22/23 Giugno 2019 – Terminillo e dintorni…

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La scelta è stata giusta, l’esperienza importante.

Prendersi un fine settimana per far visita e vivere la Montagna è una buona premessa per godersi il proprio tempo e sciogliersi un po’ nel verde, nell’aria…

Ti da anche la possibilità di scegliere itinerari differenti rispetto a chi va in escursione per un giorno e preferisce le mete classiche.

Così il sabato è stato il giorno del Terminillo, della cresta Sassatelli, della Valle dell’Organo. Eravamo sotto la Montagna alle 8:30 e già sembrava tardi! Essendo solo due abbiamo potuto ‘sfidare’ un po’ le previsioni meteo che mettevano pioggia per buona parte della giornata, provato quel che si poteva provare, senza rischi certo ma con quel brivido che danno le cose in cui ti impegni nonostate che…

Abbiamo incontrato solo una famiglia che andava verso il rifugio Sebastiani, poi………… un nulla pieno di tutto!

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Il vento era a tratti forte, ti scuoteva. In altri sembrava musica e carezza.

La pioggia veniva orizzontale, a sprazzi. Più forti, più deboli, a volte però era sottile e silenziosa.

Poi c’erano il Terminillo e i suoi ‘dintorni’ a vista chiara, a vista scura, senza vista…

Infine è apparso il Sole, una luminosità viva che tutto irradia e fa risplendere. Un bel premio inconsistente per questa giornata al limite.

In tutto questo alternarsi del meteo sopra i noi ci siamo dati il tempo di goderci tutto con piccole soste, con piccoli assaggi di cibo, con piccoli momenti di solitudine in due. La montagna può essere anche questo: una solitudine condivisa, silenziosa, tranquilla che fa sorridere dentro se ci pensi un po’.

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Scendendo abbiamo incontrato un gruppo, fermo, disteso su di un pratone, molto sotto di noi. Avevano iniziato alle 11:00. Erano tanti. Il tempo difficile a quell’ora per avventurarsi. Le guide avevano preferito quella passeggiata che salire in cima. Sembravano soli. Così almeno ci ha detto Dario, un ragazzo che ho conosciuto un anno fa: Non ho parlato con nessuno… Le sue parole sottolineavano la nostra scelta di vivere la montagna così: con pochi e buoni compagni, col Tempo che permette di sentirla, di cercare la leggerezza del sorriso che è soddisfazione.

Il breve viaggio in auto fino a Terzone, la casa accogliente donata da un’amica per base: doccia e letto. La pizzeria vicino. Un piccolo giro dei paesi attorno. I carabinieri che si sorprendo del nostro fotografare un prato: Che state facendo?

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Sono alcuni dei ‘pezzi’ del tempo di intermezzo tra un giorno e l’altro. Pezzi semplici, anche divertenti (i carabinieri :), che accordano il fuori con il dentro, l’aria con il respiro, il movimento con il cuore: un giorno di Montagna con un altro.

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La Domenica eravamo al rifugio Sebastiani presto, il giro possibile era impegnativo. Alla fine conterà 9 ore, questo il Tempo. Alla fine ci vedrà stanchi, anche un po’ provati tuttavia pregni del piacere di tutto quel che è stato: Il grande Anello dei Monti Reatini: Sebastiani, sotto l’Elefante, Monte Cornacchia, verso il Monte Cambio… e scendere di quota fino alla strada e poi risalire risalire risalire fin sotto alla Cresta Sassatelli e costeggiarla che già l’ombra aveva preso il paesaggio. Abbiamo ascoltato il vento e la musica di Enaudi che avevamo portato con noi, abbiamo letto dei brani sulla felicità e sul silenzio. Abbiamo goduto delle nuvole bianche ad anello attorno alla nostra montagna che sopra splendeva l’azzurro. Abbiamo visto il Terminillo e il giorno di ieri, il Gran Sasso ancora in parte bianco. Così a parole… in realtà tutto molto di più.

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Mentre scendevo stanco gli ultimi passi mi è capitato di pormi una domanda: Come impegnerò il mio tempo domani? E’ venuta su leggerà come una bolla d’aria  piccola piccola viene in superfice dal profondo… Non era una domanda ‘impegnativa’, non c’era preoccupazione, era solo il pensiero della possibilità di scegliere come vivere la mia giornata successiva, come averne soddisfazione, cosa fare per…

Sorridevo.

Camminavo e sorridevo perché dovevo finire ancora l’oggi !!! E avevo ospiti Argentini, i ragazzi che passano a casa mia, a cena, a casa!

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Domani sarà comunque a modo mio…

 

Tracce:

Grande Anello dei Monti Reatini

Anello Monte Terminillo

 

 

 

 

…tornando da un’isola senza Tempo.

Può dare questa immagine un’idea del rapporto tra l’isola e noi, tra il nostro esistere e il suo:

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Cala Monella.
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Settembre 2018 – Scendendo verso la spiaggia delle Cannelle.

