22/23 Giugno 2019 – Terminillo e dintorni…

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La scelta è stata giusta, l’esperienza importante.

Prendersi un fine settimana per far visita e vivere la Montagna è una buona premessa per godersi il proprio tempo e sciogliersi un po’ nel verde, nell’aria…

Ti da anche la possibilità di scegliere itinerari differenti rispetto a chi va in escursione per un giorno e preferisce le mete classiche.

Così il sabato è stato il giorno del Terminillo, della cresta Sassatelli, della Valle dell’Organo. Eravamo sotto la Montagna alle 8:30 e già sembrava tardi! Essendo solo due abbiamo potuto ‘sfidare’ un po’ le previsioni meteo che mettevano pioggia per buona parte della giornata, provato quel che si poteva provare, senza rischi certo ma con quel brivido che danno le cose in cui ti impegni nonostate che…

Abbiamo incontrato solo una famiglia che andava verso il rifugio Sebastiani, poi………… un nulla pieno di tutto!

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Il vento era a tratti forte, ti scuoteva. In altri sembrava musica e carezza.

La pioggia veniva orizzontale, a sprazzi. Più forti, più deboli, a volte però era sottile e silenziosa.

Poi c’erano il Terminillo e i suoi ‘dintorni’ a vista chiara, a vista scura, senza vista…

Infine è apparso il Sole, una luminosità viva che tutto irradia e fa risplendere. Un bel premio inconsistente per questa giornata al limite.

In tutto questo alternarsi del meteo sopra i noi ci siamo dati il tempo di goderci tutto con piccole soste, con piccoli assaggi di cibo, con piccoli momenti di solitudine in due. La montagna può essere anche questo: una solitudine condivisa, silenziosa, tranquilla che fa sorridere dentro se ci pensi un po’.

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Scendendo abbiamo incontrato un gruppo, fermo, disteso su di un pratone, molto sotto di noi. Avevano iniziato alle 11:00. Erano tanti. Il tempo difficile a quell’ora per avventurarsi. Le guide avevano preferito quella passeggiata che salire in cima. Sembravano soli. Così almeno ci ha detto Dario, un ragazzo che ho conosciuto un anno fa: Non ho parlato con nessuno… Le sue parole sottolineavano la nostra scelta di vivere la montagna così: con pochi e buoni compagni, col Tempo che permette di sentirla, di cercare la leggerezza del sorriso che è soddisfazione.

Il breve viaggio in auto fino a Terzone, la casa accogliente donata da un’amica per base: doccia e letto. La pizzeria vicino. Un piccolo giro dei paesi attorno. I carabinieri che si sorprendo del nostro fotografare un prato: Che state facendo?

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Sono alcuni dei ‘pezzi’ del tempo di intermezzo tra un giorno e l’altro. Pezzi semplici, anche divertenti (i carabinieri :), che accordano il fuori con il dentro, l’aria con il respiro, il movimento con il cuore: un giorno di Montagna con un altro.

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La Domenica eravamo al rifugio Sebastiani presto, il giro possibile era impegnativo. Alla fine conterà 9 ore, questo il Tempo. Alla fine ci vedrà stanchi, anche un po’ provati tuttavia pregni del piacere di tutto quel che è stato: Il grande Anello dei Monti Reatini: Sebastiani, sotto l’Elefante, Monte Cornacchia, verso il Monte Cambio… e scendere di quota fino alla strada e poi risalire risalire risalire fin sotto alla Cresta Sassatelli e costeggiarla che già l’ombra aveva preso il paesaggio. Abbiamo ascoltato il vento e la musica di Enaudi che avevamo portato con noi, abbiamo letto dei brani sulla felicità e sul silenzio. Abbiamo goduto delle nuvole bianche ad anello attorno alla nostra montagna che sopra splendeva l’azzurro. Abbiamo visto il Terminillo e il giorno di ieri, il Gran Sasso ancora in parte bianco. Così a parole… in realtà tutto molto di più.

