Programma Iniziative

Esperienze in città, su richiesta

Ospitalità a Roma

Andare in Montagna con un amico…

Il suo nome è Santino, è un mio amico.

Qualche tempo fa mi ha proposto di accompagnarlo in Montagna, su una delle sue Montagne. Non c’è stato bisogno di pensarci.

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Novembre 2018 – Verso il Crepacuore…

Siamo saliti presto sul Crepacuore, da Campo Catino, per noi palcoscenico di una giornata di conversazione in parole e silenzi sulla Vita semplice che invece troppo spesso ci complichiamo.

Camminando lentamente un passo davanti al mio mi mostrava l’amore tantrico tra una pianta e una pietra, la ricordavava lì dall’ultima volta che c’era passato.

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Novembre 2018 – Amore Tantrico

Si fermava ogni tanto a prendere dei sassi, che si rivelavano dei fossili, preistorici abitanti del mare di un passato infinitamente lontano, li spiegava, li raccontava, si emozionava.

Si metteva a guardare l’orizzone, ti indicava e nominava quello che vedevi, e poi quello che non vedevi: Laggiù in quella direzione c’è il mare, e le isole Pontine…

Camminando rendeva al mio esistere un’armonia che sembrava dimenticata, lo dimensionava nel rapporto con il Creato, col Tempo levandogli quella patina ossidante che è il prendersi troppo sul serio

Mi indicava una tana, una pianta o un frutto, mi faceva cenno di avvicinarmi e odorare il profumo di un vecchio legno di ginepro che aveva spezzato. Mi chiedeva di sistemargli nello zaino le pietre che andava raccogliendo con curiosità e interesse, per aggiungerle alla sua collezione tanto privata quanto di tutti.

La Vita si faceva leggera, come il passo che andava senza fiatone né sudore.

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Novembre 2018 – Uno sguardo su Pizzo Deta.

La cima con la sua croce sopra era solo un punto di passaggio, non di arrivo, non rilevante. C’era e faceva parte di quel luogo, tutto qui. Senza nessuna enfasi. Come il Budda che aveva deciso di riporre a vegliare in una piccola crepa del Monte Viglio, ma  poi quando lo ha portato su l’ha trovata già occupata da una madonnina che altri avevano sistemato lì. C’era Lei e andava bene anche così. Il Budda è tornato nel suo giardino e veglia tutti da lì.

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Novembre 2018 – Orizzonti….

I tratti di silenzio che si sono susseguiti al ritorno, sempre più lunghi, avevano l’intesità di una conversazione su di un altro piano, più  intimo, più intenso ché le parole avrebbero distorto.

Non siamo stati mai soli, seppur a tratti registravamo distanze nei pensieri, sul sentiero, nelle attese dell’altro che andava più piano.

Così il cammino di quel giorno.

Un filo invisibile e antico come il mondo ci legava l’uno all’altro, e noi all’ambiente attorno. In questo stato ti vedevi piccolo al confronto, lo stesso sentivi un’armonia unica in cui comprendevi di essere al tuo posto.

Il ritorno a casa in auto , la notte ha parlato solo il silenzio. Non c’era nulla più da aggiungere a quello stato di grazia.

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Novembre 2018 – Santino e le sue Montagne.

 

Tracce GPS del percorso

 

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Corno Grande e Camicia: Due giorni nelle nuvole… 8/9 settebre 2018

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9 settembre 2018 – Una pausa sulla via del ritorno…

Sembra un quadro antico: l’immagine un po’ sbiadita, i colori sfumati, le forme quasi sfocate, eppure… E’ l’immagine dei nostri due giorni sulla Montagna.

L’iniziativa messa su da Alessia Rabacchi ‘Dialoghi d’amore sulla cima del Gran Sasso’ è stata avvolta dalle nuvole.

Il Tempo trascorso ne aveva la stessa qualità: noi tutti, camminando, eravamo un po’ sospesi senza inquietudini, senza incertezze (se escludiamo i primi passi iniziali). L’andare così ovattato ha dato modo di immergersi di più in un paesaggio ‘interiore’, più modesto e vasto, che non quell’enorme bellezza che hanno quei luoghi in pieno Sole.

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8 settembre 2018 – Corno Grande, Gran Sasso.

Le nuvole hanno permesso a tutti di arrivare in cima al Monte Camicia, perché il gruppo si muoveva più lentamente, non sempre visibile la coda dalla testa, non sempre visibile il sentiero. Il giorno prima hanno dato la possibilità di affrontare la salita impegnativa del Corno Grande senza la ‘vista della fatica’ che le pendici assolate e ripide portano con sé.