Abbiamo camminato sull’Isola del Giglio per tre giorni, senza fretta, senza una meta precisa: il quando e il dove poteva essere cambiato sempre, a seconda delle circostanze e dei bisogni personali. Questo per entrare in contatto con quel luogo dove il Tempo si è fermato, e c’è bisogno di non avere vincoli per aggirarsi leggeri a ritrovare in quel Tempo il tuo.

 

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Settembre 2018 – Isola del Giglio: Scorcio dai faraglioni.

Ci siamo tuffati nel Mare ogni volta che avevamo voglia (anche se una mamma anziana ci aveva consigliato di non farlo… :), ogni volta che, scendendo ripide scalinate o sentieri arrivavamo a sentire il colore splendido dell’acqua sui piedi. Era così intenso e leggero che ci si stupiva di non avere le estremità trasparenti, in-colorate dei tanti colori del Mare.

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Settembre 2018 – Vicino al faro…

Un abitante del posto ha detto: vivo qui tutto l’anno e non ho il cappotto!

Uno di noi invece asseriva che bisogna ritirarsi su di un’isola quando si va in pensione…

Noi, non viviamo al Giglio né siamo pensionati ma abbiamo goduto del clima senza limiti di piacere, siamo stati nel breve periodo di tre giorni un po’ in pensione. La compagnia amplificava il sentire comune.

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Settembre 2018 – La bellezza di una delle antiche terrazze, riportata a splendere sotto il sole.

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Proprio in virtù della libertà personale di gestire il proprio tempo non tutti hanno visto questa scala…. qualcuno ha preferito rilassarsi un po’ al mare. Ma chi ha camminato fino a Giglio Castello si è ritrovato dal nulla su questa scalinata, fondo che ricorda i basolati romani, costuita dalla fatica e dalle braccia e che oggi ci da un’emozione profonda e un senso di rispetto.

Le strade antiche che collegano i vari siti sono tante e ognuna respira senza Tempo. Non portano al mare per il piacere di un bagno, non sono state costruite per questo portano ai luoghi di lavoro, di commercio, di bisogno. Camminadoci nel più assoluto silenzio abbiamo visto, incontrato molte edicole per la raccolta del mosto, sono datate XI-XII secolo e ce ne sono a decine, sparse, perse, incastonate sulle terrazze ormai inaccessibili. Solo alcune terrazze mantengono ancora delle coltivazioni di uva, per l’Ansonico: il vino dell’Isola, oppure degli ulivi incastonati tra gli Erranti Sassi, custodi del Tempo. Abbiamo visto su delle pietre, tra le viti un piccone e una zappa arruginite, consumate e testimoni del lavoro e del tempo. Le terrazze a volte hanno scale così piccole, ma così piccole che una di noi ha detto: mi sa non ci passo con lo zaino! Poi si è sorpresa che pur piccole permettevano il passaggio.

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Settembre 2018 – Pietre di muri a secco che raccontano…

Chiudo questa storia con questo muro a secco.

Costruzioni umane che costeggiano mulattiere, disegnando varchi e confini, terrazzano tutta l’isola, formano edicole. Con questa pietra è costruito il paese (bellissimo!) di Giglio Castello e questo è il colore della terra dell’isola: lo abbiamo trovato sminuzzato in polvere sulle spiagge, lo abbiamo accarezzato sulle grandi pietre, lo abbiamo trovato nei volti dei suoi abitanti.

Tornare da qui non è facile, serve un salto temporale…. lungo quanto il tempo del traghettamento sul continente.

 

L’anno prossimo ci torneremo, con chi vorrà.

Sarà questa volta la giusta conclusione di un cammino lungo, che partirà da Manziana, vicino Roma, e sulla traccia di grandi vie del passato arriverà fin sulla costa del Monte Argentario, passando per:

Blera, Tuscania, Monte Maria, Pitigliano, Saturnia, Manciano, Capalbio, Ansedonia, Porto Santo Stefano…

per attraversare il mare e fermarsi un po’ sull’Isola senza Tempo.

 

 

 

Corno Grande e Camicia: Due giorni nelle nuvole… 8/9 settebre 2018

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9 settembre 2018 – Una pausa sulla via del ritorno…

Sembra un quadro antico: l’immagine un po’ sbiadita, i colori sfumati, le forme quasi sfocate, eppure… E’ l’immagine dei nostri due giorni sulla Montagna.

L’iniziativa messa su da Alessia Rabacchi ‘Dialoghi d’amore sulla cima del Gran Sasso’ è stata avvolta dalle nuvole.

Il Tempo trascorso ne aveva la stessa qualità: noi tutti, camminando, eravamo un po’ sospesi senza inquietudini, senza incertezze (se escludiamo i primi passi iniziali). L’andare così ovattato ha dato modo di immergersi di più in un paesaggio ‘interiore’, più modesto e vasto, che non quell’enorme bellezza che hanno quei luoghi in pieno Sole.

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8 settembre 2018 – Corno Grande, Gran Sasso.

