21/25 ottobre 2019 – Cammino da Est, verso Feltre, con i Rolling Claps

In Cammino da Oriente verso… : questa è stata la prima suggestione che ha portato a scegliere questa avventura. Altri anelli si sono aggiunti alla catena immaginaria della scelta, altri elementi…

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Le condizioni spartane: sacco a pelo e materassino per comodi pavimenti, da mettere nello zaino che hanno inteso dire accoglienza, disponibilità, generosità di chi aveva accettato di darci un tetto.

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I costi contenuti, che vuole essere attenzione alla propria condizione del vivere con meno e, al contempo, lasciare un contributo ad un fare sociale i guadagni altrimenti privati, così che senti di partecipare, contribuire, aiutare chi vive le realtà locali, non sempre facili, dei territori in cui stai camminando.

Non ultimo, chi proponeva l’esperienza, non la ‘commerciale’ Compagnia dei Cammini, a cui comunque vanno tanti meriti, ma l’associazione The Rolling Claps suo satellite autonomo per l’occasione, quindi libero da tanti vincoli, che fa del camminare un evento sociale a tuttotondo, nonchè Alberto Torchio, guida e conoscenza di un’altra esperienza nel lontano Aspromonte.

Ecco ciò che mi hanno portato a mettere su lo zaino ed andare. Il resto è venuto da sé, direi quasi ineluttabilmente…

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Già prima di camminare insieme, i compagni di cammino, si sono manifestati in sintonia. Le mail scambiate con Gianfranco, poi i suoi racconti in auto avvicinandoci a Vittorio Veneto facevano un bel quadro di una persona che alla soglia degli ottanta anni aveva tanta leggerezza e ancora voglia di avventura.

I primi volti incontrati al Fenderl e gli altri che con piccoli ritardi si aggiungevano, tanto da farci riprendere dalla signora della trattoria de La giraffa perchè eravamo più del numero prenotato. P91020-223509

Poi la cena nella sala tutta per noi ci ha dato il tempo di accordarci, come una banda musicale che prova gli strumenti prima, per essere a posto nell’esecuzione. Così anche l’ostessa borbottante alla fine, sentendo della nostra impresa e vedendo che non si replicava ai suoi sussulti rimbrottanti, ci ha fatto bere il SUO vino e mangiare le SUE cose con un sorriso di accompagno.

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Il resto è stato cammino con tutto quel che questa parola significa:

la pacata gentilezza di Bernardino che ha cucinato un risotto per tutti resistendo col sorriso a tutte le invettive, indicazioni, suggerimenti del pubblico vociante e affamato. Bernardino che con quel ‘preferisco trovare l’equilibrio da solo‘ dettomi quando offrivo aiuto, si autodefiniva con serenità.

Il contrasto in Gianluca, allegro e spumeggiante come un vino mosso ad ogni sosta, ad ogni tavola imbandita, capace di riportare le cose serie alla dimensione di un gioco mostrandole disincantate e offrendo il lato divertente senza sminuirle, ma comunque silenzioso, ultimo della fila che raramente sentivi quando si camminava, più attento a un sé interiore, al contesto, agli incontri occasionali a cui dedicava Tempo.

Lo sguardo un po’ smarrito e timido di Andrea, che sembrava cercare il suo cosa farò da grande sapendo forse che grandi non si è mai abbastanza: quando scegli di guardar lontano, quando non vuoi sottostare al lavoro in cambio della vita, quando ti piace il vento sul viso andando in bici e non vuoi smettere di andarci, così che negli ultimi giorni ti ha donato il suo miglior sorriso luminoso e potente e convinto di chi non sente più il peso dello zaino ma solo la bellezza di portarlo e di star con te.

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La serenità di saper d’essere arrivati ad un equilibrio di vita che Giuseppe mostrava parlando di caccia, di saper levare la pelle a un animale, che ama i suoi gatti e li vizia, che conosce le piante, i funghi, la natura senza smettere di frequentare numeri per lavoro. Giuseppe che parlava solo quando si era in due, previleggiando ascolto e parole attente. delicate e dedicate.

