Andar per stelle…

Questa storia comincia con ‘loro’: le stelle, ma come tutte le mie cose (e forse quelle di tutti) subito cambia forma il pensiero sul fare, si aggiorna e include nuovi eventi, esperienze, inci e acci/denti di passaggio 🙂 fino a ritrovarsi su di un altro percorso…

Così la prima data era saltata… i cammini di silenzio nelle foreste passati… l’inverno cedeva alla primavera… le stelle erano sopra di noi, come un filosofo disse, la legge morale dentro etc. etc… e i nostri passi hanno incontrato quell’astro che è la Terra.

Infatti è Lei e il nostro viaggiare su di essa che sono andati in scena sul Soratte.

Camminando sulla montagna sacra, ne abbiamo sentito le ‘vibrazioni’ leggendo di Giovanni Pascoli la poesia: il bolide, che finisce così…

E la terra sentii nell’Universo.

Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.

E mi vidi quaggiù piccolo e sperso

Errare, tra le stelle, in una stella.

Cominciando a camminare nel buio dei boschi, in quel silenzio diverso, tra quelle ombre che la Luna rifletteva sul suolo abbiamo un po’ fatto come i ragazzi di Contare le stelle che sfidavano la parole del sacerdote contando oltre il limite da lui dichiarato le stelle in cielo… abbiamo un po’ sfidato il nostro andare di abitudine in abitudine…

Ci siamo un po’ anche confrontati con quel senso profondo della paura del buio… Aiutati da un signore incontrato ai margini del paese… ‘Fate attenzione ci sono i cinghiali!’ era il suo ‘buon cammino’ 🙂

Il primo tratto per arrivare al sentiero da pendere era su di una bella e larga carrareccia dal brecciolino bianco. Era evanescente il biancore della strada alla luce della piccola Luna, a tratti sotto gli alberi si perdeva… Ho chiesto alle persone che accompagnavo di spegnere le luci frontali, ché aveva il suo fascino l’andar così nella notte…

Ci siano poi confrontati sulla potenza delle luci frontali, alcune erano davvero fari che illuminavano a giorno una vasta area… chissà se misurano anche la paura 🙂

Non c’erano solo le ‘lumerine’ frontali moderne a rischiarare il sentiero contribuiva anche Luna, per quanto piccola. Alla Baracca dei Briganti ho colto questo spunto per leggere: Ciaula scopre la Luna, di Luigi Pirandello. Il racconto è stato poi letto e interpretato per intero su RAI5 qualche giorno dopo per una strana coincidenza, se qualcuno avesse voglia di sentirla per intera….

Dalla Baracca dei briganti all’Eremo di San Silvestro si percorre un tracciato un po’ esposto, le stelle e la vista a valle sui due lati davano il senso di infinito… il libro Il Bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono era una bella lettura da condividere.

In cima al Soratte la storia di Silvestro I, raccontata a ‘fumetti’ sui mosaici della chiesa dei Santissimi quattro coronati e rielaborata per gli astanti, mentre si aspettava che l’acqua sul fornello fosse ben calda per la tisana collettiva, diviso anche il pane e la cioccolata e tutto quel che negli zaini era riposto.

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Cominciata alle 21:30 siamo ritornati a Sant’Oreste alle 02:30, stanchi ma felici della nostra notte.

La cornetteria di Fiano Romano aveva già chiuso e questa è stata la sola nota negativa di questa esperienza.

Mi spiace non trovate fotografie, non ne sono state fatte, incredibile ma vero :), l’unica sarebbe quella della terrazza a Fiano Romano dove abbiamo cenato al tramonto, prima di metterci in cammino…. ma è una foto conviviale e quindi personale e condivisa con i soli partecipanti. Oggi poi c’è la nuova temuta legge sulla Privacy….

C’est la vie!

 

p.s. se vedete una stella cadere, provate ad esprimere il desiderio di fare questa camminata notturna, magari succede che prima o poi la rifaccia solo per esaudire quel desiderio… 🙂 cominciando proprio dalla cena!

