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Livelli di possibilità

Tom said:

The mountains are happy places!

…………

Ci sono due ragioni per cui non amo le escursioni giornaliere del fine settimana…

La prima è che quasi sempre chi partecipa non ha Tempo, né Possibilità, né (forse) Voglia di mettersi in gioco. Si prende l’escursione per una ‘visita guidata’ in natura: ‘vieni, vedi, torni’, e ognuno tende a rimanere nei propri ‘recinti’.

La seconda ragione è legata al desiderio di avere un contatto più ‘intimo’, di ‘respirare’ un po’ di più la tranquillità della Natura. Il fine settimana invece vede spesso molte persone camminare stravolgendo la possibilità di quel desiderio.

Tuttavia,

prendendo spunto dalla frase di Tom

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Lui è Tom.

” Le montagne sono luoghi felici!”

detta sulle montagne liguri…

in un giorno infrasettimanale…

in cui si camminava con amici dell’Alaska…

Mi è sembrato possibile fare,

proporre uscite di un solo giorno.

Da questa esperienza e dalle riflessioni nasce l’idea di una nuova storia di PanePassiParole, dal titolo che è già avventura:

 

Una Montagna*. Cinque Persone*. Una Macchina*.

 

Ingredienti base, modificati alla bisogna, per un giorno infrasettimanale di cammino in Natura.

Una settimana per l’altra, con la discontinuità che mi contraddistingue 😉 cercherò di proporre un’iniziativa che permetta di godersi la Natura, il Camminare, il Condividere.

La Vita è troppo corta per non concedersi un attimo di bellezza, così l’invito è di prendersi una giornata per sé stessi, (di ferie magari oppure di permesso: chi ha detto che non si può!!!) dalla colazione alla cena, fino al letto quasi fosse un sogno…

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Lui è Ben.

L’invito è a lasciarsi portare dove forse non andreste, dove forse non tornereste, lasciarsi andare e sorridere.

 

Il costo è fisso 20 euro, più la condivisione delle spese di viaggio.

 

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Bellezza per chi vuole…

Note degli asterischi:

* La montagna è un’indicazione, i cammini avranno tutte le destinazioni: Mare, Fiumi, Collina, etc.

* Cinque persone è il numero massimo, due (di cui uno sono io 🙂 il minimo.

* La Macchina, solo se non si trovano mezzi pubblici utili per percorso e orario.

 

I dettagli tecnici li racconto di volta in volta a chi si unisce all’avventura…

questo perchè è mia opinione che si sceglie l’idea, non i numeri che ha 😉

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Le Ragazze dell’Argentario…

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Tramonto dalla casa sul mare….

Mi è capitato di portare molte persone a camminare, ma sul Monte Argentario è stata la prima volta che accompagnavo solo un piccolo gruppo di donne amiche tra loro già da tempo.

Già dalla prenotazione c’era un’aria diversa: parlavi/scrivevi/comunicavi con una e lo facevi con tutte. Una sorta di fiducia nella decisione di una sola per tutte quante.

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L’Isola Rossa in un passaggio di cammino.

Loro “Le ragazze dell’Argentario” sono  così venute insieme (Alessandra con un abbigliamento di chi è stata ‘rapita’ all’uscita dal lavoro :), sono venute allegre, interessate, curiose e fiduciose in quel che una di loro aveva raccontato della piccola esperienza avuta con me sui monti della Laga, lo scorso anno, mentre aiutavo nell’accompagnamento del numeroso gruppo di LibroTrekking.

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Verso Capo d’Omo

La socialità insita nella scelta di alloggiare in una casa come vecchi amici ha avuto il merito di legare gli animi oltre la semplice condivisione del cammino.

Ognuna tolti i panni della città si è messa a disposizione, ognuna interessata di quel che Paola andava preparando, ognuna partecipe con la propria esperienza in fatto di cucina come del vivere, ognuna per sè e per tutti.

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Bellezza e Meraviglia.

Scrivo questo per dare un’idea di quel che è stato il camminare, il mangiare all’aperto, lo stare davanti al fuoco con le parole semplici delle letture e delle storie che ognuna raccontava, discuteva, il condividere scenari di incredibile bellezza: di mare orizzonti tramonti…

Il libro scelto: Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio ha sollevato delicatamente alcune questioni personali che ognuna ha avuto il coraggio tranquillo di non celare ma di rivelare a Paola, a me sconosciuti.

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Luce e Calore dopo il tramonto…

Così ognuno si è mostrato per quel che è davvero (o nella sua parte più vera), ognuno con le proprie debolezze, con la propria bellezza, ognuno capace di far sentire l’altro uguale e accolto. Donne che oltre l’apparenza di un cappotto elegante o di un sorriso di circostanza hanno un coraggio di vivere che da solo basta a farle splendere apprezzandole, da solo basta per volergli bene, da solo basta per sentirsi vicino a loro e sostenerle come si può.

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Pranzo all’aperto prima di andare via…

Eppure, la cosa che ho amato di più in loro è stato il gioco, la serenità e la leggerezza di ridere e sorridere senza timore delle loro immagini: le fotografie riviste la sera tra di loro, ascoltandole dal di fuori avresti potuto dire che dietro la finestra c’erano delle ragazzine dopo la prima uscita senza i genitori… la loro voce ilare era un suono cristallino che non aveva età.

Queste le ragazze dell’ Argentario.

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A loro il mio grazie.

 

 

Andare in Montagna con un amico…

Il suo nome è Santino, è un mio amico.

Qualche tempo fa mi ha proposto di accompagnarlo in Montagna, su una delle sue Montagne. Non c’è stato bisogno di pensarci.

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Novembre 2018 – Verso il Crepacuore…

Siamo saliti presto sul Crepacuore, da Campo Catino, per noi palcoscenico di una giornata di conversazione in parole e silenzi sulla Vita semplice che invece troppo spesso ci complichiamo.

