Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.

 

 

 

 

 

 

 

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…tornando da un’isola senza Tempo.

Può dare questa immagine un’idea del rapporto tra l’isola e noi, tra il nostro esistere e il suo:

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Cala Monella.
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Settembre 2018 – Scendendo verso la spiaggia delle Cannelle.

Abbiamo camminato sull’Isola del Giglio per tre giorni, senza fretta, senza una meta precisa: il quando e il dove poteva essere cambiato sempre, a seconda delle circostanze e dei bisogni personali. Questo per entrare in contatto con quel luogo dove il Tempo si è fermato, e c’è bisogno di non avere vincoli per aggirarsi leggeri a ritrovare in quel Tempo il tuo.

 

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Scorcio dai faraglioni.

Ci siamo tuffati nel Mare ogni volta che avevamo voglia (anche se una mamma anziana ci aveva consigliato di non farlo… :), ogni volta che, scendendo ripide scalinate o sentieri arrivavamo a sentire il colore splendido dell’acqua sui piedi. Era così intenso e leggero che ci si stupiva di non avere le estremità trasparenti, in-colorate dei tanti colori del Mare.

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Settembre 2018 – Vicino al faro…

Un abitante del posto ha detto: vivo qui tutto l’anno e non ho il cappotto!

Uno di noi invece asseriva che bisogna ritirarsi su di un’isola quando si va in pensione…

Noi, non viviamo al Giglio né siamo pensionati ma abbiamo goduto del clima senza limiti di piacere, siamo stati nel breve periodo di tre giorni un po’ in pensione. La compagnia amplificava il sentire comune.

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Settembre 2018 – La bellezza di una delle antiche terrazze, riportata a splendere sotto il sole.

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Proprio in virtù della libertà personale di gestire il proprio tempo non tutti hanno visto questa scala…. qualcuno ha preferito rilassarsi un po’ al mare. Ma chi ha camminato fino a Giglio Castello si è ritrovato dal nulla su questa scalinata, fondo che ricorda i basolati romani, costuita dalla fatica e dalle braccia e che oggi ci da un’emozione profonda e un senso di rispetto.

Le strade antiche che collegano i vari siti sono tante e ognuna respira senza Tempo. Non portano al mare per il piacere di un bagno, non sono state costruite per questo portano ai luoghi di lavoro, di commercio, di bisogno. Camminadoci nel più assoluto silenzio abbiamo visto, incontrato molte edicole per la raccolta del mosto, sono datate XI-XII secolo e ce ne sono a decine, sparse, perse, incastonate sulle terrazze ormai inaccessibili. Solo alcune terrazze mantengono ancora delle coltivazioni di uva, per l’Ansonaco: il vino dell’Isola, oppure degli ulivi incastonati tra gli Erranti Sassi, custodi del Tempo. Abbiamo visto su delle pietre, tra le viti un piccone e una zappa arruginite, consumate e testimoni del lavoro e del tempo. Le terrazze a volte hanno scale così piccole, ma così piccole che una di noi ha detto: mi sa non ci passo con lo zaino! Poi si è sorpresa che pur piccole permettevano il passaggio.

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Settembre 2018 – Pietre di muri a secco che raccontano…

Chiudo questa storia con questo muro a secco.

Costruzioni umane che costeggiano mulattiere, disegnando varchi e confini, terrazzano tutta l’isola, formano edicole. Con questa pietra è costruito il paese (bellissimo!) di Giglio Castello e questo è il colore della terra dell’isola: lo abbiamo trovato sminuzzato in polvere sulle spiagge, lo abbiamo accarezzato sulle grandi pietre, lo abbiamo trovato nei volti dei suoi abitanti.

Tornare da qui non è facile, serve un salto temporale…. lungo quanto il tempo del traghettamento sul continente.

 

L’anno prossimo ci torneremo, con chi vorrà.

