8/9/10 ottobre 2019

Colori d’Autunno su sfondo bleu:

Cammini e Compagnia sul Monte Argentario.

 

Il Mare tutt’attorno: macchie di colore che cambiano forma e intensità, nel baluginare del Sole, fino all’Orizzonte incerto, velato da nebbie.

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Il Colore profumato dei fiori. Erica. Rosmarino. Corbezzolo.

Frutti rossi delle delicate forme, dalle diverse dimensioni.

Il Suono del Vento, l’intermezzo della Pioggia, del Silenzio che li accoglie.

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La bontà del Pane appena cotto, l’odore del caffè che riempie la moka e le narici, la tisana calda color caramello, la minestra di ceci (mi scivo la ricetta…), la differenza tra una ciotola e una tazza, le parole a contorno, il fare di ognuno con le mani: per lavoro, per fantasia, per piacere.

Il riposo quieto nel pomeriggio, la discesa in paese per il cibo. I confronti sulle storie del mondo: l’incredulità, lo spaesamento, il filo di rabbia per le violenze ad una libreria, come l’offesa ad una donna sopravvissuta all’olocausto. La determinazione a fare qualcosa di più, a sentir dentro la parola ‘impegno’ risuonare…

Nulla è mancato in questo fine settimana: né la realtà né il sogno, qui sull’Argentario.

C’era ieri, il qui e ora, c’era il domani.

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Gli ingredienti si sono mescolati a caso, (con azzardo direbbero i francesi ) formando scenari fantastici ad ogni secondo, sempre diversi, sempre intensi pur nella quiete di questo Tempo apparentemente a parte.

Cristina, Paola ed io. Ultima Brunella. Umani che si muovevano in questo piccolo Teatro di Bellezza.

Contenti di aver colto le possibilità che venivano offerte al mercato della vita.

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Può sembrare poco o nulla ché non c’erano folle, non c’era avventura, non c’era nulla di social, eppure… eppure… eppure…

Che Meraviglia!

 

…e alla fine, dall’alto, vediamo l’Abbazia di Monte Cassino!

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Il puntino bianco sulle verdi creste…

Ogni cammino, corto o lungo che sia, porta con sé le sue storie.

La storia di questo cammino si chiama Benedetta: una cana (a mia madre la parola cagna non è mai piaciuta e la cambiava così).

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Benedetta, ci precede e si ferma…

Saliti da Arpino alla Torre di Cicerone, ci siamo fermati per gustare il piacere di una vista unica e di qualcosa di quasi mistico che è l’arco a sesto acuto unico in Italia, porta di 2800 anni sulle mura ciclopiche del sito archeologico.

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Passato l’arco, lasciato il Cammino di Benedetto al suo asfalto, ci siamo incamminati per il sentiero della Grotta delle Fate e già accanto a noi trotterellava Benedetta.

Da lì in poi, per tutti e tre i giorni di cammino, non ci ha mai lasciato. La sera la lasciavamo fuori e la mattina era lì che ci aspettava per andare di nuovo.

Con noi ha preso il sole, il cibo, la pioggia, il vento, le parole scambiate e i silenzi, la poesia Gratitudine, ascoltata con un amplificatore su di una cresta di passaggio o il fango che a tratti ci ricopriva.

 

Perchè sono stati tre giorni intensi, per tanti motivi, anche al di là di Benedetta.

Il gruppo era formato da quasi tutte le persone che avevano cominciato da Norcia questo cammino a tappe, ormai tre anni fa. Quelle che mancavano all’appello le abbiamo raggiunte con wapp, inviando qualche immagine di quegli ultimi passi.

Il primo giorno è stato impegnativo arrivare ad Arpino per camminare, coi pullman Cotral non si è mai tanto sicuri 😉 ma alla fine abbiamo avuto una splendida giornata, una sosta pranzo sulle scale di un casale abbandonato, che il caffè della moka sul fornello rendeva ancora profumato dell’umano vivere.