Camminando lentamente un passo davanti al mio mi mostrava l’amore tantrico tra una pianta e una pietra, la ricordavava lì dall’ultima volta che c’era passato.

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Novembre 2018 – Amore Tantrico

Si fermava ogni tanto a prendere dei sassi, che si rivelavano dei fossili, preistorici abitanti del mare di un passato infinitamente lontano, li spiegava, li raccontava, si emozionava.

Si metteva a guardare l’orizzone, ti indicava e nominava quello che vedevi, e poi quello che non vedevi: Laggiù in quella direzione c’è il mare, e le isole Pontine…

Camminando rendeva al mio esistere un’armonia che sembrava dimenticata, lo dimensionava nel rapporto con il Creato, col Tempo levandogli quella patina ossidante che è il prendersi troppo sul serio

Mi indicava una tana, una pianta o un frutto, mi faceva cenno di avvicinarmi e odorare il profumo di un vecchio legno di ginepro che aveva spezzato. Mi chiedeva di sistemargli nello zaino le pietre che andava raccogliendo con curiosità e interesse, per aggiungerle alla sua collezione tanto privata quanto di tutti.

La Vita si faceva leggera, come il passo che andava senza fiatone né sudore.

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Novembre 2018 – Uno sguardo su Pizzo Deta.

La cima con la sua croce sopra era solo un punto di passaggio, non di arrivo, non rilevante. C’era e faceva parte di quel luogo, tutto qui. Senza nessuna enfasi. Come il Budda che aveva deciso di riporre a vegliare in una piccola crepa del Monte Viglio, ma  poi quando lo ha portato su l’ha trovata già occupata da una madonnina che altri avevano sistemato lì. C’era Lei e andava bene anche così. Il Budda è tornato nel suo giardino e veglia tutti da lì.

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Novembre 2018 – Orizzonti….

I tratti di silenzio che si sono susseguiti al ritorno, sempre più lunghi, avevano l’intesità di una conversazione su di un altro piano, più  intimo, più intenso ché le parole avrebbero distorto.

Non siamo stati mai soli, seppur a tratti registravamo distanze nei pensieri, sul sentiero, nelle attese dell’altro che andava più piano.

Così il cammino di quel giorno.

Un filo invisibile e antico come il mondo ci legava l’uno all’altro, e noi all’ambiente attorno. In questo stato ti vedevi piccolo al confronto, lo stesso sentivi un’armonia unica in cui comprendevi di essere al tuo posto.

Il ritorno a casa in auto , la notte ha parlato solo il silenzio. Non c’era nulla più da aggiungere a quello stato di grazia.

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Novembre 2018 – Santino e le sue Montagne.

 

Tracce GPS del percorso

 

Corno Grande e Camicia: Due giorni nelle nuvole… 8/9 settebre 2018

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9 settembre 2018 – Una pausa sulla via del ritorno…

Sembra un quadro antico: l’immagine un po’ sbiadita, i colori sfumati, le forme quasi sfocate, eppure… E’ l’immagine dei nostri due giorni sulla Montagna.

L’iniziativa messa su da Alessia Rabacchi ‘Dialoghi d’amore sulla cima del Gran Sasso’ è stata avvolta dalle nuvole.

Il Tempo trascorso ne aveva la stessa qualità: noi tutti, camminando, eravamo un po’ sospesi senza inquietudini, senza incertezze (se escludiamo i primi passi iniziali). L’andare così ovattato ha dato modo di immergersi di più in un paesaggio ‘interiore’, più modesto e vasto, che non quell’enorme bellezza che hanno quei luoghi in pieno Sole.

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8 settembre 2018 – Corno Grande, Gran Sasso.

Le nuvole hanno permesso a tutti di arrivare in cima al Monte Camicia, perché il gruppo si muoveva più lentamente, non sempre visibile la coda dalla testa, non sempre visibile il sentiero. Il giorno prima hanno dato la possibilità di affrontare la salita impegnativa del Corno Grande senza la ‘vista della fatica’ che le pendici assolate e ripide portano con sé.

Le nuvole hanno fatto da cotorno, da quinta alle parole lette ad alta voce, hanno creato risonanza, eco, disponendo tutti all’ascolto, senza distrazioni (l’incanto si è interrotto solo per il tempo di consentire ad un insetto di uscire da un orecchio dove si era infilato… cose che succedono nei ‘teatri d’aria’ 🙂

Le nuvole hanno creato sugestioni intense…

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9 settembre 2018 – Balconi verso il Monte Tremoggia

Lasciando in sospeso l’oltre…

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9 settembre 2018 – Monte Tremoggia

Le nuvole, nel loro andare e venire, hanno fatto brillare le poche esplosioni di colore che trovavi sul cammino…

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8 settembre 2018 – Fuochi artificiali della natura sul Gran Sasso.
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9 settembre 2018 – Segnalazioni ‘naturali’ e artificiali del cammino…

Aumentando infinitamente l’emozioni per le cose semplici scorte nel passaggio….

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9 settembre 2018 – E’ lei! Una stella alpina…

Le nuvole non hanno inciso però sull’esperienza positiva dello scambio di ruolo, guida/coda, che con Alessia ci siamo dati tra il primo e il secondo giorno; questo ha permesso a noi di gustare il piacere dei due diversi compiti che si assolvono portando un gruppo: sentire la responsabilità di condurre le persone verso la metà desiderata, essere contenti dei sorrisi alla fine e, al contrario, rilassarsi e prendersi il tempo della conversazione, della pausa, del silenzio, della contemplazione che stare in fondo permette, e, in questo caso, della piccola ‘evasione’ avvenuta quando in gruppo è salito sulla cima del Camicia e sono rimasto con Antonietta a badare a Bri…

Questo l’andar per nuvole a veder gli affacci:

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Ultime due note di questa storia, due doni avuti durante e dopo le escursioni.