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Mentre scendevo stanco gli ultimi passi mi è capitato di pormi una domanda: Come impegnerò il mio tempo domani? E’ venuta su leggerà come una bolla d’aria  piccola piccola viene in superfice dal profondo… Non era una domanda ‘impegnativa’, non c’era preoccupazione, era solo il pensiero della possibilità di scegliere come vivere la mia giornata successiva, come averne soddisfazione, cosa fare per…

Sorridevo.

Camminavo e sorridevo perché dovevo finire ancora l’oggi !!! E avevo ospiti Argentini, i ragazzi che passano a casa mia, a cena, a casa!

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Domani sarà comunque a modo mio…

 

Tracce:

Grande Anello dei Monti Reatini

Anello Monte Terminillo

 

 

 

 

Marzo 2019 – Corso Ospitaleri Volontari – Acquapendente (VT)

Accogliere.

E’ il verbo più spesso usato nei tre giorni del corso per Ospitalieri Volontari.

E’ una parola semplice eppure enorme.

Rivoluzionaria in questi tempi.

Ed è un po’ di tempo che mi gira attorno.

La leggo spesso nei post su fb, perché amici impegnati nel sociale ne fanno un uso che qualcuno vorrebbe considerare illegale.

L’ho trovata anche nell’ultima (2018) madonnella affissa su di un palazzo di Roma.

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Madonna dell’Accoglienza – Corso Vittorio Emanuele, Roma.

Avete notato il colore della madonna e del bambinello? Rivoluzionario, appunto!

Sono approdato al corso accogliendo (torna il verbo accogliere… 😉 le storie che amici conosciuti in cammino mi hanno raccontato su questa esperienza. Mi sembrava una buona scelta impegnarsi un po’ sulle vie dei cammini, con le persone che si mettono in cammino, come ho fatto io. Impegnarsi nella forma che preferisco quella donativa; qui la parola assume un significato pieno: doni il tuo tempo, doni le tue energie, sostieni i tuoi bisogni di cibo. In cambio ricevi le persone.

Durante il corso molti ricordi del cammino, il mio risale al 2011, sono tornati alla mente. Rivivere l’esperienza con i propri pensieri uniti a quelli degli altri ti apre una bella dimensione di condivisione con chi poco prima era un perfetto sconosciuto.

Sconosciuti per poco, appunto, perché ognuno a modo suo, ma ugualmente tutti sentivamo di condividere qualcosa di veramente semplice, veramente bello. Tutti disposti a mettersi in gioco, anche se ci veniva ripetuto spesso che il lavoro sarà duro! duro! duro! Tutte belle persone che dopo i primi istanti riconoscevi, partecipavi, vivevi.

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Colpisce la moltitudine…

Liberando la memoria sono stato portato a valutare il tempo trascorso da allora…

Mi sono cosi ritrovato consapevole di una leggerezza che finora avevo solo intuito, fatta di alcuni passaggi:

Completare il percorso con mia madre… Che non smette mai di unirmi alle persone che sentono questo amore come cosa grande.

Prepararmi per viaggiare/camminare, un po’ all’avventura, scoprire la natura e condividere le esperienze, sentirmi umano e basta.

Aprire la porta di casa per fare della mia realtà abitativa un sostegno economico importante per la mia vita e accogliere persone dal mondo: sconosciute, di passaggio, curiose di una Casa Imperfetta, bisognose di un posto che costasse il giusto, sorprese proprio dell’accoglienza e dello scambio reciproco, imprevisto normalmente.

Chi mi legge, chi mi conosce mi può immaginare contento.

Accogliere.

Parola che inizia con la A, come il primo gesto che ha fatto Giovanni al mio ingresso alla Casa di Lazzaro di Acquapendente, sorprendendomi: un Abbraccio, che tra pellegrini ci si abbraccia.

Altra rivoluzione.

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Grazie.

 

 

 

 

 

Ospitalità… mia madre avrebbe sorriso.

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Julia, Dortje, Paola e Fernanda.

Ecco qui la prima cena con i miei ospiti, nella Casa Imperfetta: cena inaugurale!

Julia e Dortje sono due ragazze tedesche che girano l’Italia per musei e arte, hanno trovato su AirBnB il mio annuncio e sono venute a stare qualche giorno nella mia casa.

