6.7.8.9.10.11.12.13.14 Giugno: Magna Via Francigena, 9 giorni di cammino.

Si comincia con l’ Alba…

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Buongiorno….

6 giugno Palermo-Santa Cristina Gela

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Segni, direzioni, vie: seguirli da il senso di aggiungerti alla storia…

7 giugno Santa Cristina Gela-Corleone

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Segnavia, riferimenti tra il giallo e il verde dei campi.

8 giugno Corleone-Prizzi

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Le righe dei campi, le righe del cielo…

9 giungo Prizzi-Castronovo di Sicilia

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Camminando soli puoi permetterti di seguire le nuvole…

10 giugno Castronovo di Sicilia-San Giovanni Gemini

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Lucertola, pecora, uccello, uomo sullo stesso cammino…

11 giugno San Giovanni Gemini-Sutera

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Non si perde mai la rotta nel mare della Sicilia, Sutera è sempre faro di riferimento…

12 giugno Sutera-Racalmuto

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Se è la rotta che non perdi certo è lo sguardo che vaga in un mare infinito di colori intensi….

13 giugno Racalmuto-Joppolo Giancaxio

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E il vento ha il suono delle cose che smuove…

14 giugno  Joppolo GIancaxio-Agrigento

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…e poi accade di ‘sentire’ il mare. E’ laggiù…

Finendo col Tramonto…

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….buonanotte.

Il racconto di un viaggio può essere chiuso tra due immagini: l’ Alba e il Tramonto. Per il primo dovete imparare al alzarvi presto, per il secondo avere la voglia di andarlo a cercare.

In mezzo a questi due poli c’è il resto…. nello sviluppo delle fotografie che avete visto trovate in azzurro il link per le tracce GPS. Se le visionate o scaricate semplicemente troverete solo tanti segmenti che uniti danno la traccia del mio andare in Terra di Sicilia, non la qualità, non le emozioni, non i pensieri… neanche le immagini hanno questo potere evocativo, chè solo ai miei occhi ricordano gli incontri, i momenti nel passaggio. Gli scatti sono stati tanti ma qui ne troverete pochi, ché ho messo un’idea della percezione della Bellezza della Sicilia; magari, se avete voglia, potete prendere una birra freddafredda (e una granita di limone :), portarla da me e insieme ce le vediamo tutte col sonoro dei racconti: Sicuro che vale la birra e la granita di limone!!!

Cominciamo a parlare scritto della scelta di partire da solo, perché già qui sta una grande differenza del viaggiare in genere, del camminare in particolare. L’andare solitario ti da una dimensione di attenzione, di percezione, di Tempo e di Spazio che non ha eguali. Ci sei solo tu, l’ambiente intorno che offre il silenzio che lo contiene; hai modo di contare i passi, i respiri, il battito del cuore. Hai modo di portare il pensiero su ogni particolare, lo sguardo su ogni linea, l’emozione su ogni colore, cogliere i profumi nell’aria, assaggiare i frutti che trovi con lo stesso gusto di condividere un sorriso in un incontro. Di soffermarti se vuoi… Hai modo di darti il ritmo che preferisci… non hai vincolo alcuno. Solo con il tuo zaino, pesante quanto hai scelto. Solo con te, senza pronunciare parola, senza sentire la tua stessa voce, senza limite che non sia tu… davvero.

Conoscevo questa condizione, vissuta per 29 giorni sul Cammino di Santiago, la volevo ripetere perché ne sentivo il bisogno, ché di bisogno si tratta. ‘Mi sono fatto persuaso’ che questi cammini solitari segnano passaggi di vita, e cambiamenti più che il normale andare. Sarà che cogli i giorni in tutto il loro sviluppo ‘Alba-Tramonto’ e che ti ci senti dentro fino in fondo, non sei con loro sei in loro. Non sono pratico di meditazione, o d’altre discipline mi lascio scorrere nel cammino, senza porre alcuna resistenza, così…

Il passo va, l’occhio vede osserva scruta, l’orecchio ascolta, il naso registra, la mani accolgono toccano tengono man-tengono…. si ha voglia di questo camminando soli, ed è tutto ciò che hai dal cammino.