Traccia GPS del percorso effettuato…

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Montagne, si comincia! Sopralluogo sul Monte Viglio.

In questo blog c’è un articolo che parla di Montagne e del desiderio di ViverLE andandole a trovare.

Dovevo da tempo cominciare i sopralluoghi, perché il programma immaginato prendesse forma. Impegni e un meteo non sempre favorevole però non avevano permesso di muovermi. L’idea era ferma al palo. Cancellate le date, rimandato tutto ad una congiuntura più favorevole.

Sono di quelli che si nutre dell’idea stramba di lasciarsi andare, di aspettare che un ‘segno’ di qualsiasi genere chiami su di una strada, quel che faccio è seminare ‘lavorando’ affinchè questo avvenga. Quando avviene colgo al volo la possibilità che si offre…

E’ un concetto facile ma difficile da comprendere (ma che sta’ a di’ questo?), me ne rendo conto. Quindi non tedio oltre ma per chi fosse interessato (iscrizione obbligatoria al club dei matti coscienti!) davanti a un caffè, in un cammino qualsiasi se ne può far conversazione.

Comunque lo scorso 18 maggio ho accettato l’invito di accompagnare ad un sopralluogo sul Monte Viglio Alessia Rabacchi . Anche Lei fa parte della ‘storia dei segni’… tant’è vero che la montagna da andare a conoscere era vicina a quelle su cui avevo immaginato di cammiare ovvero Tarino e Contento…. 

Qui comincia l’avventura…

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Salendo la prima cresta, verso il Gendarme…

La giornata aveva luce e ombre intense, variavano forme, si scambiavano di posto a seconda del passaggio delle nuvole disegnando sulla Terra forme scure e immaginifiche.

Il passaggio per il bosco di faggi è stato veloce ma non privo di stupore…

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Meraviglia verticale….

Usciti allo scoperto sulla cresta si succedevano cime e forcelle, panorami e orridi profondissimi…

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Un ‘tuffo d’occhio’ dal Gendarme.

Nell’incontro un escursionistache che scendeva dal Viglio ci avvisava della prossima cima, sulla possibilità di poterci arrivare (la neve non sempre era superabile) ma anche sulla pioggia in arrivo…

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Cima Monte Viglio, 2156 metri. Chiude a sud la catena dei Monti Simbruini.

Toccata e fuga quindi ché la pioggia non si faceva attendere.

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Tornando sui nostri passi…

Il passaggio dentro le nuvole ha solo arricchito lo spirito così come la pioggia ha intriso i vestiti.

Un tassello di questa avventura è stato messo, tassello importante che certifica scopo e direzione di una vaga idea che comincia a prendere forma e conferma il personale pensiero sul ‘lasciarsi andare’ 🙂

Post scrittum: non so se sono persona da seguire in montagna… questo dipende dalla vostra ‘mattitudine’ ma conosco bei matti che camminano… anche di notte…. in montagna… con me 🙂

“Ma questa è un’altra storia” disse il barista alla fine del film Irma la Dolce (quella con le meravigliose calze verdi 😉

 

Traccia GPS del percorso…

Camminare in Primavera in Ciociaria…

Tre giorni di Trek dal 28 al 30 aprile da Collepardo a Arpino, tre giorni di leggerezza in cammino…

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La Certosa di Trisulti da un insolito punto di vista.

Non era cominciata bene,  per un incidente sull’autostrada siamo riusciti a metterci in cammino solo alle 11, tardi davvero…

Poi è stata la bellezza di questa Ciociaria insolita ai nostri occhi a prendere il sopravvento su tutte le altre emozioni. Il piccolo gruppo di amici conosciuti, a cui si era aggiunta Tina completandolo in qualità, si lasciava andare al verde della Primavera, alla meraviglia del paesaggio; i nodi che ognuno porta con sé quasi sempre si allentavano piano piano… Nelle conversazioni veniva fuori anche un’idea sentita altrove del potere rigenerante dei boschi: il bagno di foresta…

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Lasciando Collepardo…

Il percorso, usciti da Collepardo, lasciva subito i cammini classici di Benedetto, delle Abbazie inoltrandosi in altri paesaggi più ricchi di natura. Alcuni tratti segnati dal CAI, ma i più in assoluta esplorazione ci portavano tranquilli ma impegnati (il dislivello si faceva sentire!) a pranzare in quota sulla panchina della chiesina di San Giacomo, per poi scendere fino a San Leucio alle porte di Veroli, al Monastero di Sant’Erasmo nostra casa per una notte.