Mi è sembrato naturale invitarle a cenare insieme in una delle loro serate… L’inglese non era perfetto, chiedere di portare del vino a chi non beve non è stato brillante,  ma la serata aveva il calore di amici che con piacere si trovano a condividere un po’ di Tempo. Il cibo vegetariano, il vino buonissimo e anche il dolce inventato: pane, ricotta e marmallata di pere sono stati perfeti per accompagnare la conversazione e la curiosità.

In questi giorni di ‘preparazione’ al ricevimento dei primi ospiti, camminando per la città mi scoprivo contento che presto qualcuna di quelle persone straniere che incontravo per la via sarebbero passate per casa.

La sera sentendo le risate sonore e contaggiose di Julia mi è venuta in mente mia madre, sarebbe stata contenta di esserci anche lei, ne sono sicuro, anche se per ironia della sorte, le prime ragazze che sono venute, che hanno dormito nella stanza in cui è nata sono state tedesche, e lei i tedeschi diceva di non sopportarli per un lontano passato vissuto… Ma il cuore delle persone è più grande dei pregiudizi e mia madre avrebbe accolto con un sorriso quelle due ragazze sconosciute eppure coraggiose, solari, belle e gli avrebbe detto di tornare che la porta di casa sua è sempre aperta.

Andrò nel fine settimana a fare un corso per diventare Hospitalero sulla Via Francigena, poi magari sul Cammino di Santiago chissà… racconterò questa esperienza e il sorriso che l’ha accompagnata.

Domani arriva un’altra persona, arriverà a notte tarda, la sto aspettando per aprirgli la porta…

…e mentre scrivevo questa piccola storia una nuova prenotazione ha fatto vibrare con un sms il mio cellulare, il mondo è in movimento e passa di qui.

 

P.s. Ringraziamenti vanno a Paola e Fernanda per il contributo alla preparazione della cena e per l’inglese 😉

 

 

 

3 Febbraio 2019 – Di giardino in giardino, di storia in storia…

Comincia con un dono la nostra giornata:

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Le ultime due ciambelline al vino dentro il barattolo di vetro…

Ciambelline al vino in due sacchetti separati, per le due case e le persone che ospitano: per la colazione a casa mia e per il pranzo in casa di Paola a fine cammino. Questo il primo pensiero di chi non sapeva neanche se avrebbe partecipato ché il meteo… ché forse è stata annullata l’iniziativa… ma che faccio suono al citofono, sveglierò qualcuno?

Già la colazione davanti alle finestre della veranda doveva far capire come sarebbe trascorsa la giornata. Seppur appena conosciute le persone convenute non si alzavano più dalla sedia, ché si stava davvero bene a mangiare e chiacchierare!

Il giorno poi una volta usciti è stato senza orologio né cellulare (Ops! dimenticato 😉 dove le poche persone si accompagnavano con passi di stupore: ma questo giardino è… quello ‘ritrovato’ all’interno di Palazzo Venezia, con le parole delle letture, testi brevi due volte ripetuti ad alta voce per farli scivolare dentro dopo che avevano accarezzato la curiosità della superficie, delle conversazioni su Roma, sul coraggio di uscire, di mettersi in gioco, sulla fiducia che ti porta a raccontare i sogni difficili che ti accompagnano la notte, sul prendere un caffè e un dolce siciliano in un momento in cui la pioggia si faceva sentire: Non conoscevi questo posto? 🙂

Sul secondo dono che è stato il portare un brano da leggere agli altri convenuti, sconosciuti… scritto a mano su di un foglio…

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L’argomento era l’amore nella sua accezione più ampia, dai molti risvolti. Così siamo stati giudati di giardino in giardino dalle storie di questo libro:

Nove storie sull'amore

E dal piacere di stare insieme.

Il tempo è scorso come sabbia nella clessidra, senza rumore… così siamo arrivati tardi al pranzo da Paola 🙂 saltando anche alcuni stop di lettura/giardino previsti. Così vanno le cose con i miei programmi cambiano col cambiare della giornata, delle persone.