Poi Il lato femminile del cammino, i suoi mondi incantati e spirituali che con Marcella e la sua Sardegna nell’anima, col suo desiderio di cantare, con suo codino colorato che faceva capolino dai ricci, con il suo tranquillo e pulito vizio del fumare, del caffé venivano a galla lievi come una bolla d’aria nell’acqua.

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I legame con i colori, con le forme che Tiziana mostrava nei suoi cappelli e negli abiti che sapevano di  ciclamino e come il piccolo fiore predilige l’ombra lei era presente e ti raccontava di vita e di emozioni senza che  nuvola apparisse nel suo cielo, anche quando gli argomenti toccavano gli affetti, le prove, le cadute.

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L’andar velocemente piano, che La Nadia incarnava… La Nadia, con l’articolo al femminile, come il fiume: La Piave, e come il fiume scorre veloce, fluente sempre, di piede e parola, ma nelle anse delle conversazioni torna quieta, attenta, partecipe ad ascoltare e sviluppare pensieri senza perdere il carattere dinamico.

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Gli strati delle cose che danno spessore, che sono sedimentazione del tuo star bene, che proteggono mentre cammini e rifletti e sei silente, così Paola li faceva apparire quando il caldo eccessivo la portava a levarsene qualcuno di dosso, a togliersi gli occhiali grandi, a lasciar nudi gli occhi profondi quanto l’anima, a farti vedere con dolcezza che la vita la si può anche lasciar scorrere.

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La realtà e la fantasia di Elisa che nel breve tempo concessogli dalla salute ci ha accompagnato, sopreso quando ci ha detto di intendersi con i volumi a proposito della misura delle piogge, calcolata per litro in un metro quadro, ma che poi andando via mi ha scritto di una ritrovata voglia di riprendere a leggere ad alta voce (per un lettore pubblico come me, il più bel regalo).

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Il perdersi nella nebbia, col sorriso di Lara che ricordava il film Amarcord, del vecchio che non trovava più la casa: se la morte fosse così….

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La compagnia attenta e curiosa di Luca, che ti accompagnava con la voce, ti seguiva con lo sguardo, ti aspettava senza fretta, chiedeva: tutto bene….

L’abbandono di Marco, che non ha dato il tempo neanche di salutare, di comprendere, di accettare, forse doveva portare con sé lo strumento musicale ritrovato da grande, forse non era pronto, non sappiamo…

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Le cadute della guida (a cui non ho assitito…), che mostravano un aspetto della responsabilità, al di là della relazione piacevole, interessante, attenta e professionale che Alberto ha donato a tutti.

La discreta presenza di Alberto e Anila, la cui compagnia era tangibile senza essere manifesta, una profondità percepita e appena intesa nel sapere del contributo dato       all’ Associazione Lunghi Cammini.

Ecco, così è stato.

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Il camminare ha molte altre declinazioni, ogni cammino ne mostra tante e diverse, ad ogni cammino puoi sempre accomunare, senza paura di sbagliare, senza esitazioni una parola:

BELLEZZA.

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…da ammirare col naso all’insù!

 

Tracce GPS:

1° giorno Vittorio Veneto-Follina

2° giorno Follina-Zelant (Geppo)

3° giorno Zelant-Longano

4° giorno Longano-Mel-Cellarda

5° giorno Cellarda-Feltre

22/23 Giugno 2019 – Terminillo e dintorni…

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La scelta è stata giusta, l’esperienza importante.

Prendersi un fine settimana per far visita e vivere la Montagna è una buona premessa per godersi il proprio tempo e sciogliersi un po’ nel verde, nell’aria…

Ti da anche la possibilità di scegliere itinerari differenti rispetto a chi va in escursione per un giorno e preferisce le mete classiche.

