…tornando da un’isola senza Tempo.

Può dare questa immagine un’idea del rapporto tra l’isola e noi, tra il nostro esistere e il suo:

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Cala Monella.
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Settembre 2018 – Scendendo verso la spiaggia delle Cannelle.

Abbiamo camminato sull’Isola del Giglio per tre giorni, senza fretta, senza una meta precisa: il quando e il dove poteva essere cambiato sempre, a seconda delle circostanze e dei bisogni personali. Questo per entrare in contatto con quel luogo dove il Tempo si è fermato, e c’è bisogno di non avere vincoli per aggirarsi leggeri a ritrovare in quel Tempo il tuo.

 

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Scorcio dai faraglioni.

Ci siamo tuffati nel Mare ogni volta che avevamo voglia (anche se una mamma anziana ci aveva consigliato di non farlo… :), ogni volta che, scendendo ripide scalinate o sentieri arrivavamo a sentire il colore splendido dell’acqua sui piedi. Era così intenso e leggero che ci si stupiva di non avere le estremità trasparenti, in-colorate dei tanti colori del Mare.

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Settembre 2018 – Vicino al faro…

Un abitante del posto ha detto: vivo qui tutto l’anno e non ho il cappotto!

Uno di noi invece asseriva che bisogna ritirarsi su di un’isola quando si va in pensione…

Noi, non viviamo al Giglio né siamo pensionati ma abbiamo goduto del clima senza limiti di piacere, siamo stati nel breve periodo di tre giorni un po’ in pensione. La compagnia amplificava il sentire comune.

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Settembre 2018 – La bellezza di una delle antiche terrazze, riportata a splendere sotto il sole.

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Proprio in virtù della libertà personale di gestire il proprio tempo non tutti hanno visto questa scala…. qualcuno ha preferito rilassarsi un po’ al mare. Ma chi ha camminato fino a Giglio Castello si è ritrovato dal nulla su questa scalinata, fondo che ricorda i basolati romani, costuita dalla fatica e dalle braccia e che oggi ci da un’emozione profonda e un senso di rispetto.

Le strade antiche che collegano i vari siti sono tante e ognuna respira senza Tempo. Non portano al mare per il piacere di un bagno, non sono state costruite per questo portano ai luoghi di lavoro, di commercio, di bisogno. Camminadoci nel più assoluto silenzio abbiamo visto, incontrato molte edicole per la raccolta del mosto, sono datate XI-XII secolo e ce ne sono a decine, sparse, perse, incastonate sulle terrazze ormai inaccessibili. Solo alcune terrazze mantengono ancora delle coltivazioni di uva, per l’Ansonico: il vino dell’Isola, oppure degli ulivi incastonati tra gli Erranti Sassi, custodi del Tempo. Abbiamo visto su delle pietre, tra le viti un piccone e una zappa arruginite, consumate e testimoni del lavoro e del tempo. Le terrazze a volte hanno scale così piccole, ma così piccole che una di noi ha detto: mi sa non ci passo con lo zaino! Poi si è sorpresa che pur piccole permettevano il passaggio.

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Settembre 2018 – Pietre di muri a secco che raccontano…

Chiudo questa storia con questo muro a secco.

Costruzioni umane che costeggiano mulattiere, disegnando varchi e confini, terrazzano tutta l’isola, formano edicole. Con questa pietra è costruito il paese (bellissimo!) di Giglio Castello e questo è il colore della terra dell’isola: lo abbiamo trovato sminuzzato in polvere sulle spiagge, lo abbiamo accarezzato sulle grandi pietre, lo abbiamo trovato nei volti dei suoi abitanti.

Tornare da qui non è facile, serve un salto temporale…. lungo quanto il tempo del traghettamento sul continente.

 

L’anno prossimo ci torneremo, con chi vorrà.

Sarà questa volta la giusta conclusione di un cammino lungo, che partirà da Manziana, vicino Roma, e sulla traccia di grandi vie del passato arriverà fin sulla costa del Monte Argentario, passando per:

Blera, Tuscania, Monte Maria, Pitigliano, Saturnia, Manciano, Capalbio, Ansedonia, Porto Santo Stefano…

per attraversare il mare e fermarsi un po’ sull’Isola senza Tempo.

 

 

 

23.24 giugno: due cime, in due e in tre.