Sarà questa volta la giusta conclusione di un cammino lungo, che partirà da Manziana, vicino Roma, e sulla traccia di grandi vie del passato arriverà fin sulla costa del Monte Argentario, passando per:

Blera, Tuscania, Monte Maria, Pitigliano, Saturnia, Manciano, Capalbio, Ansedonia, Porto Santo Stefano…

per attraversare il mare e fermarsi un po’ sull’Isola senza Tempo.

 

 

 

1-2-3-Giugno Grecìa salentina…

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Muretti a secco, olivi dai tronchi contorti e bellissimi, Terra accogliente e ospitale… il Salento che ho incontrato camminano con gli amici di Repubblica Nomade aveva questi  ingredienti. Il plus-valore, la differenza l’hanno fatta proprio i camminanti della Repubblica, anche loro avevano un matrimonio da celebrare alla fine del loro cammino greco, un matrimonio nomade tra Ilaria e Claudio che si son conosciuti ballando una milonga clandestina 🙂

Era la prima volta che mi univo a loro, ne avevo sentito molto parlare ed ero curioso della non-organizzazione che funziona davvero. Dalla colazione random per Melpignano alle 6 di mattina finita per conoscere Tommaso un padre che aiutava, sostituiva il figlio la mattina presto, ai passi liberi che accoglievano l’indicazione del lavoro svolto da Luciana che ci giudava nella sua terra, alle tante informazioni raccolte: notizie, storie, cultura… alle relazioni che si creavano camminando, alla conoscenza di Dina, pugliese, che ama le rose profumate e che ci ha ospitato sulla sua terrazza per una cena davvero bellissima, dopo averci raccontato sulla via la sua storia e quella delle tabacchine salentine… un’amicizia nata così, in cammino e condivisa con Marilena ché insieme abbiamo colto il piacere di quel Tempo.

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L’immagine puo sembrare poco attraente ma è quel che non si vede che è importante: intorno alla tavola, a cena, tre persone sconosciute hanno sugellato una amicizia, un affetto, un legame che fino allora non esisteva… questa è la meraviglia del camminare, ti mostri libero, inoffensivo, viandante o pellegrino e vieni curato, protetto… da esseri umani come te che ti e si riconoscono, che restano con te…

Il Salento ha donato la sua storia e le sue bellezze, anche con la notte in ascolto al Festival dell’Inutile, o una pizzica ballata per la strada mentre vai verso la musica…

Il Salento connesso con le energie della terra con i suoi dolmen, i suoi menhir ti faceva sentire in relazione con il pianeta intero e tutti i suoi abitanti…

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E’ stato difficile lasciare questi amici che si dirigevano in Grecia, destinazione Atene mentre i miei mi portavano verso un’altra ‘grecia’, quella dell’Aspromonte Grecanico e poi la Magna Grecia… Chiudere un cammino comune, anche breve, lasciare la porta socchiusa per ritornare quando sarà è sempre un passaggio intenso e emozionante. Ti guardi indietro mentre sai che devi proseguire, lasci qualcosa di te e vai oltre cambiato, migliore.

Continua…

 

 

 

 

 

Premessa di un viaggio lungo 18 giorni…

Roma – Grecìa salentina  – Aspromonte – Sicilia, Magna Via Francigena, Marina di Ragusa – Roma

La prima scintilla di un viaggio si forma nella testa, qualcosa scatta senza che coscientemente sai… ma già sei partito.

Per trasformarsi dall’immaginario ad una concreta realtà c’è bisogno di una scintilla, qualcosa che accenda il fuoco del possibile, tipo:

Zio, vieni al mio matrimonio?” Chiara

Ti sposi, brava! E dove?” Io

In Sicilia, a Marina di Ragusa, il 15 giugno” Chiara

…mmmm, va bene, penso che ci verrò a piedi!” Io

S c i n t i l l a !!!

Perchè questo viaggio personale era nato due anni fa, alla morte di mia madre mi ero ripromesso di mettermi in cammino per ricominciare una nuova fase della vita, ma non sono andato oltre, ché ogni cosa avviene quando è maturo il Tempo. Gli anni però non sono passati invano, ogni tanto nell’andare coglievo e trattenevo un incontro, un paesaggio, una storia, un briciolo di bellezza così oggi so che inconsapevolmente stavo ‘costruendo’ il mio desiderio.

