Camminare in Primavera in Ciociaria…

Tre giorni di Trek dal 28 al 30 aprile da Collepardo a Arpino, tre giorni di leggerezza in cammino…

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La Certosa di Trisulti da un insolito punto di vista.

Non era cominciata bene,  per un incidente sull’autostrada siamo riusciti a metterci in cammino solo alle 11, tardi davvero…

Poi è stata la bellezza di questa Ciociaria insolita ai nostri occhi a prendere il sopravvento su tutte le altre emozioni. Il piccolo gruppo di amici conosciuti, a cui si era aggiunta Tina completandolo in qualità, si lasciava andare al verde della Primavera, alla meraviglia del paesaggio; i nodi che ognuno porta con sé quasi sempre si allentavano piano piano… Nelle conversazioni veniva fuori anche un’idea sentita altrove del potere rigenerante dei boschi: il bagno di foresta…

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Lasciando Collepardo…

Il percorso, usciti da Collepardo, lasciva subito i cammini classici di Benedetto, delle Abbazie inoltrandosi in altri paesaggi più ricchi di natura. Alcuni tratti segnati dal CAI, ma i più in assoluta esplorazione ci portavano tranquilli ma impegnati (il dislivello si faceva sentire!) a pranzare in quota sulla panchina della chiesina di San Giacomo, per poi scendere fino a San Leucio alle porte di Veroli, al Monastero di Sant’Erasmo nostra casa per una notte.

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..alle spalle la chiesina di San Giacomo.

A seguire nei giorni successivi si attraversavano guadi, si osservava lontano il punto di arrivo da un punto elevato ad un altro, si pranzava nei prati di Casamari, dove si entrava fuori orario ‘contrattanto’ amichevolmente una disponibilità per un piccolo lavoro con l’accesso alla Abbazia 🙂

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Il Silenzo e l’Abbazia riflessi nella fonte battesimale.

Poi Monte San Giovanni Campano col suo castello e la vista panoramica fin ad Arpino dove alcuni non sarebero arrivati ché il lavoro li richiamava in città. La cena di pesce e l’ospitalità dell’albergo L’Orione fino alla colazione in terrazza sono state un incantevole parentesi.

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Colazione nella Bellezza.

Carichi di queste energie positive abbiamo affrontato l’ultimo giorno, ultima tappa sempre su di un percorso alternativo per evitare il più possibile l’asfalto, che ci aspettava comunque alla fine di un sentiero selvaggio dopo colline di olivi e prati fioriti. Così sul manto stradale siamo arrivati a Isola del Liri, pranzato nel parco del fiume e solo a questo punto si riprendeva prima il Cammino di Benedetto, salendo sulla ciclabile che costeggia un braccio del fiume, sia a monte il Cammino delle Abbazie, insieme nel verde di casali abbandonati e carrareccie si arrivava ad Arpino giusto in tempo per una birra allegra, meritata e il pullman che ci riportava alla… realtà.

Il pane portato è finito il primo giorno, le parole di poesia e dei racconti hanno arricchito le pause, i passi si son succeduti al ritmo che ognuno sentiva di dar loro… bella cosa, davvero.

In Autunno torneremo ad Arpino per l’ultimo tratto fino alla conclusione a Cassino di questo cammino cominciato ormai due anni fa, si intravvede la meta ma si andrà oltre con lo sguardo…

 

 

 

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Eplorazioni. L’anello di Cima Vallevona.

Il confine tra Inverno e Primavera è certo solo nel calendario. In natura spesso la linea di demarcazione si sposta avanti o indietro come il mercurio nei vecchi termometri, a seconda degli anni, a seconda della zone geografiche e anche a seconda dell’umore che scorge vuoi un fiore nuovo oppure un cielo ancora nero che decreta il nostro giudizio sulla stagione in corso…

Il 23 marzo ho provato a esplorare la traccia studiata su carte e pc dell’anello passante Cima Vallevona.

Le due stagioni si fronteggiavano senza acredine, anzi sembrava che la più giovane Primavera accompagnasse messere Inverno a riposo dopo il lungo periodo di attività. Li si vedeva sottobraccio Lui che ogni tanto sembrava più piccolo e Lei che invece cresceva lentamente… Era il silenzio il linguaggio che avevano tra di loro. Ad onore del vero era ancora Lui che la faceva da padrone, sia a valle che nelle cime inaccessibili ma le linee d’acqua che rigavano il suolo colme si frescura e bellezza lasciavano immaginare che il gigante bianco ormai buono si stava piano piano sciogliendo dall’interno….

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In questo scenario mi sono trovato a camminare, prima di buona lena su terreno solido terra, pietre, foglie di un marrone che sfavillava in verde.

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L’aria era fresca, la temperatura bassa. Era proprio una bella sensazione, stare lì, parte di quei posti, in silenzio come loro. Messer Inverno aspettava tranquillo sul quel confine, al limitar del bianco, che ogni giorno indietreggia. E dietro di Lui…. solo Lui!