Così il sabato è stato il giorno del Terminillo, della cresta Sassatelli, della Valle dell’Organo. Eravamo sotto la Montagna alle 8:30 e già sembrava tardi! Essendo solo due abbiamo potuto ‘sfidare’ un po’ le previsioni meteo che mettevano pioggia per buona parte della giornata, provato quel che si poteva provare, senza rischi certo ma con quel brivido che danno le cose in cui ti impegni nonostate che…

Abbiamo incontrato solo una famiglia che andava verso il rifugio Sebastiani, poi………… un nulla pieno di tutto!

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Il vento era a tratti forte, ti scuoteva. In altri sembrava musica e carezza.

La pioggia veniva orizzontale, a sprazzi. Più forti, più deboli, a volte però era sottile e silenziosa.

Poi c’erano il Terminillo e i suoi ‘dintorni’ a vista chiara, a vista scura, senza vista…

Infine è apparso il Sole, una luminosità viva che tutto irradia e fa risplendere. Un bel premio inconsistente per questa giornata al limite.

In tutto questo alternarsi del meteo sopra i noi ci siamo dati il tempo di goderci tutto con piccole soste, con piccoli assaggi di cibo, con piccoli momenti di solitudine in due. La montagna può essere anche questo: una solitudine condivisa, silenziosa, tranquilla che fa sorridere dentro se ci pensi un po’.

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Scendendo abbiamo incontrato un gruppo, fermo, disteso su di un pratone, molto sotto di noi. Avevano iniziato alle 11:00. Erano tanti. Il tempo difficile a quell’ora per avventurarsi. Le guide avevano preferito quella passeggiata che salire in cima. Sembravano soli. Così almeno ci ha detto Dario, un ragazzo che ho conosciuto un anno fa: Non ho parlato con nessuno… Le sue parole sottolineavano la nostra scelta di vivere la montagna così: con pochi e buoni compagni, col Tempo che permette di sentirla, di cercare la leggerezza del sorriso che è soddisfazione.

Il breve viaggio in auto fino a Terzone, la casa accogliente donata da un’amica per base: doccia e letto. La pizzeria vicino. Un piccolo giro dei paesi attorno. I carabinieri che si sorprendo del nostro fotografare un prato: Che state facendo?

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Sono alcuni dei ‘pezzi’ del tempo di intermezzo tra un giorno e l’altro. Pezzi semplici, anche divertenti (i carabinieri :), che accordano il fuori con il dentro, l’aria con il respiro, il movimento con il cuore: un giorno di Montagna con un altro.

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La Domenica eravamo al rifugio Sebastiani presto, il giro possibile era impegnativo. Alla fine conterà 9 ore, questo il Tempo. Alla fine ci vedrà stanchi, anche un po’ provati tuttavia pregni del piacere di tutto quel che è stato: Il grande Anello dei Monti Reatini: Sebastiani, sotto l’Elefante, Monte Cornacchia, verso il Monte Cambio… e scendere di quota fino alla strada e poi risalire risalire risalire fin sotto alla Cresta Sassatelli e costeggiarla che già l’ombra aveva preso il paesaggio. Abbiamo ascoltato il vento e la musica di Enaudi che avevamo portato con noi, abbiamo letto dei brani sulla felicità e sul silenzio. Abbiamo goduto delle nuvole bianche ad anello attorno alla nostra montagna che sopra splendeva l’azzurro. Abbiamo visto il Terminillo e il giorno di ieri, il Gran Sasso ancora in parte bianco. Così a parole… in realtà tutto molto di più.

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Mentre scendevo stanco gli ultimi passi mi è capitato di pormi una domanda: Come impegnerò il mio tempo domani? E’ venuta su leggerà come una bolla d’aria  piccola piccola viene in superfice dal profondo… Non era una domanda ‘impegnativa’, non c’era preoccupazione, era solo il pensiero della possibilità di scegliere come vivere la mia giornata successiva, come averne soddisfazione, cosa fare per…

Sorridevo.