23 giungo 2018 – Gran Sasso, Corno Piccolo: piedi sulla roccia, sospesi nelle nuvole…

24 giugno 2018 – Monte Tarino, sorgenti dell’Aniene: un anello di faggi roccia e faggi…

Due giorni. Uno bianco di nuvole e l’altro azzurro di cielo.

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Due cime.  Diverse per quota e difficoltà, per ambiente e storia.

Due croci. Una in ferro vecchio, arrugginita dal Tempo e logorata dai venti. L’altra scintillante che risplende da lontano…

Due prime volte. ‘Hai mai toccato una croce?’ Ho chiesto, per motivare di più l’impegno della salita. Ma al Corno Piccolo era anche per me la prima volta.

Due persone accompagnate. Una donna esperta e un uomo alle prime armi, un numero davvero esiguo e differente ma che proprio per questo è riuscito a stare al gioco fino al sorriso per una bella avventura conclusa bene.

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Questo viaggio per montagne comincia da Roma, la mattina presto di sabato 23 giugno, alle 06:45 monta in macchina Stefano, si parte. Siamo in tre.

E’ proprio Stefano la novità, si è accodato all’ultimo momento, il legame con lui passa per l’Aspromonte ché un amico di cammino gli ha raccontato di me. Vorrei allenarmi un po’, mi ha scritto nella mail.

Il programma era facile a dirsi, complicato da realizzarsi. Prevedeva il viaggio fino a Prati di Tivo, salita e discesa al Rifugio Franchetti, trasbordo in auto al campeggio di Fiumata (Filettino) e il giorno dopo di buon ora salita sul Tarino.

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Immaginare è facile, difficile è realizzare quel che hai fantasticato…

Così capita che alle 17 chiude la funicolare, e noi siamo arrivati alle 17:30. la discesa fino a Prati di Tivo, nelle nebbie e nella stanchezza è stata un bel diversivo…

Così capita che la strada che hai previsto è ‘interrotta’… e ti prende il panico ché sono le 20:30 e devi ancora cenare e montare la tenda… e quella è l’unica strada percorribile… ma siamo in un paese meraviglioso dove gli uomini inventano soluzioni anche alla politica così la strada diventa percorribile ché nei paesi tutti ci vanno facendo un po’ di attenzione. Cena Buonissima alle 21:30, tenda montata alle 23:00. Buonanotte.

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Così capita che la vista della salita sul Tarino scoraggia, pensando anche alla discesa. Ma se metti pazienza nell’andare, se offri il tuo aiuto per alleggerire il peso portato, se motivi il senso di quella salita trovi che anche chi va veloce aspetta chi va piano, che chi ascolta leggere sa anche accettare chi dorme sonoro sul prato, chi arriva in cima può farlo perché chi si è fermato non ha posto questioni. In pochi si riesce anche a salvarsi da un sasso che scivola sotto di te e va nella direzione dei tuoi compagni…

Così capita che il ristorante apparecchia per nove mettendo ogni bendiddio a tavola… e si mangia tutto con gli occhi che essendo solo in tre di tutte quelle bontà non potremmo avere ragione…

Così capita che incontri qualcuno di cui sai solo che si chiama Massino che ti accompagna in cima al Corno, ti aiuta nei passaggi, e poi se ne va dopo due parole, un sorriso, una foto di spalle sulla croce (quella con il volto l’ho inviata a lui 🙂 se ne va per la ferrata che scende prima al Franchetti, solo come è venuto o meglio apparso tra le nuvole: ‘ma voi da dove venite?’ ha chiesto…

Così capita che questa idea dello stare più Tempo, più vicino alle Montagne ti sembra proprio quella giusta, ché senti che va bene così, anche… se… capita!

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Perché senti che è la dimensione del provvisorio ma anche del valore di questo Tempo assieme a persone e vette, assieme a rondini e vento, assieme a nuvole e cielo, assieme a terra e roccia, assieme a orizzonti infiniti e strade asfaltate, assieme al nuovo e al vecchio, assieme per amicizia e conoscenza.

Assieme… ché ‘due è il contrario di uno e non il doppio‘ !!! Scriveva Erri De Luca.

Ecco.

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Anche se da poco ho scritto di cammini solitari che sono un’altra dimensione…

Incongruenze, scriveva in una lettera il ragazzo Michele su CIAO, TU di Puimini e Masini