Dopo la telefonata/invito di mia nipote ho messo insieme tante cose, come pollicino con le briciole, le sono andato a raccogliere una per una, rinnovando affetti, rinverdendo colori, scoprendone di nuovi… e sono partito!

1-2-3 Giugno – Con Repubblica Nomade nella Grecìa Salentina… passaggio a Brindisi dall’amico Cosimo.

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4 Giugno Passaggio da Angela a Bova, Aspromonte. Una pausa accogliente, rigenerante, serena e affettuosa…

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5 Giugno Palermo, Giovanna prima del cammino solitario, un ultimo sorriso da portare con me…

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6-14 Giugno Palermo-Agrigento sulla Magna Via Francigena. Sperso di pensieri nella bellezza dell’interno della Sicilia.

15-17 Giugno Chiara si Sposa, parenti romani in Sicilia…

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18 Giugno Rientro a Roma…

 

Continua…

Tra gli alberi in città…

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Così è cominciato il cammino dedicato ai ‘Signori Alberi’, incontrando questo pino a ridosso delle mura gianicolensi.

Guardandolo ora, nel confronto con l’altro tronco dritto e perfetto, mi fa venire in mente il libro ‘Ci sono bambini a zig-zag’ di David Grossman, meraviglioso come quest’albero che ha voglia di vita da vendere a chiunque passa di !

Il cammino lo abbiamo cominciato il 6 maggio e si potrebbe pensare che tra alberi di tutte le meraviglie, racconti di scorribande bambine a Villa Sciarra, pasticcerie francesi da gustare con gli occhi (le calorie denunciate sarebbero letali per chiunque ;), letture e racconti in piazze e vie, poi il pranzo gustato sotto il Ginko Biloba del Pincio di Roma sia finito sorridendo quel giorno….

Lo si potrebbe dir finito solo oggi ché mi ripercorrendo i passi fatti mi sono trovato un nuovo albero ‘spuntato’ nella notte 🙂 questo:

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Sembra una quercia, un leccio qualsiasi, ma posso assicurarvi che fino a ieri non c’era! Al suo posto vi era una zolla di terra, triste e orfana del precedente quercia.

Ma quel vecchio Albero prima di morire deve aver seminato una ghianda nel cuore degli uomini, così che germogliando di volontà diventasse il nuovo albero di Piazza della Quercia.

Ecco, forse ora potremmo dir finita la nostra camminata dedicata ai Signori Alberi  ma…

Non vogliamo! ché di Alberi ce n’é sempre da vedere, andare a trovare, salutare, raccontare e non ultimo… respirare.

Allora facciamo che il prossimo passo di questa camminata infinita sarà al Giardin del Lago, in Villa Borghese dove altri uomini, col cuore seminato a ghiande, stanno cercando di salvare la quercia più vecchia di Roma.

Andiamola a trovare, farà del bene a lei e a noi.

Buon Cammino.

 

 

Esplorazioni in passi di Silenzio

Sono due i fine settimana ‘impegnati’ nelle Foreste Casentinesi.

Consecutivi.

Esplorativi.

Diversi.

6 e 7 e 8 aprile. Camminare per conoscere e riconoscere.

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13 e 14 e poi… 15 aprile Camminare per vedere e scoprire.

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Gli uni sconosciti agli altri, eppure legati insieme indissolubilmente.

Nella prima settimana 75 km di tracce intorno a Camaldoli e il suo Eremo, partendo la mattina presto dall’Oasi del Divin Maestro, camminare, camminare, camminare e far ritorno a sera, in tempo per la cena. Passi veloci, occhi veloci, nel silenzio dei luoghi e degli uomini, così è quando si cammina soli. Rubi il tempo all’impegno dell’esplorare per un boccone o due parole lette ad alta voce nel suono della natura compagna. Solo alla fine stanco e sudato trovi la soddisfazione di chiudere gli anelli che volevi, includendovi possibilità, sicurezza e non ultimo un pensiero di bellezza.