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..alle spalle la chiesina di San Giacomo.

A seguire nei giorni successivi si attraversavano guadi, si osservava lontano il punto di arrivo da un punto elevato ad un altro, si pranzava nei prati di Casamari, dove si entrava fuori orario ‘contrattanto’ amichevolmente una disponibilità per un piccolo lavoro con l’accesso alla Abbazia 🙂

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Il Silenzo e l’Abbazia riflessi nella fonte battesimale.

Poi Monte San Giovanni Campano col suo castello e la vista panoramica fin ad Arpino dove alcuni non sarebero arrivati ché il lavoro li richiamava in città. La cena di pesce e l’ospitalità dell’albergo L’Orione fino alla colazione in terrazza sono state un incantevole parentesi.

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Colazione nella Bellezza.

Carichi di queste energie positive abbiamo affrontato l’ultimo giorno, ultima tappa sempre su di un percorso alternativo per evitare il più possibile l’asfalto, che ci aspettava comunque alla fine di un sentiero selvaggio dopo colline di olivi e prati fioriti. Così sul manto stradale siamo arrivati a Isola del Liri, pranzato nel parco del fiume e solo a questo punto si riprendeva prima il Cammino di Benedetto, salendo sulla ciclabile che costeggia un braccio del fiume, sia a monte il Cammino delle Abbazie, insieme nel verde di casali abbandonati e carrareccie si arrivava ad Arpino giusto in tempo per una birra allegra, meritata e il pullman che ci riportava alla… realtà.

Il pane portato è finito il primo giorno, le parole di poesia e dei racconti hanno arricchito le pause, i passi si son succeduti al ritmo che ognuno sentiva di dar loro… bella cosa, davvero.

In Autunno torneremo ad Arpino per l’ultimo tratto fino alla conclusione a Cassino di questo cammino cominciato ormai due anni fa, si intravvede la meta ma si andrà oltre con lo sguardo…

 

 

 

Eplorazioni. L’anello di Cima Vallevona.

Il confine tra Inverno e Primavera è certo solo nel calendario. In natura spesso la linea di demarcazione si sposta avanti o indietro come il mercurio nei vecchi termometri, a seconda degli anni, a seconda della zone geografiche e anche a seconda dell’umore che scorge vuoi un fiore nuovo oppure un cielo ancora nero che decreta il nostro giudizio sulla stagione in corso…

Il 23 marzo ho provato a esplorare la traccia studiata su carte e pc dell’anello passante Cima Vallevona.

Le due stagioni si fronteggiavano senza acredine, anzi sembrava che la più giovane Primavera accompagnasse messere Inverno a riposo dopo il lungo periodo di attività. Li si vedeva sottobraccio Lui che ogni tanto sembrava più piccolo e Lei che invece cresceva lentamente… Era il silenzio il linguaggio che avevano tra di loro. Ad onore del vero era ancora Lui che la faceva da padrone, sia a valle che nelle cime inaccessibili ma le linee d’acqua che rigavano il suolo colme si frescura e bellezza lasciavano immaginare che il gigante bianco ormai buono si stava piano piano sciogliendo dall’interno….

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In questo scenario mi sono trovato a camminare, prima di buona lena su terreno solido terra, pietre, foglie di un marrone che sfavillava in verde.

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L’aria era fresca, la temperatura bassa. Era proprio una bella sensazione, stare lì, parte di quei posti, in silenzio come loro. Messer Inverno aspettava tranquillo sul quel confine, al limitar del bianco, che ogni giorno indietreggia. E dietro di Lui…. solo Lui!

