25.26.27 giugno: al Nord…

Alzarsi alle 4:00 (dopo due giorni di montagna e solo 5 ore di sonno), prepararsi per il viaggio e metterti in strada per un appuntamento fissato al limite della fantasia a 450 km di distanza. Appuntamento con Tina che scende giù dalla sua Torino e con il sopralluogo da ripetere di Tassani (sopra Sestri Levante)-Monte Treggin , parte dell’ultima tappa del mio Cammino delle Alte Vie che a fine luglio va in scena. C’è anche da vedere il Rifugio Treggin Roccagrande che gestisce Andrea (3347672609 rifugiotregginroccagrande@gmail.com), ci siamo sentiti solo per telefono.

Così comincia questo viaggio al Nord, di soli tre giorni, intensi e un po’ obbligati per gli impegni.

Però la seconda volta che vai in un luogo è già tutto diverso, hai fissato nella mente briciole di ricordi che te lo fanno subito apparire familiare. Così la memoria del sopralluogo precedente è venuta a galla e mi ha accompagnato per tutti i passi sul sentiero che davvero non è facile da ritrovare perché abbandonato da tempo. E’ una bella sensazione di appartenenza questa, almeno per me che ho origini in una grande città, ritrovarsi in un  luogo naturale dove hai camminato è ritrovare un abbraccio che ti aspettava.

La fatica di camminare in salita in pieno giorno si faceva sentire ma stavolta l’acqua era sufficiente (la scorsa un po’ meno: l’esperienza della sete davvero è cosa che segna…) e l’allegria della compagnia faceva prendere tutto con un altro spirito.

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Il Monte Treggin è alto 850 metri, ma per arrivare alla sua croce di legno devi metterci bella e buona energia che è rosso di pietra, arido di sole: ultimo baluardo prima del Mar Ligure, lo sa, e non fa sconti.

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Dalla cima, guardando verso monte si intravede appena nella vegetazione il Rifugio di Andrea. Oltre a una linea grigia quasi impercettibile nel verde non hai altro davanti che natura, aspra e montagnosa, ricca e sovrana. Il pensiero che sei a pochi chilometri dal mare e lo vedi alle spalle, ti da l’idea vera di quella Terra, della Liguria. Dentro puoi correggere tutte le impressioni che il passaggio al mare hanno condizionato, facendo sembrare tutto semplice, raggiungibile, turistico.

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Non manca l’acqua al rifugio nè il calore di chi lo cura e lo ha reso ospitale in quattro mesi di soggiorno. Andrea è di Verona, ha risposto all’annuncio di Walter, il proprietario ( possiede e gestisce anche un agriturismo nella zona), per la gestione. Ha superato un buon numero di pretendenti al titolo, ma di tutto questo non appare nulla ché Andrea è e resta una persona semplice e così ha allestito il rifugio.

Abbiamo scambiato due parole e bevuto un goccio di vino mentre Tina recuperava le forze addormentata sul prato, e ci siamo trovati in sintonia. La cosa più difficile nel organizzare cammini è il trovare le strutture, per me, che non mi piace un posto qualsiasi, la questione è ancora più ostica. Mancava l’ultimo posto nel mio trek, nel precedente sopralluogo non mi ero potuto fermare e comunque non avrei trovato Andrea, è li da pochi mesi, ed io credo nei segni. Cammino con questi. Lui si aggiunge alle persone che fa piacere sapere di incontrare quando cominceremo a camminare, Andrea è una bella storia da conoscere e scoprire nel futuro come va a finire 🙂 Persone così non vanno lasciate sole…

La via del ritorno è stata facile, un po’ perchè ormai era nota, un po’ perchè andando verso… il mare si va più leggeri, un po’ perché si profilava il riposo, un po’ perchè ero felice di aver chiuso al meglio l’organizzazione del mio primo trek.

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I due restanti giorni mi sono lasciato andare, mi sono affidato all’entusiasmo di chi aveva accanto e mi ha ospitato nella sua casa, e che alla fine mi ha anche anticipato dei soldi chè il mio portafogli era rimasto a Genova. Quest’amicizia frutto della fiducia nel proprio sentire è nata anche lei in Aspromonte, un viaggio di cammino. La fiducia porta lontano… con Tina sono arrivato fino al Parco Nazionale del Gran Paradiso, queste le tracce del percorso da Valnontey al Rifugio Vittorio Sella.

