27/28 Gennaio 2018 Cammino di Memoria

5 forme di pane, 5 litri di vino, 2 litri di latte, 250 grammi di caffè, 17 libri, una bottiglietta di Sidol (anzi due! :), strofinacci, 50 candeline, 32 persone, tre case, 8 letti, diverse spremute di arance, 60 kilometri, 21 ore, un violino….

Questi i numeri del Cammino di Memoria.

Abbiamo attraversato la città portando con noi, come bandiera, il racconto di Gianni Rodari UNO E SETTE. IMG_20180127_102616_035Altri ne sono seguiti passando sotto targhe, sopra pietre di inciampo, davanti a edifici che ricordavano e raccontavano la Storia. Le letture distribuite tra chi aveva voglia di mettersi in gioco.

Persone nuove tra vecchi amici e gli amici di Repubblica Nomade che camminavano con noi (per la loro iniziativa di giungo abbiamo raccolto 160 euro).

Siamo partiti alle 20:00 del 27 gennaio da casa mia. Ci siamo diretti verso Borgo Pio, andando per i grandi viali Milizie, Giulio Cesare. letture 3In alcuni punti leggevamo dai libri brani che riguardavano la storia di quei nomi sulle targhe: Teresa Gullace, Massimo Gizzio, Giacomo Matteotti, etc. Nella sosta intorno alle pietre di inciampo al silenzio rispettoso abbiamo aggiunto una candela per la notte (era particolare nella Trastevere del sabato sera, vedere molti giovani curisosi di quelle candele che andavamo lasciando in giro…), molte pietre le abbiamo lucidate con strofinacci e il vecchio Sidol (un’amica ritornando da un passaggio in casa mi ha detto: ho portato un’altra confezione di Sidol, chè ieri stava finendo…), pietra d'incaiampolucide sono più belle e attirano di più un possibile ‘inciampo’.

La notte è scivolata via, con lei anche chi ci ha accompagnato è tornato alla propria casa. In quattro ci hanno anticipato a Garbatella, occupando la metà dei letti disponibili in casa di Paola, e in quattro abbiamo finito la prima parte del percorso alle 5:00 di mattina.

Due ore di sonno poi il caffè sul fuoco, la sveglia di chi arrivava per camminare, la colazione comune in cucina, i saluti di chi all’alba è sgaiattolato fuori casa piano piano per non disturbare gli altri. L’accoglienza ai nuovi e la prima lettura: di nuovo UNO E SETTE!

Il giro breve della Garbatella, il passo veloce fino alle Fosse Ardeatine, dove l’emozione è sempre viva e forte. C’è una cosa che non so spiegare ma che è avvenuta…. aver camminato nella notte, essere passato sotto quei portoni che vedevano entrare e uscire alcune delle persone uccise nelle Fosse, leggerne le storie, vedere le loro fotografie…. mi ha fatto sentirle un po’ più vicino, come se stessi andando a trovare qualcuno che avevo conosciuto, che non avevo dimenticato di ricordare anche se era passato tanto tempo…

Attraverso il Parco della Caffarella, poi via Appia, quartiere Quadraro, Tuscolano fino al Giardino dedicato a Ciro Principessa, un comunista ammazzato in tempi recenti dai fascisti, a Torpignattara. Ancora storie lette, raccontate a voce e poi la musica di Francesco Ciccone che ci ha accolti per il pranzo e accompagnati fino a sera.

Cambio di persone, chi andava e chi veniva. Si riparte dopo il pranzo condiviso.

Ci aspetta la casa di Giulio e Alessandra, la loro ospitalità, la loro fiducia. Ci aspettano altre pietre di inciampo, 20180128_165024le targhe sul bombardamento del 19 luglio 1943, i quartieri del Pigneto, Appio, via Tasso, il ministero degli interni, via Rasella…

Ci aspetta infine la casa che ieri avevamo lasciato, ci torniamo alle 21:00 della domenica. Contenti, nonostante il 38,1 che recita il termometro.

Abbiamo finito recitando con un sorriso la nostra bandiera ‘orale’, le ultime parole di UNO E SETTE:

Uno e sette - fine

Ecco.

 

 

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13 Gennaio 2018 Il portatore di baci, letture in cammino…

Donne.

Sono loro e solo loro che hanno partecipato a questo cammino di letture. Fa riflettere e molto l’assenza del loro contrario biologico. Forse come dice la favola del Portatore di baci, i baci sono ‘cose di donna’….