Il primo è il canavaccio che avvolgeva il nostro pranzo, una piccola tovaglia al posto del sacchetto di carta. L’ha confezionato così l’uomo che gestisce il B&B Nonno Severino a Santo Stefano di Sessanio. Mi ha spiegato che chiamavano manteliata il sacchetto che i contadini portavano via la mattina andavano al lavoro nei campi. Aprendo il canavaccio si apparecchiava la tavola sui prati e si onorava il cibo. Così abbiamo fatto noi…

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Il secondo è l’inizio di un libro e di una storia, arrivato dopo a conferma dei giusti passi…

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Il libro è: Le labbra del tempo, Eduardo Galeano.

Buona lettura, buon Tempo.

 

 

Il ‘primo’ cammino delle Alte Vie…

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…si è concluso il 5 agosto, nella Baia del Silenzio (che silenziosa non era :), a Sestri Levante. Era partito da Varzi il 30 luglio. Potremmo dire che eravamo pochi: Lucia, Giuseppe, Luisa, Lia a cui si sono aggiunte Laura e Tina, ma il numero era perfetto per questa l’esperienza, questo l’ho compreso alla fine.

Sette giorni di cammino: intensi, difficili, emozionanti, nello stesso tempo lievi.

Sette giorni di cammino, di montagne, di solitudini, di silenzi, di amicizia.

Sette giorni di cammino, di creste e cime, di ruscelli e boschi, di frazioni di paesi e memorie di un passato partigiano, di vita difficile sui rilievi infiniti della terra ligure.

Sette giorni di rifugi: colazioni per partire e cene da inventare, trovare, cucinare per chiudere la giornata.

Sette giorni di Nuvole e Sole, Pioggia e Vento, Azzurro, Verde, Marrone nelle loro sfumature e blu immenso immerso nelle stelle.

Sette giorni: 140 kilometri che andavano zigzagando, digragando, giù giù sempre più giù…. fino al Mare.

Sette giorni di tutto, sette giorni di nulla: sette giorni di cammino.

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I ‘Monti Naviganti’ della Malga Zanoni…

Sette giorni ma il viaggio è cominciato due giorni prima… o un anno fa.

Un avventura comincia sognandola. Subito dopo ti impegni a realizzarla. Per questo posso scrivere che questo viaggio è cominciato un anno fa, perché allora è stato piantato il seme… Angelo e Milly, amici che iniziano a gestire la Malga Zanoni (dove siamo passati), Lucia, amica conosciuta da poco, che abita a Sestri Levante (dove siamo stati ospitati prima e dopo il trekking), un libro che illustra un percorso che taglia il Parco Regionale Naturale dell’Aveto e una rivista che racconta della Via del Sale: questi gli ingredienti base del seme, il resto tutto da inventare.

Ad Agosto 2017 (prima di questo blog) il primo sopralluogo dell’intero tragitto, a giugno di quest’anno le ultime esplorazioni, gli ultimi contatti, le ultime tessere. Tutto pronto, allora? Sempre no :), è la risposta! Organizzando un cammino sai da principio che non è mai ‘tutto pronto’, solo quando comincia l’avventura davvero, quando va in scena il tuo progetto quel che avevi sognato diventa definitivamente vero! Perché tante e tante sono le varianti che il destino può decidere di prendere, per questo il numero esiguo dei partecipanti è stato importante, perché ci si muove tutti insieme, ci si aiuta, si pazienta, si intraprende diventando… persone.

Per arrivare alla partenza c’è stato un avvicinamento nei due giorni precedenti. Da Roma siamo arrivati a Montiano, in Maremma, ospiti d’altri amici, un po’ di mare e tranquillità prima del salto in Liguria. Poi ci siamo spostati a Sestri Levante dove una piccola casa ci ha ospitato per la sera e la notte. Incredibile quanto sono calorose le case piccole quando accolgono tante persone… Il lunedì, dopo essere passati per Voghera a prendere la Lia, siamo arrivati a Varzi.

Sistemato gli zaini sulle spalle, allacciati gli scarponi è cominciata l’avventura. Si ha un brivido particolare nel sapere di avere la fiducia delle persone, non le porti sulle spalle (a volte può capitare di avere su i loro zaini….) le porti con te, dove solo tu sai e conosci come arrivarci…. Un brivido è anche la consapevolezza che questo è possibile per loro solo perchè tu hai messo il seme a dimona.

Il primo giorno è stato lungo, a tratti faticoso. L’inclinazione del corpo assunta alla mattina si è fermata solo alla sera, davanti al rifugio del Monte Chiappo, davanti a una birra soddisfatta e uno sguardo di intesa negli occhi che raccontavano… gli ampi sguardi verso l’orizonte tutt’intorno, davano respiro e motivavano il passo. Le creste che si succedevano, i momenti di pausa che si effettuavano avevano il ritmo del nostro fiato. Il primo giorno è particolare ché non sai bene cosa ti aspetta… ti senti fortunato ché l’ombra ha coperto i momenti di Sole pieno e il pomeriggio a colto l’andare sulle vie aperte della cima.

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30 luglio 2018 – Fine giornata: si scede dal Monte Chiappo.

Il piccolo albergo che ci ha ospitato era silenzioso, ci facevano compagnia quattro coppie di anziani che dopo cena si sono messi a giocare a carte uomini e donne, separati.

Dopo la mattina per uscire a prendere aria abbiamo scavalcato una finestra 🙂 non era ancora tempo di aprire le attività per l’albergo, ma per noi era già tempo di aria fresca da respirare.