Camminavo e sorridevo perché dovevo finire ancora l’oggi !!! E avevo ospiti Argentini, i ragazzi che passano a casa mia, a cena, a casa!

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Domani sarà comunque a modo mio…

 

Tracce:

Grande Anello dei Monti Reatini

Anello Monte Terminillo

 

 

 

 

Le Ragazze dell’Argentario…

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Tramonto dalla casa sul mare….

Mi è capitato di portare molte persone a camminare, ma sul Monte Argentario è stata la prima volta che accompagnavo solo un piccolo gruppo di donne amiche tra loro già da tempo.

Già dalla prenotazione c’era un’aria diversa: parlavi/scrivevi/comunicavi con una e lo facevi con tutte. Una sorta di fiducia nella decisione di una sola per tutte quante.

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L’Isola Rossa in un passaggio di cammino.

Loro “Le ragazze dell’Argentario” sono  così venute insieme (Alessandra con un abbigliamento di chi è stata ‘rapita’ all’uscita dal lavoro :), sono venute allegre, interessate, curiose e fiduciose in quel che una di loro aveva raccontato della piccola esperienza avuta con me sui monti della Laga, lo scorso anno, mentre aiutavo nell’accompagnamento del numeroso gruppo di LibroTrekking.

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Verso Capo d’Omo

La socialità insita nella scelta di alloggiare in una casa come vecchi amici ha avuto il merito di legare gli animi oltre la semplice condivisione del cammino.

Ognuna tolti i panni della città si è messa a disposizione, ognuna interessata di quel che Paola andava preparando, ognuna partecipe con la propria esperienza in fatto di cucina come del vivere, ognuna per sè e per tutti.

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Bellezza e Meraviglia.

Scrivo questo per dare un’idea di quel che è stato il camminare, il mangiare all’aperto, lo stare davanti al fuoco con le parole semplici delle letture e delle storie che ognuna raccontava, discuteva, il condividere scenari di incredibile bellezza: di mare orizzonti tramonti…

Il libro scelto: Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio ha sollevato delicatamente alcune questioni personali che ognuna ha avuto il coraggio tranquillo di non celare ma di rivelare a Paola, a me sconosciuti.

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Luce e Calore dopo il tramonto…

Così ognuno si è mostrato per quel che è davvero (o nella sua parte più vera), ognuno con le proprie debolezze, con la propria bellezza, ognuno capace di far sentire l’altro uguale e accolto. Donne che oltre l’apparenza di un cappotto elegante o di un sorriso di circostanza hanno un coraggio di vivere che da solo basta a farle splendere apprezzandole, da solo basta per volergli bene, da solo basta per sentirsi vicino a loro e sostenerle come si può.

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Pranzo all’aperto prima di andare via…

Eppure, la cosa che ho amato di più in loro è stato il gioco, la serenità e la leggerezza di ridere e sorridere senza timore delle loro immagini: le fotografie riviste la sera tra di loro, ascoltandole dal di fuori avresti potuto dire che dietro la finestra c’erano delle ragazzine dopo la prima uscita senza i genitori… la loro voce ilare era un suono cristallino che non aveva età.

Queste le ragazze dell’ Argentario.

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A loro il mio grazie.

 

 

…e alla fine, dall’alto, vediamo l’Abbazia di Monte Cassino!

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Il puntino bianco sulle verdi creste…

Ogni cammino, corto o lungo che sia, porta con sé le sue storie.

La storia di questo cammino si chiama Benedetta: una cana (a mia madre la parola cagna non è mai piaciuta e la cambiava così).

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Benedetta, ci precede e si ferma…

Saliti da Arpino alla Torre di Cicerone, ci siamo fermati per gustare il piacere di una vista unica e di qualcosa di quasi mistico che è l’arco a sesto acuto unico in Italia, porta di 2800 anni sulle mura ciclopiche del sito archeologico.