Ma non se ne aveva abbastanza di quella leggerezza che anche il pranzo si è allungato nel cibo e nelle conversazioni neanche fossimo ad un matrimonio. Solo alle 17:30 altri impegni ci portavano da alzarci e salutarci rompendo le righe con un arrivederci!

 

p.s. mi interrogo spesso, nei momenti di dubbio e di difficoltà, se portare avanti iniziative con poche persone, ché in fondo c’è un’idea di lavoro, di guadagno, poi alla fine mi accorgo sempre che un numero piccolo ha in sé una ricchezza, un plus-valore che mi meraviglia ogni volta, lasciandomi ricco oltre la sempre viva generosità che le persone mostrano.

 

27 Gennaio 2019 – 24 ore de ‘Il Giorno della Memoria’ a Piazza Testaccio.

Sono arrivato poco prima dell’una, ‘attrezzato’ per passare il tutto il giorno in Piazza Testaccio: Libri, fornello, bollitore e moka da 1tz, zucchero, caffé, pane, té. Cioccolata. Sacco a pelo, materassino, cartoni. Coperta pile, candela. Auto. Voglia.

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Una candela in Piazza Testaccio: si comincia!

La prima cosa che mi è venuta in mente è una frase che mia madre mi lanciava dietro quando uscivo di casa: Nun t’annà a pijà freddo! Lei che le mattine di inverno si metteva i giornali sotto i vestiti per andare al mercato a lavorare, così che quando l’abbracciavi scricchiolava… La seconda è che stavo realizzando quello che mi ero proposto qualche mese fa seduto proprio sulla stessa panchina.  Questo per dire che… ecco…. faceva freddo ma stavo bene.

La notte e la candella hanno fatto compagnia al mio tempo, la piazza alle 2:30 era già deserta dei ragazzi che scambiavano le ultime parole, le ultime bevute.

Alle 6:30 dal cielo è cominciato a colare rosa, colore che vestiva le cime degli alberi, le facciate dei palazzi, la fontana…

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Solo alle 7:00 ho apparecchiato la mia tavola, con le luci della città ancora accese…

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Poi è passato un signore anziano, cappello, mani in tasca. Ha guardato il tavolo, il caffé sul fornello, il pane. Mi ha guardato e tirando fuori 5 euro mi ha detto: Vatte a prenne ‘ncappuccino. Ecco, la prima persona che incontri, ti vede e ti aiuta! Gli ho chiesto come si chiamava, mi ha detto: Alvaro. Quei soldi sono stati utili alla seconda persona che è passata, un ragazzo di colore. Anche lui ha guardato il tavolo, mi ha chiesto se ero italiano e poi mi ha chiesto di aiutarlo. Non ho pensato a chiedergli il nome ero lì che sorridevo per quei passaggi di persone/dono/bisogno così impreviste. Non c’era il mio bisogno su quella piazza, solo un po’ di freddo. Chi non ha casa non si mette esposto sulla via, le panchine della piazza non hanno riparo. Chi non ha casa cerca posti protetti, dove il Sole arriva, scalda prima, la panchina scelta da me, romanticamente, era all’opposto della calda luce del Sole, era il luogo dove avevo pensato a questa iniziativa.

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Poi a seguire sono arrivate le biciclette, gli amici, le persone, la pasta e fagioli, il vino, i biscotti, del cioccolato caldo, tre arance/waffer/cioccolata con tre storie. Sono arrivate le parole su questi tempi, che riportano alla mente quelli passati per le molte, troppe similitudini. Sono arrivate le parole lette. I piccoli aiuti richiesti per chi lontano ha bisogno (abbiamo raccolto 80 euro per la famiglia che Beatrice sta cercando di aiutare). Sono arrivate persone nuove: Annamaria e Rossana e persone sconosciute: il ciclista Francesco in una pausa di lavoro, che ringrazio e così ringrazio: Imma, Susanna, Paola, Brunella (piccola), Gabriele, Stefano, Brunella (grande), Fernanda, Rita, Tiziana, Alessandra, Silvia, Valeria e tutte le persone che vicino o lontano hanno scritto un messaggio, un pensiero, dato un segno.