Durante questa esperienza, spingendo lo sguardo sempre verso l’orizzonte terrestre cogli alla fine la sensazione di aver superato un orizzonte interiore, quello dei tuoi pensieri/limite. Ti sei ritrovato, ti sei riconosciuto e hai cominciato a immaginarti nel futuro ché già ti vedi laggiù… Così è stato per Santiago, così per la Magna Via Francigena. Si torna nuovi, carichi, curiosi, emozionati, sereni, sorridenti… si torna per ricominciare.

Per questo, camminando, hai raccolto e messo in tasca dei semi… Involucri che contengono la magia della vita. Non sai quando getteranno, ma senti che hanno un senso per te e aspetti di vederlo realizzare….

Sono semi gli incontri: Gregorio Chiarenza (una giuda AIGAE più brava di me :),Margherita e Davide con cui ho camminato, parlato, ascoltato, mangiato e che mi hanno invitato a tornare per fare il pane con loro in dicembre….  MariaAntonietta e Antonio che mettono le lenzuola ricamate nel loro B&B e sul muro trovi scritto ‘tutto quello che c’é… è vostro’ che ti offrono una birra e il tempo di raccontarti di loro…., Totò Greco ‘il giovane’ che ha un sorriso che illumina e una vitalità e fiducia nella vita che non puoi sorridergli a tua volta…. o il signor Giovanni a spasso con il cane sopra Prizzi, e il signor Francesco che lavando la macchina, ti dice: a Roma… facevo la scorta al presidente Segni.

Sono semi il cibo che trovi per la strada… una giuda diceva che gli alberi sul confine delle proprietà fanno frutti per tre: il padrone, gli uccelli e i viandanti, una generosità che appunto cogli non solo come frutto…

Sono semi i paesi che attraversi che si aprono e chiudono nello spazio di un attimo di cammino… eppure vivi, intensi, profumati, accoglienti…

Sono semi la lontananza che provi, la sensazione di esserti un po’ perso, il trovare il tempo di mettere giù parole, di godere di una sera fresca, sul tavolo nella via, in un paesino che si prepara alla festa e incontri una ragazza inglese, con la sua famiglia che è venuta a trovarla e che ti chiede: sei pellegrino? Anche io, poi mi sono fermata qui ché ho trovato delle belle persone…

Sono semi i pastori che segnati dal sole ti dicono con orgoglio la loro storia e quella del luogo in cui stanno vivendo…

Sono semi tutte le singole piccole bellezze che incontri… come l’attenzione che metti a non calpestare le formiche che ti tagliano la strada… solo camminando, camminando piano puoi vederle…

Sono semi chi ti apre un portone che pensavi chiuso, così ti apre la vista alla Sicilia che ti avevano raccontato ma fino a quel momento ci avevi solo camminato sopra…

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..a questa bellezza avevo rinunciato, poi una signora ha aperto la porta…

Sono semi il cibo che acquisti, i riti che fai per mangiarlo, il senso di ringraziamento che provi…

Sono semi l’idea di star lontano da tutti geograficamente e il sentirli accanto mentre vai…

Sono semi anche il bisogno di ‘condividere’ quel che provi, sei sempre connesso se vuoi e la tua capacità di rimandare a un momento successivo, che adesso stai in quel che vedi…

Sono semi l’attesa, il riposo, la sveglia, l’acqua per la via, la stanchezza, la lentezza…

Così carico di tanti semi torni a casa.

A guardarti nello specchio sembri sempre il solito, magari un po’ smunto ma se cogli lo sguardo per un attimo ti riconosci cambiato e… più ricco.

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🙂

 

 

 

Premessa di un viaggio lungo 18 giorni…

Roma – Grecìa salentina  – Aspromonte – Sicilia, Magna Via Francigena, Marina di Ragusa – Roma

La prima scintilla di un viaggio si forma nella testa, qualcosa scatta senza che coscientemente sai… ma già sei partito.