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Ci si poteva spaventare e rimettere i piedi verso casa, c’era però tutt’intorno una Bellezza e una Pace, rari nel nostro mondo, che invitavano a sentire quella giornata di Sole con altri sensi oltre i conosciuti…. Così sono andato avanti a cercare comunque il percorso che avevo studiato, a cercare tracce nel bianco, a capire da che parte andare, dove era l’attacco del sentiero o dove semplicemente proseguiva….

Sono queste tra le esperienze più belle, quelle che sorridi di te stesso e con te stesso, dove ti accorgi che prima di te… solo orme di animali… o niente, semplicemente. Ai suoni dell’acqua, del vento degli uccelli, della natura in movimento aggiungevi quelli del tuo passo che formava profonde orme nella neve. L’andare a volte cadenzato aveva un ché di musicale,  come un trombone che prende la scena irruento e nel suo silenzio, come al fermarsi del mio passo, viene su il suono dolce di violini, arpe, flauti… questo accadeva.

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Va da sé che il limite del tempo, della luce e della neve che arrivava ormai fino al ginocchio hanno posto fino all’esplorazione fino a…. al fontanone!

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Da qui riprenderò la prossima settimana ad andare esplorando, ma intanto come vecchi amici, quella volta, Messere Inverno, Mademoiselle Primavera ed io ce ne siamo tornati a braccetto a ritroso all’auto parcheggiata felici di una giornata trascorsa insieme.

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SEGUE…

 

 

 

 

Esplorazioni. Mettersi in viaggio

Esplorazione. Una parola che mi porta indietro ma che non smette di accompagnarmi avanti.

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22 marzo 2018 – Verso il Rifugio Cognolo (Casperia)

Ho sentito dire su Radio Rai TRE che gli speleologi sono gli ultimi esploratori del pianeta, poichè vanno a scoprire l’ultima parte sconosciuta della Terra: il sottosuolo! Affascinante! Credo che il ragionamento possa filare.

Devo dire però che nel mio piccolo un po’ esploratore mi sento, con la mia voglia di andare a vedere e conoscere luoghi in cui non sono mai stato. Posti non lontani, (ho rinunciato ai viaggi oltre oceano) mi tengo la mia terra e il gusto di vederla con occhi nuovi ogni giorno. Qualcuno diceva che bisogna avere nuovi occhi, occhi di bambino.

Ci provo, vado.

Ho cominciato il 22 marzo andando a ritrovare i Monti Sabini. Su invito di un’amica mi sono accodato al suo sopralluogo, mi sono affidato, condizione che per me è sinonimo di leggerezza.

Così ho scoperto un nuovo sentiero, un nuovo percorso per arrivare al Rifugio Cognolo. Mi sono divertito nel rivedere i ricordi dei colori che conoscevo, per altri passi in quei luoghi, stavolta sotto il bianco della neve che salendo sul Pizzuto ammantava piano piano ogni cosa.

E’ stato solo il preludio di questa nuova stagione di Esplorazioni.

Il giorno dopo, in solitaria, sono andato a scoprire l’anello di Cima Vallevona… SEGUE

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23 marzo 2018 – sotto Cima Vallevona: la neve piano si scioglie…

 

8-10 Dicembre 2017 Cammino d’Inverno, sulla strada per Cassino.

Cammino di Benedetto, Norcia – Cassino. Siamo al terzo appuntamento.

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Verso l’Arco di Trevi…

Dopo aver percorso Norcia-Rieti, da qui a Mandela, questa volta partiamo da Subiaco per arrivare a Collepardo, avvicinandoci alla conclusione: Cassino, la prossima ultima tappa.

La traccia ufficiale del cammino l’ho usata, come sempre, come indicazione, come canovaccio del percorso su cui ho costruito, studiando mappe e facendo sopralluoghi, questo cammino d’inverno più rispondente ai miei desideri di natura, tranquillità e bellezza. In questo caso mi è stato di aiuto il cammino delle abbazie che il CAI ha tracciato da tempo, che collega Subiaco a Cassino su sentieri e strade bianche. Dai due, aggiungendo altre tracce ‘scoperte’ sul luogo, è venuta fuora fuori la via seguita in questi giorni.