Il secondo giorno porta al nuovo Rifugio del Monte Antola passando nel verde, tra le rocce, osservando monti a perdita d’occhio, leggendo la storia del L’uomo che voleva vedere il mare, seguendo sentieri partigiani: la storia più recente di quei luoghi.

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31 luglio 2018 – Vista dal MONTE ANTOLA

Il Monte Antola che ci ha visto di notte contare le stelle…

Il terzo giorno c’è stato un bagno di mondanità 🙂 passando per Torriglia, l’unico centro abitato con negozi e caffè, panifici e alimentari, auto e confusione…c’è stato l’incontro con Angela novantenne che dalla finestra ci racconva la storia della bella di Torriglia ritratta nella galleria della porta, del granaio e del castello con i passaggi sotterranei, c’è stato l’incontro con un signore che ci invita a prendere una aranciata fresca a casa sua, dopo che educatamente si era fermato con la macchina per permetterci di scattare una fotografia alla porta Fieschi…

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1 agosto 2018 – Piazza Fieschi, la porta di Torriglia.

Tutto prima di salire sul Monte Lavagnola, prendere la pioggia, magiare sotto la tenda e imboccare l’Alta Via dei Monti Liguri, che ci portava alti, più alti in Barbagelata al rifugio gestito dalla brontolona 🙂 signora Grazia, a cui dobbiamo un grazie per la cena, la colazione e il mangiare del giorno dopo. Barbagelata con la sua sofferta storia, che l’ha vista pagare duramente la scelta di stare dalla parte giusta.

 

Il quarto giorno il destino ci aveva riservato una sorpresa: un bagno inaspettato in una pozza di cui non si toccava il fondo…

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2 agosto 2018 – L’inattesa piscina sul cammino

Il corto tratto di cammino di questa giornata ci ha permesso di trascorere un tempo più lieve, di arrivare al Rifugio di Ventarola in tempo per evitare la pioggia e farci mangiare a tavola, ci ha dato la possibilità di riposare, recuparare forze e umori, stare un po’ insieme e anche il bello di doversi preparare il cibo, di sentire la disponibilità di tutti, di cogliere le sfumature di ognuno, di gustare il tempo davvero comune…

Il quinto giorno è stato forse il più pesante, ha messo in evidenza la stanchezza, le differenza tra le persone sulla capacità di camminare ancora, sul logorio del corpo, sul bisogno di fermarsi un po’… L’aver strutturato il cammino anche con punti dove era possibile agganciarsi o sganciarsi, prevedendo possibili innesti o dismissioni, ha avuto il suo risultato: arrivare alla Malga Zanoni ha permesso a due persone di fermarsi e scendere a Sestri ad aspettare, riposando di mare :), il nostro arrivo, e ad altre due di unirsi al gruppo che così cambiava, restando lo stesso numero. Ugualmente non è mancata la bellezza di vedere il mare per la prima volta, di sentire l’arrivo vicino anche avendo consapevolezza di non concludere il percorso, di immergersi nel verde che quest’anno era davvero straripante, di finire il giorno in un posto magico, al calore di amici che ti curavano prima col sorriso poi col fare, alla luce di un tramonto sul mare che alleviava qualsiasi stanchezza…

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3 agosto 2018 – Malga Zanoni nel verde, vista mare…

Il sesto giorno è cominciato presto, ci aspettavano una trentina di kilometri, non sempre facili. Il cantare insieme sul raro pezzo di asfalto che dovevamo fare fino al Passo del Bocco ci ha dato un ché di allegria, di brio che ci ha accompagnato fin sul Monte Zatta, al lasciare l’ombra e scendere scendere scendere ripidi per la nuova Alta Vie Delle Cinque Terre che avevamo di fronte. Sembra strano scrivere scendere quando il cammino è stato un susseguirsi di cima in cima, cresta cresta ma le discese sono state davvero ardite come la canzone di Battisti, impegnative fino ad arrivare ad una carrareccia apparentemente interminabile che portava finalmente al Rifugio Treggin Roccagrande del nostro amico Andrea. Il sollievo di tutti era palpabile, la giornata era stata strepitosamente bella e difficile,; la doccia, gli abiti puliti, la cena in una tavola rotonda che raccontava molto di come ci sentivamo.

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4 agosto 2018 – Tavola apparecchiata al Rifugio Treggin Roccagrande

Stavamo bene, contenti di essere arrivati fini lì dove Sestri e il suo mare apparivano ormai a un passo da noi….

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4 agosto 2018 – Sestri Levante dal Rifugio Treggin Roccagrande

Settimo e ultimo giorno, la distanza da fare non lasciava pensare alla sua difficoltà. C’era la metà dei kilometri da fare rispetto a quasi tutte le tappe, un terzo rispetto al giorno prima ma stavolta era il Sole e il calore di scendere verso quota 0 slm che hanno fatto la differenza. Il monte Treggin con i suoi 850 metri va quasi scalato.

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5 agosto 2018 – Salendo sul Monte Treggin

Subito dopo inizia un percorso senza tracce, difficile perché dimenticato, quindi sporco di natura e sempre più spoglio di alberi e d’ombra fino alla frazione di Villa Tassani dove avevamo una piacevole sosta e un piccolo appuntamento…

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5 agosto 2018 – L’orto di Henry a Villa Tassani.

Lentamente i passi ci introducevano attraverso un sentiero rinverdito di vernice rossa tra campi e minusole frazioni, sempre in vista del mare, fino alla chiesa di Santa Margherita di Fossa Lupara che segna l’ingresso a Sestri Levante.