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Passato l’arco, lasciato il Cammino di Benedetto al suo asfalto, ci siamo incamminati per il sentiero della Grotta delle Fate e già accanto a noi trotterellava Benedetta.

Da lì in poi, per tutti e tre i giorni di cammino, non ci ha mai lasciato. La sera la lasciavamo fuori e la mattina era lì che ci aspettava per andare di nuovo.

Con noi ha preso il sole, il cibo, la pioggia, il vento, le parole scambiate e i silenzi, la poesia Gratitudine, ascoltata con un amplificatore su di una cresta di passaggio o il fango che a tratti ci ricopriva.

 

Perchè sono stati tre giorni intensi, per tanti motivi, anche al di là di Benedetta.

Il gruppo era formato da quasi tutte le persone che avevano cominciato da Norcia questo cammino a tappe, ormai tre anni fa. Quelle che mancavano all’appello le abbiamo raggiunte con wapp, inviando qualche immagine di quegli ultimi passi.

Il primo giorno è stato impegnativo arrivare ad Arpino per camminare, coi pullman Cotral non si è mai tanto sicuri 😉 ma alla fine abbiamo avuto una splendida giornata, una sosta pranzo sulle scale di un casale abbandonato, che il caffè della moka sul fornello rendeva ancora profumato dell’umano vivere.

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Il sentiero poi declinava la giornata verso Casalvieri, dove la signora Linda e il suo ristorante/albergo ci aspettavano. L’accoglienza, la Pasta e fagioli, le camere calde, la birra (No Moretti!, qui solo Peroni ci hanno spiegato) e le tisane, la macelleria di soli prodotti locali (gli assaggi offerti andavano finiti altrimenti si pagavano!) hanno reso il primo giorno davvero piacevole.

Il secondo è cominciato con la pioggia. Le previsioni del tempo allungavano l’orario di fine precipitazioni e solo a pranzo abbiamo avuto la compagnia delle nuvole senza acqua. Ma anche così col freddo e l’umidità quel passaggio sui monti è stato davvero qualcosa di speciale. Per le mulattiere antiche abbiamo raggiunti i piccoli paesi si Casalattico e Montattico, di lì in poi solo natura, animali e monti.

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Passaggi e paesaggi di rara bellezza in cui solo i nostri colori accesi stonavano 🙂

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Anche qui un vecchio casale e il caffè, anche qui abbiamo portato la poesia, anche qui abbiamo sentito qualcosa di immenso e vivo ché lo spazio intorno a noi si amplificava come la voce della poetessa verso i monti di fronte, di lato, di dietro, in alto con le nuvole frettolose, in basso con i paesi a valle lontanissimi e piccolissimi.

La notte che scendeva ci vedeva arrivare con le lucine sulla fronte all’agriturismo di Colle San Magno.

Con Benedetta a fianco abbiamo continuato il nostro cammino il terzo e ultimo giorno. Un giorno di Cammino vista mare! C’era un po’ di attesa nella salita che portava a vedere l’abbazia annunciata, sopra Monte Cassino. Il cielo sempre nuvoloso concedeva al Sole solo rare colonne di luce che illuminavano la piana. Nella sosta pranzo attorno ad un rudere abbiamo condiviso il cibo e delle letture che alcuni di noi avevano portato. L’emozione della voce rotta di Giuseppe che ci donava una lettera del sindaco di Riace è stata così viva per tutti da unirci in un abbraccio che solo chi cammina e condivide tempo cibo e spirito può conoscere.

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Alla fine Monte Cassino era di fronte, piano piano l’arrivo annunciato avveniva al tramonto, quasi all’ora di chiusura…

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Fine del cammino.

Restavano due cose importanti da fare…

La prima riportare Benedetta dove l’avevamo trovata, così nella tristezza di tutti è tornata alla rocca di Arpino, non potevamo fare di più. Speriamo che abbia ritrovato la sua casa o un altro gruppo di pellegrini da accompagnare, tanto lei la strada la conosce.