Superando i condizionamenti del meteo, che prometteva tempaccio, non ascoltando il richiamo a comodità e sicurezze che come sirene hanno provato a trattenerci siamo riusciti ad uscire di casa perché altri amici si sono aggiunti.

Tutto è differente e differentemente bello a seconda delle stagioni in cui ci si mette in cammino. Dopo le tonalità di verde della Primavera, dopo le calde sfumature d’Autunno, oggi, in questo cammino d’inverno, sono i toni di grigio a contornare il nostro viaggio.

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Sulla strada per Guarcino

Ora c’è freddo. Gli abbeveratoi hanno lastre ghiacciate in superficie, immobili al vento. Il ghiaccio stride e si frantuma sotto i nostri piedi ché non v’è pozza che non ne sia ricolma. Ora l’acqua dei ruscelli riempie i letti già scavati, scorre sotto il ghiaccio, forma ghiaccioli sotto le piante e nei dirupi dove passa e goccia, disegnando il paesaggio con temporanee sculture.

Ora c’è il vento che fa danzare la neve nei mulinelli. Pioggia e grandine in piccoli chicchi che martellano campi e alberi nudi.

Ora c’è il silenzio triste dei paesi, dove le case hanno lo stesso colore del cielo. Si rimanda il parlare ad altre stagioni, il cammino d’inverno vuole che si guardi a terra, testa china per proteggersi dal cielo che cade.

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Tormenta di neve sui nostri passi

Dai primi passi ci accorgiamo che questa stagione permette un altro modo di accostarsi alla Terra, sentirla e così riconoscere la propria fragilità. Subito siamo entrati nei secoli delle monasteri millenari e la temperatura di quei luoghi antichi apriva pori di attenzione, generando stupore: dipinti, colori, espressioni, scritte e poi l’amico Santino, natio di quelle terre che con naturalezza te le rende familiari nei racconti, nelle storie. Ci si perde nei tanti strati del Sacro Speco in cui si va a ritroso nel tempo, scendendo di livello come di secoli, trovando risposte semplici alle complicazioni umane.

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Sacro Speco, il sacro e il profano

Non abbiamo percezione di perdita di continuità nella bellezza, il linguaggio del chiuso delle chiese è lo stesso che ha la natura al di fuori. Si crea un’empatia profonda con chi ti cammina accanto, tra noi e il mondo intorno ché l’ascolto si fa più attento sia alle parole che ai silenzi.

Di qui tutto è un lieve stupirsi.

Di qui è tutta una sequenza di fotogammi.

Una suora di novanta primavere che dopo aver girato il mondo è tornata a due passi da casa per chiudere un’esistenza di servizio,  che ti sorride di un sorriso bambino quando ci racconta che tra i tanti ospiti del cammino c’é stato un asinello che le ha ricordato la ‘sua’ asina Agostinella di prima della guerra.

Un ragazzo di nome Pietro che si è fermato a salutarci per la strada: pellegrini…? Anche io…, due parole e lo ritrovi intorno al tavolo della cena, che è passato a salutarti, con un sorriso e un’energia che non possono non sorprenderci per il suo vivere su di una sedia a rotelle senza limiti se non quelle che si da.

Laura, amica del cammino, che crede questo possa essere una nuova primavera per il suo paese, la sua vita, e si impegna a mettere su rete e presenza e ospitalità per chi arriva in qualsiasi stagione a Trevi nel Lazio. Di suo fratello più giovane che ha investito il futuro nell’acquisto di tre mucche da latte austriache per fare formaggi.

Un guardia parco che con la stessa normalità ti dice del suo liquore di vino rosso e foglie di visciolo e della rabbia nel vedere molestata la sua terra da incompetenti e profittatori; ti racconta dei tesori che ci circondano, del lavoro per conservarli, curarli garantendogli un domani. Della sua compagna che ti offre la sua cucina, ispirata al senso dell’ospitalità, alla tradizione di luoghi e al gusto per le buone cose.