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5 agosto 2018 – Sestri Levante, leviamo gli scarponi…

Tolti gli scarponi e gli zaini, lasciato tutto in auto, ci siamo vestiti da mare per arrivare piano piano alla Baia del Silenzio. Il bagno non era dei migliori, ma avevamo diritto e dovere di farcelo dopo sette giorni di cammino, il piacere era tutto lì 🙂

Ci siamo tornati di notte, dopo cena e prima di riposare nella casa di Lucia: ospitale quanto calda :), per avere un po’ di quella bellezza che rende suggestivo il luogo…

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5 agosto 2018 – Baia del Silenzio, Sestri Levante.

L’esperienza è finita, il giorno dopo siamo ritornati tutti alle proprie realtà. Ognuno ha portato con sé un pezzo di questo Tempo, l’augurio è che lenisca ricordandolo il fare quotidiano sempre troppo convulso…. 🙂

Grazie a Lia, Luisa, Giuseppe, Lucia e Laura, Tina per la fiducia nel lasciarsi condurre…

🙂

 

p.s. ho scritto tempo fa su facebook che quello che propongo non è una semplice esperienza limitata al camminare, quel che ho scritto vuole avere il senso di raccontare che tutto ciò che mi ruota intorno è messo in gioco, con semplicità e affetto, per il piacere di tutti, me per primo 🙂

 

 

29.30 giugno-1 luglio Camminare con LibroTrekking, di Alessia Rabacchi…

 

 

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Un taglio colorato sulla costa della montagna…

Ho finito da poco di scrivere su di un articolo precedente, una riflessione sulla parola incongruenze relativo al mio andare… Qui vado a scriverne un’altra rispetto al mio modo di fare. Ho più volte messo in evidenza che la qualità è nelle piccole cose, in cammino nei piccoli numeri. Questi tre giorni di montagna li ho trascorsi con una ridente moltitudine (in tutto si era in 28!), e ne sono rimasto contento.

Cosa è successo?

Niente di speciale, ché la vita non ha in sé cose speciali ma opportunità che ti offre, che ti dona a te saperle cogliere. In questo sono stato bravo (se non te lo dici da solo… non vale): ho colto una possibilità creata da tanti semi, anche di discutibile polarità positiva, che qui e là avevo seminato.

L’avvento di FacciaLibro, per esempio, nella mia storia ha portato comunque qualcosa di nuovo (anche se a tutt’oggi ci capisco poco!), e con tutte le mie riserve sul mezzo sono rimasto in ascolto e mi sono messo in gioco… uno degli avvenimenti più interessanti è stato la conoscenza/confronto con Alessia Rabacchi; su molte cose molto diversa da me…. ma in comune si è trovato: amare libri e leggerli, il camminare, il fare la guida come lavoro. Questi tre punti li abbiamo approfonditi e, dopo le scuse da parte mia per un episodio legato al nostro primo incontro proprio sulle differenze (e pregiudizi, miei! Diciamo che riguarda il modo di porsi fricchettone versus balduina che oggi giocando ci si riconosce in positivo, credo…) ci siamo trovati a provare un andare comune in questi tre giorni, dopo diversi sopralluoghi in cui ci si è conosciuti e forse apprezzati di più.

Librotrekking voleva organizzare tre giorni sui Monti della Laga. Alessia mi ha chiesto se avevo voglia di accompagnarla nelle escursioni e nella condivisione di letture epistolari a due voci. Per questo evento lei aveva scelto Elisir d’amore di Schmitt Éric-Emmanuel mentre a me era piaciuto portare Ciao, Tu. di Roberto Piumini e Beatrice Masini.

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Tre giorni tra le montagne: siamo stati sulla Cima della Laghetta, sul Monte Gorzano, saliti fino al Rifugio Franchetti sul Gran Sasso. Un piccolo gruppo è arrivato fino alle cime dei Monti della Laga. Certo, il resto si è fermato un po’ più in basso: ognuno dove sentiva di poter arrivare. Questo il bello che va riconosciuto: cioè dare la possibilità a tutti di fare il ‘proprio’ cammino: Chi lento, chi veloce, chi ama fare foto, chi racconta storie, chi si mostra più ‘spericolato’, chi ha bisogno di una mano, chi aiuta, chi va incoraggiato, chi ama i selfie, chi preferisce mangiare, chi riposare, chi conoscere le storie dei libri, chi ascoltarle con attenzione, chi dormire, chi si incanta. Una bella confusione di persone, senza chiasso però, una miscelanza di situazioni ed espressioni in cui ognuno ci si ritrova contento, indipendentemente dal resto, dal contesto, dai particolari in sé. Alessia ‘la capa’ come è stata definita per gioco, visto che a lei erano demandate tutte le scelte, amministrava il tutto con un sapere e esperienza degni di un maestro d’orchestra. Tocchi leggeri, sapienti qui e lì, per far tutto scorrere senza bagnarsi nel ruscello… davvero brava in questo.

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Tre giorni tra le persone quindi con tanti spunti di riflessione sulle mie scelte. Che restano valide ma… ci può essere anche altro, anche un altro modo, anche un altro stile, anche un altro andare. Per questo la vecchia non voleva mai morire, diceva mia madre, ché c’è sempre qualcosa da imparare.

Tre giorni di lettura in alta quota, dove le parole lette avevano la meglio sul vento, sul panorama, sulla stanchezza, aveva attenzione e ascolto, segno che le storie sono davvero una parte di noi…

Sono tornato stanco, soprattutto della tensione che si sviluppa nel sentire la responsabilità per gli altri, stanco ma con un briciolo di felicità ché era andato tutto bene, ché avevo avuto ragione del dubitare delle mie certezze, che ritornando a casa, a piedi da dove mi avevano lasciato, ritrovavo una bella leggerezza di star facendo le cose giuste, del tempo passato con le multitudini 🙂

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I Monti della Laga, da Gran sasso.

p.s. spesso mi  è capitato di porgere una mano a chi in cammino si trova in difficoltà, intendo dire fisicamente una mano per sostenere, aiutare. Capita sovente che venga rifuitata (no faccio da solo…) per imbarazzi sciocchi ma pur veri da non accettarla anche se farebbe comodo. L’ho fatto anche io, ché sciocchi siamo tutti. Mi accorgo però che ripensando a questa storia ha avuto la modestia di accettare una mano che mi veniva in aiuto, quella di Alessia, che avrà anche un Puzzolo chè la tiranneggia ché in fondo è lui il capo… ma è una bella persona sotto sotto la scorza… Perché se si deve stare al mondo c’è bisogno di immergersi sempre di più nelle persone, non solo quelle che preferisci, e, al contempo, c’è bisogno anche di imparare il modo di proteggersi…

Librotrekking è una buona scuola. Certo è che si ingrassa, anche! 😉

Quindi grazie ad Alessia e a ogni persona che è stata sui Monti della Laga in questi giorni.