Le nuvole hanno permesso a tutti di arrivare in cima al Monte Camicia, perché il gruppo si muoveva più lentamente, non sempre visibile la coda dalla testa, non sempre visibile il sentiero. Il giorno prima hanno dato la possibilità di affrontare la salita impegnativa del Corno Grande senza la ‘vista della fatica’ che le pendici assolate e ripide portano con sé.

Le nuvole hanno fatto da cotorno, da quinta alle parole lette ad alta voce, hanno creato risonanza, eco, disponendo tutti all’ascolto, senza distrazioni (l’incanto si è interrotto solo per il tempo di consentire ad un insetto di uscire da un orecchio dove si era infilato… cose che succedono nei ‘teatri d’aria’ 🙂

Le nuvole hanno creato sugestioni intense…

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9 settembre 2018 – Balconi verso il Monte Tremoggia

Lasciando in sospeso l’oltre…

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9 settembre 2018 – Monte Tremoggia

Le nuvole, nel loro andare e venire, hanno fatto brillare le poche esplosioni di colore che trovavi sul cammino…

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8 settembre 2018 – Fuochi artificiali della natura sul Gran Sasso.
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9 settembre 2018 – Segnalazioni ‘naturali’ e artificiali del cammino…

Aumentando infinitamente l’emozioni per le cose semplici scorte nel passaggio….

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9 settembre 2018 – E’ lei! Una stella alpina…

Le nuvole non hanno inciso però sull’esperienza positiva dello scambio di ruolo, guida/coda, che con Alessia ci siamo dati tra il primo e il secondo giorno; questo ha permesso a noi di gustare il piacere dei due diversi compiti che si assolvono portando un gruppo: sentire la responsabilità di condurre le persone verso la metà desiderata, essere contenti dei sorrisi alla fine e, al contrario, rilassarsi e prendersi il tempo della conversazione, della pausa, del silenzio, della contemplazione che stare in fondo permette, e, in questo caso, della piccola ‘evasione’ avvenuta quando in gruppo è salito sulla cima del Camicia e sono rimasto con Antonietta a badare a Bri…

Questo l’andar per nuvole a veder gli affacci:

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Ultime due note di questa storia, due doni avuti durante e dopo le escursioni.

Il primo è il canavaccio che avvolgeva il nostro pranzo, una piccola tovaglia al posto del sacchetto di carta. L’ha confezionato così l’uomo che gestisce il B&B Nonno Severino a Santo Stefano di Sessanio. Mi ha spiegato che chiamavano manteliata il sacchetto che i contadini portavano via la mattina andavano al lavoro nei campi. Aprendo il canavaccio si apparecchiava la tavola sui prati e si onorava il cibo. Così abbiamo fatto noi…

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Il secondo è l’inizio di un libro e di una storia, arrivato dopo a conferma dei giusti passi…

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Il libro è: Le labbra del tempo, Eduardo Galeano.

Buona lettura, buon Tempo.

 

 

Il ‘primo’ cammino delle Alte Vie…

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…si è concluso il 5 agosto, nella Baia del Silenzio (che silenziosa non era :), a Sestri Levante. Era partito da Varzi il 30 luglio. Potremmo dire che eravamo pochi: Lucia, Giuseppe, Luisa, Lia a cui si sono aggiunte Laura e Tina, ma il numero era perfetto per questa l’esperienza, questo l’ho compreso alla fine.

Sette giorni di cammino: intensi, difficili, emozionanti, nello stesso tempo lievi.

Sette giorni di cammino, di montagne, di solitudini, di silenzi, di amicizia.

Sette giorni di cammino, di creste e cime, di ruscelli e boschi, di frazioni di paesi e memorie di un passato partigiano, di vita difficile sui rilievi infiniti della terra ligure.

Sette giorni di rifugi: colazioni per partire e cene da inventare, trovare, cucinare per chiudere la giornata.

Sette giorni di Nuvole e Sole, Pioggia e Vento, Azzurro, Verde, Marrone nelle loro sfumature e blu immenso immerso nelle stelle.

Sette giorni: 140 kilometri che andavano zigzagando, digragando, giù giù sempre più giù…. fino al Mare.

Sette giorni di tutto, sette giorni di nulla: sette giorni di cammino.

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I ‘Monti Naviganti’ della Malga Zanoni…

Sette giorni ma il viaggio è cominciato due giorni prima… o un anno fa.

Un avventura comincia sognandola. Subito dopo ti impegni a realizzarla. Per questo posso scrivere che questo viaggio è cominciato un anno fa, perché allora è stato piantato il seme… Angelo e Milly, amici che iniziano a gestire la Malga Zanoni (dove siamo passati), Lucia, amica conosciuta da poco, che abita a Sestri Levante (dove siamo stati ospitati prima e dopo il trekking), un libro che illustra un percorso che taglia il Parco Regionale Naturale dell’Aveto e una rivista che racconta della Via del Sale: questi gli ingredienti base del seme, il resto tutto da inventare.

