragazze dell’Argentario…

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Tramonto dalla casa sul mare….

Mi è capitato di portare molte persone a camminare, ma sul Monte Argentario è stata la prima volta che accompagnavo solo un piccolo gruppo di donne amiche tra loro già da tempo.

Già dalla prenotazione c’era un’aria diversa: parlavi/scrivevi/comunicavi con una e lo facevi con tutte. Una sorta di fiducia nella decisione di una sola per tutte quante.

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L’Isola Rossa in un passaggio di cammino.

Loro “Le ragazze dell’Argentario” sono  così venute insieme (Alessandra con un abbigliamento di chi è stata ‘rapita’ all’uscita dal lavoro :), sono venute allegre, interessate, curiose e fiduciose in quel che una di loro aveva raccontato della piccola esperienza avuta con me sui monti della Laga, lo scorso anno, mentre aiutavo nell’accompagnamento del numeroso gruppo di LibroTrekking.

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Verso Capo d’Omo

La socialità insita nella scelta di alloggiare in una casa come vecchi amici ha avuto il merito di legare gli animi oltre la semplice condivisione del cammino.

Ognuna tolti i panni della città si è messa a disposizione, ognuna interessata di quel che Paola andava preparando, ognuna partecipe con la propria esperienza in fatto di cucina come del vivere, ognuna per sè e per tutti.

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Bellezza e Meraviglia.

Scrivo questo per dare un’idea di quel che è stato il camminare, il mangiare all’aperto, lo stare davanti al fuoco con le parole semplici delle letture e delle storie che ognuna raccontava, discuteva, il condividere scenari di incredibile bellezza: di mare orizzonti tramonti…

Il libro scelto: Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio ha sollevato delicatamente alcune questioni personali che ognuna ha avuto il coraggio tranquillo di non celare ma di rivelare a Paola, a me sconosciuti.

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Luce e Calore dopo il tramonto…

Così ognuno si è mostrato per quel che è davvero (o nella sua parte più vera), ognuno con le proprie debolezze, con la propria bellezza, ognuno capace di far sentire l’altro uguale e accolto. Donne che oltre l’apparenza di un cappotto elegante o di un sorriso di circostanza hanno un coraggio di vivere che da solo basta a farle splendere apprezzandole, da solo basta per volergli bene, da solo basta per sentirsi vicino a loro e sostenerle come si può.

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Pranzo all’aperto prima di andare via…

Eppure, la cosa che ho amato di più in loro è stato il gioco, la serenità e la leggerezza di ridere e sorridere senza timore delle loro immagini: le fotografie riviste la sera tra di loro, ascoltandole dal di fuori avresti potuto dire che dietro la finestra c’erano delle ragazzine dopo la prima uscita senza i genitori… la loro voce ilare era un suono cristallino che non aveva età.

Queste le ragazze dell’ Argentario.

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A loro il mio grazie.

 

 

3 Febbraio 2019 – Di giardino in giardino, di storia in storia…

Comincia con un dono la nostra giornata:

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Le ultime due ciambelline al vino dentro il barattolo di vetro…

Ciambelline al vino in due sacchetti separati, per le due case e le persone che ospitano: per la colazione a casa mia e per il pranzo in casa di Paola a fine cammino. Questo il primo pensiero di chi non sapeva neanche se avrebbe partecipato ché il meteo… ché forse è stata annullata l’iniziativa… ma che faccio suono al citofono, sveglierò qualcuno?

Già la colazione davanti alle finestre della veranda doveva far capire come sarebbe trascorsa la giornata. Seppur appena conosciute le persone convenute non si alzavano più dalla sedia, ché si stava davvero bene a mangiare e chiacchierare!

Il giorno poi una volta usciti è stato senza orologio né cellulare (Ops! dimenticato 😉 dove le poche persone si accompagnavano con passi di stupore: ma questo giardino è… quello ‘ritrovato’ all’interno di Palazzo Venezia, con le parole delle letture, testi brevi due volte ripetuti ad alta voce per farli scivolare dentro dopo che avevano accarezzato la curiosità della superficie, delle conversazioni su Roma, sul coraggio di uscire, di mettersi in gioco, sulla fiducia che ti porta a raccontare i sogni difficili che ti accompagnano la notte, sul prendere un caffè e un dolce siciliano in un momento in cui la pioggia si faceva sentire: Non conoscevi questo posto? 🙂

Sul secondo dono che è stato il portare un brano da leggere agli altri convenuti, sconosciuti… scritto a mano su di un foglio…

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L’argomento era l’amore nella sua accezione più ampia, dai molti risvolti. Così siamo stati giudati di giardino in giardino dalle storie di questo libro:

Nove storie sull'amore

E dal piacere di stare insieme.

Il tempo è scorso come sabbia nella clessidra, senza rumore… così siamo arrivati tardi al pranzo da Paola 🙂 saltando anche alcuni stop di lettura/giardino previsti. Così vanno le cose con i miei programmi cambiano col cambiare della giornata, delle persone.

Ma non se ne aveva abbastanza di quella leggerezza che anche il pranzo si è allungato nel cibo e nelle conversazioni neanche fossimo ad un matrimonio. Solo alle 17:30 altri impegni ci portavano da alzarci e salutarci rompendo le righe con un arrivederci!