La seconda di concludere il cammino in un modo speciale, così anche noi siamo tornati tutti sui nostri passi: a Casalvieri ci aspettava la signora Linda e la pasta e fagioli sublime, rossa o bianca, che sua sorella prepara. Ci siamo messi a tavola e…

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FINE

In verità ho chiuso questo lungo viaggio con un arrivederci.

Nella Primavera del prossimo anno ho intenzione di ripercorrere tutta la Via Benedicti, da Subiaco a Monte Cassino, riveduta dal mio andare. Nove giorni di avventura che  aspettano chiunque abbia voglia di arrivare a mangiare una mitica pasta e fagioli!

p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS: Arpino-Casalvieri

Casalvieri – Colle San Magno

Colle San Magno – Monte Cassino (Abbazia)

Andare in Montagna con un amico…

Il suo nome è Santino, è un mio amico.

Qualche tempo fa mi ha proposto di accompagnarlo in Montagna, su una delle sue Montagne. Non c’è stato bisogno di pensarci.

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Novembre 2018 – Verso il Crepacuore…

Siamo saliti presto sul Crepacuore, da Campo Catino, per noi palcoscenico di una giornata di conversazione in parole e silenzi sulla Vita semplice che invece troppo spesso ci complichiamo.

Camminando lentamente un passo davanti al mio mi mostrava l’amore tantrico tra una pianta e una pietra, la ricordavava lì dall’ultima volta che c’era passato.

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Novembre 2018 – Amore Tantrico

Si fermava ogni tanto a prendere dei sassi, che si rivelavano dei fossili, preistorici abitanti del mare di un passato infinitamente lontano, li spiegava, li raccontava, si emozionava.

Si metteva a guardare l’orizzone, ti indicava e nominava quello che vedevi, e poi quello che non vedevi: Laggiù in quella direzione c’è il mare, e le isole Pontine…

Camminando rendeva al mio esistere un’armonia che sembrava dimenticata, lo dimensionava nel rapporto con il Creato, col Tempo levandogli quella patina ossidante che è il prendersi troppo sul serio

Mi indicava una tana, una pianta o un frutto, mi faceva cenno di avvicinarmi e odorare il profumo di un vecchio legno di ginepro che aveva spezzato. Mi chiedeva di sistemargli nello zaino le pietre che andava raccogliendo con curiosità e interesse, per aggiungerle alla sua collezione tanto privata quanto di tutti.

La Vita si faceva leggera, come il passo che andava senza fiatone né sudore.

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Novembre 2018 – Uno sguardo su Pizzo Deta.

La cima con la sua croce sopra era solo un punto di passaggio, non di arrivo, non rilevante. C’era e faceva parte di quel luogo, tutto qui. Senza nessuna enfasi. Come il Budda che aveva deciso di riporre a vegliare in una piccola crepa del Monte Viglio, ma  poi quando lo ha portato su l’ha trovata già occupata da una madonnina che altri avevano sistemato lì. C’era Lei e andava bene anche così. Il Budda è tornato nel suo giardino e veglia tutti da lì.

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Novembre 2018 – Orizzonti….

I tratti di silenzio che si sono susseguiti al ritorno, sempre più lunghi, avevano l’intesità di una conversazione su di un altro piano, più  intimo, più intenso ché le parole avrebbero distorto.

Non siamo stati mai soli, seppur a tratti registravamo distanze nei pensieri, sul sentiero, nelle attese dell’altro che andava più piano.

Così il cammino di quel giorno.

Un filo invisibile e antico come il mondo ci legava l’uno all’altro, e noi all’ambiente attorno. In questo stato ti vedevi piccolo al confronto, lo stesso sentivi un’armonia unica in cui comprendevi di essere al tuo posto.

Il ritorno a casa in auto , la notte ha parlato solo il silenzio. Non c’era nulla più da aggiungere a quello stato di grazia.

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Novembre 2018 – Santino e le sue Montagne.

 

Tracce GPS del percorso

 

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.