Conoscere e riconoscere, erano i verbi. Mancava il terzo e il quarto, ma ancora non sapevo…

La seconda settimana è cominciata ieri. Subito qualcosa di diverso accadeva: eri solo a camminare ma presenti altre persone ‘sole’: il Silenzio collante per tutti. Ognuno nel suo. Sentivi gli altri dietro senza suoni e senza vederli. E’ li che sono apparsi gli altri due verbi, è lì che vedevo, che scoprivo quei sentieri, quegli alberi, quei colori, quei suoni, quella Terra attorno e sotto, quel cielo in cui si viaggia ‘errando tra le stelle su di una stella’. Sentivo il piede che toccava il suolo e questo che gli rispondeva, sentivo il respiro mai corto, neanche in salita, sentivo la Bellezza intorno darmi il bentornato, sembrava dire: ti avevo visto distratto la volta scorsa, mi dispiaceva ché non ti accorgevi di me.

 

GiByd

Fili d’erba, insetti, sassi, daini, acque che saltano e suonano, alberi che raccontano, disegnano, nutrono, segni da ricordare nel Silenzio di tutti (eravamo 7) che è la somma del Silenzio di ognuno. Appare più grande, più intenso.

Se dovessi dirlo in una parola, userai l’aggettivo MERAVIGLIA.

Gratitudine è il senso della felicità nel ricevere, hai bisogno di metterti in uno stato di animo particolare e semplice dove lentezza e ascolto ti sono compagni. E’ allora che ti accorgi dell’Universo e ne sei grato.

Sorrido per le ‘corse’ di conoscenza di questi luoghi che mi hanno portato a fermare e fissare attimi nel Silenzio di questi giorni.

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Domani, ancora un giorno di Pace e Silenzio qui, sulla stessa Terra che trema per uomini in guerra lontano…

Il Cammino del Primo Giorno

Il Cammino del Secondo Giorno

Il Cammino del Terzo Giorno

 

17 Dicembre 2017 Un giorno strano, ricco di cose.

Doveva essere… Una casa, un bazar!

Tipo una casa (la mia) che diventa per un giorno un crocevia, un possibile caravanserraglio per tutte le persone che a vario titolo conosco e amici artisti del fare, nel suo senso più esteso, che avrebbero proposto il risultato delle loro arti, portando qualche oggetto per gli occhi e per una improbabile vedita, diventando così un bazar.

Come tutte le idee è nata pura, poi nel contatto con il reale, si è via via modificata diventando Uno strano giorno, ricco di cose.

Certo si poteva lasciar perdere ché artisti e carrovanieri erano impegnati sulle più disparate rotte ed io in incolpevole ritardo sull’organizzazione. Rimaneva solo la voglia pura di un Tempo diverso più leggero, più intimo da lasciar trascorrere senza attenzione apparente, condividendolo con piacere con chi ne avesse voglia. Un tempo strano, appunto.

La testardaggine mi ha fatto mettere su un nuovo programma sulla base delle disponibilità, presto detto:

  • Mattina, mostra della fantasia con la falegnameria sociale KALMA* e le colorate opere Spigarelli**.
  • Pranzo comune.
  • Primo movimento pomeridiano: Sessione di movimento consapevole di Manuela.
  • Secondo movimento pomeridiano: Passeggiata e ascolto coro natalizio di Brunella.
  • Cena in Trastevere, su invito ‘allargato’ fatto a me da Daniela.

Ecco, doveva essere così. Doveva….

Perchè è facile comprendere il senso delle parole ricco di cose nel titolo ma lo strano giorno? Questo è più difficile ché è legato una percezione che chiamo plus-valore ovvero l’effetto incredibile e inimmaginabile che ha tutto quel che si fa insieme senza che appaia mai nel programma…

Plus-valore sono state le letture che Angela ci ha donato, venute su col profumo del pane in cottura, pezzetti della sua storia: storie di pane e forno (appunto) popolare in Sicilia, storie di un viaggio precedente nella terra dei bergamotti, dove ci siamo conosciuti.