Un signore che ci oltrepassa con l’auto sotto la pioggia, poi si ferma ci aspetta…: ma dove andate con questo tempo? Se volete vi porto al bivio qui sotto…

Dei bar dove ci si mescola alle tante persone che giocano a carte da ieri, da sempre dove ti scaldi con qualcosa da bere e dolcetti tradizionali da dividere con tutti.

Ci scaldiamo nel condividere i pasti, i rari raggi di sole, il caffè della moka che esce silenzioso, delle parole che ci si scambia, della stanza comune dove tutti si dorme, si sogna, si russa… Ci scaldiamo nel riconoscere l’orgoglioso sorriso di chi vive in questi borghi, ti vede passare, ti riconosce.

Tutto questo rimane con te.

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Moka da uno

 

Avevo avuto modo già nei sopralluoghi  di sorprendermi della bellezza di questa Terra, di questi paesi antichi e silenziosi, di queste acque la cui linea è via, il suono sottofondo ai passi, le cadute verticali fascino per gli occhi… il cammino comune ne amplifica l’intensità.

Per tutto questo il cammino d’inverno è forse il più caldo di tutte le stagioni.

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A un passo da Trisulti

Tornanto dal cammino ho dovuto mettermi subito in viaggio verso nord. La pioggia e il vento erano padroni dell’aria e nell’abitacolo dell’auto mi sentivo al sicuro, estraneo spettatore degli elementi. Protetto, al caldo, asciutto nei vestiti guardavo oltre i vetri. Un pensiero si fa strada…. eppure preferirei camminarci dentro, come ieri, viverli addosso, fiducioso nel mio andare.

 

p.s. Un grazie a Milly e Angelo attenti ascoltatori di storie.

Nota: volendo seguire le briciole lasciate…

Tracce GPS Subiaco-Trevi nel Lazio

Tracce GPS Trevi nel Lazio-Guarcino

Tracce GPS Guarcino-Trisulti-Collepardo

 

 

23Ottobre2017 Guarcino-Collepardo

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23 Ottobre 2017 – Vico nel Lazio, sentiero delle Abbazie.

Il sopralluogo di oggi ha i suoni del vento e dell’acqua e delle campane… non altri che loro mi hanno fatto compagnia, erano potenti e signori nel restante silenzio di quei luoghi. Ti chiamavano avvertendoti della loro presenza, della loro natura con cui ti saresti incontrato e confrontato.

I suoni che incontri hanno ‘disposizione’: il primo, il vento, mi è comparso davanti dopo la prima curva, sulla cresta del monte, tra la forcella in cui sono giunto; il secondo, l’acqua, per converso si è manifestata nei declivi, nelle forre, nel sottobosco più quieto; le campane invece ti raccontano sul cammino il Tempo trascorso, la vicinanza di luoghi in cui puoi toccare la pace, ti indicano presenze, quella di Trisulti l’arrivo, la meta.

Oggi è stato un viaggio dalle prime alle ultime luci del giorno, passato su stradine, sterrati e sentieri che altri prima hanno percorso e segnato per noi.

E’ stato un viaggio tra i resti di roghi estivi, 45 giorni di impegno mi ha detto Maurizio della Protezione Civile, lui e con la moglie mi hanno dato un passaggio di cortesia e amicizia (vienimi a trovare…) su di un tratto che prevedeva solo asfalto.

E’ stato un viaggio di pane e uovo sodo e castagne bollite e cioccolato fondente condite con un ‘buon appetito’ di un tedesco giunto in auto all’abazia.

E’ stato un viaggio di “…da quella parte del paese non ci sono mai stato, anche se è 10 anni che abito qui…” così in curiosità sono andato dentro i vicoli del paese, dentro un tempo antico. C’era un a cartello che diceva: ‘Riscorpiamo Guarcino’.

Riscopriamolo, appunto…

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Guarcino. Ottobre 2017.