 

 

 

25.26.27 giugno: al Nord…

Alzarsi alle 4:00 (dopo due giorni di montagna e solo 5 ore di sonno), prepararsi per il viaggio e metterti in strada per un appuntamento fissato al limite della fantasia a 450 km di distanza. Appuntamento con Tina che scende giù dalla sua Torino e con il sopralluogo da ripetere di Tassani (sopra Sestri Levante)-Monte Treggin , parte dell’ultima tappa del mio Cammino delle Alte Vie che a fine luglio va in scena. C’è anche da vedere il Rifugio Treggin Roccagrande che gestisce Andrea (3347672609 rifugiotregginroccagrande@gmail.com), ci siamo sentiti solo per telefono.

Così comincia questo viaggio al Nord, di soli tre giorni, intensi e un po’ obbligati per gli impegni.

Però la seconda volta che vai in un luogo è già tutto diverso, hai fissato nella mente briciole di ricordi che te lo fanno subito apparire familiare. Così la memoria del sopralluogo precedente è venuta a galla e mi ha accompagnato per tutti i passi sul sentiero che davvero non è facile da ritrovare perché abbandonato da tempo. E’ una bella sensazione di appartenenza questa, almeno per me che ho origini in una grande città, ritrovarsi in un  luogo naturale dove hai camminato è ritrovare un abbraccio che ti aspettava.

La fatica di camminare in salita in pieno giorno si faceva sentire ma stavolta l’acqua era sufficiente (la scorsa un po’ meno: l’esperienza della sete davvero è cosa che segna…) e l’allegria della compagnia faceva prendere tutto con un altro spirito.

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Il Monte Treggin è alto 850 metri, ma per arrivare alla sua croce di legno devi metterci bella e buona energia che è rosso di pietra, arido di sole: ultimo baluardo prima del Mar Ligure, lo sa, e non fa sconti.

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Dalla cima, guardando verso monte si intravede appena nella vegetazione il Rifugio di Andrea. Oltre a una linea grigia quasi impercettibile nel verde non hai altro davanti che natura, aspra e montagnosa, ricca e sovrana. Il pensiero che sei a pochi chilometri dal mare e lo vedi alle spalle, ti da l’idea vera di quella Terra, della Liguria. Dentro puoi correggere tutte le impressioni che il passaggio al mare hanno condizionato, facendo sembrare tutto semplice, raggiungibile, turistico.

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Non manca l’acqua al rifugio nè il calore di chi lo cura e lo ha reso ospitale in quattro mesi di soggiorno. Andrea è di Verona, ha risposto all’annuncio di Walter, il proprietario ( possiede e gestisce anche un agriturismo nella zona), per la gestione. Ha superato un buon numero di pretendenti al titolo, ma di tutto questo non appare nulla ché Andrea è e resta una persona semplice e così ha allestito il rifugio.

Abbiamo scambiato due parole e bevuto un goccio di vino mentre Tina recuperava le forze addormentata sul prato, e ci siamo trovati in sintonia. La cosa più difficile nel organizzare cammini è il trovare le strutture, per me, che non mi piace un posto qualsiasi, la questione è ancora più ostica. Mancava l’ultimo posto nel mio trek, nel precedente sopralluogo non mi ero potuto fermare e comunque non avrei trovato Andrea, è li da pochi mesi, ed io credo nei segni. Cammino con questi. Lui si aggiunge alle persone che fa piacere sapere di incontrare quando cominceremo a camminare, Andrea è una bella storia da conoscere e scoprire nel futuro come va a finire 🙂 Persone così non vanno lasciate sole…

La via del ritorno è stata facile, un po’ perchè ormai era nota, un po’ perchè andando verso… il mare si va più leggeri, un po’ perché si profilava il riposo, un po’ perchè ero felice di aver chiuso al meglio l’organizzazione del mio primo trek.

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I due restanti giorni mi sono lasciato andare, mi sono affidato all’entusiasmo di chi aveva accanto e mi ha ospitato nella sua casa, e che alla fine mi ha anche anticipato dei soldi chè il mio portafogli era rimasto a Genova. Quest’amicizia frutto della fiducia nel proprio sentire è nata anche lei in Aspromonte, un viaggio di cammino. La fiducia porta lontano… con Tina sono arrivato fino al Parco Nazionale del Gran Paradiso, queste le tracce del percorso da Valnontey al Rifugio Vittorio Sella.

Ho già scritto molto e chi è rivato fin qui ha tutta la mia stima, per la pazienza sopratutto 🙂 così non starò a raccontarvi dei due giorni in Valle D’Aosta, valga per loro questa immagine…

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Ma tornando ai semi di qualche articolo fa e ricordandomi che nulla è per caso… credo che di queste parti ne sentirò parlare…. Per esempio sarà un caso che Librotrekking promuove cammini da quelle parti? A proposito affrettatevi forse c’è ancora mezzo posto libero 🙂 potete digli che vi mando io 🙂 vale come a briscola un due di coppe, quando regna bastoni… ma voi provateci lo stesso!