Le nuvole hanno fatto da cotorno, da quinta alle parole lette ad alta voce, hanno creato risonanza, eco, disponendo tutti all’ascolto, senza distrazioni (l’incanto si è interrotto solo per il tempo di consentire ad un insetto di uscire da un orecchio dove si era infilato… cose che succedono nei ‘teatri d’aria’ 🙂

Le nuvole hanno creato sugestioni intense…

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9 settembre 2018 – Balconi verso il Monte Tremoggia

Lasciando in sospeso l’oltre…

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9 settembre 2018 – Monte Tremoggia

Le nuvole, nel loro andare e venire, hanno fatto brillare le poche esplosioni di colore che trovavi sul cammino…

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8 settembre 2018 – Fuochi artificiali della natura sul Gran Sasso.
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9 settembre 2018 – Segnalazioni ‘naturali’ e artificiali del cammino…

Aumentando infinitamente l’emozioni per le cose semplici scorte nel passaggio….

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9 settembre 2018 – E’ lei! Una stella alpina…

Le nuvole non hanno inciso però sull’esperienza positiva dello scambio di ruolo, guida/coda, che con Alessia ci siamo dati tra il primo e il secondo giorno; questo ha permesso a noi di gustare il piacere dei due diversi compiti che si assolvono portando un gruppo: sentire la responsabilità di condurre le persone verso la metà desiderata, essere contenti dei sorrisi alla fine e, al contrario, rilassarsi e prendersi il tempo della conversazione, della pausa, del silenzio, della contemplazione che stare in fondo permette, e, in questo caso, della piccola ‘evasione’ avvenuta quando in gruppo è salito sulla cima del Camicia e sono rimasto con Antonietta a badare a Bri…

Questo l’andar per nuvole a veder gli affacci:

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Ultime due note di questa storia, due doni avuti durante e dopo le escursioni.

Il primo è il canavaccio che avvolgeva il nostro pranzo, una piccola tovaglia al posto del sacchetto di carta. L’ha confezionato così l’uomo che gestisce il B&B Nonno Severino a Santo Stefano di Sessanio. Mi ha spiegato che chiamavano manteliata il sacchetto che i contadini portavano via la mattina andavano al lavoro nei campi. Aprendo il canavaccio si apparecchiava la tavola sui prati e si onorava il cibo. Così abbiamo fatto noi…

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Il secondo è l’inizio di un libro e di una storia, arrivato dopo a conferma dei giusti passi…

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Il libro è: Le labbra del tempo, Eduardo Galeano.

Buona lettura, buon Tempo.

 

 

29.30 giugno-1 luglio Camminare con LibroTrekking, di Alessia Rabacchi…

 

 

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Un taglio colorato sulla costa della montagna…

Ho finito da poco di scrivere su di un articolo precedente, una riflessione sulla parola incongruenze relativo al mio andare… Qui vado a scriverne un’altra rispetto al mio modo di fare. Ho più volte messo in evidenza che la qualità è nelle piccole cose, in cammino nei piccoli numeri. Questi tre giorni di montagna li ho trascorsi con una ridente moltitudine (in tutto si era in 28!), e ne sono rimasto contento.

Cosa è successo?

Niente di speciale, ché la vita non ha in sé cose speciali ma opportunità che ti offre, che ti dona a te saperle cogliere. In questo sono stato bravo (se non te lo dici da solo… non vale): ho colto una possibilità creata da tanti semi, anche di discutibile polarità positiva, che qui e là avevo seminato.

L’avvento di FacciaLibro, per esempio, nella mia storia ha portato comunque qualcosa di nuovo (anche se a tutt’oggi ci capisco poco!), e con tutte le mie riserve sul mezzo sono rimasto in ascolto e mi sono messo in gioco… uno degli avvenimenti più interessanti è stato la conoscenza/confronto con Alessia Rabacchi; su molte cose molto diversa da me…. ma in comune si è trovato: amare libri e leggerli, il camminare, il fare la guida come lavoro. Questi tre punti li abbiamo approfonditi e, dopo le scuse da parte mia per un episodio legato al nostro primo incontro proprio sulle differenze (e pregiudizi, miei! Diciamo che riguarda il modo di porsi fricchettone versus balduina che oggi giocando ci si riconosce in positivo, credo…) ci siamo trovati a provare un andare comune in questi tre giorni, dopo diversi sopralluoghi in cui ci si è conosciuti e forse apprezzati di più.

