15-16 Dicembre . Il piacere di stare insieme.

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La grande quercia, custode di Monte Maria.

Ester, Irene, Viviana, Claudia, Lorenzo e poi Paola e Pietro, Tiziana e Peppe ma anche Andrea e Luigi e altre persone si sono incontrate a Monte Maria ovvero al Casale Gatta Morena che vi è sopra.

Strade diverse ci hanno portati a condividere ‘il piacere di stare insieme’, a vario titolo: Chi insegnava, chi imparava, chi cucinava, chi leggeva, chi aspettava, chi ascoltava, tutti mangiavano ma diverso e anche uguale, chi aveva un papà da ‘nuovo cinema paradiso’, a chi invece ne aveva uno che ha ‘lanciato’ Terence Hill, che ora si alza alle cinque per preparare il caffè e scaldare la casa per tutti. Chi sorelle, chi con la compagna che non è venuta, chi con tanti episodi su un parco sul mare da raccontare. Chi bionda, chi castana, chi coi capelli lunghi e chi corti, chi con pochi e un gran sorriso semplice. Chi dalla Sicilia, chi da Roma e vicino Roma un po’ a nord, un po’ a sud, chi invece vive a San Giovanni, fermata metro A 🙂

Tutti, davvero tutti, hanno messo l’ingrediente giusto e della giusta quantità per far riuscire l’alchimia del titolo: il piacere di stare insieme.

Certo, abbiamo camminato dai formaggi dei Fratelli Pira, all’Antica Castro: un anello di storie sull’amicizia, di passi e sorprese, di etruschi e meraviglia, di cacciatori e di cerbiatti, di ricotta e pane, tagliato e spalmato prima del pranzo… delle TRE!

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La ricotta è durata poco, davvero!

Certo, abbiamo lavorato con attenzione sui quaderni che andavamo a rilegare sotto la guida attenta, fatta di parole e gesti, di Paola, c’era un così bel calore nella stanza che il vento di fuori, il freddo erano lontani e dimenticati. Che colori e che geometrie nei fili tra i fogli! Che piacere vedere che anche chi aveva annunciato di non avere una vena creativa: io con le mani… si era messo di buona lena con risultati davvero interessanti 🙂

Certo, c’è stata una cena collettiva in cui due bottiglie di prosecco e tante altre cose liquide e solide si sono trasformate in energia 🙂 e qualcuno continuava a chiedersi dove mai finivano le energie che mangiavo io… 😉 Una tavola di tredici persone, di cui molte fino al momento prima neanche si conoscevano!

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Il tavolo di lavoro e della convivialità.

Certo, la buona notte è stata un ‘apparecchiere la tavola per colazione’ ma solo dopo, dopo il viaggio nella notte fino alla vasca termale, fino al bagno caldo 41°, fino al rilassamento totale ma col cappello in testa e il costume addosso ! Felici di cercare una stella cometa che non si vedeva e di trovare delle stelle cadenti che tranciavano il cielo per un tempo quasi infinito…

Certo, c’è stata la colazione proprio sul tavolo apparecchiato la sera, e poi il cammino tranquillo, lieve, con una meta particolare: andare a trovare un orso buono di nome Andrea, nella sua casa/tana/laboratorio di monili e fantasie, che ci aspettava con vino, ricotta, pane e olio dei suoi ulivi, quello di Canino, quello che pizzica sulle labbra, per intendersi!

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In cammino per andare a trovare un amico…

Certo, ancora un pranzo c’è stato, sempre alle TRE! 😉 con il cibo di ieri e quello di oggi, c’è stato il secondo laboratorio e alla fine abbracci di saluto, quel trattenersi ancora un attimo per cercare di allontanare il ritorno.

C’è stato tutto questo, ma davvero non sarebbe stato nulla se ognuno non avesse accettato di giocare il gioco non sempre facile dello ‘stare insieme’, spogliandosi delle proprie rigidità, accettando umori, abitudini, pensieri e opinioni d’altri, donando una parte di sé, così come gesto naturale…

Tutto qui, come detto quasi l’achimia della pietra filosofale o giù di lì 🙂

Ho già detto che è l’inizio di una stagione? Non ricordo, fa lo stesso. Abbiamo motivo di credere che sarà bella.

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Da Monte Maria, si prende il volo per ogni dove, hai lo sguardo che spazia di trecentosessanta gradi attorno a te, ti senti libero di andare, ovunque.

Monte Maria, dove il sorriso è comune.

 

p.s. Questa è stata la prima iniziativa che ha visto insieme Monte Maria ovvero il Casale Gatta Morena ovvero Peppe e Tiziana, i Laboratori creativi di Rilegatura Giapponese di Paola Spigarelli e le mie proposte di cammini erranti con letture ad alta voce. Abbiamo ritrovato e seguito le tracce che un amico comune di nome Giancarlo aveva lasciato…

p.p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS:

Monte Maria- Casa di Andrea Canino

Anello Fratelli Pira-Antica Castro-Fratelli Pira

 

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…e alla fine, dall’alto, vediamo l’Abbazia di Monte Cassino!

