Ospitalità… mia madre avrebbe sorriso.

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Julia, Dortje, Paola e Fernanda.

Ecco qui la prima cena con i miei ospiti, nella Casa Imperfetta: cena inaugurale!

Julia e Dortje sono due ragazze tedesche che girano l’Italia per musei e arte, hanno trovato su AirBnB il mio annuncio e sono venute a stare qualche giorno nella mia casa.

Mi è sembrato naturale invitarle a cenare insieme in una delle loro serate… L’inglese non era perfetto, chiedere di portare del vino a chi non beve non è stato brillante,  ma la serata aveva il calore di amici che con piacere si trovano a condividere un po’ di Tempo. Il cibo vegetariano, il vino buonissimo e anche il dolce inventato: pane, ricotta e marmallata di pere sono stati perfeti per accompagnare la conversazione e la curiosità.

In questi giorni di ‘preparazione’ al ricevimento dei primi ospiti, camminando per la città mi scoprivo contento che presto qualcuna di quelle persone straniere che incontravo per la via sarebbero passate per casa.

La sera sentendo le risate sonore e contaggiose di Julia mi è venuta in mente mia madre, sarebbe stata contenta di esserci anche lei, ne sono sicuro, anche se per ironia della sorte, le prime ragazze che sono venute, che hanno dormito nella stanza in cui è nata sono state tedesche, e lei i tedeschi diceva di non sopportarli per un lontano passato vissuto… Ma il cuore delle persone è più grande dei pregiudizi e mia madre avrebbe accolto con un sorriso quelle due ragazze sconosciute eppure coraggiose, solari, belle e gli avrebbe detto di tornare che la porta di casa sua è sempre aperta.

Andrò nel fine settimana a fare un corso per diventare Hospitalero sulla Via Francigena, poi magari sul Cammino di Santiago chissà… racconterò questa esperienza e il sorriso che l’ha accompagnata.

Domani arriva un’altra persona, arriverà a notte tarda, la sto aspettando per aprirgli la porta…

…e mentre scrivevo questa piccola storia una nuova prenotazione ha fatto vibrare con un sms il mio cellulare, il mondo è in movimento e passa di qui.

 

P.s. Ringraziamenti vanno a Paola e Fernanda per il contributo alla preparazione della cena e per l’inglese 😉

 

 

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.

 

 

 

 

 

 

 

Andar per stelle…

Questa storia comincia con ‘loro’: le stelle, ma come tutte le mie cose (e forse quelle di tutti) subito cambia forma il pensiero sul fare, si aggiorna e include nuovi eventi, esperienze, inci e acci/denti di passaggio 🙂 fino a ritrovarsi su di un altro percorso…

Così la prima data era saltata… i cammini di silenzio nelle foreste passati… l’inverno cedeva alla primavera… le stelle erano sopra di noi, come un filosofo disse, la legge morale dentro etc. etc… e i nostri passi hanno incontrato quell’astro che è la Terra.

Infatti è Lei e il nostro viaggiare su di essa che sono andati in scena sul Soratte.

Camminando sulla montagna sacra, ne abbiamo sentito le ‘vibrazioni’ leggendo di Giovanni Pascoli la poesia: il bolide, che finisce così…

E la terra sentii nell’Universo.

Sentii, fremendo, ch’è del cielo anch’ella.

E mi vidi quaggiù piccolo e sperso

Errare, tra le stelle, in una stella.

Cominciando a camminare nel buio dei boschi, in quel silenzio diverso, tra quelle ombre che la Luna rifletteva sul suolo abbiamo un po’ fatto come i ragazzi di Contare le stelle che sfidavano la parole del sacerdote contando oltre il limite da lui dichiarato le stelle in cielo… abbiamo un po’ sfidato il nostro andare di abitudine in abitudine…

Ci siamo un po’ anche confrontati con quel senso profondo della paura del buio… Aiutati da un signore incontrato ai margini del paese… ‘Fate attenzione ci sono i cinghiali!’ era il suo ‘buon cammino’ 🙂

Il primo tratto per arrivare al sentiero da pendere era su di una bella e larga carrareccia dal brecciolino bianco. Era evanescente il biancore della strada alla luce della piccola Luna, a tratti sotto gli alberi si perdeva… Ho chiesto alle persone che accompagnavo di spegnere le luci frontali, ché aveva il suo fascino l’andar così nella notte…

Ci siano poi confrontati sulla potenza delle luci frontali, alcune erano davvero fari che illuminavano a giorno una vasta area… chissà se misurano anche la paura 🙂

Non c’erano solo le ‘lumerine’ frontali moderne a rischiarare il sentiero contribuiva anche Luna, per quanto piccola. Alla Baracca dei Briganti ho colto questo spunto per leggere: Ciaula scopre la Luna, di Luigi Pirandello. Il racconto è stato poi letto e interpretato per intero su RAI5 qualche giorno dopo per una strana coincidenza, se qualcuno avesse voglia di sentirla per intera….

Dalla Baracca dei briganti all’Eremo di San Silvestro si percorre un tracciato un po’ esposto, le stelle e la vista a valle sui due lati davano il senso di infinito… il libro Il Bambino che sognava l’infinito, di Jean Giono era una bella lettura da condividere.

In cima al Soratte la storia di Silvestro I, raccontata a ‘fumetti’ sui mosaici della chiesa dei Santissimi quattro coronati e rielaborata per gli astanti, mentre si aspettava che l’acqua sul fornello fosse ben calda per la tisana collettiva, diviso anche il pane e la cioccolata e tutto quel che negli zaini era riposto.

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Cominciata alle 21:30 siamo ritornati a Sant’Oreste alle 02:30, stanchi ma felici della nostra notte.

La cornetteria di Fiano Romano aveva già chiuso e questa è stata la sola nota negativa di questa esperienza.

Mi spiace non trovate fotografie, non ne sono state fatte, incredibile ma vero :), l’unica sarebbe quella della terrazza a Fiano Romano dove abbiamo cenato al tramonto, prima di metterci in cammino…. ma è una foto conviviale e quindi personale e condivisa con i soli partecipanti. Oggi poi c’è la nuova temuta legge sulla Privacy….

C’est la vie!

 

p.s. se vedete una stella cadere, provate ad esprimere il desiderio di fare questa camminata notturna, magari succede che prima o poi la rifaccia solo per esaudire quel desiderio… 🙂 cominciando proprio dalla cena!

Traccia GPS del percorso effettuato…