Ad Agosto 2017 (prima di questo blog) il primo sopralluogo dell’intero tragitto, a giugno di quest’anno le ultime esplorazioni, gli ultimi contatti, le ultime tessere. Tutto pronto, allora? Sempre no :), è la risposta! Organizzando un cammino sai da principio che non è mai ‘tutto pronto’, solo quando comincia l’avventura davvero, quando va in scena il tuo progetto quel che avevi sognato diventa definitivamente vero! Perché tante e tante sono le varianti che il destino può decidere di prendere, per questo il numero esiguo dei partecipanti è stato importante, perché ci si muove tutti insieme, ci si aiuta, si pazienta, si intraprende diventando… persone.

Per arrivare alla partenza c’è stato un avvicinamento nei due giorni precedenti. Da Roma siamo arrivati a Montiano, in Maremma, ospiti d’altri amici, un po’ di mare e tranquillità prima del salto in Liguria. Poi ci siamo spostati a Sestri Levante dove una piccola casa ci ha ospitato per la sera e la notte. Incredibile quanto sono calorose le case piccole quando accolgono tante persone… Il lunedì, dopo essere passati per Voghera a prendere la Lia, siamo arrivati a Varzi.

Sistemato gli zaini sulle spalle, allacciati gli scarponi è cominciata l’avventura. Si ha un brivido particolare nel sapere di avere la fiducia delle persone, non le porti sulle spalle (a volte può capitare di avere su i loro zaini….) le porti con te, dove solo tu sai e conosci come arrivarci…. Un brivido è anche la consapevolezza che questo è possibile per loro solo perchè tu hai messo il seme a dimona.

Il primo giorno è stato lungo, a tratti faticoso. L’inclinazione del corpo assunta alla mattina si è fermata solo alla sera, davanti al rifugio del Monte Chiappo, davanti a una birra soddisfatta e uno sguardo di intesa negli occhi che raccontavano… gli ampi sguardi verso l’orizonte tutt’intorno, davano respiro e motivavano il passo. Le creste che si succedevano, i momenti di pausa che si effettuavano avevano il ritmo del nostro fiato. Il primo giorno è particolare ché non sai bene cosa ti aspetta… ti senti fortunato ché l’ombra ha coperto i momenti di Sole pieno e il pomeriggio a colto l’andare sulle vie aperte della cima.

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30 luglio 2018 – Fine giornata: si scede dal Monte Chiappo.

Il piccolo albergo che ci ha ospitato era silenzioso, ci facevano compagnia quattro coppie di anziani che dopo cena si sono messi a giocare a carte uomini e donne, separati.

Dopo la mattina per uscire a prendere aria abbiamo scavalcato una finestra 🙂 non era ancora tempo di aprire le attività per l’albergo, ma per noi era già tempo di aria fresca da respirare.

Il secondo giorno porta al nuovo Rifugio del Monte Antola passando nel verde, tra le rocce, osservando monti a perdita d’occhio, leggendo la storia del L’uomo che voleva vedere il mare, seguendo sentieri partigiani: la storia più recente di quei luoghi.

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31 luglio 2018 – Vista dal MONTE ANTOLA

Il Monte Antola che ci ha visto di notte contare le stelle…

Il terzo giorno c’è stato un bagno di mondanità 🙂 passando per Torriglia, l’unico centro abitato con negozi e caffè, panifici e alimentari, auto e confusione…c’è stato l’incontro con Angela novantenne che dalla finestra ci racconva la storia della bella di Torriglia ritratta nella galleria della porta, del granaio e del castello con i passaggi sotterranei, c’è stato l’incontro con un signore che ci invita a prendere una aranciata fresca a casa sua, dopo che educatamente si era fermato con la macchina per permetterci di scattare una fotografia alla porta Fieschi…

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1 agosto 2018 – Piazza Fieschi, la porta di Torriglia.

Tutto prima di salire sul Monte Lavagnola, prendere la pioggia, magiare sotto la tenda e imboccare l’Alta Via dei Monti Liguri, che ci portava alti, più alti in Barbagelata al rifugio gestito dalla brontolona 🙂 signora Grazia, a cui dobbiamo un grazie per la cena, la colazione e il mangiare del giorno dopo. Barbagelata con la sua sofferta storia, che l’ha vista pagare duramente la scelta di stare dalla parte giusta.