Per trasformarsi dall’immaginario ad una concreta realtà c’è bisogno di una scintilla, qualcosa che accenda il fuoco del possibile, tipo:

Zio, vieni al mio matrimonio?” Chiara

Ti sposi, brava! E dove?” Io

In Sicilia, a Marina di Ragusa, il 15 giugno” Chiara

…mmmm, va bene, penso che ci verrò a piedi!” Io

S c i n t i l l a !!!

Perchè questo viaggio personale era nato due anni fa, alla morte di mia madre mi ero ripromesso di mettermi in cammino per ricominciare una nuova fase della vita, ma non sono andato oltre, ché ogni cosa avviene quando è maturo il Tempo. Gli anni però non sono passati invano, ogni tanto nell’andare coglievo e trattenevo un incontro, un paesaggio, una storia, un briciolo di bellezza così oggi so che inconsapevolmente stavo ‘costruendo’ il mio desiderio.

Dopo la telefonata/invito di mia nipote ho messo insieme tante cose, come pollicino con le briciole, le sono andato a raccogliere una per una, rinnovando affetti, rinverdendo colori, scoprendone di nuovi… e sono partito!

1-2-3 Giugno – Con Repubblica Nomade nella Grecìa Salentina… passaggio a Brindisi dall’amico Cosimo.

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4 Giugno Passaggio da Angela a Bova, Aspromonte. Una pausa accogliente, rigenerante, serena e affettuosa…

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5 Giugno Palermo, Giovanna prima del cammino solitario, un ultimo sorriso da portare con me…

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6-14 Giugno Palermo-Agrigento sulla Magna Via Francigena. Sperso di pensieri nella bellezza dell’interno della Sicilia.

15-17 Giugno Chiara si Sposa, parenti romani in Sicilia…

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18 Giugno Rientro a Roma…

 

Continua…

Camminare in Primavera in Ciociaria…

Tre giorni di Trek dal 28 al 30 aprile da Collepardo a Arpino, tre giorni di leggerezza in cammino…

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La Certosa di Trisulti da un insolito punto di vista.

Non era cominciata bene,  per un incidente sull’autostrada siamo riusciti a metterci in cammino solo alle 11, tardi davvero…

Poi è stata la bellezza di questa Ciociaria insolita ai nostri occhi a prendere il sopravvento su tutte le altre emozioni. Il piccolo gruppo di amici conosciuti, a cui si era aggiunta Tina completandolo in qualità, si lasciava andare al verde della Primavera, alla meraviglia del paesaggio; i nodi che ognuno porta con sé quasi sempre si allentavano piano piano… Nelle conversazioni veniva fuori anche un’idea sentita altrove del potere rigenerante dei boschi: il bagno di foresta…

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Lasciando Collepardo…

Il percorso, usciti da Collepardo, lasciva subito i cammini classici di Benedetto, delle Abbazie inoltrandosi in altri paesaggi più ricchi di natura. Alcuni tratti segnati dal CAI, ma i più in assoluta esplorazione ci portavano tranquilli ma impegnati (il dislivello si faceva sentire!) a pranzare in quota sulla panchina della chiesina di San Giacomo, per poi scendere fino a San Leucio alle porte di Veroli, al Monastero di Sant’Erasmo nostra casa per una notte.

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..alle spalle la chiesina di San Giacomo.

A seguire nei giorni successivi si attraversavano guadi, si osservava lontano il punto di arrivo da un punto elevato ad un altro, si pranzava nei prati di Casamari, dove si entrava fuori orario ‘contrattanto’ amichevolmente una disponibilità per un piccolo lavoro con l’accesso alla Abbazia 🙂

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Il Silenzo e l’Abbazia riflessi nella fonte battesimale.

Poi Monte San Giovanni Campano col suo castello e la vista panoramica fin ad Arpino dove alcuni non sarebero arrivati ché il lavoro li richiamava in città. La cena di pesce e l’ospitalità dell’albergo L’Orione fino alla colazione in terrazza sono state un incantevole parentesi.

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Colazione nella Bellezza.