Ho già scritto molto e chi è rivato fin qui ha tutta la mia stima, per la pazienza sopratutto 🙂 così non starò a raccontarvi dei due giorni in Valle D’Aosta, valga per loro questa immagine…

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Ma tornando ai semi di qualche articolo fa e ricordandomi che nulla è per caso… credo che di queste parti ne sentirò parlare…. Per esempio sarà un caso che Librotrekking promuove cammini da quelle parti? A proposito affrettatevi forse c’è ancora mezzo posto libero 🙂 potete digli che vi mando io 🙂 vale come a briscola un due di coppe, quando regna bastoni… ma voi provateci lo stesso!

E auguri di buon cammino!

 

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6.7.8.9.10.11.12.13.14 Giugno: Magna Via Francigena, 9 giorni di cammino.

Si comincia con l’ Alba…

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Buongiorno….

6 giugno Palermo-Santa Cristina Gela

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Segni, direzioni, vie: seguirli da il senso di aggiungerti alla storia…

7 giugno Santa Cristina Gela-Corleone

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Segnavia, riferimenti tra il giallo e il verde dei campi.

8 giugno Corleone-Prizzi

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Le righe dei campi, le righe del cielo…

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Camminando soli puoi permetterti di seguire le nuvole…

10 giugno Castronovo di Sicilia-San Giovanni Gemini

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Lucertola, pecora, uccello, uomo sullo stesso cammino…

11 giugno San Giovanni Gemini-Sutera

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Non si perde mai la rotta nel mare della Sicilia, Sutera è sempre faro di riferimento…

12 giugno Sutera-Racalmuto

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Se è la rotta che non perdi certo è lo sguardo che vaga in un mare infinito di colori intensi….

13 giugno Racalmuto-Joppolo Giancaxio

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E il vento ha il suono delle cose che smuove…

14 giugno  Joppolo GIancaxio-Agrigento

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…e poi accade di ‘sentire’ il mare. E’ laggiù…

Finendo col Tramonto…

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….buonanotte.

Il racconto di un viaggio può essere chiuso tra due immagini: l’ Alba e il Tramonto. Per il primo dovete imparare al alzarvi presto, per il secondo avere la voglia di andarlo a cercare.

In mezzo a questi due poli c’è il resto…. nello sviluppo delle fotografie che avete visto trovate in azzurro il link per le tracce GPS. Se le visionate o scaricate semplicemente troverete solo tanti segmenti che uniti danno la traccia del mio andare in Terra di Sicilia, non la qualità, non le emozioni, non i pensieri… neanche le immagini hanno questo potere evocativo, chè solo ai miei occhi ricordano gli incontri, i momenti nel passaggio. Gli scatti sono stati tanti ma qui ne troverete pochi, ché ho messo un’idea della percezione della Bellezza della Sicilia; magari, se avete voglia, potete prendere una birra freddafredda (e una granita di limone :), portarla da me e insieme ce le vediamo tutte col sonoro dei racconti: Sicuro che vale la birra e la granita di limone!!!

Cominciamo a parlare scritto della scelta di partire da solo, perché già qui sta una grande differenza del viaggiare in genere, del camminare in particolare. L’andare solitario ti da una dimensione di attenzione, di percezione, di Tempo e di Spazio che non ha eguali. Ci sei solo tu, l’ambiente intorno che offre il silenzio che lo contiene; hai modo di contare i passi, i respiri, il battito del cuore. Hai modo di portare il pensiero su ogni particolare, lo sguardo su ogni linea, l’emozione su ogni colore, cogliere i profumi nell’aria, assaggiare i frutti che trovi con lo stesso gusto di condividere un sorriso in un incontro. Di soffermarti se vuoi… Hai modo di darti il ritmo che preferisci… non hai vincolo alcuno. Solo con il tuo zaino, pesante quanto hai scelto. Solo con te, senza pronunciare parola, senza sentire la tua stessa voce, senza limite che non sia tu… davvero.