Librotrekking voleva organizzare tre giorni sui Monti della Laga. Alessia mi ha chiesto se avevo voglia di accompagnarla nelle escursioni e nella condivisione di letture epistolari a due voci. Per questo evento lei aveva scelto Elisir d’amore di Schmitt Éric-Emmanuel mentre a me era piaciuto portare Ciao, Tu. di Roberto Piumini e Beatrice Masini.

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Tre giorni tra le montagne: siamo stati sulla Cima della Laghetta, sul Monte Gorzano, saliti fino al Rifugio Franchetti sul Gran Sasso. Un piccolo gruppo è arrivato fino alle cime dei Monti della Laga. Certo, il resto si è fermato un po’ più in basso: ognuno dove sentiva di poter arrivare. Questo il bello che va riconosciuto: cioè dare la possibilità a tutti di fare il ‘proprio’ cammino: Chi lento, chi veloce, chi ama fare foto, chi racconta storie, chi si mostra più ‘spericolato’, chi ha bisogno di una mano, chi aiuta, chi va incoraggiato, chi ama i selfie, chi preferisce mangiare, chi riposare, chi conoscere le storie dei libri, chi ascoltarle con attenzione, chi dormire, chi si incanta. Una bella confusione di persone, senza chiasso però, una miscelanza di situazioni ed espressioni in cui ognuno ci si ritrova contento, indipendentemente dal resto, dal contesto, dai particolari in sé. Alessia ‘la capa’ come è stata definita per gioco, visto che a lei erano demandate tutte le scelte, amministrava il tutto con un sapere e esperienza degni di un maestro d’orchestra. Tocchi leggeri, sapienti qui e lì, per far tutto scorrere senza bagnarsi nel ruscello… davvero brava in questo.

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Tre giorni tra le persone quindi con tanti spunti di riflessione sulle mie scelte. Che restano valide ma… ci può essere anche altro, anche un altro modo, anche un altro stile, anche un altro andare. Per questo la vecchia non voleva mai morire, diceva mia madre, ché c’è sempre qualcosa da imparare.

Tre giorni di lettura in alta quota, dove le parole lette avevano la meglio sul vento, sul panorama, sulla stanchezza, aveva attenzione e ascolto, segno che le storie sono davvero una parte di noi…

Sono tornato stanco, soprattutto della tensione che si sviluppa nel sentire la responsabilità per gli altri, stanco ma con un briciolo di felicità ché era andato tutto bene, ché avevo avuto ragione del dubitare delle mie certezze, che ritornando a casa, a piedi da dove mi avevano lasciato, ritrovavo una bella leggerezza di star facendo le cose giuste, del tempo passato con le multitudini 🙂

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I Monti della Laga, da Gran sasso.

p.s. spesso mi  è capitato di porgere una mano a chi in cammino si trova in difficoltà, intendo dire fisicamente una mano per sostenere, aiutare. Capita sovente che venga rifuitata (no faccio da solo…) per imbarazzi sciocchi ma pur veri da non accettarla anche se farebbe comodo. L’ho fatto anche io, ché sciocchi siamo tutti. Mi accorgo però che ripensando a questa storia ha avuto la modestia di accettare una mano che mi veniva in aiuto, quella di Alessia, che avrà anche un Puzzolo chè la tiranneggia ché in fondo è lui il capo… ma è una bella persona sotto sotto la scorza… Perché se si deve stare al mondo c’è bisogno di immergersi sempre di più nelle persone, non solo quelle che preferisci, e, al contempo, c’è bisogno anche di imparare il modo di proteggersi…

Librotrekking è una buona scuola. Certo è che si ingrassa, anche! 😉

Quindi grazie ad Alessia e a ogni persona che è stata sui Monti della Laga in questi giorni.

 

 

 

25.26.27 giugno: al Nord…

Alzarsi alle 4:00 (dopo due giorni di montagna e solo 5 ore di sonno), prepararsi per il viaggio e metterti in strada per un appuntamento fissato al limite della fantasia a 450 km di distanza. Appuntamento con Tina che scende giù dalla sua Torino e con il sopralluogo da ripetere di Tassani (sopra Sestri Levante)-Monte Treggin , parte dell’ultima tappa del mio Cammino delle Alte Vie che a fine luglio va in scena. C’è anche da vedere il Rifugio Treggin Roccagrande che gestisce Andrea (3347672609 rifugiotregginroccagrande@gmail.com), ci siamo sentiti solo per telefono.