 

p.s. mi interrogo spesso, nei momenti di dubbio e di difficoltà, se portare avanti iniziative con poche persone, ché in fondo c’è un’idea di lavoro, di guadagno, poi alla fine mi accorgo sempre che un numero piccolo ha in sé una ricchezza, un plus-valore che mi meraviglia ogni volta, lasciandomi ricco oltre la sempre viva generosità che le persone mostrano.

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!

15-16 Dicembre . Il piacere di stare insieme.

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La grande quercia, custode di Monte Maria.

Ester, Irene, Viviana, Claudia, Lorenzo e poi Paola e Pietro, Tiziana e Peppe ma anche Andrea e Luigi e altre persone si sono incontrate a Monte Maria ovvero al Casale Gatta Morena che vi è sopra.

Strade diverse ci hanno portati a condividere ‘il piacere di stare insieme’, a vario titolo: Chi insegnava, chi imparava, chi cucinava, chi leggeva, chi aspettava, chi ascoltava, tutti mangiavano ma diverso e anche uguale, chi aveva un papà da ‘nuovo cinema paradiso’, a chi invece ne aveva uno che ha ‘lanciato’ Terence Hill, che ora si alza alle cinque per preparare il caffè e scaldare la casa per tutti. Chi sorelle, chi con la compagna che non è venuta, chi con tanti episodi su un parco sul mare da raccontare. Chi bionda, chi castana, chi coi capelli lunghi e chi corti, chi con pochi e un gran sorriso semplice. Chi dalla Sicilia, chi da Roma e vicino Roma un po’ a nord, un po’ a sud, chi invece vive a San Giovanni, fermata metro A 🙂

Tutti, davvero tutti, hanno messo l’ingrediente giusto e della giusta quantità per far riuscire l’alchimia del titolo: il piacere di stare insieme.

Certo, abbiamo camminato dai formaggi dei Fratelli Pira, all’Antica Castro: un anello di storie sull’amicizia, di passi e sorprese, di etruschi e meraviglia, di cacciatori e di cerbiatti, di ricotta e pane, tagliato e spalmato prima del pranzo… delle TRE!

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La ricotta è durata poco, davvero!

Certo, abbiamo lavorato con attenzione sui quaderni che andavamo a rilegare sotto la guida attenta, fatta di parole e gesti, di Paola, c’era un così bel calore nella stanza che il vento di fuori, il freddo erano lontani e dimenticati. Che colori e che geometrie nei fili tra i fogli! Che piacere vedere che anche chi aveva annunciato di non avere una vena creativa: io con le mani… si era messo di buona lena con risultati davvero interessanti 🙂

Certo, c’è stata una cena collettiva in cui due bottiglie di prosecco e tante altre cose liquide e solide si sono trasformate in energia 🙂 e qualcuno continuava a chiedersi dove mai finivano le energie che mangiavo io… 😉 Una tavola di tredici persone, di cui molte fino al momento prima neanche si conoscevano!

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Il tavolo di lavoro e della convivialità.

Certo, la buona notte è stata un ‘apparecchiere la tavola per colazione’ ma solo dopo, dopo il viaggio nella notte fino alla vasca termale, fino al bagno caldo 41°, fino al rilassamento totale ma col cappello in testa e il costume addosso ! Felici di cercare una stella cometa che non si vedeva e di trovare delle stelle cadenti che tranciavano il cielo per un tempo quasi infinito…

Certo, c’è stata la colazione proprio sul tavolo apparecchiato la sera, e poi il cammino tranquillo, lieve, con una meta particolare: andare a trovare un orso buono di nome Andrea, nella sua casa/tana/laboratorio di monili e fantasie, che ci aspettava con vino, ricotta, pane e olio dei suoi ulivi, quello di Canino, quello che pizzica sulle labbra, per intendersi!

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In cammino per andare a trovare un amico…

Certo, ancora un pranzo c’è stato, sempre alle TRE! 😉 con il cibo di ieri e quello di oggi, c’è stato il secondo laboratorio e alla fine abbracci di saluto, quel trattenersi ancora un attimo per cercare di allontanare il ritorno.

C’è stato tutto questo, ma davvero non sarebbe stato nulla se ognuno non avesse accettato di giocare il gioco non sempre facile dello ‘stare insieme’, spogliandosi delle proprie rigidità, accettando umori, abitudini, pensieri e opinioni d’altri, donando una parte di sé, così come gesto naturale…

Tutto qui, come detto quasi l’achimia della pietra filosofale o giù di lì 🙂

Ho già detto che è l’inizio di una stagione? Non ricordo, fa lo stesso. Abbiamo motivo di credere che sarà bella.

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Da Monte Maria, si prende il volo per ogni dove, hai lo sguardo che spazia di trecentosessanta gradi attorno a te, ti senti libero di andare, ovunque.

Monte Maria, dove il sorriso è comune.

 

p.s. Questa è stata la prima iniziativa che ha visto insieme Monte Maria ovvero il Casale Gatta Morena ovvero Peppe e Tiziana, i Laboratori creativi di Rilegatura Giapponese di Paola Spigarelli e le mie proposte di cammini erranti con letture ad alta voce. Abbiamo ritrovato e seguito le tracce che un amico comune di nome Giancarlo aveva lasciato…

p.p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS:

Monte Maria- Casa di Andrea Canino

Anello Fratelli Pira-Antica Castro-Fratelli Pira

 

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.