 

 

 

 

 

 

 

Corno Grande e Camicia: Due giorni nelle nuvole… 8/9 settebre 2018

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9 settembre 2018 – Una pausa sulla via del ritorno…

Sembra un quadro antico: l’immagine un po’ sbiadita, i colori sfumati, le forme quasi sfocate, eppure… E’ l’immagine dei nostri due giorni sulla Montagna.

L’iniziativa messa su da Alessia Rabacchi ‘Dialoghi d’amore sulla cima del Gran Sasso’ è stata avvolta dalle nuvole.

Il Tempo trascorso ne aveva la stessa qualità: noi tutti, camminando, eravamo un po’ sospesi senza inquietudini, senza incertezze (se escludiamo i primi passi iniziali). L’andare così ovattato ha dato modo di immergersi di più in un paesaggio ‘interiore’, più modesto e vasto, che non quell’enorme bellezza che hanno quei luoghi in pieno Sole.

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8 settembre 2018 – Corno Grande, Gran Sasso.

Le nuvole hanno permesso a tutti di arrivare in cima al Monte Camicia, perché il gruppo si muoveva più lentamente, non sempre visibile la coda dalla testa, non sempre visibile il sentiero. Il giorno prima hanno dato la possibilità di affrontare la salita impegnativa del Corno Grande senza la ‘vista della fatica’ che le pendici assolate e ripide portano con sé.

Le nuvole hanno fatto da cotorno, da quinta alle parole lette ad alta voce, hanno creato risonanza, eco, disponendo tutti all’ascolto, senza distrazioni (l’incanto si è interrotto solo per il tempo di consentire ad un insetto di uscire da un orecchio dove si era infilato… cose che succedono nei ‘teatri d’aria’ 🙂

Le nuvole hanno creato sugestioni intense…

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9 settembre 2018 – Balconi verso il Monte Tremoggia

Lasciando in sospeso l’oltre…

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9 settembre 2018 – Monte Tremoggia

Le nuvole, nel loro andare e venire, hanno fatto brillare le poche esplosioni di colore che trovavi sul cammino…

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8 settembre 2018 – Fuochi artificiali della natura sul Gran Sasso.
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9 settembre 2018 – Segnalazioni ‘naturali’ e artificiali del cammino…

Aumentando infinitamente l’emozioni per le cose semplici scorte nel passaggio….

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9 settembre 2018 – E’ lei! Una stella alpina…

Le nuvole non hanno inciso però sull’esperienza positiva dello scambio di ruolo, guida/coda, che con Alessia ci siamo dati tra il primo e il secondo giorno; questo ha permesso a noi di gustare il piacere dei due diversi compiti che si assolvono portando un gruppo: sentire la responsabilità di condurre le persone verso la metà desiderata, essere contenti dei sorrisi alla fine e, al contrario, rilassarsi e prendersi il tempo della conversazione, della pausa, del silenzio, della contemplazione che stare in fondo permette, e, in questo caso, della piccola ‘evasione’ avvenuta quando in gruppo è salito sulla cima del Camicia e sono rimasto con Antonietta a badare a Bri…

Questo l’andar per nuvole a veder gli affacci:

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Ultime due note di questa storia, due doni avuti durante e dopo le escursioni.

Il primo è il canavaccio che avvolgeva il nostro pranzo, una piccola tovaglia al posto del sacchetto di carta. L’ha confezionato così l’uomo che gestisce il B&B Nonno Severino a Santo Stefano di Sessanio. Mi ha spiegato che chiamavano manteliata il sacchetto che i contadini portavano via la mattina andavano al lavoro nei campi. Aprendo il canavaccio si apparecchiava la tavola sui prati e si onorava il cibo. Così abbiamo fatto noi…

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Il secondo è l’inizio di un libro e di una storia, arrivato dopo a conferma dei giusti passi…

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Il libro è: Le labbra del tempo, Eduardo Galeano.

Buona lettura, buon Tempo.