Così comincia questo viaggio al Nord, di soli tre giorni, intensi e un po’ obbligati per gli impegni.

Però la seconda volta che vai in un luogo è già tutto diverso, hai fissato nella mente briciole di ricordi che te lo fanno subito apparire familiare. Così la memoria del sopralluogo precedente è venuta a galla e mi ha accompagnato per tutti i passi sul sentiero che davvero non è facile da ritrovare perché abbandonato da tempo. E’ una bella sensazione di appartenenza questa, almeno per me che ho origini in una grande città, ritrovarsi in un  luogo naturale dove hai camminato è ritrovare un abbraccio che ti aspettava.

La fatica di camminare in salita in pieno giorno si faceva sentire ma stavolta l’acqua era sufficiente (la scorsa un po’ meno: l’esperienza della sete davvero è cosa che segna…) e l’allegria della compagnia faceva prendere tutto con un altro spirito.

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Il Monte Treggin è alto 850 metri, ma per arrivare alla sua croce di legno devi metterci bella e buona energia che è rosso di pietra, arido di sole: ultimo baluardo prima del Mar Ligure, lo sa, e non fa sconti.

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Dalla cima, guardando verso monte si intravede appena nella vegetazione il Rifugio di Andrea. Oltre a una linea grigia quasi impercettibile nel verde non hai altro davanti che natura, aspra e montagnosa, ricca e sovrana. Il pensiero che sei a pochi chilometri dal mare e lo vedi alle spalle, ti da l’idea vera di quella Terra, della Liguria. Dentro puoi correggere tutte le impressioni che il passaggio al mare hanno condizionato, facendo sembrare tutto semplice, raggiungibile, turistico.

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Non manca l’acqua al rifugio nè il calore di chi lo cura e lo ha reso ospitale in quattro mesi di soggiorno. Andrea è di Verona, ha risposto all’annuncio di Walter, il proprietario ( possiede e gestisce anche un agriturismo nella zona), per la gestione. Ha superato un buon numero di pretendenti al titolo, ma di tutto questo non appare nulla ché Andrea è e resta una persona semplice e così ha allestito il rifugio.

Abbiamo scambiato due parole e bevuto un goccio di vino mentre Tina recuperava le forze addormentata sul prato, e ci siamo trovati in sintonia. La cosa più difficile nel organizzare cammini è il trovare le strutture, per me, che non mi piace un posto qualsiasi, la questione è ancora più ostica. Mancava l’ultimo posto nel mio trek, nel precedente sopralluogo non mi ero potuto fermare e comunque non avrei trovato Andrea, è li da pochi mesi, ed io credo nei segni. Cammino con questi. Lui si aggiunge alle persone che fa piacere sapere di incontrare quando cominceremo a camminare, Andrea è una bella storia da conoscere e scoprire nel futuro come va a finire 🙂 Persone così non vanno lasciate sole…

La via del ritorno è stata facile, un po’ perchè ormai era nota, un po’ perchè andando verso… il mare si va più leggeri, un po’ perché si profilava il riposo, un po’ perchè ero felice di aver chiuso al meglio l’organizzazione del mio primo trek.

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I due restanti giorni mi sono lasciato andare, mi sono affidato all’entusiasmo di chi aveva accanto e mi ha ospitato nella sua casa, e che alla fine mi ha anche anticipato dei soldi chè il mio portafogli era rimasto a Genova. Quest’amicizia frutto della fiducia nel proprio sentire è nata anche lei in Aspromonte, un viaggio di cammino. La fiducia porta lontano… con Tina sono arrivato fino al Parco Nazionale del Gran Paradiso, queste le tracce del percorso da Valnontey al Rifugio Vittorio Sella.

Ho già scritto molto e chi è rivato fin qui ha tutta la mia stima, per la pazienza sopratutto 🙂 così non starò a raccontarvi dei due giorni in Valle D’Aosta, valga per loro questa immagine…

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Ma tornando ai semi di qualche articolo fa e ricordandomi che nulla è per caso… credo che di queste parti ne sentirò parlare…. Per esempio sarà un caso che Librotrekking promuove cammini da quelle parti? A proposito affrettatevi forse c’è ancora mezzo posto libero 🙂 potete digli che vi mando io 🙂 vale come a briscola un due di coppe, quando regna bastoni… ma voi provateci lo stesso!

E auguri di buon cammino!

 

23.24 giugno: due cime, in due e in tre.