Plus-valore è stata l’allegria della tavola, attorno al vino rosso di Libera Terra, donato come le parole. La non scontata intimità tra quattro persone diverse per età e storie, quasi sconosciute tra di loro fino a un momento prima…

Plus-valore è stata l’intensità della lezione Manuela sul pavimento di casa, a noi increduli e improbabili allievi.

Plus-valore è stato trovare altri imprevisti amici che confluivano al concerto di natale di Brunella, l’ascolto di una passione e il calore della voce che accomunava i coristi dalle tante età.

Plus-valore è stato ritrovarsi in dieci, ad una cena pervista per pochi. L’invito a giocare ad addobbare la casa scegliendo una pallina natalizia e appenderla dove volevi. Il ballare il siltaki attorno ad un tavolo dove non c’è spazio né per sedersi né per stare in piedi. L’empatia tra persone appena incontrate che solo la teoria dei sei gradi di separazione potrebbe spiegare.

Ecco, questo è successo. Questo!

Se ripenso al primo pensiero di questo giorno e rivedo oggi quel che invece è stato non smetto di stupirmi della bellezza, nella semplicità e nella leggerezza, che si crea quando lasci che siano le cose a guidarti e non frapponi ostacolo ma lasci sia, accettando di giocare con loro.

Insomma….

Le idee pure sono bellissime, quelle che umanamente realizziamo anche.

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quaderni rilegatura giapponeseGattini portamonete e portachiavi

21/26 novembre 2017 Compagni di cammino: viaggio in Aspromonte.

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22 Novembre 2017  …tornando a Bova.

Aspromonte… un nome legato dalla televisione ai criminali, alla durezza e ostilità delle persone che lo abitano, alla loro inaccessibilità.

Ho buttato da tempo il televisore e sono andato a camminare, questa volta proprio lì, in Aspromonte.

L’invito era della Compagnia dei cammini , alla quarta o quinta edizione di quella bella iniziativa chiamata Compagni di cammino . Avevo camminato con loro in Salento, nel 2015, ora per diverse ragioni e con qualche ruga in più mi sono rimesso in cammino, accettando l’invito.

Il viaggio da Roma è stato lungo, in auto il tempo e il paesaggio scorrono veloci senza lasciar traccia. Siamo arrivati a Bova che stava imbrunendo, non si capiva bene dove si era…. terra lontana… mare… buio. Così mi sono affidato senza timore, mi sono ritrovato a scendere le scale del paese, che nello scuro della notte sembrava un labirinto, con Danilo, che veniva da Lodi, e Giuseppe, che invece è di Caccamo, io tra di loro, geograficamente e umanamente. Un’Italia che si ritrova e si riconosce in altra Italia, ancora da scoprire.

La serata è stata un susseguirsi di emozioni senza fine: visi nuovi sorridenti, volti conosciuti e riconosciuti, musica che coinvolge, vino che scalda il ridere e l’allegria, parole dal palco che fanno riflettere, cibo che profuma l’aria e soddisfa gli appetiti e poi ancora musica di strumenti vecchi suonati da giovani che ti invitano a ballare, l’ambiente avvolge tutti in un abbraccio pieno di calore.

Aspro… Monte? Davvero???

Un vortice di emozioni che ti deposita sul letto senza che hai compreso nulla, comprendendo tutto.

Il giorno dopo e quello dopo ancora e quello che seguirà, fino all’ultimo avremo da quella terra e dai suoi abitanti leggerezza e luce, calore e accoglienza, sorrisi e storie…

Quei giorni li ho voluti vivere dalle loro albe, alzandomi presto per passi solitari e silenziosi che mi rimettevano agli altri, tutti insieme per la colazione e poi via! a vivere quel tempo scandito senza programma apparente, senza orologio da guardare, senza bisogni da soddisfare, senza pensieri…

Si cammina, si sta insieme, si ascolta, si mangia, si racconta, ci si meraviglia, si ride, ci si emoziona, si piange, ci si stupisce, si accoglie e si viene accolti…. si vive il cammino.