Carichi di queste energie positive abbiamo affrontato l’ultimo giorno, ultima tappa sempre su di un percorso alternativo per evitare il più possibile l’asfalto, che ci aspettava comunque alla fine di un sentiero selvaggio dopo colline di olivi e prati fioriti. Così sul manto stradale siamo arrivati a Isola del Liri, pranzato nel parco del fiume e solo a questo punto si riprendeva prima il Cammino di Benedetto, salendo sulla ciclabile che costeggia un braccio del fiume, sia a monte il Cammino delle Abbazie, insieme nel verde di casali abbandonati e carrareccie si arrivava ad Arpino giusto in tempo per una birra allegra, meritata e il pullman che ci riportava alla… realtà.

Il pane portato è finito il primo giorno, le parole di poesia e dei racconti hanno arricchito le pause, i passi si son succeduti al ritmo che ognuno sentiva di dar loro… bella cosa, davvero.

In Autunno torneremo ad Arpino per l’ultimo tratto fino alla conclusione a Cassino di questo cammino cominciato ormai due anni fa, si intravvede la meta ma si andrà oltre con lo sguardo…

 

 

 

Esplorazioni in passi di Silenzio

Sono due i fine settimana ‘impegnati’ nelle Foreste Casentinesi.

Consecutivi.

Esplorativi.

Diversi.

6 e 7 e 8 aprile. Camminare per conoscere e riconoscere.

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13 e 14 e poi… 15 aprile Camminare per vedere e scoprire.

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Gli uni sconosciti agli altri, eppure legati insieme indissolubilmente.

Nella prima settimana 75 km di tracce intorno a Camaldoli e il suo Eremo, partendo la mattina presto dall’Oasi del Divin Maestro, camminare, camminare, camminare e far ritorno a sera, in tempo per la cena. Passi veloci, occhi veloci, nel silenzio dei luoghi e degli uomini, così è quando si cammina soli. Rubi il tempo all’impegno dell’esplorare per un boccone o due parole lette ad alta voce nel suono della natura compagna. Solo alla fine stanco e sudato trovi la soddisfazione di chiudere gli anelli che volevi, includendovi possibilità, sicurezza e non ultimo un pensiero di bellezza.

Conoscere e riconoscere, erano i verbi. Mancava il terzo e il quarto, ma ancora non sapevo…

La seconda settimana è cominciata ieri. Subito qualcosa di diverso accadeva: eri solo a camminare ma presenti altre persone ‘sole’: il Silenzio collante per tutti. Ognuno nel suo. Sentivi gli altri dietro senza suoni e senza vederli. E’ li che sono apparsi gli altri due verbi, è lì che vedevo, che scoprivo quei sentieri, quegli alberi, quei colori, quei suoni, quella Terra attorno e sotto, quel cielo in cui si viaggia ‘errando tra le stelle su di una stella’. Sentivo il piede che toccava il suolo e questo che gli rispondeva, sentivo il respiro mai corto, neanche in salita, sentivo la Bellezza intorno darmi il bentornato, sembrava dire: ti avevo visto distratto la volta scorsa, mi dispiaceva ché non ti accorgevi di me.

 

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Fili d’erba, insetti, sassi, daini, acque che saltano e suonano, alberi che raccontano, disegnano, nutrono, segni da ricordare nel Silenzio di tutti (eravamo 7) che è la somma del Silenzio di ognuno. Appare più grande, più intenso.

Se dovessi dirlo in una parola, userai l’aggettivo MERAVIGLIA.

Gratitudine è il senso della felicità nel ricevere, hai bisogno di metterti in uno stato di animo particolare e semplice dove lentezza e ascolto ti sono compagni. E’ allora che ti accorgi dell’Universo e ne sei grato.

Sorrido per le ‘corse’ di conoscenza di questi luoghi che mi hanno portato a fermare e fissare attimi nel Silenzio di questi giorni.

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Domani, ancora un giorno di Pace e Silenzio qui, sulla stessa Terra che trema per uomini in guerra lontano…

Il Cammino del Primo Giorno

Il Cammino del Secondo Giorno

Il Cammino del Terzo Giorno

 

Il buon Tempo è una scelta…

E’ finita così la mia iniziativa della camminata urbana delle fontanelle.