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La piazza è stata pulita da ragazzi dell’AMA che sorridevano per il nostro sparecchiare/apparecchiare per farli lavorare, dai bambini col pallone o con le bici o vari mezzi di locomozione seguiti dai papà, da figli ormai adulti che accompagnavano i genitori ormai vecchi, da chi si è messo a saltare sulla campana disegnata a terra dai bambini mentre attraversava la piazza, chi portava a spasso il cane con le cuffie e chi aveva un cane con cui giocava con tenerezza, chi portava pastarelle per una festa, chi leggeva qualcosa sulla panchine, le ragazza che conversavano come in un bel salotto, il giornalaio che al primo suono di campana (alle 8:00) aveva tirato su la saracinesca, le persone nel piccolo bar con cui ho condiviso la fila al bagno, come un cappuccino e un sorriso, la gente distratta che andava veloce, chi ti guardava senza capire…

Una umanità varia mi ha fatto compagnia, sapevo che guardarla, osservarla, starci dentro era qualcosa di importante qualcosa che ti fa capire quanto siamo miseri e grandiosi… che forse la memoria è proprio questo non dimenticare di essere esseri umani, come il mio amico Santino un giorno ha scritto su wapp sul suo stato.

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Di nuovo la notte scende su Piazza Testaccio: si finisce!

La notte è tornata. L’ultima visita aveva portano dei cannelloni e del vino per la cena. Con lei col buio anche il freddo era tornato, la pioggia. Ho invitato Valeria a venire da me domani a pranzo per consumare insieme la cena.

Con questo rimando a un nuovo giorno ho chiuso la Giornata delle Memoria, prima delle 24 ore previste. Ho una buona scusa, non volevo che mia madre pensasse che davvero che ero uscito per andare buscarmi un’influenza !!!

15-16 Dicembre . Il piacere di stare insieme.

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La grande quercia, custode di Monte Maria.

Ester, Irene, Viviana, Claudia, Lorenzo e poi Paola e Pietro, Tiziana e Peppe ma anche Andrea e Luigi e altre persone si sono incontrate a Monte Maria ovvero al Casale Gatta Morena che vi è sopra.

Strade diverse ci hanno portati a condividere ‘il piacere di stare insieme’, a vario titolo: Chi insegnava, chi imparava, chi cucinava, chi leggeva, chi aspettava, chi ascoltava, tutti mangiavano ma diverso e anche uguale, chi aveva un papà da ‘nuovo cinema paradiso’, a chi invece ne aveva uno che ha ‘lanciato’ Terence Hill, che ora si alza alle cinque per preparare il caffè e scaldare la casa per tutti. Chi sorelle, chi con la compagna che non è venuta, chi con tanti episodi su un parco sul mare da raccontare. Chi bionda, chi castana, chi coi capelli lunghi e chi corti, chi con pochi e un gran sorriso semplice. Chi dalla Sicilia, chi da Roma e vicino Roma un po’ a nord, un po’ a sud, chi invece vive a San Giovanni, fermata metro A 🙂

Tutti, davvero tutti, hanno messo l’ingrediente giusto e della giusta quantità per far riuscire l’alchimia del titolo: il piacere di stare insieme.

Certo, abbiamo camminato dai formaggi dei Fratelli Pira, all’Antica Castro: un anello di storie sull’amicizia, di passi e sorprese, di etruschi e meraviglia, di cacciatori e di cerbiatti, di ricotta e pane, tagliato e spalmato prima del pranzo… delle TRE!

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La ricotta è durata poco, davvero!

Certo, abbiamo lavorato con attenzione sui quaderni che andavamo a rilegare sotto la guida attenta, fatta di parole e gesti, di Paola, c’era un così bel calore nella stanza che il vento di fuori, il freddo erano lontani e dimenticati. Che colori e che geometrie nei fili tra i fogli! Che piacere vedere che anche chi aveva annunciato di non avere una vena creativa: io con le mani… si era messo di buona lena con risultati davvero interessanti 🙂

Certo, c’è stata una cena collettiva in cui due bottiglie di prosecco e tante altre cose liquide e solide si sono trasformate in energia 🙂 e qualcuno continuava a chiedersi dove mai finivano le energie che mangiavo io… 😉 Una tavola di tredici persone, di cui molte fino al momento prima neanche si conoscevano!