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Il puntino bianco sulle verdi creste…

Ogni cammino, corto o lungo che sia, porta con sé le sue storie.

La storia di questo cammino si chiama Benedetta: una cana (a mia madre la parola cagna non è mai piaciuta e la cambiava così).

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Benedetta, ci precede e si ferma…

Saliti da Arpino alla Torre di Cicerone, ci siamo fermati per gustare il piacere di una vista unica e di qualcosa di quasi mistico che è l’arco a sesto acuto unico in Italia, porta di 2800 anni sulle mura ciclopiche del sito archeologico.

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Passato l’arco, lasciato il Cammino di Benedetto al suo asfalto, ci siamo incamminati per il sentiero della Grotta delle Fate e già accanto a noi trotterellava Benedetta.

Da lì in poi, per tutti e tre i giorni di cammino, non ci ha mai lasciato. La sera la lasciavamo fuori e la mattina era lì che ci aspettava per andare di nuovo.

Con noi ha preso il sole, il cibo, la pioggia, il vento, le parole scambiate e i silenzi, la poesia Gratitudine, ascoltata con un amplificatore su di una cresta di passaggio o il fango che a tratti ci ricopriva.

 

Perchè sono stati tre giorni intensi, per tanti motivi, anche al di là di Benedetta.

Il gruppo era formato da quasi tutte le persone che avevano cominciato da Norcia questo cammino a tappe, ormai tre anni fa. Quelle che mancavano all’appello le abbiamo raggiunte con wapp, inviando qualche immagine di quegli ultimi passi.

Il primo giorno è stato impegnativo arrivare ad Arpino per camminare, coi pullman Cotral non si è mai tanto sicuri 😉 ma alla fine abbiamo avuto una splendida giornata, una sosta pranzo sulle scale di un casale abbandonato, che il caffè della moka sul fornello rendeva ancora profumato dell’umano vivere.

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Il sentiero poi declinava la giornata verso Casalvieri, dove la signora Linda e il suo ristorante/albergo ci aspettavano. L’accoglienza, la Pasta e fagioli, le camere calde, la birra (No Moretti!, qui solo Peroni ci hanno spiegato) e le tisane, la macelleria di soli prodotti locali (gli assaggi offerti andavano finiti altrimenti si pagavano!) hanno reso il primo giorno davvero piacevole.

Il secondo è cominciato con la pioggia. Le previsioni del tempo allungavano l’orario di fine precipitazioni e solo a pranzo abbiamo avuto la compagnia delle nuvole senza acqua. Ma anche così col freddo e l’umidità quel passaggio sui monti è stato davvero qualcosa di speciale. Per le mulattiere antiche abbiamo raggiunti i piccoli paesi si Casalattico e Montattico, di lì in poi solo natura, animali e monti.

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Passaggi e paesaggi di rara bellezza in cui solo i nostri colori accesi stonavano 🙂

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Anche qui un vecchio casale e il caffè, anche qui abbiamo portato la poesia, anche qui abbiamo sentito qualcosa di immenso e vivo ché lo spazio intorno a noi si amplificava come la voce della poetessa verso i monti di fronte, di lato, di dietro, in alto con le nuvole frettolose, in basso con i paesi a valle lontanissimi e piccolissimi.

La notte che scendeva ci vedeva arrivare con le lucine sulla fronte all’agriturismo di Colle San Magno.

Con Benedetta a fianco abbiamo continuato il nostro cammino il terzo e ultimo giorno. Un giorno di Cammino vista mare! C’era un po’ di attesa nella salita che portava a vedere l’abbazia annunciata, sopra Monte Cassino. Il cielo sempre nuvoloso concedeva al Sole solo rare colonne di luce che illuminavano la piana. Nella sosta pranzo attorno ad un rudere abbiamo condiviso il cibo e delle letture che alcuni di noi avevano portato. L’emozione della voce rotta di Giuseppe che ci donava una lettera del sindaco di Riace è stata così viva per tutti da unirci in un abbraccio che solo chi cammina e condivide tempo cibo e spirito può conoscere.

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Alla fine Monte Cassino era di fronte, piano piano l’arrivo annunciato avveniva al tramonto, quasi all’ora di chiusura…

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Fine del cammino.

Restavano due cose importanti da fare…

La prima riportare Benedetta dove l’avevamo trovata, così nella tristezza di tutti è tornata alla rocca di Arpino, non potevamo fare di più. Speriamo che abbia ritrovato la sua casa o un altro gruppo di pellegrini da accompagnare, tanto lei la strada la conosce.