E auguri di buon cammino!

 

23.24 giugno: due cime, in due e in tre.

23 giungo 2018 – Gran Sasso, Corno Piccolo: piedi sulla roccia, sospesi nelle nuvole…

24 giugno 2018 – Monte Tarino, sorgenti dell’Aniene: un anello di faggi roccia e faggi…

Due giorni. Uno bianco di nuvole e l’altro azzurro di cielo.

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Due cime.  Diverse per quota e difficoltà, per ambiente e storia.

Due croci. Una in ferro vecchio, arrugginita dal Tempo e logorata dai venti. L’altra scintillante che risplende da lontano…

Due prime volte. ‘Hai mai toccato una croce?’ Ho chiesto, per motivare di più l’impegno della salita. Ma al Corno Piccolo era anche per me la prima volta.

Due persone accompagnate. Una donna esperta e un uomo alle prime armi, un numero davvero esiguo e differente ma che proprio per questo è riuscito a stare al gioco fino al sorriso per una bella avventura conclusa bene.

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Questo viaggio per montagne comincia da Roma, la mattina presto di sabato 23 giugno, alle 06:45 monta in macchina Stefano, si parte. Siamo in tre.

E’ proprio Stefano la novità, si è accodato all’ultimo momento, il legame con lui passa per l’Aspromonte ché un amico di cammino gli ha raccontato di me. Vorrei allenarmi un po’, mi ha scritto nella mail.

Il programma era facile a dirsi, complicato da realizzarsi. Prevedeva il viaggio fino a Prati di Tivo, salita e discesa al Rifugio Franchetti, trasbordo in auto al campeggio di Fiumata (Filettino) e il giorno dopo di buon ora salita sul Tarino.

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Immaginare è facile, difficile è realizzare quel che hai fantasticato…

Così capita che alle 17 chiude la funicolare, e noi siamo arrivati alle 17:30. la discesa fino a Prati di Tivo, nelle nebbie e nella stanchezza è stata un bel diversivo…

Così capita che la strada che hai previsto è ‘interrotta’… e ti prende il panico ché sono le 20:30 e devi ancora cenare e montare la tenda… e quella è l’unica strada percorribile… ma siamo in un paese meraviglioso dove gli uomini inventano soluzioni anche alla politica così la strada diventa percorribile ché nei paesi tutti ci vanno facendo un po’ di attenzione. Cena Buonissima alle 21:30, tenda montata alle 23:00. Buonanotte.

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Così capita che la vista della salita sul Tarino scoraggia, pensando anche alla discesa. Ma se metti pazienza nell’andare, se offri il tuo aiuto per alleggerire il peso portato, se motivi il senso di quella salita trovi che anche chi va veloce aspetta chi va piano, che chi ascolta leggere sa anche accettare chi dorme sonoro sul prato, chi arriva in cima può farlo perché chi si è fermato non ha posto questioni. In pochi si riesce anche a salvarsi da un sasso che scivola sotto di te e va nella direzione dei tuoi compagni…

Così capita che il ristorante apparecchia per nove mettendo ogni bendiddio a tavola… e si mangia tutto con gli occhi che essendo solo in tre di tutte quelle bontà non potremmo avere ragione…

Così capita che incontri qualcuno di cui sai solo che si chiama Massino che ti accompagna in cima al Corno, ti aiuta nei passaggi, e poi se ne va dopo due parole, un sorriso, una foto di spalle sulla croce (quella con il volto l’ho inviata a lui 🙂 se ne va per la ferrata che scende prima al Franchetti, solo come è venuto o meglio apparso tra le nuvole: ‘ma voi da dove venite?’ ha chiesto…

Così capita che questa idea dello stare più Tempo, più vicino alle Montagne ti sembra proprio quella giusta, ché senti che va bene così, anche… se… capita!

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Perché senti che è la dimensione del provvisorio ma anche del valore di questo Tempo assieme a persone e vette, assieme a rondini e vento, assieme a nuvole e cielo, assieme a terra e roccia, assieme a orizzonti infiniti e strade asfaltate, assieme al nuovo e al vecchio, assieme per amicizia e conoscenza.

Assieme… ché ‘due è il contrario di uno e non il doppio‘ !!! Scriveva Erri De Luca.

Ecco.

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Anche se da poco ho scritto di cammini solitari che sono un’altra dimensione…

Incongruenze, scriveva in una lettera il ragazzo Michele su CIAO, TU di Puimini e Masini

 

 

 

 

Andar per stelle…

Questa storia comincia con ‘loro’: le stelle, ma come tutte le mie cose (e forse quelle di tutti) subito cambia forma il pensiero sul fare, si aggiorna e include nuovi eventi, esperienze, inci e acci/denti di passaggio 🙂 fino a ritrovarsi su di un altro percorso…

Così la prima data era saltata… i cammini di silenzio nelle foreste passati… l’inverno cedeva alla primavera… le stelle erano sopra di noi, come un filosofo disse, la legge morale dentro etc. etc… e i nostri passi hanno incontrato quell’astro che è la Terra.

Infatti è Lei e il nostro viaggiare su di essa che sono andati in scena sul Soratte.

Camminando sulla montagna sacra, ne abbiamo sentito le ‘vibrazioni’ leggendo di Giovanni Pascoli la poesia: il bolide, che finisce così…

E la terra sentii nell’Universo.

Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.

E mi vidi quaggiù piccolo e sperso

Errare, tra le stelle, in una stella.