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Il tavolo di lavoro e della convivialità.

Certo, la buona notte è stata un ‘apparecchiere la tavola per colazione’ ma solo dopo, dopo il viaggio nella notte fino alla vasca termale, fino al bagno caldo 41°, fino al rilassamento totale ma col cappello in testa e il costume addosso ! Felici di cercare una stella cometa che non si vedeva e di trovare delle stelle cadenti che tranciavano il cielo per un tempo quasi infinito…

Certo, c’è stata la colazione proprio sul tavolo apparecchiato la sera, e poi il cammino tranquillo, lieve, con una meta particolare: andare a trovare un orso buono di nome Andrea, nella sua casa/tana/laboratorio di monili e fantasie, che ci aspettava con vino, ricotta, pane e olio dei suoi ulivi, quello di Canino, quello che pizzica sulle labbra, per intendersi!

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In cammino per andare a trovare un amico…

Certo, ancora un pranzo c’è stato, sempre alle TRE! 😉 con il cibo di ieri e quello di oggi, c’è stato il secondo laboratorio e alla fine abbracci di saluto, quel trattenersi ancora un attimo per cercare di allontanare il ritorno.

C’è stato tutto questo, ma davvero non sarebbe stato nulla se ognuno non avesse accettato di giocare il gioco non sempre facile dello ‘stare insieme’, spogliandosi delle proprie rigidità, accettando umori, abitudini, pensieri e opinioni d’altri, donando una parte di sé, così come gesto naturale…

Tutto qui, come detto quasi l’achimia della pietra filosofale o giù di lì 🙂

Ho già detto che è l’inizio di una stagione? Non ricordo, fa lo stesso. Abbiamo motivo di credere che sarà bella.

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Da Monte Maria, si prende il volo per ogni dove, hai lo sguardo che spazia di trecentosessanta gradi attorno a te, ti senti libero di andare, ovunque.

Monte Maria, dove il sorriso è comune.

 

p.s. Questa è stata la prima iniziativa che ha visto insieme Monte Maria ovvero il Casale Gatta Morena ovvero Peppe e Tiziana, i Laboratori creativi di Rilegatura Giapponese di Paola Spigarelli e le mie proposte di cammini erranti con letture ad alta voce. Abbiamo ritrovato e seguito le tracce che un amico comune di nome Giancarlo aveva lasciato…

p.p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS:

Monte Maria- Casa di Andrea Canino

Anello Fratelli Pira-Antica Castro-Fratelli Pira

 

…e alla fine, dall’alto, vediamo l’Abbazia di Monte Cassino!

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Il puntino bianco sulle verdi creste…

Ogni cammino, corto o lungo che sia, porta con sé le sue storie.

La storia di questo cammino si chiama Benedetta: una cana (a mia madre la parola cagna non è mai piaciuta e la cambiava così).

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Benedetta, ci precede e si ferma…

Saliti da Arpino alla Torre di Cicerone, ci siamo fermati per gustare il piacere di una vista unica e di qualcosa di quasi mistico che è l’arco a sesto acuto unico in Italia, porta di 2800 anni sulle mura ciclopiche del sito archeologico.

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Passato l’arco, lasciato il Cammino di Benedetto al suo asfalto, ci siamo incamminati per il sentiero della Grotta delle Fate e già accanto a noi trotterellava Benedetta.

Da lì in poi, per tutti e tre i giorni di cammino, non ci ha mai lasciato. La sera la lasciavamo fuori e la mattina era lì che ci aspettava per andare di nuovo.

Con noi ha preso il sole, il cibo, la pioggia, il vento, le parole scambiate e i silenzi, la poesia Gratitudine, ascoltata con un amplificatore su di una cresta di passaggio o il fango che a tratti ci ricopriva.