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Emporio alla pace: libri e cappuccino per noi 🙂 – Roma

Non sempre si riesce a realizzare quello su cui hai messo impegno e lavoro.

La camminata proposta per domenica 4 marzo è andata così tra disdette e ‘Mannaggia! mi piacerebbe ma sono altrove’…. eravamo solo in tre.

Potevo sacramentare a perdere la voce, chiudermi in casa e piangere o dormire per dimenticare, potevo disperarmi che il ‘lavoro e suo guadagno’ non era andato a buon fine ma pensandoci bene perchè?

Dove non si lavora per gli altri, si lavora per sé stessi, per far bella la vita e godere del suo dono.

Se uno crede che quel che legge può essere stimolo allora vale credere che ci deve essere uno spiraglio nella porta magica!

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Vale la pena rileggere e rivivere tutti quei personaggi che ti sei portato dietro nei libri. Vale la pena metterli in borsa e, sotto braccio a chi è con te, andare a fare colazione in un posto di pace (di nome e di fatto!), riprendere il filo delle storie: gli uccelli del ’68 e il Borromini, le osterie e i romani tra le due guerre, le voci del mercato di piazza Vittorio, le avventure di un cane e un bambino che varcano le colonne d’ercole e scoprono un luogo meraviglioso di silenzio, attimi di Roma che un curioso estimatore della città racconta…. A queste aggiunerne di nuove ché l’orizzonte si allarga sempre un po’ quando le persone stanno insieme.

Un cammino di fontanelle attorno ad un tavolino di un bar!

E sì! Vale la pena voltare la carta, prendere la giornata come un’opportunità e poi andare a camminare per Roma davvero con la curiosità di sempre, che non ti tradisce mai nelle scoperte.

Una buona domenica nonostante tutto.

La prossima si lavorerà? Magari no, e sarà un diverso piacere.

27/28 Gennaio 2018 Cammino di Memoria

5 forme di pane, 5 litri di vino, 2 litri di latte, 250 grammi di caffè, 17 libri, una bottiglietta di Sidol (anzi due! :), strofinacci, 50 candeline, 32 persone, tre case, 8 letti, diverse spremute di arance, 60 kilometri, 21 ore, un violino….

Questi i numeri del Cammino di Memoria.

Abbiamo attraversato la città portando con noi, come bandiera, il racconto di Gianni Rodari UNO E SETTE. IMG_20180127_102616_035Altri ne sono seguiti passando sotto targhe, sopra pietre di inciampo, davanti a edifici che ricordavano e raccontavano la Storia. Le letture distribuite tra chi aveva voglia di mettersi in gioco.

Persone nuove tra vecchi amici e gli amici di Repubblica Nomade che camminavano con noi (per la loro iniziativa di giungo abbiamo raccolto 160 euro).

Siamo partiti alle 20:00 del 27 gennaio da casa mia. Ci siamo diretti verso Borgo Pio, andando per i grandi viali Milizie, Giulio Cesare. letture 3In alcuni punti leggevamo dai libri brani che riguardavano la storia di quei nomi sulle targhe: Teresa Gullace, Massimo Gizzio, Giacomo Matteotti, etc. Nella sosta intorno alle pietre di inciampo al silenzio rispettoso abbiamo aggiunto una candela per la notte (era particolare nella Trastevere del sabato sera, vedere molti giovani curisosi di quelle candele che andavamo lasciando in giro…), molte pietre le abbiamo lucidate con strofinacci e il vecchio Sidol (un’amica ritornando da un passaggio in casa mi ha detto: ho portato un’altra confezione di Sidol, chè ieri stava finendo…), pietra d'incaiampolucide sono più belle e attirano di più un possibile ‘inciampo’.

La notte è scivolata via, con lei anche chi ci ha accompagnato è tornato alla propria casa. In quattro ci hanno anticipato a Garbatella, occupando la metà dei letti disponibili in casa di Paola, e in quattro abbiamo finito la prima parte del percorso alle 5:00 di mattina.