23 giungo 2018 – Gran Sasso, Corno Piccolo: piedi sulla roccia, sospesi nelle nuvole…

24 giugno 2018 – Monte Tarino, sorgenti dell’Aniene: un anello di faggi roccia e faggi…

Due giorni. Uno bianco di nuvole e l’altro azzurro di cielo.

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Due cime.  Diverse per quota e difficoltà, per ambiente e storia.

Due croci. Una in ferro vecchio, arrugginita dal Tempo e logorata dai venti. L’altra scintillante che risplende da lontano…

Due prime volte. ‘Hai mai toccato una croce?’ Ho chiesto, per motivare di più l’impegno della salita. Ma al Corno Piccolo era anche per me la prima volta.

Due persone accompagnate. Una donna esperta e un uomo alle prime armi, un numero davvero esiguo e differente ma che proprio per questo è riuscito a stare al gioco fino al sorriso per una bella avventura conclusa bene.

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Questo viaggio per montagne comincia da Roma, la mattina presto di sabato 23 giugno, alle 06:45 monta in macchina Stefano, si parte. Siamo in tre.

E’ proprio Stefano la novità, si è accodato all’ultimo momento, il legame con lui passa per l’Aspromonte ché un amico di cammino gli ha raccontato di me. Vorrei allenarmi un po’, mi ha scritto nella mail.

Il programma era facile a dirsi, complicato da realizzarsi. Prevedeva il viaggio fino a Prati di Tivo, salita e discesa al Rifugio Franchetti, trasbordo in auto al campeggio di Fiumata (Filettino) e il giorno dopo di buon ora salita sul Tarino.

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Immaginare è facile, difficile è realizzare quel che hai fantasticato…

Così capita che alle 17 chiude la funicolare, e noi siamo arrivati alle 17:30. la discesa fino a Prati di Tivo, nelle nebbie e nella stanchezza è stata un bel diversivo…

Così capita che la strada che hai previsto è ‘interrotta’… e ti prende il panico ché sono le 20:30 e devi ancora cenare e montare la tenda… e quella è l’unica strada percorribile… ma siamo in un paese meraviglioso dove gli uomini inventano soluzioni anche alla politica così la strada diventa percorribile ché nei paesi tutti ci vanno facendo un po’ di attenzione. Cena Buonissima alle 21:30, tenda montata alle 23:00. Buonanotte.

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Così capita che la vista della salita sul Tarino scoraggia, pensando anche alla discesa. Ma se metti pazienza nell’andare, se offri il tuo aiuto per alleggerire il peso portato, se motivi il senso di quella salita trovi che anche chi va veloce aspetta chi va piano, che chi ascolta leggere sa anche accettare chi dorme sonoro sul prato, chi arriva in cima può farlo perché chi si è fermato non ha posto questioni. In pochi si riesce anche a salvarsi da un sasso che scivola sotto di te e va nella direzione dei tuoi compagni…

Così capita che il ristorante apparecchia per nove mettendo ogni bendiddio a tavola… e si mangia tutto con gli occhi che essendo solo in tre di tutte quelle bontà non potremmo avere ragione…

Così capita che incontri qualcuno di cui sai solo che si chiama Massino che ti accompagna in cima al Corno, ti aiuta nei passaggi, e poi se ne va dopo due parole, un sorriso, una foto di spalle sulla croce (quella con il volto l’ho inviata a lui 🙂 se ne va per la ferrata che scende prima al Franchetti, solo come è venuto o meglio apparso tra le nuvole: ‘ma voi da dove venite?’ ha chiesto…

Così capita che questa idea dello stare più Tempo, più vicino alle Montagne ti sembra proprio quella giusta, ché senti che va bene così, anche… se… capita!

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Perché senti che è la dimensione del provvisorio ma anche del valore di questo Tempo assieme a persone e vette, assieme a rondini e vento, assieme a nuvole e cielo, assieme a terra e roccia, assieme a orizzonti infiniti e strade asfaltate, assieme al nuovo e al vecchio, assieme per amicizia e conoscenza.

Assieme… ché ‘due è il contrario di uno e non il doppio‘ !!! Scriveva Erri De Luca.

Ecco.

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Anche se da poco ho scritto di cammini solitari che sono un’altra dimensione…

Incongruenze, scriveva in una lettera il ragazzo Michele su CIAO, TU di Puimini e Masini

 

 

 

 

Andar per stelle…

Questa storia comincia con ‘loro’: le stelle, ma come tutte le mie cose (e forse quelle di tutti) subito cambia forma il pensiero sul fare, si aggiorna e include nuovi eventi, esperienze, inci e acci/denti di passaggio 🙂 fino a ritrovarsi su di un altro percorso…

Così la prima data era saltata… i cammini di silenzio nelle foreste passati… l’inverno cedeva alla primavera… le stelle erano sopra di noi, come un filosofo disse, la legge morale dentro etc. etc… e i nostri passi hanno incontrato quell’astro che è la Terra.