La seconda di concludere il cammino in un modo speciale, così anche noi siamo tornati tutti sui nostri passi: a Casalvieri ci aspettava la signora Linda e la pasta e fagioli sublime, rossa o bianca, che sua sorella prepara. Ci siamo messi a tavola e…

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FINE

In verità ho chiuso questo lungo viaggio con un arrivederci.

Nella Primavera del prossimo anno ho intenzione di ripercorrere tutta la Via Benedicti, da Subiaco a Monte Cassino, riveduta dal mio andare. Nove giorni di avventura che  aspettano chiunque abbia voglia di arrivare a mangiare una mitica pasta e fagioli!

p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS: Arpino-Casalvieri

Casalvieri – Colle San Magno

Colle San Magno – Monte Cassino (Abbazia)

Andare in Montagna con un amico…

Il suo nome è Santino, è un mio amico.

Qualche tempo fa mi ha proposto di accompagnarlo in Montagna, su una delle sue Montagne. Non c’è stato bisogno di pensarci.

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Novembre 2018 – Verso il Crepacuore…

Siamo saliti presto sul Crepacuore, da Campo Catino, per noi palcoscenico di una giornata di conversazione in parole e silenzi sulla Vita semplice che invece troppo spesso ci complichiamo.

Camminando lentamente un passo davanti al mio mi mostrava l’amore tantrico tra una pianta e una pietra, la ricordavava lì dall’ultima volta che c’era passato.

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Novembre 2018 – Amore Tantrico

Si fermava ogni tanto a prendere dei sassi, che si rivelavano dei fossili, preistorici abitanti del mare di un passato infinitamente lontano, li spiegava, li raccontava, si emozionava.

Si metteva a guardare l’orizzone, ti indicava e nominava quello che vedevi, e poi quello che non vedevi: Laggiù in quella direzione c’è il mare, e le isole Pontine…

Camminando rendeva al mio esistere un’armonia che sembrava dimenticata, lo dimensionava nel rapporto con il Creato, col Tempo levandogli quella patina ossidante che è il prendersi troppo sul serio

Mi indicava una tana, una pianta o un frutto, mi faceva cenno di avvicinarmi e odorare il profumo di un vecchio legno di ginepro che aveva spezzato. Mi chiedeva di sistemargli nello zaino le pietre che andava raccogliendo con curiosità e interesse, per aggiungerle alla sua collezione tanto privata quanto di tutti.

La Vita si faceva leggera, come il passo che andava senza fiatone né sudore.

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Novembre 2018 – Uno sguardo su Pizzo Deta.

La cima con la sua croce sopra era solo un punto di passaggio, non di arrivo, non rilevante. C’era e faceva parte di quel luogo, tutto qui. Senza nessuna enfasi. Come il Budda che aveva deciso di riporre a vegliare in una piccola crepa del Monte Viglio, ma  poi quando lo ha portato su l’ha trovata già occupata da una madonnina che altri avevano sistemato lì. C’era Lei e andava bene anche così. Il Budda è tornato nel suo giardino e veglia tutti da lì.

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Novembre 2018 – Orizzonti….

I tratti di silenzio che si sono susseguiti al ritorno, sempre più lunghi, avevano l’intesità di una conversazione su di un altro piano, più  intimo, più intenso ché le parole avrebbero distorto.

Non siamo stati mai soli, seppur a tratti registravamo distanze nei pensieri, sul sentiero, nelle attese dell’altro che andava più piano.

Così il cammino di quel giorno.

Un filo invisibile e antico come il mondo ci legava l’uno all’altro, e noi all’ambiente attorno. In questo stato ti vedevi piccolo al confronto, lo stesso sentivi un’armonia unica in cui comprendevi di essere al tuo posto.

Il ritorno a casa in auto , la notte ha parlato solo il silenzio. Non c’era nulla più da aggiungere a quello stato di grazia.

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Novembre 2018 – Santino e le sue Montagne.

 

Tracce GPS del percorso

 

25.26.27 giugno: al Nord…

Alzarsi alle 4:00 (dopo due giorni di montagna e solo 5 ore di sonno), prepararsi per il viaggio e metterti in strada per un appuntamento fissato al limite della fantasia a 450 km di distanza. Appuntamento con Tina che scende giù dalla sua Torino e con il sopralluogo da ripetere di Tassani (sopra Sestri Levante)-Monte Treggin , parte dell’ultima tappa del mio Cammino delle Alte Vie che a fine luglio va in scena. C’è anche da vedere il Rifugio Treggin Roccagrande che gestisce Andrea (3347672609 rifugiotregginroccagrande@gmail.com), ci siamo sentiti solo per telefono.

Così comincia questo viaggio al Nord, di soli tre giorni, intensi e un po’ obbligati per gli impegni.