 

Perchè sono stati tre giorni intensi, per tanti motivi, anche al di là di Benedetta.

Il gruppo era formato da quasi tutte le persone che avevano cominciato da Norcia questo cammino a tappe, ormai tre anni fa. Quelle che mancavano all’appello le abbiamo raggiunte con wapp, inviando qualche immagine di quegli ultimi passi.

Il primo giorno è stato impegnativo arrivare ad Arpino per camminare, coi pullman Cotral non si è mai tanto sicuri 😉 ma alla fine abbiamo avuto una splendida giornata, una sosta pranzo sulle scale di un casale abbandonato, che il caffè della moka sul fornello rendeva ancora profumato dell’umano vivere.

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Il sentiero poi declinava la giornata verso Casalvieri, dove la signora Linda e il suo ristorante/albergo ci aspettavano. L’accoglienza, la Pasta e fagioli, le camere calde, la birra (No Moretti!, qui solo Peroni ci hanno spiegato) e le tisane, la macelleria di soli prodotti locali (gli assaggi offerti andavano finiti altrimenti si pagavano!) hanno reso il primo giorno davvero piacevole.

Il secondo è cominciato con la pioggia. Le previsioni del tempo allungavano l’orario di fine precipitazioni e solo a pranzo abbiamo avuto la compagnia delle nuvole senza acqua. Ma anche così col freddo e l’umidità quel passaggio sui monti è stato davvero qualcosa di speciale. Per le mulattiere antiche abbiamo raggiunti i piccoli paesi si Casalattico e Montattico, di lì in poi solo natura, animali e monti.

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Passaggi e paesaggi di rara bellezza in cui solo i nostri colori accesi stonavano 🙂

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Anche qui un vecchio casale e il caffè, anche qui abbiamo portato la poesia, anche qui abbiamo sentito qualcosa di immenso e vivo ché lo spazio intorno a noi si amplificava come la voce della poetessa verso i monti di fronte, di lato, di dietro, in alto con le nuvole frettolose, in basso con i paesi a valle lontanissimi e piccolissimi.

La notte che scendeva ci vedeva arrivare con le lucine sulla fronte all’agriturismo di Colle San Magno.

Con Benedetta a fianco abbiamo continuato il nostro cammino il terzo e ultimo giorno. Un giorno di Cammino vista mare! C’era un po’ di attesa nella salita che portava a vedere l’abbazia annunciata, sopra Monte Cassino. Il cielo sempre nuvoloso concedeva al Sole solo rare colonne di luce che illuminavano la piana. Nella sosta pranzo attorno ad un rudere abbiamo condiviso il cibo e delle letture che alcuni di noi avevano portato. L’emozione della voce rotta di Giuseppe che ci donava una lettera del sindaco di Riace è stata così viva per tutti da unirci in un abbraccio che solo chi cammina e condivide tempo cibo e spirito può conoscere.

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Alla fine Monte Cassino era di fronte, piano piano l’arrivo annunciato avveniva al tramonto, quasi all’ora di chiusura…

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Fine del cammino.

Restavano due cose importanti da fare…

La prima riportare Benedetta dove l’avevamo trovata, così nella tristezza di tutti è tornata alla rocca di Arpino, non potevamo fare di più. Speriamo che abbia ritrovato la sua casa o un altro gruppo di pellegrini da accompagnare, tanto lei la strada la conosce.

La seconda di concludere il cammino in un modo speciale, così anche noi siamo tornati tutti sui nostri passi: a Casalvieri ci aspettava la signora Linda e la pasta e fagioli sublime, rossa o bianca, che sua sorella prepara. Ci siamo messi a tavola e…

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FINE

In verità ho chiuso questo lungo viaggio con un arrivederci.

Nella Primavera del prossimo anno ho intenzione di ripercorrere tutta la Via Benedicti, da Subiaco a Monte Cassino, riveduta dal mio andare. Nove giorni di avventura che  aspettano chiunque abbia voglia di arrivare a mangiare una mitica pasta e fagioli!

p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS: Arpino-Casalvieri

Casalvieri – Colle San Magno

Colle San Magno – Monte Cassino (Abbazia)