Infatti è Lei e il nostro viaggiare su di essa che sono andati in scena sul Soratte.

Camminando sulla montagna sacra, ne abbiamo sentito le ‘vibrazioni’ leggendo di Giovanni Pascoli la poesia: il bolide, che finisce così…

E la terra sentii nell’Universo.

Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.

E mi vidi quaggiù piccolo e sperso

Errare, tra le stelle, in una stella.

Cominciando a camminare nel buio dei boschi, in quel silenzio diverso, tra quelle ombre che la Luna rifletteva sul suolo abbiamo un po’ fatto come i ragazzi di Contare le stelle che sfidavano la parole del sacerdote contando oltre il limite da lui dichiarato le stelle in cielo… abbiamo un po’ sfidato il nostro andare di abitudine in abitudine…

Ci siamo un po’ anche confrontati con quel senso profondo della paura del buio… Aiutati da un signore incontrato ai margini del paese… ‘Fate attenzione ci sono i cinghiali!’ era il suo ‘buon cammino’ 🙂

Il primo tratto per arrivare al sentiero da pendere era su di una bella e larga carrareccia dal brecciolino bianco. Era evanescente il biancore della strada alla luce della piccola Luna, a tratti sotto gli alberi si perdeva… Ho chiesto alle persone che accompagnavo di spegnere le luci frontali, ché aveva il suo fascino l’andar così nella notte…

Ci siano poi confrontati sulla potenza delle luci frontali, alcune erano davvero fari che illuminavano a giorno una vasta area… chissà se misurano anche la paura 🙂

Non c’erano solo le ‘lumerine’ frontali moderne a rischiarare il sentiero contribuiva anche Luna, per quanto piccola. Alla Baracca dei Briganti ho colto questo spunto per leggere: Ciaula scopre la Luna, di Luigi Pirandello. Il racconto è stato poi letto e interpretato per intero su RAI5 qualche giorno dopo per una strana coincidenza, se qualcuno avesse voglia di sentirla per intera….

Dalla Baracca dei briganti all’Eremo di San Silvestro si percorre un tracciato un po’ esposto, le stelle e la vista a valle sui due lati davano il senso di infinito… il libro Il Bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono era una bella lettura da condividere.

In cima al Soratte la storia di Silvestro I, raccontata a ‘fumetti’ sui mosaici della chiesa dei Santissimi quattro coronati e rielaborata per gli astanti, mentre si aspettava che l’acqua sul fornello fosse ben calda per la tisana collettiva, diviso anche il pane e la cioccolata e tutto quel che negli zaini era riposto.

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Cominciata alle 21:30 siamo ritornati a Sant’Oreste alle 02:30, stanchi ma felici della nostra notte.

La cornetteria di Fiano Romano aveva già chiuso e questa è stata la sola nota negativa di questa esperienza.

Mi spiace non trovate fotografie, non ne sono state fatte, incredibile ma vero :), l’unica sarebbe quella della terrazza a Fiano Romano dove abbiamo cenato al tramonto, prima di metterci in cammino…. ma è una foto conviviale e quindi personale e condivisa con i soli partecipanti. Oggi poi c’è la nuova temuta legge sulla Privacy….

C’est la vie!

 

p.s. se vedete una stella cadere, provate ad esprimere il desiderio di fare questa camminata notturna, magari succede che prima o poi la rifaccia solo per esaudire quel desiderio… 🙂 cominciando proprio dalla cena!

Traccia GPS del percorso effettuato…

Montagne, si comincia! Sopralluogo sul Monte Viglio.

In questo blog c’è un articolo che parla di Montagne e del desiderio di ViverLE andandole a trovare.

Dovevo da tempo cominciare i sopralluoghi, perché il programma immaginato prendesse forma. Impegni e un meteo non sempre favorevole però non avevano permesso di muovermi. L’idea era ferma al palo. Cancellate le date, rimandato tutto ad una congiuntura più favorevole.

Sono di quelli che si nutre dell’idea stramba di lasciarsi andare, di aspettare che un ‘segno’ di qualsiasi genere chiami su di una strada, quel che faccio è seminare ‘lavorando’ affinchè questo avvenga. Quando avviene colgo al volo la possibilità che si offre…

E’ un concetto facile ma difficile da comprendere (ma che sta’ a di’ questo?), me ne rendo conto. Quindi non tedio oltre ma per chi fosse interessato (iscrizione obbligatoria al club dei matti coscienti!) davanti a un caffè, in un cammino qualsiasi se ne può far conversazione.