Due ore di sonno poi il caffè sul fuoco, la sveglia di chi arrivava per camminare, la colazione comune in cucina, i saluti di chi all’alba è sgaiattolato fuori casa piano piano per non disturbare gli altri. L’accoglienza ai nuovi e la prima lettura: di nuovo UNO E SETTE!

Il giro breve della Garbatella, il passo veloce fino alle Fosse Ardeatine, dove l’emozione è sempre viva e forte. C’è una cosa che non so spiegare ma che è avvenuta…. aver camminato nella notte, essere passato sotto quei portoni che vedevano entrare e uscire alcune delle persone uccise nelle Fosse, leggerne le storie, vedere le loro fotografie…. mi ha fatto sentirle un po’ più vicino, come se stessi andando a trovare qualcuno che avevo conosciuto, che non avevo dimenticato di ricordare anche se era passato tanto tempo…

Attraverso il Parco della Caffarella, poi via Appia, quartiere Quadraro, Tuscolano fino al Giardino dedicato a Ciro Principessa, un comunista ammazzato in tempi recenti dai fascisti, a Torpignattara. Ancora storie lette, raccontate a voce e poi la musica di Francesco Ciccone che ci ha accolti per il pranzo e accompagnati fino a sera.

Cambio di persone, chi andava e chi veniva. Si riparte dopo il pranzo condiviso.

Ci aspetta la casa di Giulio e Alessandra, la loro ospitalità, la loro fiducia. Ci aspettano altre pietre di inciampo, 20180128_165024le targhe sul bombardamento del 19 luglio 1943, i quartieri del Pigneto, Appio, via Tasso, il ministero degli interni, via Rasella…

Ci aspetta infine la casa che ieri avevamo lasciato, ci torniamo alle 21:00 della domenica. Contenti, nonostante il 38,1 che recita il termometro.

Abbiamo finito recitando con un sorriso la nostra bandiera ‘orale’, le ultime parole di UNO E SETTE:

Uno e sette - fine

Ecco.

 

 

13 Gennaio 2018 Il portatore di baci, letture in cammino…

Donne.

Sono loro e solo loro che hanno partecipato a questo cammino di letture. Fa riflettere e molto l’assenza del loro contrario biologico. Forse come dice la favola del Portatore di baci, i baci sono ‘cose di donna’….

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Roberto Piumini – Il portatore di baci

Dal pomeriggio di sabato fino a sera abbiamo camminato fermandoci in luoghi lontani dai suoni, frequentati da passanti occasionali. Gradini di chiese, di portoni, panchine di giardini, angoli di glicini spogli in riposo invernale, muretti, terrazze quiete e affascinanti di panorami hanno accolto le nostre soste, la voce alta della lettura, l’ascolto…

Il ritmo delle parole, delle storie era tranquillo come quello dei passi che collegavano i vari momenti di lettura. Il gruppo si sciolglieva lungo la strada e si riformava alla sosta. Tra le persone si creavano intese e ci si raccontava ché la loro provenienza era diversa e quindi risultavano in parte sconosciute tra loro.

Una di loro mi ha poi raccontato di aver appreso che tra le persone non c’è un dare o avere a senso unico ma sempre uno scambio equo, ognuno da quel che può e apprende qualche serve. Proponeva di fare un ‘cerchio’ alla fine delle camminate per dire gli uni agli altri quel che è stata quell’esperienza. A mia volta gli ho ricordato della cena a casa mia, a cui aveva partecipato, lasciandogli intuire che l’armonia di quel momento era ‘il cerchio’ informale che lei chiedeva, era il momento di comunione tra le persone che sono state in cammino insieme, che rilassate in casa si raccontavano la giornata. Certo può capitare che qualcuno non possa accettare l’invito a chiudere la serata così ma questà si chiama libertà.

Al prossimo invito a casa mia… a chi non è venuta, a chi c’era, a chi verrà.

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Erri De Luca – I pesci non chiudono gli occhi

p.s. mi spiace (o forse no…) ché non trovate immagini dell’evento, ho imparato, scoperto con piacere che quando si ascoltano storie non si ha tempo o pensiero di scattare fotografie)