Però la seconda volta che vai in un luogo è già tutto diverso, hai fissato nella mente briciole di ricordi che te lo fanno subito apparire familiare. Così la memoria del sopralluogo precedente è venuta a galla e mi ha accompagnato per tutti i passi sul sentiero che davvero non è facile da ritrovare perché abbandonato da tempo. E’ una bella sensazione di appartenenza questa, almeno per me che ho origini in una grande città, ritrovarsi in un  luogo naturale dove hai camminato è ritrovare un abbraccio che ti aspettava.

La fatica di camminare in salita in pieno giorno si faceva sentire ma stavolta l’acqua era sufficiente (la scorsa un po’ meno: l’esperienza della sete davvero è cosa che segna…) e l’allegria della compagnia faceva prendere tutto con un altro spirito.

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Il Monte Treggin è alto 850 metri, ma per arrivare alla sua croce di legno devi metterci bella e buona energia che è rosso di pietra, arido di sole: ultimo baluardo prima del Mar Ligure, lo sa, e non fa sconti.

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Dalla cima, guardando verso monte si intravede appena nella vegetazione il Rifugio di Andrea. Oltre a una linea grigia quasi impercettibile nel verde non hai altro davanti che natura, aspra e montagnosa, ricca e sovrana. Il pensiero che sei a pochi chilometri dal mare e lo vedi alle spalle, ti da l’idea vera di quella Terra, della Liguria. Dentro puoi correggere tutte le impressioni che il passaggio al mare hanno condizionato, facendo sembrare tutto semplice, raggiungibile, turistico.

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Non manca l’acqua al rifugio nè il calore di chi lo cura e lo ha reso ospitale in quattro mesi di soggiorno. Andrea è di Verona, ha risposto all’annuncio di Walter, il proprietario ( possiede e gestisce anche un agriturismo nella zona), per la gestione. Ha superato un buon numero di pretendenti al titolo, ma di tutto questo non appare nulla ché Andrea è e resta una persona semplice e così ha allestito il rifugio.

Abbiamo scambiato due parole e bevuto un goccio di vino mentre Tina recuperava le forze addormentata sul prato, e ci siamo trovati in sintonia. La cosa più difficile nel organizzare cammini è il trovare le strutture, per me, che non mi piace un posto qualsiasi, la questione è ancora più ostica. Mancava l’ultimo posto nel mio trek, nel precedente sopralluogo non mi ero potuto fermare e comunque non avrei trovato Andrea, è li da pochi mesi, ed io credo nei segni. Cammino con questi. Lui si aggiunge alle persone che fa piacere sapere di incontrare quando cominceremo a camminare, Andrea è una bella storia da conoscere e scoprire nel futuro come va a finire 🙂 Persone così non vanno lasciate sole…

La via del ritorno è stata facile, un po’ perchè ormai era nota, un po’ perchè andando verso… il mare si va più leggeri, un po’ perché si profilava il riposo, un po’ perchè ero felice di aver chiuso al meglio l’organizzazione del mio primo trek.

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I due restanti giorni mi sono lasciato andare, mi sono affidato all’entusiasmo di chi aveva accanto e mi ha ospitato nella sua casa, e che alla fine mi ha anche anticipato dei soldi chè il mio portafogli era rimasto a Genova. Quest’amicizia frutto della fiducia nel proprio sentire è nata anche lei in Aspromonte, un viaggio di cammino. La fiducia porta lontano… con Tina sono arrivato fino al Parco Nazionale del Gran Paradiso, queste le tracce del percorso da Valnontey al Rifugio Vittorio Sella.

Ho già scritto molto e chi è rivato fin qui ha tutta la mia stima, per la pazienza sopratutto 🙂 così non starò a raccontarvi dei due giorni in Valle D’Aosta, valga per loro questa immagine…

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Ma tornando ai semi di qualche articolo fa e ricordandomi che nulla è per caso… credo che di queste parti ne sentirò parlare…. Per esempio sarà un caso che Librotrekking promuove cammini da quelle parti? A proposito affrettatevi forse c’è ancora mezzo posto libero 🙂 potete digli che vi mando io 🙂 vale come a briscola un due di coppe, quando regna bastoni… ma voi provateci lo stesso!

E auguri di buon cammino!

 

23.24 giugno: due cime, in due e in tre.

23 giungo 2018 – Gran Sasso, Corno Piccolo: piedi sulla roccia, sospesi nelle nuvole…

24 giugno 2018 – Monte Tarino, sorgenti dell’Aniene: un anello di faggi roccia e faggi…

Due giorni. Uno bianco di nuvole e l’altro azzurro di cielo.

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Due cime.  Diverse per quota e difficoltà, per ambiente e storia.