 

Il quarto giorno il destino ci aveva riservato una sorpresa: un bagno inaspettato in una pozza di cui non si toccava il fondo…

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2 agosto 2018 – L’inattesa piscina sul cammino

Il corto tratto di cammino di questa giornata ci ha permesso di trascorere un tempo più lieve, di arrivare al Rifugio di Ventarola in tempo per evitare la pioggia e farci mangiare a tavola, ci ha dato la possibilità di riposare, recuparare forze e umori, stare un po’ insieme e anche il bello di doversi preparare il cibo, di sentire la disponibilità di tutti, di cogliere le sfumature di ognuno, di gustare il tempo davvero comune…

Il quinto giorno è stato forse il più pesante, ha messo in evidenza la stanchezza, le differenza tra le persone sulla capacità di camminare ancora, sul logorio del corpo, sul bisogno di fermarsi un po’… L’aver strutturato il cammino anche con punti dove era possibile agganciarsi o sganciarsi, prevedendo possibili innesti o dismissioni, ha avuto il suo risultato: arrivare alla Malga Zanoni ha permesso a due persone di fermarsi e scendere a Sestri ad aspettare, riposando di mare :), il nostro arrivo, e ad altre due di unirsi al gruppo che così cambiava, restando lo stesso numero. Ugualmente non è mancata la bellezza di vedere il mare per la prima volta, di sentire l’arrivo vicino anche avendo consapevolezza di non concludere il percorso, di immergersi nel verde che quest’anno era davvero straripante, di finire il giorno in un posto magico, al calore di amici che ti curavano prima col sorriso poi col fare, alla luce di un tramonto sul mare che alleviava qualsiasi stanchezza…

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3 agosto 2018 – Malga Zanoni nel verde, vista mare…

Il sesto giorno è cominciato presto, ci aspettavano una trentina di kilometri, non sempre facili. Il cantare insieme sul raro pezzo di asfalto che dovevamo fare fino al Passo del Bocco ci ha dato un ché di allegria, di brio che ci ha accompagnato fin sul Monte Zatta, al lasciare l’ombra e scendere scendere scendere ripidi per la nuova Alta Vie Delle Cinque Terre che avevamo di fronte. Sembra strano scrivere scendere quando il cammino è stato un susseguirsi di cima in cima, cresta cresta ma le discese sono state davvero ardite come la canzone di Battisti, impegnative fino ad arrivare ad una carrareccia apparentemente interminabile che portava finalmente al Rifugio Treggin Roccagrande del nostro amico Andrea. Il sollievo di tutti era palpabile, la giornata era stata strepitosamente bella e difficile,; la doccia, gli abiti puliti, la cena in una tavola rotonda che raccontava molto di come ci sentivamo.

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4 agosto 2018 – Tavola apparecchiata al Rifugio Treggin Roccagrande

Stavamo bene, contenti di essere arrivati fini lì dove Sestri e il suo mare apparivano ormai a un passo da noi….

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4 agosto 2018 – Sestri Levante dal Rifugio Treggin Roccagrande

Settimo e ultimo giorno, la distanza da fare non lasciava pensare alla sua difficoltà. C’era la metà dei kilometri da fare rispetto a quasi tutte le tappe, un terzo rispetto al giorno prima ma stavolta era il Sole e il calore di scendere verso quota 0 slm che hanno fatto la differenza. Il monte Treggin con i suoi 850 metri va quasi scalato.

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5 agosto 2018 – Salendo sul Monte Treggin

Subito dopo inizia un percorso senza tracce, difficile perché dimenticato, quindi sporco di natura e sempre più spoglio di alberi e d’ombra fino alla frazione di Villa Tassani dove avevamo una piacevole sosta e un piccolo appuntamento…

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5 agosto 2018 – L’orto di Henry a Villa Tassani.

Lentamente i passi ci introducevano attraverso un sentiero rinverdito di vernice rossa tra campi e minusole frazioni, sempre in vista del mare, fino alla chiesa di Santa Margherita di Fossa Lupara che segna l’ingresso a Sestri Levante.

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5 agosto 2018 – Sestri Levante, leviamo gli scarponi…

Tolti gli scarponi e gli zaini, lasciato tutto in auto, ci siamo vestiti da mare per arrivare piano piano alla Baia del Silenzio. Il bagno non era dei migliori, ma avevamo diritto e dovere di farcelo dopo sette giorni di cammino, il piacere era tutto lì 🙂

Ci siamo tornati di notte, dopo cena e prima di riposare nella casa di Lucia: ospitale quanto calda :), per avere un po’ di quella bellezza che rende suggestivo il luogo…

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5 agosto 2018 – Baia del Silenzio, Sestri Levante.

L’esperienza è finita, il giorno dopo siamo ritornati tutti alle proprie realtà. Ognuno ha portato con sé un pezzo di questo Tempo, l’augurio è che lenisca ricordandolo il fare quotidiano sempre troppo convulso…. 🙂

Grazie a Lia, Luisa, Giuseppe, Lucia e Laura, Tina per la fiducia nel lasciarsi condurre…

🙂

 

p.s. ho scritto tempo fa su facebook che quello che propongo non è una semplice esperienza limitata al camminare, quel che ho scritto vuole avere il senso di raccontare che tutto ciò che mi ruota intorno è messo in gioco, con semplicità e affetto, per il piacere di tutti, me per primo 🙂

 

 

29.30 giugno-1 luglio Camminare con LibroTrekking, di Alessia Rabacchi…

 

 

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Un taglio colorato sulla costa della montagna…

Ho finito da poco di scrivere su di un articolo precedente, una riflessione sulla parola incongruenze relativo al mio andare… Qui vado a scriverne un’altra rispetto al mio modo di fare. Ho più volte messo in evidenza che la qualità è nelle piccole cose, in cammino nei piccoli numeri. Questi tre giorni di montagna li ho trascorsi con una ridente moltitudine (in tutto si era in 28!), e ne sono rimasto contento.