Comunque lo scorso 18 maggio ho accettato l’invito di accompagnare ad un sopralluogo sul Monte Viglio Alessia Rabacchi . Anche Lei fa parte della ‘storia dei segni’… tant’è vero che la montagna da andare a conoscere era vicina a quelle su cui avevo immaginato di cammiare ovvero Tarino e Contento…. 

Qui comincia l’avventura…

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Salendo la prima cresta, verso il Gendarme…

La giornata aveva luce e ombre intense, variavano forme, si scambiavano di posto a seconda del passaggio delle nuvole disegnando sulla Terra forme scure e immaginifiche.

Il passaggio per il bosco di faggi è stato veloce ma non privo di stupore…

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Meraviglia verticale….

Usciti allo scoperto sulla cresta si succedevano cime e forcelle, panorami e orridi profondissimi…

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Un ‘tuffo d’occhio’ dal Gendarme.

Nell’incontro un escursionistache che scendeva dal Viglio ci avvisava della prossima cima, sulla possibilità di poterci arrivare (la neve non sempre era superabile) ma anche sulla pioggia in arrivo…

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Cima Monte Viglio, 2156 metri. Chiude a sud la catena dei Monti Simbruini.

Toccata e fuga quindi ché la pioggia non si faceva attendere.

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Tornando sui nostri passi…

Il passaggio dentro le nuvole ha solo arricchito lo spirito così come la pioggia ha intriso i vestiti.

Un tassello di questa avventura è stato messo, tassello importante che certifica scopo e direzione di una vaga idea che comincia a prendere forma e conferma il personale pensiero sul ‘lasciarsi andare’ 🙂

Post scrittum: non so se sono persona da seguire in montagna… questo dipende dalla vostra ‘mattitudine’ ma conosco bei matti che camminano… anche di notte…. in montagna… con me 🙂

“Ma questa è un’altra storia” disse il barista alla fine del film Irma la Dolce (quella con le meravigliose calze verdi 😉

 

Traccia GPS del percorso…

Eplorazioni. L’anello di Cima Vallevona.

Il confine tra Inverno e Primavera è certo solo nel calendario. In natura spesso la linea di demarcazione si sposta avanti o indietro come il mercurio nei vecchi termometri, a seconda degli anni, a seconda della zone geografiche e anche a seconda dell’umore che scorge vuoi un fiore nuovo oppure un cielo ancora nero che decreta il nostro giudizio sulla stagione in corso…

Il 23 marzo ho provato a esplorare la traccia studiata su carte e pc dell’anello passante Cima Vallevona.

Le due stagioni si fronteggiavano senza acredine, anzi sembrava che la più giovane Primavera accompagnasse messere Inverno a riposo dopo il lungo periodo di attività. Li si vedeva sottobraccio Lui che ogni tanto sembrava più piccolo e Lei che invece cresceva lentamente… Era il silenzio il linguaggio che avevano tra di loro. Ad onore del vero era ancora Lui che la faceva da padrone, sia a valle che nelle cime inaccessibili ma le linee d’acqua che rigavano il suolo colme si frescura e bellezza lasciavano immaginare che il gigante bianco ormai buono si stava piano piano sciogliendo dall’interno….

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In questo scenario mi sono trovato a camminare, prima di buona lena su terreno solido terra, pietre, foglie di un marrone che sfavillava in verde.

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L’aria era fresca, la temperatura bassa. Era proprio una bella sensazione, stare lì, parte di quei posti, in silenzio come loro. Messer Inverno aspettava tranquillo sul quel confine, al limitar del bianco, che ogni giorno indietreggia. E dietro di Lui…. solo Lui!

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Ci si poteva spaventare e rimettere i piedi verso casa, c’era però tutt’intorno una Bellezza e una Pace, rari nel nostro mondo, che invitavano a sentire quella giornata di Sole con altri sensi oltre i conosciuti…. Così sono andato avanti a cercare comunque il percorso che avevo studiato, a cercare tracce nel bianco, a capire da che parte andare, dove era l’attacco del sentiero o dove semplicemente proseguiva….