Due croci. Una in ferro vecchio, arrugginita dal Tempo e logorata dai venti. L’altra scintillante che risplende da lontano…

Due prime volte. ‘Hai mai toccato una croce?’ Ho chiesto, per motivare di più l’impegno della salita. Ma al Corno Piccolo era anche per me la prima volta.

Due persone accompagnate. Una donna esperta e un uomo alle prime armi, un numero davvero esiguo e differente ma che proprio per questo è riuscito a stare al gioco fino al sorriso per una bella avventura conclusa bene.

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Questo viaggio per montagne comincia da Roma, la mattina presto di sabato 23 giugno, alle 06:45 monta in macchina Stefano, si parte. Siamo in tre.

E’ proprio Stefano la novità, si è accodato all’ultimo momento, il legame con lui passa per l’Aspromonte ché un amico di cammino gli ha raccontato di me. Vorrei allenarmi un po’, mi ha scritto nella mail.

Il programma era facile a dirsi, complicato da realizzarsi. Prevedeva il viaggio fino a Prati di Tivo, salita e discesa al Rifugio Franchetti, trasbordo in auto al campeggio di Fiumata (Filettino) e il giorno dopo di buon ora salita sul Tarino.

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Immaginare è facile, difficile è realizzare quel che hai fantasticato…

Così capita che alle 17 chiude la funicolare, e noi siamo arrivati alle 17:30. la discesa fino a Prati di Tivo, nelle nebbie e nella stanchezza è stata un bel diversivo…

Così capita che la strada che hai previsto è ‘interrotta’… e ti prende il panico ché sono le 20:30 e devi ancora cenare e montare la tenda… e quella è l’unica strada percorribile… ma siamo in un paese meraviglioso dove gli uomini inventano soluzioni anche alla politica così la strada diventa percorribile ché nei paesi tutti ci vanno facendo un po’ di attenzione. Cena Buonissima alle 21:30, tenda montata alle 23:00. Buonanotte.

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Così capita che la vista della salita sul Tarino scoraggia, pensando anche alla discesa. Ma se metti pazienza nell’andare, se offri il tuo aiuto per alleggerire il peso portato, se motivi il senso di quella salita trovi che anche chi va veloce aspetta chi va piano, che chi ascolta leggere sa anche accettare chi dorme sonoro sul prato, chi arriva in cima può farlo perché chi si è fermato non ha posto questioni. In pochi si riesce anche a salvarsi da un sasso che scivola sotto di te e va nella direzione dei tuoi compagni…

Così capita che il ristorante apparecchia per nove mettendo ogni bendiddio a tavola… e si mangia tutto con gli occhi che essendo solo in tre di tutte quelle bontà non potremmo avere ragione…

Così capita che incontri qualcuno di cui sai solo che si chiama Massino che ti accompagna in cima al Corno, ti aiuta nei passaggi, e poi se ne va dopo due parole, un sorriso, una foto di spalle sulla croce (quella con il volto l’ho inviata a lui 🙂 se ne va per la ferrata che scende prima al Franchetti, solo come è venuto o meglio apparso tra le nuvole: ‘ma voi da dove venite?’ ha chiesto…

Così capita che questa idea dello stare più Tempo, più vicino alle Montagne ti sembra proprio quella giusta, ché senti che va bene così, anche… se… capita!

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Perché senti che è la dimensione del provvisorio ma anche del valore di questo Tempo assieme a persone e vette, assieme a rondini e vento, assieme a nuvole e cielo, assieme a terra e roccia, assieme a orizzonti infiniti e strade asfaltate, assieme al nuovo e al vecchio, assieme per amicizia e conoscenza.

Assieme… ché ‘due è il contrario di uno e non il doppio‘ !!! Scriveva Erri De Luca.

Ecco.

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Anche se da poco ho scritto di cammini solitari che sono un’altra dimensione…

Incongruenze, scriveva in una lettera il ragazzo Michele su CIAO, TU di Puimini e Masini

 

 

 

 

29 e 30 Dicembre 2107 Due giorni, due storie: Monte Gennaro, Monte Pellecchia.

Andando sul terrazza del Gianicolo, a Roma, un giorno di dicembre, avevo guardato la città sotto ai miei occhi, appariva enorme, eppure piccola al cospetto delle montagne che la contornavano.

La voglia di finire l’anno come era cominciato, camminando, restava. Anche se il brutto tempo e la disponibilità degli amici assai limitata aveva minato la possibilità di un cammino itinerante.

Così guardando i monti di fronte mi son detto vado lì….

Due giorni uno accanto all’altro. Montagne, neve, silenzio, passi, cime, croci…. Tutto apparentemente uguale, vicino eppure tutto così diverso.