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Roberto Piumini – Il portatore di baci

Dal pomeriggio di sabato fino a sera abbiamo camminato fermandoci in luoghi lontani dai suoni, frequentati da passanti occasionali. Gradini di chiese, di portoni, panchine di giardini, angoli di glicini spogli in riposo invernale, muretti, terrazze quiete e affascinanti di panorami hanno accolto le nostre soste, la voce alta della lettura, l’ascolto…

Il ritmo delle parole, delle storie era tranquillo come quello dei passi che collegavano i vari momenti di lettura. Il gruppo si sciolglieva lungo la strada e si riformava alla sosta. Tra le persone si creavano intese e ci si raccontava ché la loro provenienza era diversa e quindi risultavano in parte sconosciute tra loro.

Una di loro mi ha poi raccontato di aver appreso che tra le persone non c’è un dare o avere a senso unico ma sempre uno scambio equo, ognuno da quel che può e apprende qualche serve. Proponeva di fare un ‘cerchio’ alla fine delle camminate per dire gli uni agli altri quel che è stata quell’esperienza. A mia volta gli ho ricordato della cena a casa mia, a cui aveva partecipato, lasciandogli intuire che l’armonia di quel momento era ‘il cerchio’ informale che lei chiedeva, era il momento di comunione tra le persone che sono state in cammino insieme, che rilassate in casa si raccontavano la giornata. Certo può capitare che qualcuno non possa accettare l’invito a chiudere la serata così ma questà si chiama libertà.

Al prossimo invito a casa mia… a chi non è venuta, a chi c’era, a chi verrà.

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Erri De Luca – I pesci non chiudono gli occhi

p.s. mi spiace (o forse no…) ché non trovate immagini dell’evento, ho imparato, scoperto con piacere che quando si ascoltano storie non si ha tempo o pensiero di scattare fotografie)

 

 

19 novembre 2017 Passi di Poesia

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Murales in via Maria Adelaide

“Eravamo quattro amici al bar…” cantava Gino Paoli, anche noi in quattro: Paola, Fernando, Tiziana ed io, pochi invero ma non ci si è persi d’animo.

L’appuntamento era sotto la porta di Piazza del Popolo, alle otto. Fernando è riuscito a cogliere l’invito di un caffè offerto in casa prima di avviarsi, con l’occasione ci ha detto di aver portato un libro di poesie della Szymborska, ne aveva scelte quattro sulle stagioni della vita… Aveva così urgenza di condividerle che ce le ha lette là per là, il caffè si è freddato e si è arrivati qualche minuto in ritardo all’appuntamento con Tiziana.

La passeggiata tra le strade, i vicoli, le piazzette e la poesia si è dipanata senza fretta, abbiamo lasciato che il tempo, la storia di poeti e la poesia ci facessero compagnia al suono dei nostri passi sui sampietrini; le soste di lettura ad alta voce del libro di poesia del bambino che ne impara la bellezza sono seguite come piccole oasi in continuità d’attenzione e di emozione. Erano piazzette e viuzze dove ancora riposava tranquillo il silenzio in attesa che il mondo si svegliasse.

Come in un bel viaggio ci siamo lasciati stupire dalla città, deserta e silenziosa, luminosa del primo mattino di una giornata tersa, così abbiamo visto scorci sconosciuti ché l’angolatura era diversa, strade incredibilmente larghe ché non c’erano auto a rimpicciolirle, abbiamo trovato tracce nuove di poesia che i nostri occhi in sopralluogo non avevano colto…

Ci hanno fatto compagnia tutti gli avventori del Caffè Greco: Leopardi, James Joyce, Trilussa, e poi Keats. Abbiamo letto sul muro poesie di Checco Durante e versi su di un albero di fico in Via margutta. Abbiamo incontrato Amelia Rosselli e una donna che passando di lì ci ha detto: si è uccisa, si è buttata dalla finestra… Ci siamo ricordati di Luigi Magni e il suo Pasquino nel film ‘L’anno del Signore’, per finire in una via con un nasone secco e triste a leggere le ultime pagine del libro proposto: Amo quel cane, di Sharon Creeck, tradotto da Andrea Molesini.

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Vicolo de Cupis, Roma – Un momento di lettura ad alta voce.

Emozionati e contenti siamo scivolati nel bar Emporio della pace, il cui nome si addatta alla realtà che vi alloggia, a sorseggiare un cappuccino e le altre poesie tratte dai libri che ognuno di noi aveva con sé nella borsa.

Si può non amare una giornata così?