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Il sentiero poi declinava la giornata verso Casalvieri, dove la signora Linda e il suo ristorante/albergo ci aspettavano. L’accoglienza, la Pasta e fagioli, le camere calde, la birra (No Moretti!, qui solo Peroni ci hanno spiegato) e le tisane, la macelleria di soli prodotti locali (gli assaggi offerti andavano finiti altrimenti si pagavano!) hanno reso il primo giorno davvero piacevole.

Il secondo è cominciato con la pioggia. Le previsioni del tempo allungavano l’orario di fine precipitazioni e solo a pranzo abbiamo avuto la compagnia delle nuvole senza acqua. Ma anche così col freddo e l’umidità quel passaggio sui monti è stato davvero qualcosa di speciale. Per le mulattiere antiche abbiamo raggiunti i piccoli paesi si Casalattico e Montattico, di lì in poi solo natura, animali e monti.

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Passaggi e paesaggi di rara bellezza in cui solo i nostri colori accesi stonavano 🙂

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Anche qui un vecchio casale e il caffè, anche qui abbiamo portato la poesia, anche qui abbiamo sentito qualcosa di immenso e vivo ché lo spazio intorno a noi si amplificava come la voce della poetessa verso i monti di fronte, di lato, di dietro, in alto con le nuvole frettolose, in basso con i paesi a valle lontanissimi e piccolissimi.

La notte che scendeva ci vedeva arrivare con le lucine sulla fronte all’agriturismo di Colle San Magno.

Con Benedetta a fianco abbiamo continuato il nostro cammino il terzo e ultimo giorno. Un giorno di Cammino vista mare! C’era un po’ di attesa nella salita che portava a vedere l’abbazia annunciata, sopra Monte Cassino. Il cielo sempre nuvoloso concedeva al Sole solo rare colonne di luce che illuminavano la piana. Nella sosta pranzo attorno ad un rudere abbiamo condiviso il cibo e delle letture che alcuni di noi avevano portato. L’emozione della voce rotta di Giuseppe che ci donava una lettera del sindaco di Riace è stata così viva per tutti da unirci in un abbraccio che solo chi cammina e condivide tempo cibo e spirito può conoscere.

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Alla fine Monte Cassino era di fronte, piano piano l’arrivo annunciato avveniva al tramonto, quasi all’ora di chiusura…

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Fine del cammino.

Restavano due cose importanti da fare…

La prima riportare Benedetta dove l’avevamo trovata, così nella tristezza di tutti è tornata alla rocca di Arpino, non potevamo fare di più. Speriamo che abbia ritrovato la sua casa o un altro gruppo di pellegrini da accompagnare, tanto lei la strada la conosce.

La seconda di concludere il cammino in un modo speciale, così anche noi siamo tornati tutti sui nostri passi: a Casalvieri ci aspettava la signora Linda e la pasta e fagioli sublime, rossa o bianca, che sua sorella prepara. Ci siamo messi a tavola e…

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FINE

In verità ho chiuso questo lungo viaggio con un arrivederci.

Nella Primavera del prossimo anno ho intenzione di ripercorrere tutta la Via Benedicti, da Subiaco a Monte Cassino, riveduta dal mio andare. Nove giorni di avventura che  aspettano chiunque abbia voglia di arrivare a mangiare una mitica pasta e fagioli!

p.s. se siete arrivati a leggere fino a qui… grazie 🙂

 

Tracce GPS: Arpino-Casalvieri

Casalvieri – Colle San Magno

Colle San Magno – Monte Cassino (Abbazia)

Il silenzio dei luoghi, il silenzio degli uomini.

Più mi interesso al silenzio, più ne trovo di differenti: per qualità, durata, bellezza, intensità… Riscontro anche conferme a quel che mi è stato raccontato, sembra quasi di percorrere una via sconosciuta dove però i tuoi passi sono sicuri, i tuoi piedi riconoscono la traccia. Puoi perderti senza aver paura.

Questo mi è venuto da scrivere di getto, pensando ai miei giorni nelle Foreste Casentinesi. Non so spiegare meglio, ma il Silenzio ti viene incontro se lo cerchi, ti aspetta se ritardi, ti accoglie quando sei pronto… sempre diverso, sempre uguale, sempre il tuo.