Uno aveva il Sole che faceva scintillare la natura, la dimensione di apertura si respirava…

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Il secondo il soffitto basso di nuvole ti attaccava alla Terra…

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In uno camminavi tra faggi poderosi, abitanti secolari di quei luoghi. Camminavi ‘dentro’ per boschi, prati, pratoni…

 

Nell’altro si arrivava presto alla vista del paesaggio, poi cima, croce, cresta, altra cima, altra croce…

 

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Sul Gennaro un cavallino da aiutare ad alzarsi da una brutta caduta… sul Pizzuto i resti di un aereo che mai prenderanno il volo…

Eravamo in pochi a camminarci ‘dentro e fuori’ quei monti. Riconoscevamo l’uno nell’altro lo stesso stupore, lo stesso piacere di essere lì in quel momento, Sole o nuvole che sia. La meraviglia non cambiava nei visi di chi già conosceva quei posti e chi invece era la prima volta che li scopriva.

Due anelli, quasi due fedi nunziali dei monti Lucretili.

Devono essere posti incantati in tutte le stagioni….

L’anno nuovo è cominciato, ci torneremo.

Tracce GPS Monte Gennaro

Tracce GPS Monte Pellecchia.

 

8-10 Dicembre 2017 Cammino d’Inverno, sulla strada per Cassino.

Cammino di Benedetto, Norcia – Cassino. Siamo al terzo appuntamento.

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Verso l’Arco di Trevi…

Dopo aver percorso Norcia-Rieti, da qui a Mandela, questa volta partiamo da Subiaco per arrivare a Collepardo, avvicinandoci alla conclusione: Cassino, la prossima ultima tappa.

La traccia ufficiale del cammino l’ho usata, come sempre, come indicazione, come canovaccio del percorso su cui ho costruito, studiando mappe e facendo sopralluoghi, questo cammino d’inverno più rispondente ai miei desideri di natura, tranquillità e bellezza. In questo caso mi è stato di aiuto il cammino delle abbazie che il CAI ha tracciato da tempo, che collega Subiaco a Cassino su sentieri e strade bianche. Dai due, aggiungendo altre tracce ‘scoperte’ sul luogo, è venuta fuora fuori la via seguita in questi giorni.

Superando i condizionamenti del meteo, che prometteva tempaccio, non ascoltando il richiamo a comodità e sicurezze che come sirene hanno provato a trattenerci siamo riusciti ad uscire di casa perché altri amici si sono aggiunti.

Tutto è differente e differentemente bello a seconda delle stagioni in cui ci si mette in cammino. Dopo le tonalità di verde della Primavera, dopo le calde sfumature d’Autunno, oggi, in questo cammino d’inverno, sono i toni di grigio a contornare il nostro viaggio.

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Sulla strada per Guarcino

Ora c’è freddo. Gli abbeveratoi hanno lastre ghiacciate in superficie, immobili al vento. Il ghiaccio stride e si frantuma sotto i nostri piedi ché non v’è pozza che non ne sia ricolma. Ora l’acqua dei ruscelli riempie i letti già scavati, scorre sotto il ghiaccio, forma ghiaccioli sotto le piante e nei dirupi dove passa e goccia, disegnando il paesaggio con temporanee sculture.

Ora c’è il vento che fa danzare la neve nei mulinelli. Pioggia e grandine in piccoli chicchi che martellano campi e alberi nudi.

Ora c’è il silenzio triste dei paesi, dove le case hanno lo stesso colore del cielo. Si rimanda il parlare ad altre stagioni, il cammino d’inverno vuole che si guardi a terra, testa china per proteggersi dal cielo che cade.

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Tormenta di neve sui nostri passi

Dai primi passi ci accorgiamo che questa stagione permette un altro modo di accostarsi alla Terra, sentirla e così riconoscere la propria fragilità. Subito siamo entrati nei secoli delle monasteri millenari e la temperatura di quei luoghi antichi apriva pori di attenzione, generando stupore: dipinti, colori, espressioni, scritte e poi l’amico Santino, natio di quelle terre che con naturalezza te le rende familiari nei racconti, nelle storie. Ci si perde nei tanti strati del Sacro Speco in cui si va a ritroso nel tempo, scendendo di livello come di secoli, trovando risposte semplici alle complicazioni umane.

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Sacro Speco, il sacro e il profano

Non abbiamo percezione di perdita di continuità nella bellezza, il linguaggio del chiuso delle chiese è lo stesso che ha la natura al di fuori. Si crea un’empatia profonda con chi ti cammina accanto, tra noi e il mondo intorno ché l’ascolto si fa più attento sia alle parole che ai silenzi.

Di qui tutto è un lieve stupirsi.

Di qui è tutta una sequenza di fotogammi.

Una suora di novanta primavere che dopo aver girato il mondo è tornata a due passi da casa per chiudere un’esistenza di servizio,  che ti sorride di un sorriso bambino quando ci racconta che tra i tanti ospiti del cammino c’é stato un asinello che le ha ricordato la ‘sua’ asina Agostinella di prima della guerra.