Conoscevo questa condizione, vissuta per 29 giorni sul Cammino di Santiago, la volevo ripetere perché ne sentivo il bisogno, ché di bisogno si tratta. ‘Mi sono fatto persuaso’ che questi cammini solitari segnano passaggi di vita, e cambiamenti più che il normale andare. Sarà che cogli i giorni in tutto il loro sviluppo ‘Alba-Tramonto’ e che ti ci senti dentro fino in fondo, non sei con loro sei in loro. Non sono pratico di meditazione, o d’altre discipline mi lascio scorrere nel cammino, senza porre alcuna resistenza, così…

Il passo va, l’occhio vede osserva scruta, l’orecchio ascolta, il naso registra, la mani accolgono toccano tengono man-tengono…. si ha voglia di questo camminando soli, ed è tutto ciò che hai dal cammino.

Durante questa esperienza, spingendo lo sguardo sempre verso l’orizzonte terrestre cogli alla fine la sensazione di aver superato un orizzonte interiore, quello dei tuoi pensieri/limite. Ti sei ritrovato, ti sei riconosciuto e hai cominciato a immaginarti nel futuro ché già ti vedi laggiù… Così è stato per Santiago, così per la Magna Via Francigena. Si torna nuovi, carichi, curiosi, emozionati, sereni, sorridenti… si torna per ricominciare.

Per questo, camminando, hai raccolto e messo in tasca dei semi… Involucri che contengono la magia della vita. Non sai quando getteranno, ma senti che hanno un senso per te e aspetti di vederlo realizzare….

Sono semi gli incontri: Gregorio Chiarenza (una giuda AIGAE più brava di me :),Margherita e Davide con cui ho camminato, parlato, ascoltato, mangiato e che mi hanno invitato a tornare per fare il pane con loro in dicembre….  MariaAntonietta e Antonio che mettono le lenzuola ricamate nel loro B&B e sul muro trovi scritto ‘tutto quello che c’é… è vostro’ che ti offrono una birra e il tempo di raccontarti di loro…., Totò Greco ‘il giovane’ che ha un sorriso che illumina e una vitalità e fiducia nella vita che non puoi sorridergli a tua volta…. o il signor Giovanni a spasso con il cane sopra Prizzi, e il signor Francesco che lavando la macchina, ti dice: a Roma… facevo la scorta al presidente Segni.

Sono semi il cibo che trovi per la strada… una giuda diceva che gli alberi sul confine delle proprietà fanno frutti per tre: il padrone, gli uccelli e i viandanti, una generosità che appunto cogli non solo come frutto…

Sono semi i paesi che attraversi che si aprono e chiudono nello spazio di un attimo di cammino… eppure vivi, intensi, profumati, accoglienti…

Sono semi la lontananza che provi, la sensazione di esserti un po’ perso, il trovare il tempo di mettere giù parole, di godere di una sera fresca, sul tavolo nella via, in un paesino che si prepara alla festa e incontri una ragazza inglese, con la sua famiglia che è venuta a trovarla e che ti chiede: sei pellegrino? Anche io, poi mi sono fermata qui ché ho trovato delle belle persone…

Sono semi i pastori che segnati dal sole ti dicono con orgoglio la loro storia e quella del luogo in cui stanno vivendo…

Sono semi tutte le singole piccole bellezze che incontri… come l’attenzione che metti a non calpestare le formiche che ti tagliano la strada… solo camminando, camminando piano puoi vederle…

Sono semi chi ti apre un portone che pensavi chiuso, così ti apre la vista alla Sicilia che ti avevano raccontato ma fino a quel momento ci avevi solo camminato sopra…

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..a questa bellezza avevo rinunciato, poi una signora ha aperto la porta…

Sono semi il cibo che acquisti, i riti che fai per mangiarlo, il senso di ringraziamento che provi…

Sono semi l’idea di star lontano da tutti geograficamente e il sentirli accanto mentre vai…

Sono semi anche il bisogno di ‘condividere’ quel che provi, sei sempre connesso se vuoi e la tua capacità di rimandare a un momento successivo, che adesso stai in quel che vedi…

Sono semi l’attesa, il riposo, la sveglia, l’acqua per la via, la stanchezza, la lentezza…

Così carico di tanti semi torni a casa.

A guardarti nello specchio sembri sempre il solito, magari un po’ smunto ma se cogli lo sguardo per un attimo ti riconosci cambiato e… più ricco.

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🙂