Sono queste tra le esperienze più belle, quelle che sorridi di te stesso e con te stesso, dove ti accorgi che prima di te… solo orme di animali… o niente, semplicemente. Ai suoni dell’acqua, del vento degli uccelli, della natura in movimento aggiungevi quelli del tuo passo che formava profonde orme nella neve. L’andare a volte cadenzato aveva un ché di musicale,  come un trombone che prende la scena irruento e nel suo silenzio, come al fermarsi del mio passo, viene su il suono dolce di violini, arpe, flauti… questo accadeva.

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Va da sé che il limite del tempo, della luce e della neve che arrivava ormai fino al ginocchio hanno posto fino all’esplorazione fino a…. al fontanone!

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Da qui riprenderò la prossima settimana ad andare esplorando, ma intanto come vecchi amici, quella volta, Messere Inverno, Mademoiselle Primavera ed io ce ne siamo tornati a braccetto a ritroso all’auto parcheggiata felici di una giornata trascorsa insieme.

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SEGUE…

 

 

 

 

Esplorazioni. Mettersi in viaggio

Esplorazione. Una parola che mi porta indietro ma che non smette di accompagnarmi avanti.

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22 marzo 2018 – Verso il Rifugio Cognolo (Casperia)

Ho sentito dire su Radio Rai TRE che gli speleologi sono gli ultimi esploratori del pianeta, poichè vanno a scoprire l’ultima parte sconosciuta della Terra: il sottosuolo! Affascinante! Credo che il ragionamento possa filare.

Devo dire però che nel mio piccolo un po’ esploratore mi sento, con la mia voglia di andare a vedere e conoscere luoghi in cui non sono mai stato. Posti non lontani, (ho rinunciato ai viaggi oltre oceano) mi tengo la mia terra e il gusto di vederla con occhi nuovi ogni giorno. Qualcuno diceva che bisogna avere nuovi occhi, occhi di bambino.

Ci provo, vado.

Ho cominciato il 22 marzo andando a ritrovare i Monti Sabini. Su invito di un’amica mi sono accodato al suo sopralluogo, mi sono affidato, condizione che per me è sinonimo di leggerezza.

Così ho scoperto un nuovo sentiero, un nuovo percorso per arrivare al Rifugio Cognolo. Mi sono divertito nel rivedere i ricordi dei colori che conoscevo, per altri passi in quei luoghi, stavolta sotto il bianco della neve che salendo sul Pizzuto ammantava piano piano ogni cosa.

E’ stato solo il preludio di questa nuova stagione di Esplorazioni.

Il giorno dopo, in solitaria, sono andato a scoprire l’anello di Cima Vallevona… SEGUE

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23 marzo 2018 – sotto Cima Vallevona: la neve piano si scioglie…

 

29 e 30 Dicembre 2107 Due giorni, due storie: Monte Gennaro, Monte Pellecchia.

Andando sul terrazza del Gianicolo, a Roma, un giorno di dicembre, avevo guardato la città sotto ai miei occhi, appariva enorme, eppure piccola al cospetto delle montagne che la contornavano.

La voglia di finire l’anno come era cominciato, camminando, restava. Anche se il brutto tempo e la disponibilità degli amici assai limitata aveva minato la possibilità di un cammino itinerante.

Così guardando i monti di fronte mi son detto vado lì….

Due giorni uno accanto all’altro. Montagne, neve, silenzio, passi, cime, croci…. Tutto apparentemente uguale, vicino eppure tutto così diverso.

Uno aveva il Sole che faceva scintillare la natura, la dimensione di apertura si respirava…

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Il secondo il soffitto basso di nuvole ti attaccava alla Terra…

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In uno camminavi tra faggi poderosi, abitanti secolari di quei luoghi. Camminavi ‘dentro’ per boschi, prati, pratoni…

 

Nell’altro si arrivava presto alla vista del paesaggio, poi cima, croce, cresta, altra cima, altra croce…

 

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Sul Gennaro un cavallino da aiutare ad alzarsi da una brutta caduta… sul Pizzuto i resti di un aereo che mai prenderanno il volo…

Eravamo in pochi a camminarci ‘dentro e fuori’ quei monti. Riconoscevamo l’uno nell’altro lo stesso stupore, lo stesso piacere di essere lì in quel momento, Sole o nuvole che sia. La meraviglia non cambiava nei visi di chi già conosceva quei posti e chi invece era la prima volta che li scopriva.

Due anelli, quasi due fedi nunziali dei monti Lucretili.

Devono essere posti incantati in tutte le stagioni….

L’anno nuovo è cominciato, ci torneremo.

Tracce GPS Monte Gennaro

Tracce GPS Monte Pellecchia.