Un ragazzo di nome Pietro che si è fermato a salutarci per la strada: pellegrini…? Anche io…, due parole e lo ritrovi intorno al tavolo della cena, che è passato a salutarti, con un sorriso e un’energia che non possono non sorprenderci per il suo vivere su di una sedia a rotelle senza limiti se non quelle che si da.

Laura, amica del cammino, che crede questo possa essere una nuova primavera per il suo paese, la sua vita, e si impegna a mettere su rete e presenza e ospitalità per chi arriva in qualsiasi stagione a Trevi nel Lazio. Di suo fratello più giovane che ha investito il futuro nell’acquisto di tre mucche da latte austriache per fare formaggi.

Un guardia parco che con la stessa normalità ti dice del suo liquore di vino rosso e foglie di visciolo e della rabbia nel vedere molestata la sua terra da incompetenti e profittatori; ti racconta dei tesori che ci circondano, del lavoro per conservarli, curarli garantendogli un domani. Della sua compagna che ti offre la sua cucina, ispirata al senso dell’ospitalità, alla tradizione di luoghi e al gusto per le buone cose.

Un signore che ci oltrepassa con l’auto sotto la pioggia, poi si ferma ci aspetta…: ma dove andate con questo tempo? Se volete vi porto al bivio qui sotto…

Dei bar dove ci si mescola alle tante persone che giocano a carte da ieri, da sempre dove ti scaldi con qualcosa da bere e dolcetti tradizionali da dividere con tutti.

Ci scaldiamo nel condividere i pasti, i rari raggi di sole, il caffè della moka che esce silenzioso, delle parole che ci si scambia, della stanza comune dove tutti si dorme, si sogna, si russa… Ci scaldiamo nel riconoscere l’orgoglioso sorriso di chi vive in questi borghi, ti vede passare, ti riconosce.

Tutto questo rimane con te.

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Moka da uno

 

Avevo avuto modo già nei sopralluoghi  di sorprendermi della bellezza di questa Terra, di questi paesi antichi e silenziosi, di queste acque la cui linea è via, il suono sottofondo ai passi, le cadute verticali fascino per gli occhi… il cammino comune ne amplifica l’intensità.

Per tutto questo il cammino d’inverno è forse il più caldo di tutte le stagioni.

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A un passo da Trisulti

Tornanto dal cammino ho dovuto mettermi subito in viaggio verso nord. La pioggia e il vento erano padroni dell’aria e nell’abitacolo dell’auto mi sentivo al sicuro, estraneo spettatore degli elementi. Protetto, al caldo, asciutto nei vestiti guardavo oltre i vetri. Un pensiero si fa strada…. eppure preferirei camminarci dentro, come ieri, viverli addosso, fiducioso nel mio andare.

 

p.s. Un grazie a Milly e Angelo attenti ascoltatori di storie.

Nota: volendo seguire le briciole lasciate…

Tracce GPS Subiaco-Trevi nel Lazio

Tracce GPS Trevi nel Lazio-Guarcino

Tracce GPS Guarcino-Trisulti-Collepardo

 

 

21/26 novembre 2017 Compagni di cammino: viaggio in Aspromonte.

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22 Novembre 2017  …tornando a Bova.

Aspromonte… un nome legato dalla televisione ai criminali, alla durezza e ostilità delle persone che lo abitano, alla loro inaccessibilità.

Ho buttato da tempo il televisore e sono andato a camminare, questa volta proprio lì, in Aspromonte.

L’invito era della Compagnia dei cammini , alla quarta o quinta edizione di quella bella iniziativa chiamata Compagni di cammino . Avevo camminato con loro in Salento, nel 2015, ora per diverse ragioni e con qualche ruga in più mi sono rimesso in cammino, accettando l’invito.

Il viaggio da Roma è stato lungo, in auto il tempo e il paesaggio scorrono veloci senza lasciar traccia. Siamo arrivati a Bova che stava imbrunendo, non si capiva bene dove si era…. terra lontana… mare… buio. Così mi sono affidato senza timore, mi sono ritrovato a scendere le scale del paese, che nello scuro della notte sembrava un labirinto, con Danilo, che veniva da Lodi, e Giuseppe, che invece è di Caccamo, io tra di loro, geograficamente e umanamente. Un’Italia che si ritrova e si riconosce in altra Italia, ancora da scoprire.

La serata è stata un susseguirsi di emozioni senza fine: visi nuovi sorridenti, volti conosciuti e riconosciuti, musica che coinvolge, vino che scalda il ridere e l’allegria, parole dal palco che fanno riflettere, cibo che profuma l’aria e soddisfa gli appetiti e poi ancora musica di strumenti vecchi suonati da giovani che ti invitano a ballare, l’ambiente avvolge tutti in un abbraccio pieno di calore.

Aspro… Monte? Davvero???