Cosa è successo?

Niente di speciale, ché la vita non ha in sé cose speciali ma opportunità che ti offre, che ti dona a te saperle cogliere. In questo sono stato bravo (se non te lo dici da solo… non vale): ho colto una possibilità creata da tanti semi, anche di discutibile polarità positiva, che qui e là avevo seminato.

L’avvento di FacciaLibro, per esempio, nella mia storia ha portato comunque qualcosa di nuovo (anche se a tutt’oggi ci capisco poco!), e con tutte le mie riserve sul mezzo sono rimasto in ascolto e mi sono messo in gioco… uno degli avvenimenti più interessanti è stato la conoscenza/confronto con Alessia Rabacchi; su molte cose molto diversa da me…. ma in comune si è trovato: amare libri e leggerli, il camminare, il fare la guida come lavoro. Questi tre punti li abbiamo approfonditi e, dopo le scuse da parte mia per un episodio legato al nostro primo incontro proprio sulle differenze (e pregiudizi, miei! Diciamo che riguarda il modo di porsi fricchettone versus balduina che oggi giocando ci si riconosce in positivo, credo…) ci siamo trovati a provare un andare comune in questi tre giorni, dopo diversi sopralluoghi in cui ci si è conosciuti e forse apprezzati di più.

Librotrekking voleva organizzare tre giorni sui Monti della Laga. Alessia mi ha chiesto se avevo voglia di accompagnarla nelle escursioni e nella condivisione di letture epistolari a due voci. Per questo evento lei aveva scelto Elisir d’amore di Schmitt Éric-Emmanuel mentre a me era piaciuto portare Ciao, Tu. di Roberto Piumini e Beatrice Masini.

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Tre giorni tra le montagne: siamo stati sulla Cima della Laghetta, sul Monte Gorzano, saliti fino al Rifugio Franchetti sul Gran Sasso. Un piccolo gruppo è arrivato fino alle cime dei Monti della Laga. Certo, il resto si è fermato un po’ più in basso: ognuno dove sentiva di poter arrivare. Questo il bello che va riconosciuto: cioè dare la possibilità a tutti di fare il ‘proprio’ cammino: Chi lento, chi veloce, chi ama fare foto, chi racconta storie, chi si mostra più ‘spericolato’, chi ha bisogno di una mano, chi aiuta, chi va incoraggiato, chi ama i selfie, chi preferisce mangiare, chi riposare, chi conoscere le storie dei libri, chi ascoltarle con attenzione, chi dormire, chi si incanta. Una bella confusione di persone, senza chiasso però, una miscelanza di situazioni ed espressioni in cui ognuno ci si ritrova contento, indipendentemente dal resto, dal contesto, dai particolari in sé. Alessia ‘la capa’ come è stata definita per gioco, visto che a lei erano demandate tutte le scelte, amministrava il tutto con un sapere e esperienza degni di un maestro d’orchestra. Tocchi leggeri, sapienti qui e lì, per far tutto scorrere senza bagnarsi nel ruscello… davvero brava in questo.

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Tre giorni tra le persone quindi con tanti spunti di riflessione sulle mie scelte. Che restano valide ma… ci può essere anche altro, anche un altro modo, anche un altro stile, anche un altro andare. Per questo la vecchia non voleva mai morire, diceva mia madre, ché c’è sempre qualcosa da imparare.

Tre giorni di lettura in alta quota, dove le parole lette avevano la meglio sul vento, sul panorama, sulla stanchezza, aveva attenzione e ascolto, segno che le storie sono davvero una parte di noi…

Sono tornato stanco, soprattutto della tensione che si sviluppa nel sentire la responsabilità per gli altri, stanco ma con un briciolo di felicità ché era andato tutto bene, ché avevo avuto ragione del dubitare delle mie certezze, che ritornando a casa, a piedi da dove mi avevano lasciato, ritrovavo una bella leggerezza di star facendo le cose giuste, del tempo passato con le multitudini 🙂

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I Monti della Laga, da Gran sasso.

p.s. spesso mi  è capitato di porgere una mano a chi in cammino si trova in difficoltà, intendo dire fisicamente una mano per sostenere, aiutare. Capita sovente che venga rifuitata (no faccio da solo…) per imbarazzi sciocchi ma pur veri da non accettarla anche se farebbe comodo. L’ho fatto anche io, ché sciocchi siamo tutti. Mi accorgo però che ripensando a questa storia ha avuto la modestia di accettare una mano che mi veniva in aiuto, quella di Alessia, che avrà anche un Puzzolo chè la tiranneggia ché in fondo è lui il capo… ma è una bella persona sotto sotto la scorza… Perché se si deve stare al mondo c’è bisogno di immergersi sempre di più nelle persone, non solo quelle che preferisci, e, al contempo, c’è bisogno anche di imparare il modo di proteggersi…

Librotrekking è una buona scuola. Certo è che si ingrassa, anche! 😉

Quindi grazie ad Alessia e a ogni persona che è stata sui Monti della Laga in questi giorni.