Cominciando a camminare nel buio dei boschi, in quel silenzio diverso, tra quelle ombre che la Luna rifletteva sul suolo abbiamo un po’ fatto come i ragazzi di Contare le stelle che sfidavano la parole del sacerdote contando oltre il limite da lui dichiarato le stelle in cielo… abbiamo un po’ sfidato il nostro andare di abitudine in abitudine…

Ci siamo un po’ anche confrontati con quel senso profondo della paura del buio… Aiutati da un signore incontrato ai margini del paese… ‘Fate attenzione ci sono i cinghiali!’ era il suo ‘buon cammino’ 🙂

Il primo tratto per arrivare al sentiero da pendere era su di una bella e larga carrareccia dal brecciolino bianco. Era evanescente il biancore della strada alla luce della piccola Luna, a tratti sotto gli alberi si perdeva… Ho chiesto alle persone che accompagnavo di spegnere le luci frontali, ché aveva il suo fascino l’andar così nella notte…

Ci siano poi confrontati sulla potenza delle luci frontali, alcune erano davvero fari che illuminavano a giorno una vasta area… chissà se misurano anche la paura 🙂

Non c’erano solo le ‘lumerine’ frontali moderne a rischiarare il sentiero contribuiva anche Luna, per quanto piccola. Alla Baracca dei Briganti ho colto questo spunto per leggere: Ciaula scopre la Luna, di Luigi Pirandello. Il racconto è stato poi letto e interpretato per intero su RAI5 qualche giorno dopo per una strana coincidenza, se qualcuno avesse voglia di sentirla per intera….

Dalla Baracca dei briganti all’Eremo di San Silvestro si percorre un tracciato un po’ esposto, le stelle e la vista a valle sui due lati davano il senso di infinito… il libro Il Bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono era una bella lettura da condividere.

In cima al Soratte la storia di Silvestro I, raccontata a ‘fumetti’ sui mosaici della chiesa dei Santissimi quattro coronati e rielaborata per gli astanti, mentre si aspettava che l’acqua sul fornello fosse ben calda per la tisana collettiva, diviso anche il pane e la cioccolata e tutto quel che negli zaini era riposto.

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Cominciata alle 21:30 siamo ritornati a Sant’Oreste alle 02:30, stanchi ma felici della nostra notte.

La cornetteria di Fiano Romano aveva già chiuso e questa è stata la sola nota negativa di questa esperienza.

Mi spiace non trovate fotografie, non ne sono state fatte, incredibile ma vero :), l’unica sarebbe quella della terrazza a Fiano Romano dove abbiamo cenato al tramonto, prima di metterci in cammino…. ma è una foto conviviale e quindi personale e condivisa con i soli partecipanti. Oggi poi c’è la nuova temuta legge sulla Privacy….

C’est la vie!

 

p.s. se vedete una stella cadere, provate ad esprimere il desiderio di fare questa camminata notturna, magari succede che prima o poi la rifaccia solo per esaudire quel desiderio… 🙂 cominciando proprio dalla cena!

Traccia GPS del percorso effettuato…

Montagne, si comincia! Sopralluogo sul Monte Viglio.

In questo blog c’è un articolo che parla di Montagne e del desiderio di ViverLE andandole a trovare.

Dovevo da tempo cominciare i sopralluoghi, perché il programma immaginato prendesse forma. Impegni e un meteo non sempre favorevole però non avevano permesso di muovermi. L’idea era ferma al palo. Cancellate le date, rimandato tutto ad una congiuntura più favorevole.

Sono di quelli che si nutre dell’idea stramba di lasciarsi andare, di aspettare che un ‘segno’ di qualsiasi genere chiami su di una strada, quel che faccio è seminare ‘lavorando’ affinchè questo avvenga. Quando avviene colgo al volo la possibilità che si offre…

E’ un concetto facile ma difficile da comprendere (ma che sta’ a di’ questo?), me ne rendo conto. Quindi non tedio oltre ma per chi fosse interessato (iscrizione obbligatoria al club dei matti coscienti!) davanti a un caffè, in un cammino qualsiasi se ne può far conversazione.

Comunque lo scorso 18 maggio ho accettato l’invito di accompagnare ad un sopralluogo sul Monte Viglio Alessia Rabacchi . Anche Lei fa parte della ‘storia dei segni’… tant’è vero che la montagna da andare a conoscere era vicina a quelle su cui avevo immaginato di cammiare ovvero Tarino e Contento…. 

Qui comincia l’avventura…

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Salendo la prima cresta, verso il Gendarme…

La giornata aveva luce e ombre intense, variavano forme, si scambiavano di posto a seconda del passaggio delle nuvole disegnando sulla Terra forme scure e immaginifiche.

Il passaggio per il bosco di faggi è stato veloce ma non privo di stupore…

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Meraviglia verticale….

Usciti allo scoperto sulla cresta si succedevano cime e forcelle, panorami e orridi profondissimi…

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Un ‘tuffo d’occhio’ dal Gendarme.

Nell’incontro un escursionistache che scendeva dal Viglio ci avvisava della prossima cima, sulla possibilità di poterci arrivare (la neve non sempre era superabile) ma anche sulla pioggia in arrivo…

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Cima Monte Viglio, 2156 metri. Chiude a sud la catena dei Monti Simbruini.

Toccata e fuga quindi ché la pioggia non si faceva attendere.

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Tornando sui nostri passi…

Il passaggio dentro le nuvole ha solo arricchito lo spirito così come la pioggia ha intriso i vestiti.

Un tassello di questa avventura è stato messo, tassello importante che certifica scopo e direzione di una vaga idea che comincia a prendere forma e conferma il personale pensiero sul ‘lasciarsi andare’ 🙂

Post scrittum: non so se sono persona da seguire in montagna… questo dipende dalla vostra ‘mattitudine’ ma conosco bei matti che camminano… anche di notte…. in montagna… con me 🙂

“Ma questa è un’altra storia” disse il barista alla fine del film Irma la Dolce (quella con le meravigliose calze verdi 😉

 

Traccia GPS del percorso…