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Ci si poteva spaventare e rimettere i piedi verso casa, c’era però tutt’intorno una Bellezza e una Pace, rari nel nostro mondo, che invitavano a sentire quella giornata di Sole con altri sensi oltre i conosciuti…. Così sono andato avanti a cercare comunque il percorso che avevo studiato, a cercare tracce nel bianco, a capire da che parte andare, dove era l’attacco del sentiero o dove semplicemente proseguiva….

Sono queste tra le esperienze più belle, quelle che sorridi di te stesso e con te stesso, dove ti accorgi che prima di te… solo orme di animali… o niente, semplicemente. Ai suoni dell’acqua, del vento degli uccelli, della natura in movimento aggiungevi quelli del tuo passo che formava profonde orme nella neve. L’andare a volte cadenzato aveva un ché di musicale,  come un trombone che prende la scena irruento e nel suo silenzio, come al fermarsi del mio passo, viene su il suono dolce di violini, arpe, flauti… questo accadeva.

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Va da sé che il limite del tempo, della luce e della neve che arrivava ormai fino al ginocchio hanno posto fino all’esplorazione fino a…. al fontanone!

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Da qui riprenderò la prossima settimana ad andare esplorando, ma intanto come vecchi amici, quella volta, Messere Inverno, Mademoiselle Primavera ed io ce ne siamo tornati a braccetto a ritroso all’auto parcheggiata felici di una giornata trascorsa insieme.

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SEGUE…

 

 

 

 

Esplorazioni. Mettersi in viaggio

Esplorazione. Una parola che mi porta indietro ma che non smette di accompagnarmi avanti.

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22 marzo 2018 – Verso il Rifugio Cognolo (Casperia)

Ho sentito dire su Radio Rai TRE che gli speleologi sono gli ultimi esploratori del pianeta, poichè vanno a scoprire l’ultima parte sconosciuta della Terra: il sottosuolo! Affascinante! Credo che il ragionamento possa filare.

Devo dire però che nel mio piccolo un po’ esploratore mi sento, con la mia voglia di andare a vedere e conoscere luoghi in cui non sono mai stato. Posti non lontani, (ho rinunciato ai viaggi oltre oceano) mi tengo la mia terra e il gusto di vederla con occhi nuovi ogni giorno. Qualcuno diceva che bisogna avere nuovi occhi, occhi di bambino.

Ci provo, vado.

Ho cominciato il 22 marzo andando a ritrovare i Monti Sabini. Su invito di un’amica mi sono accodato al suo sopralluogo, mi sono affidato, condizione che per me è sinonimo di leggerezza.

Così ho scoperto un nuovo sentiero, un nuovo percorso per arrivare al Rifugio Cognolo. Mi sono divertito nel rivedere i ricordi dei colori che conoscevo, per altri passi in quei luoghi, stavolta sotto il bianco della neve che salendo sul Pizzuto ammantava piano piano ogni cosa.

E’ stato solo il preludio di questa nuova stagione di Esplorazioni.

Il giorno dopo, in solitaria, sono andato a scoprire l’anello di Cima Vallevona… SEGUE

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23 marzo 2018 – sotto Cima Vallevona: la neve piano si scioglie…

 

29 e 30 Dicembre 2107 Due giorni, due storie: Monte Gennaro, Monte Pellecchia.

Andando sul terrazza del Gianicolo, a Roma, un giorno di dicembre, avevo guardato la città sotto ai miei occhi, appariva enorme, eppure piccola al cospetto delle montagne che la contornavano.

La voglia di finire l’anno come era cominciato, camminando, restava. Anche se il brutto tempo e la disponibilità degli amici assai limitata aveva minato la possibilità di un cammino itinerante.

Così guardando i monti di fronte mi son detto vado lì….

Due giorni uno accanto all’altro. Montagne, neve, silenzio, passi, cime, croci…. Tutto apparentemente uguale, vicino eppure tutto così diverso.

Uno aveva il Sole che faceva scintillare la natura, la dimensione di apertura si respirava…

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Il secondo il soffitto basso di nuvole ti attaccava alla Terra…

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In uno camminavi tra faggi poderosi, abitanti secolari di quei luoghi. Camminavi ‘dentro’ per boschi, prati, pratoni…

 

Nell’altro si arrivava presto alla vista del paesaggio, poi cima, croce, cresta, altra cima, altra croce…

 

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Sul Gennaro un cavallino da aiutare ad alzarsi da una brutta caduta… sul Pizzuto i resti di un aereo che mai prenderanno il volo…

Eravamo in pochi a camminarci ‘dentro e fuori’ quei monti. Riconoscevamo l’uno nell’altro lo stesso stupore, lo stesso piacere di essere lì in quel momento, Sole o nuvole che sia. La meraviglia non cambiava nei visi di chi già conosceva quei posti e chi invece era la prima volta che li scopriva.

Due anelli, quasi due fedi nunziali dei monti Lucretili.

Devono essere posti incantati in tutte le stagioni….

L’anno nuovo è cominciato, ci torneremo.

Le briciole del Gennaro da seguire…

E quelle del Pellecchia.