Siamo arrivati martedì 16 ottobre, abbiamo fatto la strada del passo Fangacci, chiusa in Primavera. La volta scorsa c’era la neve e ci si arrivava solo a piedi, questa volta in auto nel rosso dell’Autunno…

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Ottobre 2018 – Faggi intorno al Passo Fangacci

Abbiamo mangiato un boccone e chiesto se il ponte di legno del Fosso Scalandrini fosse stato riparato. Così siamo andati verso il suono dell’acqua rimandato nell’eco del vapore delle nuvole basse…

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Ottobre 2018 – Il sentiero del Fosso Scalandrini

La bellezza non finiva qui. Subito dopo, spostandoci di versante siamo ritornati indietro nella stagione…

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Ottobre 2018 – L’altro versante…

…gli alberi avevano ancora molte foglie, il verde più pronunciato, il Silenzio meno silenzioso. Questo non succedeva solo andando da Nord-Est a Sud-Ovest ma anche andando dal basso in alto e viceversa. Quando sono arrivati i primi amici siamo andati a camminare in cresta: il paesaggio e il Silenzio cambiava…

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Tutto più rosso, l’aria che si intrecciava negli alberi spogli, un passo più disteso nella luce, il color delle foglie cadute ovunque… loro cadevano nel silenzio volteggiando piano nel vuoto come una penna che disegni uno scarabbocchio sulla carta…

E’ capitato che il primo cammino si concludesse che il Sole era tramontato e sorta la Luna, nel bosco un tasso ci è venuto incontro senza sentirci, un po’ di timore si è instillato nel silenzio (magari  una luce…), ma sentivo che c’era un perchè a qui passi così, e così li ho conclusi con un respiso sonoro di sollievo quando le luci del convento sono apparse improvvise.

Poi con le persone sono finite le immagini, sono cresciuti i personali accoglienti silenzi nel camminare. Sono venute persone nuove e belle. E c’è sempre un piacere diverso nel condividere quel che hai dentro riscontrando nel viso degli altri interesse, attenzione, attesa… Notare come ognuno viva in libertà questa occasione, riflettere sul proprio silenzio e sul rapporto con lui. Chi andava piano piano e si fermava, chi non poteva fare a meno di ascoltare la propria voce, chi si stupiva di quanto tutto intorno era di una bellezza oltre ogni dire… Ognuno ha il proprio silenzio, come un DNA che però nessuno potrà mai interpretetare.

Ho dato dei temi ai due giorni, la vita sul pianeta e la propria. Non so cosa ne abbia fatto ognuno di noi, non ha importanza. Apprezzo il lavoro del contadino che semina senza sapere se vedrà pianta frutto raccolto. Ma ho fede (parola che echegiava tra le mura del convento delle Pie Discepole del Divin Maestro, le cui suore sanno cosa sia il sorriso e la lievità…) che vita operi per far crescere qualsiasi seme debba crescere e già sentirsi strumento, e lavorare per esserlo è una bella parte della mia retribuzione.

Finirà l’Autunno e verrà l’Inverno, con la Primavera si apriranno di nuovo i passi al transito e quelli del Silenzio sui sentieri delle Foreste Casentinesi. Mi farà piacere tornarci insieme….

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Ottobre 2018 – L’unica foto di quei giorni…

 

p.s. mia madre diceva fai del bene e scordatene, fai del male e pentiti. Non sempre ho praticato quel che insegnava, al di là della sua saggezza. In questo caso il bene lo racconto perchè mi sembra bello e spero dia un senso anche agli altri oltre me. Nei passi che ho fatto mi è venuto in mente di autotassarmi, insomma di togliere una percentuale al ‘guadagno’ per donarlo a chi ne ha bisogno. Una volta lessi di Henry David Thoreau era finito in carcere perché non voleva pagare tasse per sovvenzionare la guerra contro il Messico. Magari quei soldi li avrebbe destinati per aiutare qualcuno… è quel che cerco di fare.