 

 

 

25.26.27 giugno: al Nord…

Alzarsi alle 4:00 (dopo due giorni di montagna e solo 5 ore di sonno), prepararsi per il viaggio e metterti in strada per un appuntamento fissato al limite della fantasia a 450 km di distanza. Appuntamento con Tina che scende giù dalla sua Torino e con il sopralluogo da ripetere di Tassani (sopra Sestri Levante)-Monte Treggin , parte dell’ultima tappa del mio Cammino delle Alte Vie che a fine luglio va in scena. C’è anche da vedere il Rifugio Treggin Roccagrande che gestisce Andrea (3347672609 rifugiotregginroccagrande@gmail.com), ci siamo sentiti solo per telefono.

Così comincia questo viaggio al Nord, di soli tre giorni, intensi e un po’ obbligati per gli impegni.

Però la seconda volta che vai in un luogo è già tutto diverso, hai fissato nella mente briciole di ricordi che te lo fanno subito apparire familiare. Così la memoria del sopralluogo precedente è venuta a galla e mi ha accompagnato per tutti i passi sul sentiero che davvero non è facile da ritrovare perché abbandonato da tempo. E’ una bella sensazione di appartenenza questa, almeno per me che ho origini in una grande città, ritrovarsi in un  luogo naturale dove hai camminato è ritrovare un abbraccio che ti aspettava.

La fatica di camminare in salita in pieno giorno si faceva sentire ma stavolta l’acqua era sufficiente (la scorsa un po’ meno: l’esperienza della sete davvero è cosa che segna…) e l’allegria della compagnia faceva prendere tutto con un altro spirito.

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Il Monte Treggin è alto 850 metri, ma per arrivare alla sua croce di legno devi metterci bella e buona energia che è rosso di pietra, arido di sole: ultimo baluardo prima del Mar Ligure, lo sa, e non fa sconti.

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Dalla cima, guardando verso monte si intravede appena nella vegetazione il Rifugio di Andrea. Oltre a una linea grigia quasi impercettibile nel verde non hai altro davanti che natura, aspra e montagnosa, ricca e sovrana. Il pensiero che sei a pochi chilometri dal mare e lo vedi alle spalle, ti da l’idea vera di quella Terra, della Liguria. Dentro puoi correggere tutte le impressioni che il passaggio al mare hanno condizionato, facendo sembrare tutto semplice, raggiungibile, turistico.

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Non manca l’acqua al rifugio nè il calore di chi lo cura e lo ha reso ospitale in quattro mesi di soggiorno. Andrea è di Verona, ha risposto all’annuncio di Walter, il proprietario ( possiede e gestisce anche un agriturismo nella zona), per la gestione. Ha superato un buon numero di pretendenti al titolo, ma di tutto questo non appare nulla ché Andrea è e resta una persona semplice e così ha allestito il rifugio.

Abbiamo scambiato due parole e bevuto un goccio di vino mentre Tina recuperava le forze addormentata sul prato, e ci siamo trovati in sintonia. La cosa più difficile nel organizzare cammini è il trovare le strutture, per me, che non mi piace un posto qualsiasi, la questione è ancora più ostica. Mancava l’ultimo posto nel mio trek, nel precedente sopralluogo non mi ero potuto fermare e comunque non avrei trovato Andrea, è li da pochi mesi, ed io credo nei segni. Cammino con questi. Lui si aggiunge alle persone che fa piacere sapere di incontrare quando cominceremo a camminare, Andrea è una bella storia da conoscere e scoprire nel futuro come va a finire 🙂 Persone così non vanno lasciate sole…

La via del ritorno è stata facile, un po’ perchè ormai era nota, un po’ perchè andando verso… il mare si va più leggeri, un po’ perché si profilava il riposo, un po’ perchè ero felice di aver chiuso al meglio l’organizzazione del mio primo trek.

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I due restanti giorni mi sono lasciato andare, mi sono affidato all’entusiasmo di chi aveva accanto e mi ha ospitato nella sua casa, e che alla fine mi ha anche anticipato dei soldi chè il mio portafogli era rimasto a Genova. Quest’amicizia frutto della fiducia nel proprio sentire è nata anche lei in Aspromonte, un viaggio di cammino. La fiducia porta lontano… con Tina sono arrivato fino al Parco Nazionale del Gran Paradiso, queste le tracce del percorso da Valnontey al Rifugio Vittorio Sella.