Un vortice di emozioni che ti deposita sul letto senza che hai compreso nulla, comprendendo tutto.

Il giorno dopo e quello dopo ancora e quello che seguirà, fino all’ultimo avremo da quella terra e dai suoi abitanti leggerezza e luce, calore e accoglienza, sorrisi e storie…

Quei giorni li ho voluti vivere dalle loro albe, alzandomi presto per passi solitari e silenziosi che mi rimettevano agli altri, tutti insieme per la colazione e poi via! a vivere quel tempo scandito senza programma apparente, senza orologio da guardare, senza bisogni da soddisfare, senza pensieri…

Si cammina, si sta insieme, si ascolta, si mangia, si racconta, ci si meraviglia, si ride, ci si emoziona, si piange, ci si stupisce, si accoglie e si viene accolti…. si vive il cammino.

La sera è sempre tempo di calore e festa, musica cibo amici… colori dalle molteplici sfumature.

Così non ci si accorge che è Tempo anche quello, Tempo che scivola via….

E ci si ritrova, l’ultimo giorno, a far colazione prima della partenza nella cucina dell’ Ostello di Pentedattilo , offeso dalla stupidità, a mettere su il caffè, far bollire l’acqua, condividere il pane di ieri. Qualcuno è gia andato via, la cucina però è piena e tutti abbiamo voglia di starci, di abbracciarci ancora e ancora…

E’ l’ultimo brandello di cammino, è l’ultima condivisione di questo viaggio, tutti sappiamo di dover tornare, tutti sappiamo che torneremo.

Il ritorno in auto è lungo a volte solitario, ti permette però di andare a ritroso sul pensiero, sovrapponi le immagini di quella Terra con i volti di chi hai conosciuto: Rosetta, Andrea, Nanni, Cristina, Giovanna, Roberta, Tina, Gabriella, Turiana, Danilo, Elide, Giuseppe, Marco, Giampiero, Ugo, Stefania, Katia, Sabina, Marina… altri nomi che non ricordi, i ragazzi che ci hanno accompagnato, le persone che abbiamo incontrato… Ti accorgi che tutti hanno le stesse rughe lievi e dure che ha la Terra di Aspromonte. Tutte hanno una dolcezza e un’intimità negli occhi che l’Aspromonte ti dona quando vedi il Sole sorgere e tramontare su di lui. Tutti hanno la stessa umanità con cui l’Aspromonte ti accoglie.

Arrivederci.

Se vuoi seguire le briciole:

Tracce GPS del primo giorno… del secondo giorno… del terzo… del quarto.

Contatti in Aspromonte, area Grecanica: Naturaliter e Andrea Laurenzano

 

11Novembre2017 Sopralluogo sul Costone del rifugio Sebastiani (AQ)

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Sulla cresta del Costone, verso il Rifugio Sebastiani

Un sabato di sopralluogo con l’associazione A.P.E. Roma vuol dire farsi un regalo.

Togliersi i panni della ‘guida’, del ‘responsabile’ ogni tanto fa bene, sono panni che hai indosso quasi sempre per carattere e ruolo ma capita a volte di avere l’occasione di accodarsi a qualcuno, di lasciare ad altri questo compito e allora il tuo andare ritorna un po’ a quella leggerezza che avevi un tempo. E’ una condizione davvero piacevole abbassare il livello di guardia al minimo e lasciarsi andare a tutte le sensazioni che quei passi affidati ti portano ai sensi attenti solo a bellezza e meraviglia.

Respiri a fondo un’aria sempre più fresca, ti ritrovi a mettere insieme ricordi di altri tempi in cui la neve era compagna di giochi o di altre avventure, sorridi anzi ti scopri a sorridere…

Ti accorgi che intorno c’è molto di più del solito, ti sei donato la possibilità di ampliare l’orizzonte della curiosità, perchè hai tempo di darle retta, così ti accorgi di piccole cose su cui fantastichi….

Orme…

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Fili di neve e d’erba…

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Nel silenzio dei passi segui la fila, sei l’ultimo, avevi dimenticato com’è vedere tutto dal fondo.

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Lanci uno sguardo dentro l’orrido…

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Ti perdi nelle nuvole, ti viene la voglia di fermarti lì, chiudere gli occhi e respirare piano.

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Arrivi a vedere le ombre delle montagne sulle montagne, che non hai mai guardato l’orologio per tutto il giorno.

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Sul ritorno lanci un ultimo sguardo indietro, saluti il giorno che ti lasci alle spalle e ringrazi.

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E’ stata una bella giornata, mi rendo conto della fortuna di aver ricevuto una giornata così in dono.

P.s. non ho potuto fare a meno di tracciare il percorso, e di seguire Rete Radio Montana due ‘attenzioni’ che non si possono abbandonare, di qui le tracce…

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