La sera è sempre tempo di calore e festa, musica cibo amici… colori dalle molteplici sfumature.

Così non ci si accorge che è Tempo anche quello, Tempo che scivola via….

E ci si ritrova, l’ultimo giorno, a far colazione prima della partenza nella cucina dell’ Ostello di Pentedattilo , offeso dalla stupidità, a mettere su il caffè, far bollire l’acqua, condividere il pane di ieri. Qualcuno è gia andato via, la cucina però è piena e tutti abbiamo voglia di starci, di abbracciarci ancora e ancora…

E’ l’ultimo brandello di cammino, è l’ultima condivisione di questo viaggio, tutti sappiamo di dover tornare, tutti sappiamo che torneremo.

Il ritorno in auto è lungo a volte solitario, ti permette però di andare a ritroso sul pensiero, sovrapponi le immagini di quella Terra con i volti di chi hai conosciuto: Rosetta, Andrea, Nanni, Cristina, Giovanna, Roberta, Tina, Gabriella, Turiana, Danilo, Elide, Giuseppe, Marco, Giampiero, Ugo, Stefania, Katia, Sabina, Marina… altri nomi che non ricordi, i ragazzi che ci hanno accompagnato, le persone che abbiamo incontrato… Ti accorgi che tutti hanno le stesse rughe lievi e dure che ha la Terra di Aspromonte. Tutte hanno una dolcezza e un’intimità negli occhi che l’Aspromonte ti dona quando vedi il Sole sorgere e tramontare su di lui. Tutti hanno la stessa umanità con cui l’Aspromonte ti accoglie.

Arrivederci.

Se vuoi seguire le briciole:

Tracce GPS del primo giorno… del secondo giorno… del terzo… del quarto.

Contatti in Aspromonte, area Grecanica: Naturaliter e Andrea Laurenzano

 

1 Novembre 2017 I doni della Francigena

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La via Francigena Vetralla-Surti

Eravamo andati a cogliere i doni che la via Francigena fa a chi la percorre, a chi la va a trovare nelle varie stagioni.

Abbiamo colto dalla Terra qualche castagna, i meli quest’anno si sono riposati ma nocciole e noci e cachi e uva fragola e… insomma tutto quel che una volta veniva chiamato ‘ogni ben di Dio’, l’abbiamo raccolto così quasi per gioco.

Abbiamo fatto due passi, scambiato qualche parola, tra una noce raccolta e una foto da impremere su di una nuova memoria.

Così la Francigena ha messo insieme persone che non si conoscevano, universi altrimenti celati.

Ci eravamo seduti per il pranzo scegliendo un luogo ‘giusto’, tra i noccioli, sul prato.

Tra una parola e l’altra sul piacere e l’arte del cucinare avevamo consumato il cibo abbondante che ci eravamo portati per noi, per tutti.

Alla fine ci siamo stesi, abbiamo ascoltato letture che qualcuno aveva portato con sé: poesie che emozionavano chi le leggeva trasmettendo il sentimento a chi le ascoltava, venivano dal lontano Uruguay, suonavano note sulle stesse corde di noi umani qui, lontano dalla loro origine. Abbiamo accompagnato Mario Rigoni Stern nel suo ritorno al Lager I/B, dove I sta per italiano, del suo diritto di cogliere una mela selvatica, del suo viaggio in soffitta durato sette giorni.

Solo con gli zaini colmi come gli animi di quella bella giornata qualcuno si è accorto del dono più grande che ci aveva fatto la Francigena, con uno sguardo più intenso alle spalle vagando su quel che lasciava, è venuto alla luce un pensiero di quel che avevamo goduto inconsapevolmente: vivere un giorno di Pace.