Ho già scritto molto e chi è rivato fin qui ha tutta la mia stima, per la pazienza sopratutto 🙂 così non starò a raccontarvi dei due giorni in Valle D’Aosta, valga per loro questa immagine…

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Ma tornando ai semi di qualche articolo fa e ricordandomi che nulla è per caso… credo che di queste parti ne sentirò parlare…. Per esempio sarà un caso che Librotrekking promuove cammini da quelle parti? A proposito affrettatevi forse c’è ancora mezzo posto libero 🙂 potete digli che vi mando io 🙂 vale come a briscola un due di coppe, quando regna bastoni… ma voi provateci lo stesso!

E auguri di buon cammino!

 

23.24 giugno: due cime, in due e in tre.

23 giungo 2018 – Gran Sasso, Corno Piccolo: piedi sulla roccia, sospesi nelle nuvole…

24 giugno 2018 – Monte Tarino, sorgenti dell’Aniene: un anello di faggi roccia e faggi…

Due giorni. Uno bianco di nuvole e l’altro azzurro di cielo.

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Due cime.  Diverse per quota e difficoltà, per ambiente e storia.

Due croci. Una in ferro vecchio, arrugginita dal Tempo e logorata dai venti. L’altra scintillante che risplende da lontano…

Due prime volte. ‘Hai mai toccato una croce?’ Ho chiesto, per motivare di più l’impegno della salita. Ma al Corno Piccolo era anche per me la prima volta.

Due persone accompagnate. Una donna esperta e un uomo alle prime armi, un numero davvero esiguo e differente ma che proprio per questo è riuscito a stare al gioco fino al sorriso per una bella avventura conclusa bene.

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Questo viaggio per montagne comincia da Roma, la mattina presto di sabato 23 giugno, alle 06:45 monta in macchina Stefano, si parte. Siamo in tre.

E’ proprio Stefano la novità, si è accodato all’ultimo momento, il legame con lui passa per l’Aspromonte ché un amico di cammino gli ha raccontato di me. Vorrei allenarmi un po’, mi ha scritto nella mail.

Il programma era facile a dirsi, complicato da realizzarsi. Prevedeva il viaggio fino a Prati di Tivo, salita e discesa al Rifugio Franchetti, trasbordo in auto al campeggio di Fiumata (Filettino) e il giorno dopo di buon ora salita sul Tarino.

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Immaginare è facile, difficile è realizzare quel che hai fantasticato…

Così capita che alle 17 chiude la funicolare, e noi siamo arrivati alle 17:30. la discesa fino a Prati di Tivo, nelle nebbie e nella stanchezza è stata un bel diversivo…

Così capita che la strada che hai previsto è ‘interrotta’… e ti prende il panico ché sono le 20:30 e devi ancora cenare e montare la tenda… e quella è l’unica strada percorribile… ma siamo in un paese meraviglioso dove gli uomini inventano soluzioni anche alla politica così la strada diventa percorribile ché nei paesi tutti ci vanno facendo un po’ di attenzione. Cena Buonissima alle 21:30, tenda montata alle 23:00. Buonanotte.

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Così capita che la vista della salita sul Tarino scoraggia, pensando anche alla discesa. Ma se metti pazienza nell’andare, se offri il tuo aiuto per alleggerire il peso portato, se motivi il senso di quella salita trovi che anche chi va veloce aspetta chi va piano, che chi ascolta leggere sa anche accettare chi dorme sonoro sul prato, chi arriva in cima può farlo perché chi si è fermato non ha posto questioni. In pochi si riesce anche a salvarsi da un sasso che scivola sotto di te e va nella direzione dei tuoi compagni…

Così capita che il ristorante apparecchia per nove mettendo ogni bendiddio a tavola… e si mangia tutto con gli occhi che essendo solo in tre di tutte quelle bontà non potremmo avere ragione…

Così capita che incontri qualcuno di cui sai solo che si chiama Massino che ti accompagna in cima al Corno, ti aiuta nei passaggi, e poi se ne va dopo due parole, un sorriso, una foto di spalle sulla croce (quella con il volto l’ho inviata a lui 🙂 se ne va per la ferrata che scende prima al Franchetti, solo come è venuto o meglio apparso tra le nuvole: ‘ma voi da dove venite?’ ha chiesto…

Così capita che questa idea dello stare più Tempo, più vicino alle Montagne ti sembra proprio quella giusta, ché senti che va bene così, anche… se… capita!

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Perché senti che è la dimensione del provvisorio ma anche del valore di questo Tempo assieme a persone e vette, assieme a rondini e vento, assieme a nuvole e cielo, assieme a terra e roccia, assieme a orizzonti infiniti e strade asfaltate, assieme al nuovo e al vecchio, assieme per amicizia e conoscenza.

Assieme… ché ‘due è il contrario di uno e non il doppio‘ !!! Scriveva Erri De Luca.

Ecco.

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Anche se da poco ho scritto di cammini solitari che sono un’altra dimensione…

Incongruenze, scriveva in una lettera il ragazzo Michele su CIAO, TU di Puimini e Masini