Marzo 2019 – Corso Ospitaleri Volontari – Acquapendente (VT)

Accogliere.

E’ il verbo più spesso usato nei tre giorni del corso per Ospitalieri Volontari.

E’ una parola semplice eppure enorme.

Rivoluzionaria in questi tempi.

Ed è un po’ di tempo che mi gira attorno.

La leggo spesso nei post su fb, perché amici impegnati nel sociale ne fanno un uso che qualcuno vorrebbe considerare illegale.

L’ho trovata anche nell’ultima (2018) madonnella affissa su di un palazzo di Roma.

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Madonna dell’Accoglienza – Corso Vittorio Emanuele, Roma.

Avete notato il colore della madonna e del bambinello? Rivoluzionario, appunto!

Sono approdato al corso accogliendo (torna il verbo accogliere… 😉 le storie che amici conosciuti in cammino mi hanno raccontato su questa esperienza. Mi sembrava una buona scelta impegnarsi un po’ sulle vie dei cammini, con le persone che si mettono in cammino, come ho fatto io. Impegnarsi nella forma che preferisco quella donativa; qui la parola assume un significato pieno: doni il tuo tempo, doni le tue energie, sostieni i tuoi bisogni di cibo. In cambio ricevi le persone.

Durante il corso molti ricordi del cammino, il mio risale al 2011, sono tornati alla mente. Rivivere l’esperienza con i propri pensieri uniti a quelli degli altri ti apre una bella dimensione di condivisione con chi poco prima era un perfetto sconosciuto.

Sconosciuti per poco, appunto, perché ognuno a modo suo, ma ugualmente tutti sentivamo di condividere qualcosa di veramente semplice, veramente bello. Tutti disposti a mettersi in gioco, anche se ci veniva ripetuto spesso che il lavoro sarà duro! duro! duro! Tutte belle persone che dopo i primi istanti riconoscevi, partecipavi, vivevi.

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Colpisce la moltitudine…

Liberando la memoria sono stato portato a valutare il tempo trascorso da allora…

Mi sono cosi ritrovato consapevole di una leggerezza che finora avevo solo intuito, fatta di alcuni passaggi:

Completare il percorso con mia madre… Che non smette mai di unirmi alle persone che sentono questo amore come cosa grande.

Prepararmi per viaggiare/camminare, un po’ all’avventura, scoprire la natura e condividere le esperienze, sentirmi umano e basta.

Aprire la porta di casa per fare della mia realtà abitativa un sostegno economico importante per la mia vita e accogliere persone dal mondo: sconosciute, di passaggio, curiose di una Casa Imperfetta, bisognose di un posto che costasse il giusto, sorprese proprio dell’accoglienza e dello scambio reciproco, imprevisto normalmente.

Chi mi legge, chi mi conosce mi può immaginare contento.

Accogliere.

Parola che inizia con la A, come il primo gesto che ha fatto Giovanni al mio ingresso alla Casa di Lazzaro di Acquapendente, sorprendendomi: un Abbraccio, che tra pellegrini ci si abbraccia.

Altra rivoluzione.

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Grazie.

 

 

 

 

 

1 Novembre 2017 I doni della Francigena

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La via Francigena Vetralla-Surti

Eravamo andati a cogliere i doni che la via Francigena fa a chi la percorre, a chi la va a trovare nelle varie stagioni.

Abbiamo colto dalla Terra qualche castagna, i meli quest’anno si sono riposati ma nocciole e noci e cachi e uva fragola e… insomma tutto quel che una volta veniva chiamato ‘ogni ben di Dio’, l’abbiamo raccolto così quasi per gioco.

Abbiamo fatto due passi, scambiato qualche parola, tra una noce raccolta e una foto da impremere su di una nuova memoria.

Così la Francigena ha messo insieme persone che non si conoscevano, universi altrimenti celati.

Ci eravamo seduti per il pranzo scegliendo un luogo ‘giusto’, tra i noccioli, sul prato.

Tra una parola e l’altra sul piacere e l’arte del cucinare avevamo consumato il cibo abbondante che ci eravamo portati per noi, per tutti.

Alla fine ci siamo stesi, abbiamo ascoltato letture che qualcuno aveva portato con sé: poesie che emozionavano chi le leggeva trasmettendo il sentimento a chi le ascoltava, venivano dal lontano Uruguay, suonavano note sulle stesse corde di noi umani qui, lontano dalla loro origine. Abbiamo accompagnato Mario Rigoni Stern nel suo ritorno al Lager I/B, dove I sta per italiano, del suo diritto di cogliere una mela selvatica, del suo viaggio in soffitta durato sette giorni.

Solo con gli zaini colmi come gli animi di quella bella giornata qualcuno si è accorto del dono più grande che ci aveva fatto la Francigena, con uno sguardo più intenso alle spalle vagando su quel che lasciava, è venuto alla luce un pensiero di quel che avevamo goduto inconsapevolmente: vivere un giorno di Pace.